100 luci contro la repressione dei diritti e delle libertà
Un centinaio di persone hanno illuminato via Volta a Como nelle immediate vicinanze della Prefettura nell’ambito della mobilitazione nazionale contro il ddl sicurezza che le destre vogliono imporre come primo passo verso uno stato di polizia. Oltre alla Cgil presenti in piazza Arci, Auser, Acli, Donne in nero, Como senza frontiere, Sinistra Italiana, Avs, Prc e M5s. Nel seguito le sintesi ragionate degli orrori che si verificheranno se il ddl entrerà in vigore con gli interventi di Eugenio Losco, Grazia Villa e Anna Morresi. Foto Matteo Ferrario, ecoinformazioni.

















Una sintesi degli orrori del ddl sicurezza nell’intervento di Eugenio Losco il 9 gennaio all’iniziativa di illustrazione e dibattito sul tema organizzata nella sala del Csv a Como.
[testo sbobinato, non rivisto dall’autore]
Il disegno di legge è u una proposta di legge che viene dal governo, dai tre ministri un po’ più importanti per quanto riguarda la tematica di questo disegno di legge, che è un disegno di legge in materia di sicurezza, nello specifico di sicurezza urbana. Non è il primo disegno di legge in questa materia. Anzi, negli ultimi anni la questione della sicurezza, con i vari pacchetti di sicurezza che si sono susseguiti dal 2001 in poi, e ultimamente ne sono stati fatti molti, sono stati gli ultimi, quelli fatti con il governo Gi Verde, i pacchetti di sicurezza, i due pacchetti di sicurezza di Salvini, ma sono pacchetti di sicurezza che poi sono stati emanati anche dal governo di centrosinistra, quindi il decreto Minniti, non so se qualcuno di voi lo ricorderà, che è intervenuto in maniera pesante per quanto riguarda la regolarizzazione della questione dell’immigrazione, soprattutto con una forte limitazione della possibilità per gli stranieri di poter accedere alla protezione internazionale, quindi al diritto di asilo.
Questo disegno di legge però è un po’ più preoccupante. È un passo in avanti per quanto riguarda la questione della limitazione della possibilità di manifestare il proprio dissenso e quindi ha un impianto fortemente repressivo. È un disegno di legge, come vi ho detto, che è stato approvato dal governo nel novembre del 2023. Già nel novembre del 2023 c’è stata qualche prima osservazione da parte dei movimenti, c’era già stato qualche intervento, poi la cosa è rimasta un po’ sopita, finché questo disegno è stato trasmesso dal governo alla Camera. C’è stata una discussione di qualche mese alla Camera prima che il disegno di legge venga portato in assemblea, viene assegnato a una commissione, la commissione affari costituzionali, la commissione giustizia, finché a settembre, esattamente il 18 settembre, c’è stata la prima votazione alla Camera. Dopodiché, siccome il nostro sistema della legge prevede l’approvazione in entrambe le camere, il disegno di legge è passato alla Camera dopo il 18 settembre. Hai detto che si chiama il disegno di legge 1660. Adesso poi ha cambiato nome perché quando va in Senato assume una numerazione diversa. Adesso si chiama disegno di legge 1236. Doveva avere un’approvazione anche molto veloce al Senato, invece si è un po’ arenato e questo forse proprio in virtù delle contestazioni che sono state fatte, delle varie iniziative di protesta che ci sono state. C’è stato un grosso corteo a Roma, ci sono stati più cortei anche a Milano e in altre città, e questo ha portato ad esempio al fatto che le opposizioni si sono un po’ svegliate. Tanto che al Senato sono stati proposti circa 1500 emendamenti al disegno di legge. Adesso il disegno di legge è ancora in una fase di studio, nel senso che è in commissione e in commissione stanno valutando questa serie di emendamenti che è stata proposta. Si pensava appunto un’approvazione entro novembre, in realtà la tempistica è abbastanza lunga, è ancora in fase di commissione. Non c’è ancora una data di assegnazione di discussione del disegno di legge all’assemblea parlamentare. Peraltro, come forse avrete già letto, ci sono già delle osservazioni da parte della Presidenza della Repubblica su alcune parti di questo disegno di legge che presentano in realtà moltissime parti che presentano dei problemi di costituzionalità, ma sono già state sollevate delle problematiche dalla Presidenza della Repubblica su alcune tematiche che poi vedremo. Quindi si parla già anche di una possibile modifica al Senato del disegno di legge. Questo comporterà che, se il disegno di legge viene modificato al Senato, siccome nel nostro sistema delle leggi le leggi devono essere approvate nello stesso modo da tutte e due le assemblee, questo potrà determinare un passaggio nuovamente alla Camera, nel caso in cui il testo venga modificato.
È un disegno di legge quindi sulla sicurezza, ma è un disegno di legge che si caratterizza per andare a colpire determinati settori che negli ultimi anni hanno dato più fastidio e che hanno manifestato in maniera più efficace il dissenso. Questo disegno di legge, come altri pacchetti di sicurezza, si caratterizza per una trasformazione del nostro diritto penale che noi chiamiamo con un termine che a me non piace tanto, il diritto penale liberale o diritto penale classico, dove la norma incriminatrice sostanzialmente va a sanzionare da un punto di vista penale, quindi con il carcere, un comportamento che dalla maggioranza dei consociati viene considerato ingiusto: l’uccisione, il furto, eccetera eccetera. Con questi disegni di legge, con questi pacchetti di sicurezza, in realtà c’è una… nel senso che viene individuata una categoria di persone che viene considerata pericolosa e attorno a questa categoria di persone viene configurata una norma incriminatrice, quindi c’è una ribaltamento. Queste persone pericolose sono sempre gli stessi, di solito sono gli ultimi tra gli ultimi, sono i più sfigati, gli ultimi della società, e tra questi, ovviamente, gli stranieri, i carcerati, perché come vedremo questo disegno di legge contiene delle norme specifiche per quanto riguarda il controllo degli istituti penitenziari e gli oppositori. Ecco, proprio questo si caratterizza per andare a colpire chi si oppone allo stato delle cose, e in particolar modo chi fa quell’opposizione nelle manifestazioni di piazza. La cosa particolare, dicevo, è un disegno di legge sulla sicurezza urbana. Dice il testo, il testo di legge che è in approvazione, ma come vedremo in realtà non si occupa della sicurezza urbana, perché contiene delle norme che vanno a colpire chi nel corso di manifestazioni in qualche modo manifesta il suo disagio e lo fa, come dicevo prima, colpendo determinati movimenti. Ad esempio il movimento per la casa, i movimenti dei giovani che manifestano il loro dissenso per quanto riguarda soprattutto le questioni ecologiste, il movimento ultima generazione, ma non solo, ce ne sono tantissime altre che sono proprio destinatari di norme specifiche. Ovviamente la norma penale va a colpire tutti indistintamente, però sembra che alcune norme invece si indirizzino proprio nei confronti di questi movimenti. Un’altra parte importante di questo disegno di legge, che in realtà contiene varie cose, perché sono circa 40 articoli, è indirizzata alla tutela delle forze dell’ordine. Una tutela che io definirei incomprensibile e esagerata. Poi vedremo il perché. Per quanto riguarda i movimenti, ci sono alcune norme specifiche, ad esempio quella che va a colpire i movimenti per la casa, viene introdotto un nuovo reato di occupazione abusiva degli immobili. Ovviamente c’è già all’interno del nostro codice penale che va sempre ricordato che il nostro codice penale è un codice del 1930, il codice Rocco. Rocco era il guardasigilli durante il fascismo, in realtà poi ha fatto varie cose. Quindi ha già un’impostazione molto autoritaria. Nonostante questo, nonostante provenga da quell’epoca, dal fascismo, nel corso degli anni in realtà il codice penale non è migliorato nel corso della nostra democrazia, è sempre peggiorato. Nel senso che negli anni sono sempre state aumentate le pene per quasi tutte le fattispecie di reato, ne sono state introdotte nuove. Noi assistiamo a un fenomeno che noi chiamiamo penalizzazione, una contestazione di reato. Questo è veramente assurdo e anche se è questo che poi l’aspetto, l’aspetto secondo me centrale in questo momento. Il problema della sicurezza è una questione di… è una questione di sicurezza che viene percepita, più che reale, l’insicurezza è una sicurezza percepita. Tra l’altro l’ha detto