Ricchi e buoni? Filantro-capitalismo contro i diritti

In questi giorni assistiamo alle complicate vicende dei vaccini contro covid 19 e agli accordi internazionali sottoscritti da governi con le case farmaceutiche. Lo scenario è scandaloso, assolutamente non compatibile con una pandemia e economicamente disastroso! I soldi pubblici sono stati impiegati per accaparrarci dosi senza riguardo per il diritto alla salute, l’inalienabile Diritto umano che vediamo subordinato al mercato. C’era da aspettarselo.

Lo racconta, nel suo libro Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantrocapitalismo, edito da Emi, la giornalista e scrittrice Nicoletta Dentico, esperta di cooperazione internazionale e diritti umani, coordinatrice italiana della Campagna per la messa al bando delle mine, vincitrice Premio Nobel per la Pace nel 1997, precedentemente direttrice in Italia di Medici Senza Frontiere, cofondatrice dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (Oisg), collaboratrice all’Oms, ex consigliera di amministrazione, dal 2013 al 2019, di Banca Popolare Etica e successivamente vicepresidente della Fondazione Finanza Etica e attualmente responsabile del programma di salute globale Society for International Development (Sid).

Sono inciampata in questo libro per caso, durante un incontro su facebook sulla pagina di Salute Globale.it, un’associazione di promozione sociale impegnata in attività di informazione, ricerca e advocacy sul diritto alla salute ed equità globale, dove la dottoressa presentava questo suo ultimo, interessantissimo lavoro.

Il libro tratta il grande tema dell’azione dei colossi privati coinvolti economicamente nei progetti di sviluppo in salute, e non solo, di cui la pandemia ha ampiamente portato alla luce le contraddizioni e rinvigorito un dibattito mai sopito negli ultimi anni.

Ma cos’è il filantrocapitalismo?

Nicoletta Dentico ci spiega che è la forma moderna della filantropia classica che nacque a fine ‘800 inizio ‘900, con la prima rivoluzione industriale negli Stati Uniti, in un clima di crescita economica del paese ma anche di ampliamento sempre maggiore del divario delle disuguaglianze sociali, nell’ambito delle quali grandi imprenditori, primi fra tutti J.D. Rockfeller e A. Carnegie, si fecero promotori di azioni benefiche attraverso donazioni di ingenti somme di denaro, salvo poi essere essi stessi repressori di ogni forma di protesta dei sindacati dei lavoratori.

L’obbiettivo, dietro l’apparenza del grande benefattore, era quello del controllo della comunità, al fine di perseguire il fine ultimo del profitto.

Dalla stessa ispirazione politica di “bene” prende spunto il filantrocapitalismo che invece – ci spiega Dentico – nasce circa 20-25 anni fa, quando il mondo è in una fase di stallo: l’obbiettivo della “Salute per tutti entro l’anno 2000”, fissato nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978, è fallito, e le condizioni di salute globale, al contrario, hanno subito un ulteriore declino strettamente correlato all’ennesimo ampliamento del divario socio-economico mondiale, la cui principale causa è facilmente identificabile in una sempre maggiore deregolamentazione della globalizzazione, con la progressiva liberalizzazione dei mercati e la fioritura dei colossi delle multinazionali, la sempre maggiore privatizzazione dei servizi pubblici e l’imposizione della logica imprenditoriale, anche in ambiti quali la salute, l’ambiente, la nutrizione i cui garanti erano sempre stati fino a quel momento i governi degli stati.

Per questi colossi dell’imprenditoria mondiale, ovviamente, l’idea che si identifichi nella deregolamentazione della globalizzazione la causa del crescente gap economico mondiale e delle diseguaglianze in salute e che si possa prospettare un ripristino di politiche fiscali progressive, rappresenta una minaccia per la loro egemonia economica. Per questo, a fine anni ’90, si propongono essi stessi come soluzione tecnica ai problemi della globalizzazione e così introdursi ancora più insidiosamente nei meccanismi dei rapporti economici globali.

Nel 1999, governi compiacenti degli Stati Uniti ma anche di numerosi paesi europei stipulano con Kofi Annan, allora nuovo segretario generale delle Nazioni Unite, e numerose imprese multinazionali private, il Global compact, legittimando queste ultime ad agire in ambiti, tutt’altro che privati, del settore internazionale pubblico (Onu).

Per fare un esempio della tentacolarità, dell’influenza e del potere che possono avere in ambito internazionale le fondazioni filantropiche – ci spiega Dentico – è sufficiente pensare che tra i finanziatori dell’Oms Bill Gates compare tra i primi, solitamente al secondo posto dopo gli Stati Uniti, e che dopo poche posizioni possiamo trovare la Global Alliance Vaccine Immunization (Gavi), il cui creatore altro non è che Bill Gates stesso, personaggio controverso che viene analizzato nel libro insieme ad altre figure di spicco della filantropia moderna.

