Resistenza pacifista russa

Nella serata di mercoledì 6 dicembre alla Fabbrica del Vapore a Milano si è tenuta la presentazione del libro di Raffaella Chiodo Karpinsky, Voci dall’Altra Russia. Insieme ad Anna Del Freo della Federazione europea giornalisti e a Gan Marco Duina, presidente delle Brigate volontarie per l’emergenza, l’autrice ha sottolineato l’importanza di ascoltare voci libere e critiche russe, per rompere la retorica bellicista su tutti i fronti e costruire la pace, riconoscendosi nell’altro, con la nonviolenza. Durante la presentazione è intervenuta anche Maria Mikaelyan della Comunità dei russi liberi di Milano.

Esiste una Russia che ha invaso l’Ucraina e una Russia che resiste alla guerra e si batte quotidianamente per costruire ponti e ribadire l’importanza della pace. Una società civile fatta anche di professionisti, avvocati e giornalisti, che si muovono all’interno delle maglie sempre più strette del regime. «È difficile dire quante sono le persone contro la guerra, perché i sondaggi che vorrebbero la popolazione allineata a Putin non restituiscono la realtà», afferma Raffaella Chiodo Karpinsky, autrice del libro Voci dall’altra Russia presentato alla Fabbrica del Vapore insieme a Gian Marco Duina e Anna Del Freo.

Persone che ci sono e sono anche numerose, spesso non ascoltate e prigioniere tra la repressione di Putin e l’indifferenza occidentale. Quello sulla guerra di Putin e i dissidenti russi è un discorso che nell’infodemia odierna sembra quasi inattuale, considerata la poca attenzione mediatica riposta sulla guerra in Ucraina dallo scoppio del drammatico conflitto tra Israele e Hamas e i bombardamenti incessanti su Gaza, con migliaia di vittime civili. Ma proprio in un contesto come quello attuale, è necessario ribadire l’importanza della verità e discutere di voci di pace e dissidenti che esortano ad andare oltre le retoriche belliciste, lontano da un’informazione sempre più polarizzata. Tra queste voci il più volte citato Dimitri Muratov, ex-direttore della Novaja Gazeta premioNobel per la Pace nel 2021. Ma anche l’artista Aleksandra Skochilenko, arrestata per aver cambiato dei cartellini dei prezzi in un supermercato con messaggi di pace. E ancora Vladimir Kara-Murza, arrestato e condannato a 25 anni di carcere nell’aprile del 2023 per aver criticato l’invasione dell’Ucraina e il regime di Putin. Persone che sempre di più subiscono le strette di un regime dove la libertà di espressione e informazione è sempre meno un diritto (che pure sarebbe garantita dall’art. 29 della Costituzione della Federazione russa), in una Russia che secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) è il terzo paese al mondo per numero di giornalisti morti dal 1991.

Quella di Muratov e altre storie di resistenza nonviolenta sono quelle raccontate da Raffaella Chiodo Karpinsky, in un libro che è una raccolta di reportage, interviste e articoli dell’autrice, ma che raccoglie i testi delle dichiarazioni dei dissidenti rilasciate durante alcuni incontri, alla stampa o pronunciate davanti ai tribunali durante i processi subiti. Una raccolta importante, che cerca di rompere quella visione superficiale che dipinge i russi come criminali e una Russia aggressiva e monolitica, non più europea, in una retorica da scontro di civiltà impregnata di propaganda su tutti i fronti del conflitto.  

Un dialogo vivo si è sviluppato nella serata tra l’autrice, gli ospiti e il pubblico, grazie anche all’intervento di Maria Mikaelyan della Comunità dei russi liberi di Milano, che ha raccontato dell’esperienza di questa associazione nata nel 2021 per protestare contro l’arresto di Alexei Navalny, che ha quindi ampliato le sue attività in solidarietà dell’Ucraina dopo il 24 febbraio 2022. «Le persone come me hanno vissuto una vita spensierata come se la politica non esistesse. Poi ci siamo risvegliati», ha affermato Mikaelyan sottolineando la necessità di pensare a una Russia oltre Putin.

Nell’incontro è emersa però soprattutto l’importanza di ascoltare queste voci di controinformazione nonviolenta, per costruire alternative democratiche, verso un travaglio necessario che dovrà accertare responsabilità e colpe per raggiungere poi la Pace. «È difficile chiedere a una persona in guerra se vuole sedersi al tavolo con il nemico. Ma quel momento va cercato perché è con il nemico che ci si siede al tavolo dei negoziati», ha sottolineato Karpinsky. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

Qui il video intero della presentazione, registrato da Radio Radicale.

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