lo stesso questore di Milano, questo problema. Abbiamo in questo momento anche un problema per quanto riguarda, non so se avete letto, a Milano quel provvedimento che è stato fatto sulle zone rosse che inibisce lo stazionamento alle persone in determinati punti della città, che poi sono le stazioni, il centro, il quartiere Corvetto, che è stato in questi ultimi giorni al centro di forti proteste per quanto riguarda quello che è successo al ragazzo che poi è stato buttato per terra dalla volante dei carabinieri. Poi magari se volete, poi possiamo parlare anche di questo provvedimento assurdo sulla instaurazione delle zone rosse, che insomma è un provvedimento veramente limitativo della libertà, anche della libertà personale. Quindi abbiamo un impianto non solo in questo disegno di legge, questo governo si caratterizza molto in generale per un controllo di tutti noi, per una trasformazione del nostro stato in uno stato di polizia vero e proprio, perché questo è quello che stiamo assistendo. No, io ho parlato dell’Ungheria, del caso Salis, quindi conosco bene la vicenda, ma devo dire che quello che ha subito Ilaria non è tanto diverso in realtà da quello che accade nel nostro paese e soprattutto quello che accade all’interno dei nostri istituti penitenziari.
Tornando al disegno di legge, quindi vi dicevo, questa prima parte che va a limitare la possibilità di manifestare, ad esempio, attraverso l’introduzione di questa nuova fattispecie che va a colpire i movimenti per la casa, è prevista una nuova fattispecie di occupazione abusiva degli immobili con delle pene elevatissime. Chi si rende responsabile di un’occupazione di un immobile sarà passibile di una pena compresa tra 2 e 7 anni di carcere. Ecco, tendenzialmente in questo disegno di legge si alzano le pene per consentire la possibilità di applicare a coloro che sono destinatari di una denuncia per determinate fattispecie di reato.
Nel senso che, nel caso in cui io usi violenza o minaccia nei confronti di un appartenente alle forze di polizia, il giudice non potrà applicare, nel caso in cui ritenga che siamo di fronte a un fatto modesto, non so, una piccola spinta, quelle cose che poi avvengono durante le manifestazioni, quei piccoli contatti che ci sono tra le prime linee nel corso della manifestazione. Ecco, il giudice non potrà applicare delle circostanze attenuanti classiche, circostanze attenuanti generiche. Non so se avete mai sentito parlare, e che consentono al giudicante di limitare la pena e applicare una pena molto contenuta. Ecco, nel caso di resistenza al pubblico ufficiale nei confronti di un appartenente alle forze dell’ordine, al giudice sarà inibito questo meccanismo e quindi, in concreto, le pene che potranno essere applicate agli attivisti saranno molto alte. Abbiamo fatto dei calcoli noi giuristi che per la resistenza nei confronti di un appartenente alle forze di polizia, con tutte le aggravanti che sono previste dal reato, compresa quella delle manifestazioni contro le grandi opere, si può arrivare ad applicare una pena fino a 20 anni per un reato di resistenza, al regime carcerario, invece, la resistenza. Ci arriviamo anche a quello che è previsto per quanto riguarda il regime carcerario. Sempre per quanto riguarda la tutela delle forze dell’ordine, vi segnalo anche che è stata introdotta una nuova ipotesi di lesioni, nel senso che c’è proprio un reato nuovo di lesioni nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine. Non sono retroattive, eh? Queste non sono. Anche in questo caso, chi si rende responsabile di una lesione nei confronti di un poliziotto sarà passibile di una pena compresa tra 2 e 5 anni, pene elevatissime, anche nel caso in cui queste lesioni siano lievi. Considerate che nel caso di lesioni lievi