Uno dei grandi problemi del permettere ai filantrocapitalisti di mettere il naso nelle questioni di salute globale, e non solo, è la mentalità con cui si approcciano in qualsiasi campo, compresa la salute: lì’imprenditorialismo, l’aziendalismo e le conseguenti deviazioni dall’interesse comune con cui oggi dobbiamo convivere e che stanno minacciando la dura lotta alla pandemia da covid-19.

La mentalità del mercato nelle questioni riguardanti la salute globale – ricorda Dentico – non è una novità: la ritroviamo nei cosiddetti “programmi verticali” (ad es. lotta all’hiv, lotta alla tbc) in cui sono stati stanziati ingenti capitali per singoli obiettivi specifici in salute, imposti senza guardare ai reali bisogni dei diversi paesi, abbandonando l’idea della Primary health care, ovvero la garanzia di una copertura sanitaria di base che comprende il concetto dei determinanti della salute: tutto ciò che direttamente o indirettamente la influenza: condizioni climatiche, lavoro, istruzione, ambiente in cui si vive, condizioni economiche, accesso alle cure. La salute non è più valutata in termine di violazione dei diritti ma di impatto economico: ad ogni malattia equivale un peso sull’economia del paese e la sua soluzione è legata al farmaco che, come sappiamo, non può essere la sola soluzione.

Secondo Dentico, covid-19 ha smascherato questo approccio agli occhi di tutti, evidenziando quanto sia fallimentare. Per questo ci spiega come, pensando a covid-19, Lei si discosta dalla metafora della guerra associando covid-19 piuttosto a un maestro: la pedagogia di covid-19 – afferma – è quella che ci rende manifesta la necessità di decolonizzare la salute globale, sottolineando come il filantrocapitalismo altro non sia che una forma più sofisticata e moderna di colonialismo, ma anche un’espressione di quanto le grandi disparità in salute non stiano riguardando solo il grande divario tra il nord e il sud del mondo ma in generale il diritto di accesso alle cure per tutti, anche nei paesi a stampo democratico.

È lampante quanto le logiche di mercato in salute vadano superate e insieme ad esse il sistema di governance al fine di regolamentare la deriva dei colossi economici della globalizzazione senza regole, restituendo la responsabilità agli stati. Ancora di più se pensiamo che, come stiamo vedendo, i patti tra stati e vari attori privati non godono della stessa trasparenza bilaterale e risultano di difficile controllo democratico, cosa che invece risulta più tracciabile nell’operato pubblico dei governi garantendo la possibilità di partecipazione politica.

Anche la ricerca è finanziata dai filantrocapitalisti e quella su Covid19 non fa eccezione.

L’iniziativa multilaterale che c’è in campo in questo momento – approfondisce Dentico – è nata da un progetto della Fondazione Gates, dell’Oms, della Banca Mondiale e della Commissione Europea con l’obiettivo di velocizzare lo sviluppo, la produzione e l’accesso a vaccini e cure.

La fondazione Gates, fondazione privata, ricordiamolo, ancora una volta, è messa alla pari di Oms, Commissione Europea e governi, persino nella gestione della prima crisi pandemica mondiale della globalizzazione! E con il benestare della comunità internazionale e dei governi, vengono affidate a tali entità private, in collaborazione con l’industria farmaceutica, le redini della crisi, mentre i governi stanziano il denaro.

La nota mancanza di trasparenza nei contratti tra la Fondazione Gates e le aziende farmaceutiche che stanno facendo le ricerche sui vaccini sta emergendo agli occhi di tutti in questi giorni. Non è infatti possibile visionare questi contratti e i governi che li hanno firmati frnendo un quantitativo molto elevato di denaro pubblico, non hanno richiesto, come contropartita, condizioni di trasparenza nei termini di trial, strategie di immunizzazione, accessibilità (ad esempio la famosa necessità di una “catena del freddo”), prezzo dei vaccini ecc.

Il resto della storia è in corso ma, come dice Nicoletta Dentico, seppure questo assetto mondiale possa sembraci ineluttabile e inarrestabile la sua drammatica evoluzione, prenderne coscienza e comprenderne le conseguenze sulle libertà e quanto siano violati i diritti umani di tutte/i  può fare molto: nel 2001, in occasione del G8, il “New York Times” definì la Società Civile la “terza potenza mondiale” riferendosi alla grande mobilitazione di persone che richiedevano la globalizzazione dei diritti. [Elena Masciocchi per ecoinformazioni]

Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantrocapitalismo, Emi edizioni, ottobre 2020, 287 pagg., 20 euro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: