Legambiente/ Una reazione oltremisura provoca rabbia
Sulla criminalizzaione dei ragazzi giudicati “ecovandali” dalle destre e dal Comune di Milano abbiamo chiesto un commento a Enzo Tiso, presidente di Legambiente di Como. «La consapevolezza della necessità e urgenza di una transizione ecologica per frenare i cambiamenti climatici è stata raggiunta a livello mondiale dopo un percorso lungo e pieno di ostacoli.

Sono passati più di 50 anni dal report degli scienziati del Club di Roma del 1972 “i limiti della crescita” che denunciava i rischi di una crescita illimitata in un mondo dalle risorse finite. Sempre più numerosi sono stati poi gli studi scientifici che dimostravano la crescita della temperatura terrestre legata alle emissioni climalteranti, gas serra, a partire dalla rivoluzione industriale di fine ottocento e all’utilizzo di combustibili fossili come il carbone, il petrolio e i gas naturali.
In Italia Legambiente, che da sempre pratica un ambientalismo basato sull’approfondimento scientifico, già nel 1990 aveva aperto la campagna denominata “fermiamo la febbre del pianeta”.
Finalmente nel 2015 sembrava che, quella che era diventata ormai una certezza per il 99% degli appartenenti al mondo scientifico, fosse stata seriamente presa in considerazione anche dai governi di tutto il mondo. Nel corso della Conferenza sul Clima di Parigi, COP 21, era stato assunto l’impegno a mettere in atto azioni per limitare l’aumento della temperatura terrestre entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, in tempi ragionevoli.
Purtroppo questo sta avvenendo con troppa lentezza, gli impegni del 2015 non si stanno rispettando e addirittura a Dubai nel corso dell’ultima Conferenza mondiale sul clima, COP 28, pur non contestando l’innegabile aumento della temperatura terrestre, si è impiegato più tempo a discutere su quali parole usare nel documento finale che a trovare soluzioni concrete per abbandonare i combustibili fossili.
Il mondo giovanile consapevole di doversi trovare negli anni futuri ad affrontare una crisi climatica senza precedenti e con estreme conseguenze ha reagito da tempo con la creazione di un movimento globale e attuando grandi mobilitazioni a livello mondiale.
Ma non è bastato questo movimento. Non sono bastati i sempre più preoccupanti rapporti dell’IPCC, organismo costituito da centinaia di ricercatori indipendenti appartenenti ai 195 paesi che si ritrovano in occasione delle COP. Non è bastato che le principali organizzazioni sia dei lavoratori che degli imprenditori più lungimiranti da tempa si preoccupano di adottare modalità di lavoro più sostenibili per l’ambiente.
Anche in Italia, dopo alcuni anni di progressi, si procede con una lentezza impressionante. Troppi interessi economici frenano la transizione ecologica e all’interno dell’attuale governo c’è chi a parole afferma la necessità di un cambiamento ma poi nei fatti lo ostacola. Vedi le difficoltà alla diffusione delle comunità energetiche rinnovabili oppure il perseverare nel cercare nuovi canali di approvvigionamento di combustibili fossili nei paesi africani. C’è poi tra chi ci governa addirittura qualcuno che nega pubblicamente l’evidenza dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale già in atto, che sta comportando anche danni economici irreparabili.
E’ inevitabile che, soprattutto tra i giovani, che si rendono conto che pagheranno sulla loro pelle questi ritardi, si diffondano fenomeni come la cosiddetta ecoansia o la delusione che porta anche alla rassegnazione o indifferenza perché tanto non si riesce a cambiare nulla.
Comprensibile attivazione giovanile
È comprensibile poi che tra chi ha maggiore consapevolezza e preoccupazione ci sia qualcuno cui venga voglia non solo di attivarsi in prima persona, come molti giovani stanno facendo anche in Italia, ma anche di arrivare a mettere in atto azioni eclatanti per richiamare l’attenzione su questi problemi. Abbiamo così assistito alle azioni di piccoli gruppi di attivisti come quelle in Italia di Ultima Generazione e anche in altri paesi di Extinction Rebellion.
Azioni che una associazione come quella cui appartiene chi scrive, che pur ritiene necessario alzare il livello anche di scontro con chi contrasta la necessità di un cambiamento, non prenderebbe mai in considerazione. Azioni che poi a conti fatti si rivelano controproducenti.
Il risultato è infatti che azioni estreme, pur all’insegna della non violenza, finiscano per concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sul gesto e non sulle pur condivisibili motivazioni del gesto.
Non possiamo però accettare l’eccessiva criminalizzazione di chi compie queste azioni, come previsto dal recente decreto approvato in via definitiva dal Parlamento, che non tiene conto delle motivazioni etiche e sociali che le producono. Il decreto prevede infatti per i cosiddetti “ecovandali” sanzioni economiche pesantissime e conseguenze penali severissime.
Pene e sanzioni più severe e spropositate rispetto ad altri reati come per esempio nei confronti di “ecomafiosi” che agiscono nel settore agroalimentare o nella gestione del ciclo dei rifiuti, minacciando anche la salute dei consumatori o provocando danni ambientali.
Una reazione oltre misura da parte della politica che rischia di far aumentare la rabbia di chi ne subirà le conseguenze, getterà ulteriore fumo negli occhi in chi plaude a interventi di tipo sicuritario e repressivo e purtroppo distoglierà ancora di più l’attenzione dalla drammaticità della emergenza climatica.
Dobbiamo contrastare con forza questa deriva repressiva e richiamare i governi alle proprie responsabilità nei confronti delle generazioni future che non intravedono significativi cambiamenti di rotta». [Enzo Tiso, presidente Circolo Legambiente A. Vassallo Como]