nei confronti di un altro soggetto che non sia un appartenente alle forze di polizia, prima di tutto il reato è procedibile su istanza della persona che subisce il danno. Si dice procedibile a querela di parte, eh? E le pene sono molto contenute, molto basse. Non se questo avviene nei confronti di un poliziotto, da 2 a 5 anni, il reato è procedibile d’ufficio, quindi a prescindere dalla volontà del poliziotto, dello sbirro, chiamiamolo come vogliamo. Poi, se queste lesioni sono più gravi, le pene sono ancora molto più elevate. Una cosa veramente, poi, inconcepibile è la tutela legale nei confronti degli appartenenti alle forze di polizia. Questa è una cosa che, in quanto avvocato, mi colpisce tantissimo, perché io poi difendo quelli che sono dall’altra parte e quindi mi colpisce. Questa è un’ulteriore protezione che è stata data alle forze di polizia, perché negli ultimi anni sono stati aperti plurimi procedimenti nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine, soprattutto dopo che nel 2017 nel nostro stato finalmente è stato introdotto il reato di tortura. Il reato di tortura che doveva essere applicato da anni e anni, perché ci sono delle convenzioni internazionali e europee che prevedono l’introduzione del reato di tortura. L’Italia ha sempre cercato di procrastinare l’adeguamento a queste convenzioni internazionali, finché nel 2017 ha dovuto farlo. Da lì in poi si è scoperto, stranamente, di come veniva gestita la questione dell’ordine pubblico all’interno, ad esempio, degli istituti penitenziari. Veniva gestita con la forza, molto spesso. Vabbè, sapete tutti quello che è successo in vari casi. Basta pensare a quello che è successo durante il periodo Covid, quello che è successo a Santa Maria Capovetere, ma in realtà quasi ogni giorno vengono fuori notizie. L’ultima è stata a Catania di come vengono gestiti gli istituti penitenziari. Di cose veramente spiacevoli, a dir poco, che avvengono all’interno degli istituti penitenziari, le guardie penitenziarie che pisciano addosso ai detenuti e altre cose indescrivibili. Bene, dicevo, il governo vorrebbe togliere la tortura ma non può, e quindi in questo modo ha cercato però di difendere i suoi operatori, quindi gli appartenenti alle forze di polizia, attraverso questa tutela legale. La tutela legale vuol dire che i poliziotti che, per ragioni del loro servizio, vengono sottoposti a un procedimento penale avranno la possibilità di nominare un difensore di fiducia a spese dello stato. Nel senso che l’amministrazione anticiperà le spese degli avvocati, ma con la possibilità di ottenere da parte dell’avvocato una liquidazione fino a €10.000 per ogni fase del giudizio. Le fasi del giudizio sono quattro: la fase delle indagini, il primo grado, il secondo grado, la Cassazione. Quindi un avvocato che difende un poliziotto avrà la possibilità di ottenere una liquidazione da parte dello stato fino a €40.000. Noi manifestanti, che magari ci troviamo coinvolti in un processo per resistenza a pubblico ufficiale, questa cosa non l’abbiamo, cioè tutte le persone che sono sottoposte a un processo, all’avvocato se lo devono pagare. Se va bene, se lo devono pagare a meno che abbiano la possibilità di accedere al patrocinio a spese dello stato, però è una questione molto limitata. Nel senso che sono molto restrittivi i criteri per accedere al patrocinio a spese dello stato, bisogna avere un reddito molto basso, inferiore a 11.000 annui, e poi c’è una disparità di trattamento economico per il difensore che assiste una persona che è ammessa al patrocinio dello stato. Io spesso seguo persone che sono ammesse al patrocinio a spese dello stato e, forse per 4 gradi di giudizio, mi viene liquidata €4.000 per un processo che magari è durato 4, 5, 6, 7 anni. Quindi