Fff/ Lettera ai media

Fridays for future Como non condivide il taglio con il quale si racconta sui media il movimento e scrive ai direttori perché correggano il tiro. Nel seguito il testo integrale della lettera.

«Egregio direttore,
prendiamo spunto da articoli recentemente letti da noi su alcune testate locali per scrivere alcune precisazioni, delle quali vi preghiamo di prendere atto.

Uno di questi articoli, intitolato «Lasciamo invecchiare quei giovani in piazza» sembra trasudare sedicente delusione per ciò che le lotte politiche del passato non sono riuscite a ottenere. E fotografa il nostro movimento come composto da giovani inconsapevoli come quelli di un tempo, incitandoli a «lasciar subito perdere se pensano di risolvere i problemi devastanti creati da un modello di sviluppo come il nostro (…) con l’uso di borraccette al posto delle bottigliette».

Altri articoli, apparentemente più amichevoli, non perdono tuttavia l’occasione di etichettarci come «guerriglieri del clima», definizione certamente giornalistica, ma che involontariamente svilisce il senso delle nostre lotte politiche, che rischiano così di apparire caricaturali.

Desideriamo anzitutto suggerire agli autori dei suddetti articoli di analizzare il fenomeno che il nostro Movimento rappresenta provando ad andare un poco più in profondità. E sentiamo l’obbligo di precisare che il gruppo FridaysForFuture Como è nato sì, grazie alla volontà e alla spinta di ragazzi giovani. Ma che successivamente al 25  gennaio 2019, data del nostro primo sit-in del venerdì davanti al Comune di Como, si sono unite a noi persone di svariate età, che collaborano con il gruppo di studenti originario e concorrono con eguale peso e dignità alla realizzazione di tutte le nostre iniziative, così come accade nei gruppi di altre città italiane.

Per questo motivo vi chiediamo di non parlare più di noi come di un movimento generazionale, perdipiù composto da giovani sprovveduti.  Questo semmai è ciò che pensa la Giunta comunale, i cui componenti pensano di liquidarci arrogando argomentazioni di questo genere. Oppure non nascondetevi dietro ai giovani e abbiate il coraggio di definire sprovveduti anche gli adulti che vi partecipano, magari argomentando un po’ meglio le vostre convinzioni.

Così come vi chiediamo di rinunciare a definirci utilizzando la frusta metafora del «guerrigliero». Nulla infatti ci è più estraneo di tale simmetria. E poiché riteniamo che anche le parole siano importanti, incoraggiamo tutti coloro che condannano le guerre (immaginiamo la stampa libera, anzitutto) a eliminarne le immagini relative, a iniziare dal proprio vocabolario. Anche se le utilizzate per semplice ironia. 

Questa lettera è sì in risposta agli articoli in questione, ma si rivolge anche a tutti coloro che sentenziano senza conoscere nulla delle nostre discussioni, dei nostri obbiettivi; a coloro che superficialmente emettono sentenze invece di cercare un utile confronto del quale chi appartiene al nostro Movimento, e soprattutto i giovani, necessita e ricerca.

Dismettete il facile qualunquismo e riflettete su un punto che lascia tutti noi letteralmente basiti: la noncuranza con cui la stampa, non solo cittadina (insieme ad ampi settori di opinione pubblica) trascuri il destino della propria prole. Ci viene da chiedere:  voi commentatori che seminate sarcasmo sulle nostre borracce, voi autori di “epiche” cronache delle nostre iniziative, avete per caso figli? E il futuro dei vostri figli vi preoccupa, oppure no?  
Le parole sono importanti. E chi scrive in un determinato modo è chiaro voglia screditare il movimento e i giovani stessi; auspica e ricerca un loro fallimento in modo da non dover trovarsi nella situazione scomoda di ammissione dell’errore. E di poter ritenere assolti i propri, che evidentemente fatica ancora ad accettare di avere commesso. Ma gli errori sono l’essenza di ciò che riesce. Grazie agli errori impariamo, ed è fondamentale sbagliare. Se noi, ad esempio, vincessimo la lotta, il merito sarebbe anche vostro: merito dei vostri errori. 

E invece purtroppo parlate di noi in questo modo: «Sono loro il vero problema. Loro sono quello che noi eravamo una volta». Al riconoscimento della nostra lotta preferite opporre il nichilismo, secondo cui non essendo riuscite le generazioni precedenti a modificare il mondo, lo stesso varrà anche per quelle attuali. Un ragionamento che spinge a pensare che nella storia umana non vi sia stato e mai vi sarà alcuna evoluzione . Una logica palesemente falsa. Un errore storico grossolano che stride con il tono paternalistico di chi con arroganza si erge a colui che sa, colui che sa sempre e comunque più degli altri.

Siamo convinti che una concezione del mondo che spinge al nichilismo non possa portare a qualcosa di buono. Non incoraggia a unire le generazioni, recuperando quella forza necessaria che probabilmente è mancata in quegli anni che hanno lasciato un’inguaribile ferita. Secondo noi non serve a nulla descrivere il nostro Movimento scrivendo che «l’aspetto psicologicamente più toccante è vedere come il cerchio della storia e della vita si chiuda sempre. Cambiano le stagioni e le generazioni, ma le dinamiche dell’agire umano restano sempre le stesse». Non serve stare a guardare sperando che nulla cambi soltanto per poter dire di averci visto lungo.

Ci chiediamo quale bisogno spinga a sfamare il proprio ego screditando chi studia, si impegna e lotta per un sistema politico che non sia basato sullo sfruttamento. E’ questa la nostra istanza principale e da qui conseguono e convergono i più svariati temi politici: sfruttamento delle risorse, sfruttamento della forza-lavoro, sfruttamento della donna, sfruttamento del corpo della donna, sfruttamento dei più deboli, sfruttamento del mercato libero, sfruttamento degli animali non umani. E rifiuto, anche semantico, del concetto di guerra.

Infine scrivete che alcuni dei partecipanti alle manifestazioni potrebbero avvertire solo il bisogno di «esserci, di sentirsi parte fondativa di qualcosa di nuovo e unificante». Ammettiamo come tale concetto sia parzialmente condivisibile. Ma all’interno del gruppo FridaysForFuture Como vi sono anche persone consapevoli, che conoscono le dinamiche di piazza e non solo. Che hanno commesso errori e hanno avuto la forza di riconoscerli e il coraggio di ammetterli. Che non rinnegano il loro passato e oggi hanno il coraggio di rimettersi in gioco perché semplicemente hanno a cuore (forse a differenza di voi) il futuro dei loro discendenti e del pianeta che ci ospita. Sarà nostro compito quello di trasformare il senso di appartenenza in consapevolezza politica.

Che tristezza, che senso di impotenza comunicate ai vostri lettori ripetendo la consueta frase «è sempre andata così, perlomeno dal dopoguerra in poi. E, ci potete scommettere, andrà così anche stavolta». Se anziché condividere o semplicemente descrivere lealmente le nostre lotte preferite restare seduti a guardare, non possiamo che augurarvi buona visione. Ma, per favore, tenete a freno nichilismo e sarcasmo. Noi non siamo come voi.

Cordiali saluti, Fridays For Future Como»

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