Anticipiamo dal nostro periodico 666 l’editoriale Dialogo sul lavoro all’Arci di Sara Sostini. Il numero è sfogliabile on line e viene inviato a socie socie di arci-ecoinformazioni.

«Dunque: Arci, associazione attiva in tutta Italia ricerca per la sede di Como numero quattro persone tra i 18 e i 28anni…» «Quindi ragazzi» «I ragazzi e le ragazze non sono comunque persone, esseri umani? Che poi negli annunci di lavoro “ragazza/o” è sinonimo di inesperienza, facile sfruttamento. Per noi l’età anagrafica non è un discrimine, ma un punto di partenza per formare cittadine e cittadini introducendoli ad un mon-do del lavoro diverso, lontano dalla logica di profitto alla base del sistema economico attuale. Il nostro lavoro parte prima di tutto dalla condivisione di ideali di uguaglianza, diritti per tutti e tutte, attivismo sociale, ecologia, solidarietà, passando poi per iniziative e progetti su tutto il territorio che possano portare le idee su un piano più pratico e renderle attive, pulsanti nella cultura e nella società». «Dicevo per semplificare, ma andiamo avanti». «Le semplificazioni molte volte impoveriscono le idee. Dicevamo: numero quattro persone tra i 18 e i 28 anni per Servizio civile, numero una persona con mansioni di fundraising/comunicazione con retribuzione mensile e partecipazione a un master…»«Mi scusi, ho perso il filo a “Servizio civile”. Ma non è qualcosa che interessa la leva militare?» «All’inizio si: il Servizio civile è stato creato per chi voleva dichiararsi come obiettore di coscienza alla leva militare, rifiutando l’idea di uno stato ancora militarizzato e quindi potenzialmente violento. Per fortuna l’obbligo di leva non è più valido, ma il Servizio civile è rimasto come punto di partenza per quelle persone – e sottolineo persone – che si avvicinano al volontariato, all’associazionismo e all’attivismo sociale, che vogliono condividere un tratto del proprio percorso con Arci, come in questo caso. Dove eravamo rimasti?» «Al Servizio civile». «Di seguito, numero una persona con mansioni di fundraising/comunicazione con retribuzione mensile per tirocinio curricolare e partecipazione ad un master, con possibilità di inserimento condizionata dal buon esito del tirocinio…».«Addirittura? Ma quindi voi tenete davvero le persone? Non le riciclate intercambiandole di continuo, sciacquandole via con contratti di sei mesi?». «Non scherziamo, per favore: siamo minatori di brillanti talenti nascosti e splendide qualità, per-ché gettarle via? Non hanno mica una data di scadenza! Ci piace coltivare relazioni durature se gli orizzonti in comune sono gli stessi e gli sforzi per arrivarci anche. Una persona in più è sempre un valore aggiunto eccezionale, perché ci dà la possibilità di migliorarci e rafforzare nuovi perni delle nostre attività, rendendole in cambio un contributo il più possibile dignitoso e – ci piace pensare – un terreno fertile in cui mettere radici. Conferenze, laboratori, attività giornalistica, presidi e iniziative associative richiedono molti sforzi, ma più siamo e meno fatichiamo, come si dice». «Siete ben strani, in effetti». «Lo prendiamo come un complimento: la stranezza di un rapporto lavorativo sano e fondato sulle qualità di una persona e sulla sua capacità di contribuire con queste invece che sul profitto che si può ricavare da essa è per noi normale. Dovrebbe esserlo ovunque». «Avete ragione. E se – così per dire – io volessi fare domanda per una delle due proposte come faccio?». «Le scrivo qui dove trovare tutte le informazioni: qui e qui è spiegato tutto il procedimento per presentare le due domande, lo inserisca anche nell’annuncio, così è più completo. Allora la aspettiamo presto!»[Sara Sostini, ecoinformazioni]

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