Como senza frontiere/ Diritto al dissenso a rischio

«In occasione del presidio convocato per oggi 11 luglio nei pressi della Prefettura di Como, la Questura ha steso, per le realtà organizzatrici, tra cui i Giovani Palestinesi in Italia, delle prescrizioni particolarmente restrittive, che appaiono come un preoccupante segnale del clima repressivo sempre più spesso imperante in Italia.

Fatto salvo l’ovvio impedimento di qualsiasi comportamento che possa configurare un reato, poiché nulla di diverso ci si può aspettare da una questura, risulta particolarmente inquietante l’insistenza sul possibile oltraggio agli stati esteri, tra cui è incluso anche il sionismo. Appare evidente che l’oggetto delle prescrizioni è la critica radicale allo stato di Israele e la condanna delle sue pratiche distruttive, fino al limite del genocidio. Particolarmente odiosa è anche l’allusione all’utilizzo delle bandiere come possibile espressione oltraggiosa, così come la richiesta che ogni elemento di comunicazione sia espresso esclusivamente in lingua italiana. È evidente che ad essere vietato è l’uso della lingua araba, peraltro non altrimenti vietato in Italia, e oltretutto mezzo di espressione del popolo la cui stessa sopravvivenza è messa in pericolo dalla guerra distruttiva in corso.
In questo modo l’autorità costituita italiana oltre ad ergersi paladina di uno stato che sta conducendo una guerra di devastazione totale nei confronti del popolo palestinese (non solo a Gaza), mette anche in discussione l’espressione del dissenso politico, diritto fondamentale garantito dalla Costituzione della Repubblica di cui le autorità e le Istituzioni dovrebbero essere garanti». [Como senza frontiere]

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