Hebe de Bonafini a Como/ Il cammino della speranza, Addio alle armi

Hebe de Bonafini partecipò a Como il 22 novembre del 1998 al convegno del Coordinamento comasco per la Pace Il cammino della speranza per tornarvi il 16, 17 e 18 novembre del 2001 per il convegno Addio alle armi. Riproponiamo il suo intervento del 1988 dagli atti del convegno curati da ecoinformazioni.

«Io e la mia compagna Marta veniamo dall’Argentina per raccontarvi che è da 22 anni che stiamo lottando per la giustizia. Io, lei e molte altre donne che combattono con noi, siamo tutte madri di desaparecidos, di persone scomparse, sequestrate dall’esercito argentino tra il 1976 ed il 1983. La nostra lotta è conosciuta nel mondo con il nome di Madri di Plaza de Mayo perché è da 22 anni che tutti i giovedì, alle 15.30, marciamo davanti al palazzo del governo che si trova, appunto, nella Plaza de Mayo a Buenos Aires.

La prima volta che uscimmo dall’Argentina nessuno volle credere che qualcuno aveva rapito i nostri figli e che non sapevamo più niente di loro e la prima volta che siamo uscite dall’Argentina e siamo state ricevute in un Paese straniero è stato proprio in Italia, dal presidente di allora che era Sandro Pertini.

Pertini scrisse immediatamente una lettera al dittatore argentino di turno per protestare, per chiedere dei nostri figli, ma, naturalmente, non fu ascoltato. Il governo italiano fu l’unico governo che respinse e ripudiò la dittatura argentina, mentre tutti gli altri Paesi l’accolsero in modo più o meno benevolo, comunque la accettarono.

La lotta di noi Madri è un gesto d’amore immenso che abbiamo verso i nostri figli, una lotta per la vita e contro la morte. Tutti i giovedì, nella piazza, ci sono centinaia di persone che vengono da tutto il mondo e che ci accompagnano. Noi madri siamo state picchiate, siamo state portate nei vari commissariati e detenute e anche adesso le nostre vite sono costantemente sotto minaccia di morte. Noi, però, non abbiamo paura perché la peggior cosa che ci potevano fare era quella di potarci via i nostri figli, che erano la cosa più importante della nostra vita.

Oggi noi Madri ci dichiariamo “internazionaliste” perché la nostra lotta è a favore di tutti i giovani del mondo, perché tutti possano portare avanti il loro progetto, perché tutte le madri possano portare avanti il progetto dei loro figli in allegria e libertà.

Il nostro movimento è molto radicale, molto duro e molto radicato. Non siamo collegate e non dipendiamo da nessun partito politico e da nessuna chiesa, e tantomeno da nessuna organizzazione rivoluzionaria. Fin dal primo giorno in cui ci siamo unite abbiamo detto: «Non ce ne importa nulla della razza, della religione, dei partiti. Quello che ci unisce è il fatto che ci hanno portato via i figli e che li hanno assassinati dopo averli torturati». E anche se sono passati 22 anni continuiamo a lottare perché sappiamo che l’unica lotta che si perde è quella che si abbandona.

Noi Madri di Plaza de Mayo siamo molto creative in quello che facciamo. Quattro anni fa abbiamo inventato degli incontri rock per raccontare ai giovani quello che volevamo far sapere, perché il rock nel mio Paese ha molto seguito, è molto sentito. I giovani vanno a sentire la musica rock e ci mettono tutta la loro rabbia, la loro ribellione.

Ai giovani noi chiediamo di mettere un po’ di quella rabbia nella nostra lotta. Ai concerti rock partecipano di solito tra i 100 e i 150 mila ragazzi e i nostri incontri sono ormai molto richiesti. Quando finisce la musica, però, i ragazzi si fermano ad ascoltarci e allora cala un silenzio impressionante, tanto che i loro professori ci chiedono come facciamo a tenerli tutti in silenzio. Allo stesso modo spero che domani anche voi sarete qui in silenzio ad ascoltarci. Per ultima cosa vorrei fare un invito a tutti voi, a tutti i ragazzi, a studiare, ad essere aggiornati e a continuare a lavorare per un costruire Paese migliore, più libero». [Hebe de Bonafini, dagli atti del convegno Il Cammino della speranza, ecoinformazioni 1998]

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