Dongo, 28 aprile: per le istituzioni tutto come al solito

Si è tenuto questa mattina il programmato incontro in Prefettura tra il prefetto, il questore e una rappresentanza delle realtà antifasciste comasche, in vista del 28 aprile, quando si annuncia a Dongo l’ennesima manifestazione fascista in ricordo dei gerarchi fucilati e in spregio delle istituzioni democratiche repubblicane.

Nel corso dell’incontro, la delegazione delle realtà antifasciste (Manuel Guzzon, presidente provinciale dell’Anpi, Alessandra Ghirotti, Gianluca Giovinazzo e Fabio Cani) ha manifestato ai rappresentanti delle istituzioni la propria grave preoccupazione per l’annunciata presenza a Dongo, in forma organizzata e minacciosa, non solo dei soliti “nostalgici” ma anche di organizzazioni naziste e fasciste, quali la Comunità dei Dodici raggi (DoRa) e il Veneto Fronte skinhead, responsabili giù di ripetuti atti di intimidazione e violenza anche nel territorio lombardo. In particolare sono state sottolineate, da un lato, la sottovalutazione (anche culturale) del fenomeno fascista in Italia, cui viene concessa la “libera espressione” di pratiche e opinioni palesemente in contrasto con i fondamenti antifascisti della Costituzione, e, dall’altro, l’importanza della recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite (le cui motivazioni sono state rese note il 18 gennaio scorso) che ha stabilito che manifestazioni come il “saluto romano” e altre, laddove si esprimano in forma organizzata e con disposizione di tipo militare e in luoghi particolarmente sensibili dal punto di vista simbolico, debbano comunque essere considerate come forme di apologia del fascismo.

Dal canto loro prefetto e questore hanno messo avanti l’esigenza di tutelare l’espressione delle idee di chiunque (anche di chi si richiama a un’esperienza storica in contrasto con i valori democratici) e l’impegno per la salvaguardia dell’ordine pubblico, che viene valutato come il semplice limite entro il quale non si deve intervenire.

Il cordiale scambio di valutazioni, evidentemente assai distanti, non ha prodotto novità rispetto alla linea che da sempre le istituzioni mantengono nei confronti delle manifestazioni che non hanno niente a che spartire con il confronto delle opinioni (e nemmeno con il cordoglio per “i propri caduti”).

A margine, non è mancata la richiesta di fare in modo che lo spiegamento di forza pubblica sia organizzato in modo da non sembrare contenimento della piazza democratica, ma piuttosto controllo del pericolo neofascista.

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