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Se ci si stringe, si studia meglio. O no?

L’istruzione pubblica è ancora nel mirino della Giunta. Ora torna di moda l’accorpamento dei plessi scolastici. Ovviamente a farne le spese saranno i quartieri periferici: Lora (nella foto: la scuola dismessa, lasciata da anni nel più completo abbandono), Prestino, Ponte Chiasso, Sagnino. Altrettanto ovviamente, gli spazi pubblici liberati andranno “sul mercato”, guardandosi bene dal rispondere ai bisogni dei quartieri e delle persone.

Tra le tante forme di “risparmio” adottate per far quadrare i conti delle esangui finanze pubbliche, quella sull’istruzione è una delle più odiose, ma anche quella che spiega bene l’ipocrisia di certi governanti, siano essi liberisti piuttosto che sovranisti.

Per un’inutile galleria in Val di Susa, i soldi si trovano; anzi si si sostiene contro ogni evidenza che si tratta di un investimento per il futuro. Per le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina, i soldi si trovano, come si sono trovati prima per quelle di Torino o più recentemente per l’Expo, realizzando enormi strutture che consumano suolo ed energia e, finito il divertimento, rimangono vuote a degradarsi, oppure a far la fortuna finanziaria di qualche speculatore immobiliare.

Per l’istruzione no: si chiamino Renzi, Salvini o Di Maio, promettono grandi piani di messa in sicurezza, ma li finanziano solo per una quota infinitesimale. I sindaci di conseguenza tagliano servizi e accorpano plessi. Non si capisce bene se lo fanno a malincuore o se sono contenti, hanno il comodo alibi del governo che taglia.

Il giochino ha stancato, ormai è buono solo per gli starnazzi della politica locale: chi governa accusa “quelli di prima” per aver lasciato un’eredità a pesante. Ci provano anche a Como, gli ineffabili assessori in carica. Tempo perso: il taglio degli investimenti sulle scuole ha avuto un picco negli anni di Bruni, una discreta inversione di tendenza con Lucini.

Ad onor del vero, anche nel mandato Lucini ci fu un tentativo di accorpamento, con un intervento sulla scuola media di via Picchi a Prestino che aveva come obiettivo di liberare la primaria di via Isonzo. Almeno, in quel caso, lo scopo era chiaro: trasformare via Isonzo in un centro di cottura (pubblico) per quella refezione scolastica che poi la destra ha provveduto celermente a privatizzare. Tentativo fallito solo in parte: la scuola media è stata sistemata, la trasformazione di via Isonzo è abortita, sia per errori di progettazione, sia per l’energica opposizione del quartiere. A capeggiare la rivolta, Anna Veronelli, Marco Butti, Alessandro Rapinese. Le domande sorgono spontanee: cosa diranno ora i primi due? Il terzo tornerà sulle barricate? In attesa delle prove di coerenza, spostiamo il discorso sugli aspetti di sostanza.

virgilio

Primo assioma: la bassa natalità. Senza addentrarsi nei complicati aspetti della questione demografica, c’è da considerare che con la revisione del piano di dimensionamento scolastico attivata dall’anno scolastico 2016/2017 , l’Amministrazione precedente aveva messo in sicurezza i parametri dei numeri minimi di alunni per ogni Istituto Comprensivo. Le situazioni più deboli dal punto di vista numerico rimangono Lora -Lipomo e Como Nord, che raggiungono a stento i 1000 alunni e solo grazie all’apporto dei Comuni aggregati, tra i quali c’è Campione d’Italia, dove è maturata la ben nota, delicatissima, situazione di paralisi amministrativa. Al momento quindi non c’è un’esigenza urgente di accorpamenti derivante dalla normativa. Rimettere in discussione alcune scelte potrebbe addirittura avere un effetto negativo sul piano sociale: per esempio, chiudere la media Virgilio per mere ragioni di spazio penalizzerebbe oltremodo le famiglie di Como Borghi, in particolare quelle  meno abbienti (non poche di origine straniera) che avrebbero difficoltà a raggiungere altre sedi. Ancora, chiudere una scuola di periferia non è come chiuderne una in convalle, in alcuni casi servirebbe un sistema di trasporto pubblico più capillare o addirittura un sistema di trasporto dedicato (scuolabus).

Secondo assioma: accorpando si risparmia. Dipende. Si risparmia sulle utenze se lo stabile rimane vuoto, non se viene convertito ad altri usi pubblici. Si tratterebbe pur sempre di un risparmio di facciata, che non mette in conto la svalorizzazione del patrimonio e i problemi di degrado e sicurezza, che penalizza gli sforzi del corpo insegnante e dei genitori per dotare gli edifici di spazi didattici ampi e di strutture (aule informatiche, musicali etc.), che non tiene conto dei costi sociali indotti, che non risponde al bisogno di spazi per uso pubblico.

Terzo assioma: le scuole vuote si mettono a reddito con il piano di alienazioni. Di Lora abbiamo già detto. Ex Baden Powell di via Grossi: abbandonata da anni; ex nido di Ponte Chiasso: idem; via Giovane Italia: idem; Garzola: idem. Si intende continuare su questa strada? Oppure si vuol proseguire sulle orme della giunta Bruni, che ha ceduto i plessi migliori di Monte Olimpino, sull’asse viario principale, alle scuole private, lasciando le scuole pubbliche abbarbicate in via Interlegno e via Amoretti? Il dubbio è legittimo: è già circolata l’ipotesi di un liceo sportivo a Sagnino nell’ex scuola di via Ferabosco, e prima ancora di chiudere l’affare si è già provveduto a far sloggiare il centro giovanile la Pineta.

Come si vede il tema è complesso ed arriva persino ad investire aspetti di programmazione territoriale su scala sovraccomunale. La volontà di questa amministrazione di affrontarlo con la logica miope del risparmio è sbagliata, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista politico, ma non fa altro che confermarne l’impostazione antisociale: dubitiamo fortemente che gli spazi recuperati facendo stringere gli studenti si possano tramutare in un tetto per chi non ce l’ha. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 11 Aprile 2019 da in Senza Categoria.

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