Bassone/ Si/ Più diritti per più sicurezza
Luigi Nessi di Sinistra Italiana interviene sui disordini al Bassone e sulla necessità che si diano risposte urgenti alla necessità di migliorare le condizioni di vita dei detenuti. «Quanto accaduto al Carcere del Bassone la sera del 3 dicembre, con l’incendio di una cella e alcuni agenti della Polizia Penitenziaria che hanno dovuto recarsi al Pronto Soccorso, solleva riflessioni sulle condizioni del carcere comasco.

Spero che la “rivolta” possa determinare attenzione non solo sul carcere, nella comunità carceraria, ma anche nella cittadinanza tutta.
È un’opportunità per la società civile e la politica di ripensare al carcere come a un luogo importante per realizzare gli ideali sanciti dalla nostra Costituzione, che stabilisce che la pena deve servire per reinserire nella società coloro che hanno commesso errori e devono affrontarne le conseguenze.
Da volontario attivo da anni, conosco condizioni e problemi, indipendenti dal personale di Polizia Penitenziaria sempre disponibile e positivamente impegnato, attento alle esigenze e ai bisogni dei detenuti, nonostante il grave problema dell’organico insufficiente che determina turni molto faticosi.
Anche il Direttore è sempre disponibile ad accogliere e valutare idee e proposte. Nel carcere operano anche figure designate dal Comune di Como, come la garante dei detenuti, l’incaricata per questioni relative all’anagrafe e ad altre competenze dell’Amministrazione. C’è uno sportello Acli per il patronato e una biblioteca collegata a quella cittadina. Tutte risorse importanti, ma a mio avviso insufficienti a soddisfare le esigenze di tutte le persone private della libertà in un Carcere sovraffollato (il terzo in Italia per sovraffollamento) Al Bassone sono più di 400, mentre la capienza prevista sarebbe di 226. Questo al di là della volontà e disponibilità degli operatori determina carenze evidenti nell’area educativa, particolarmente essenziale.
Serve agire immediatamente per migliorare le condizioni di vita. Servono mediatori culturali e linguistici per affrontare le diverse provenienze di origine della popolazione carceraria. Sono molti gli stranieri detenuti, persone che hanno già avuto difficoltà, quando erano libere e che ora, in carcere, si trovano in situazioni ancor più complesse .
La Giustizia dovrebbe essere più attenta nel comminare pene per reati minori e cercare alternative alla detenzione. La chiusura in carcere dovrebbe essere l’ultima possibilità per reati, talvolta commessi anni fa. Il carcere non favorisce la crescita individuale.
Inoltre, c’è un notevole abbandono da parte della società civile locale che sembra non prestare adeguata attenzione a quel luogo della città. E’ come se il Bassone fosse lontano dagli occhi e dal cuore di chi vive a Como. Sappiamo di iniziative culturali e ricreative, di aziende che organizzano attività e offrono possibilità di lavoro in altri carceri italiani.
Servirebbero inoltre luoghi di accoglienza per chi, scontata la pena, non sa dove andare e anche per chi potrebbe avere gli arresti domiciliari, ma non ha una casa. La struttura gestita dai Frati di Sant’Antonio, “Casa Amica”, è l’unica presente sul territorio, ha pochi posti e una lunga lista d’attesa.
L’aula bunker, costruita anni fa per un mega processo, successivamente è stata lasciata inutilizzata. Una struttura che potrebbe essere trasformata in spazi-laboratorio per fornire lavoro ai detenuti, un luogo d’incontro per i familiari in visita, uno spazio di “pronto intervento” per chi esce dal carcere e non ha una destinazione.
A queste carenze si è aggiunto l’impatto significativo sulla popolazione carceraria causato dalla recente decisione del governo di chiudere le celle in determinate ore, cambiando in peggio le già difficili condizioni di vita precedenti». [Luigi Nessi, Sinistra Italiana Como]

