Minori stranieri non accompagnati a Como: problemi e progetti

[Playlist dei video di Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni, di tutti gli interventi dell’iniziativa].

Il salone del Palazzo Carducci si è quasi riempito, nella serata dell’8 novembre 2023, per l’incontro dedicato al Tavolo minori stranieri non accompagnati, un’iniziativa nata all’interno del progetto sostenuto da bando di Regione Lombardia: tante e tanti le operatrici e gli operatori del terzo settore, delle cooperative e delle associazioni di volontariato, parecchie anche le persone giunte lì per attivismo o per semplice interesse; assenti invece le istituzioni, nelle persone dei responsabili politici (prefetto e sindaco), tanto quanto nelle figure “degli uffici”. Pur formalmente “giustificata” da altri impegni, la totale assenza sottolinea un sostanziale disinteresse da parte pubblica per la verifica delle criticità evidenziate nella soddisfazione di alcuni diritti fondamentali, che pure la Repubblica attraverso la Costituzione e molte altre leggi si è impegnata a garantire. Guarda qui l’album di foto di Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni.

Al centro della serata, un lungo e articolato intervento dell’avv. Luce Bonzano dell’ASGI (Associazione Studi giuridici sull’Immigrazione), che in modo perfettamente comprensibile ha fatto il punto sul contesto legislativo in cui ci si deve confrontare con le particolari esigenze dei “Minori stranieri non accompagnati” (MSNA). Tali soggetti devono essere intesi come le persone di età minore (sotto i 18 anni) provenienti da paesi non appartenenti all’Unione Europea senza essere accompagnati da una persona adulta legalmente responsabile (nella quasi totalità dei casi, genitore o genitrice). Di fronte a questa categoria di persone, tanto complessa quanto fragile, la legislazione italiana si presentava in condizioni piuttosto farraginose fino alla promulgazione della cosiddetta “legge Zampa” (L. 7 aprile 2017 n. 47) che si proponeva appunto l’obiettivo di mettere a sistema il percorso si accoglienza per i minori stranieri non accompagnati. Tale legge ha sicuramente introdotto sostanziali miglioramenti nella prassi, ma il suo funzionamento è stato fortemente inficiato dalla lentezza di emanazione del Dpr attuativo, che avrebbe dovuto seguire poco tempo dopo la legge e che invece è arrivato ben 5 anni dopo.

Nella legge si sancisce la “presunzione di minorità”, cioè vale l’autodichiarazione della persona, fino a prova contraria, cioè fino all’accertamento di una condizione di maggiore età avanti con il pronunciamento di un Tribunale dei minori. Proprio questa presunzione di minorità è sostanzialmente revocata dalle più recenti prese di posizioni del governo Meloni, anche se – va detto – non esiste nessun procedimento scientifico sicuro per stabilire l’età “assoluta” di una persona (tutti i metodi, anche incrociati tra loro hanno un notevole margine di errore, al minimo di circa 4 anni).

Le persone minori vanno obbligatoriamente accolte in centri appositi con accreditamento particolare e con la collaborazione degli enti locali (i centri SAI – Sistema di accoglienza e integrazione); in subordine in centri di accoglienza straordinaria (CAS) per minori o in comunità per minori.

Il DL 113 del 5 ottobre 2023, non ancora definitivamente convertito, modifica e peggiora questa situazione, stabilendo tra tra l’altro che in caso di arrivi particolarmente ravvicinati (non altrimenti specificati nella loro consistenza reale) i minori possono essere collocati anche in CAS per adulti, per altro già depotenziati dallo stesso decreto. Questo stesso decreto modifica in negativo anche le procedure per l’accertamento dell’età, di fatto eliminando la presunzione di minorità. Ma la nuova normativa ignora del tutto (o fa finta di non sapere) che in realtà, in base all’esperienza delle realtà a contatto con le persone migranti, è molto più diffuso il caso di minori effettivi che si fanno passare per adulti (per garantirsi una maggiore facilità di movimento) che non il caso di chi si finge minore senza esserlo. E le persone “finte adulte” sono molto spesso proprio quelle maggiormente gravate di ricatti e già inglobate in reti di sfruttamento e di criminalità (piccola o grande).

Resta in tutta questa situazione, una sostanziale indeterminatezza sui rispettivi ruoli delle diverse istituzioni (le istanze decentrate del governo e gli enti locali), ciò che provoca spesso – come si è visto anche a Como recentemente – situazioni di palleggiamento di responsabilità, nonostante che il quadro normativo imponga, senza alcun margine di discussione, l’obbligo di accoglienza verso i minori stranieri non accompagnati. Non è facile districarsi in questa ragnatela e – di fatto – anche l’azione legale (in teoria sarebbe possibile invocare il reato di omissione di atti d’ufficio) rischia a volte di mettere in difficoltà la persona minore medesima.

Attorno a questo nucleo di complesse questioni normative, qui riassunto in modo molto rapido (ma si può consultare la registrazione dell’intervento on-line su ecoinformazioni), si sono disposti gli altri interventi volti a evidenziare le molte buone pratiche messe in campo dal terzo settore e dal mondo del volontariato comasco e anche le molte criticità tuttora presenti a Como e nel territorio. Si è anche ribadita la volontà di mettersi in gioco per risolvere alcuni di questi problemi. Nel suo intervento, don Giusto Della Valle, per esempio, ha ricordato che di questi tempi la vertenza giudiziaria relativa al Centro Puzzle di Tavernola si è finalmente risolta, e che quindi è giunto il momento di trovare il modo per renderlo operativo, anche con un intervento progettato direttamente dal terzo settore e dal volontariato, così da garantire almeno altri 30 posti per minori. Allo stesso Gabriele della Fondazione Somaschi ha sollecitato la presentazione di progetti di housing sociale ai bandi della Fondazione Cariplo per sostenere i progetti esistenziali delle persone neomaggiorenni.

Sullo sfondo, un po’ sfuocate, sono rimaste le esigenze di vedere riconosciuti (ma anche rivendicati) i diritti delle persone migranti. Diritti che in realtà interessano l’intera comunità. Diritti non solo alla migrazione, ma anche all’istruzione, al lavoro, alla casa, alla salute. [Fabio Cani, ecoinformazioni, Como senza frontiere]

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