questa è una cosa che trovo veramente inconcepibile. E, tra l’altro, poi sempre per quanto riguarda le forze dell’ordine, non si capisce bene il perché vi sia un ampliamento della possibilità di detenzione di armi per gli appartenenti alle forze di polizia. Nel senso che un appartenente alle forze di polizia può già detenere, può già usare la sua arma anche fuori dal servizio. No, beh, abbiamo letto ultimamente anche di quel poliziotto che, fuori dal servizio, ha sparato e ucciso una persona. Succede. Adesso, però, potrà utilizzare, per gli appartenenti alle forze di polizia, anche delle armi che non sono in sua dotazione, armi di diverso tipo. È una norma piuttosto incomprensibile. Certamente è una norma che, in qualche modo, per la prima volta apre alla possibilità di detenzione di armi. Sembra un’apertura a questo mercato, quindi anche questa è una norma molto, ma molto, molto preoccupante. La questione delle carceri, e quindi anche questo caso di tutela delle forze dell’ordine, forse questo è l’aspetto più brutto che è contenuto all’interno di questo disegno di legge, è l’introduzione del nuovo reato di rivolta in carcere. Non c’era bisogno di introdurre un nuovo reato per quanto riguarda episodi che possono accadere all’interno degli istituti penitenziari. Nel senso che se c’è una rivolta, noi abbiamo già un impianto, come vi dicevo, ogni cosa è passibile di un reato, quindi se c’è una rivolta, se io uso violenza o minaccia, c’è già il reato di resistenza a pubblico ufficiale, c’è già il reato di lesioni, c’è già il reato di danneggiamento. Spesso e volentieri in questi episodi viene contestato già il reato di devastazione all’interno degli istituti penitenziari, però il governo ha pensato di introdurre un nuovo reato. Quindi nel caso in cui episodi di violenza o minaccia si verifichino all’interno degli istituti penitenziari, e non solo, poi vedremo anche perché è stato introdotto questo reato, con delle pene piuttosto elevate, da 1 a 5 anni e per i promotori da 2 a 8 anni, se non ricordo male. Ma la cosa particolare è che saranno passibili di questa contestazione anche ipotesi di resistenza passiva. Quindi, anche in questo caso, abbiamo un nuovo elemento. Un atteggiamento di tipo pacifico, di tipo Gandhi, di opposizione a un ordine dell’autorità, sarà passibile di una contestazione di questo reato di rivolta. Rivolta in carcere: il detenuto che non vuole rientrare.
Questo è un segnale molto, molto importante, anche perché nel nostro ordinamento la resistenza passiva era considerata del tutto legittima. Abbiamo una giurisprudenza da parte della Cassazione, la Suprema Corte, che è granitica sul punto: la resistenza passiva non può costituire reato. E questo passaggio, ovviamente, è importante perché poi potrà anche magari cambiare l’atteggiamento della Cassazione anche per altre ipotesi di reato. Poi, l’introduzione di un reato potrebbe anche portare, negli anni successivi, a introdurre questo concetto anche per altre ipotesi delittuose, come la resistenza a pubblico ufficiale, fuori anche dal contesto carcerario. La cosa che colpisce è che questo reato di rivolta in carcere potrà essere applicato non solo all’interno degli istituti penitenziari, ma anche all’interno degli istituti di detenzione amministrativa, dove vengano trattenuti gli stranieri, non solo i CPR, come a Milano a Corelli, ma anche nei centri di prima accoglienza, non so, a Lampedusa, dove vengono accolti gli stranieri che arrivano con i barconi nel nostro territorio. Quindi, invece di dare assistenza, si prevede una forma sempre più importante e massiccia di repressione. Quindi, questi sono alcuni aspetti che sono contenuti all’interno del disegno di legge. Poi ci sono delle norme che vanno a colpire gli stranieri, sono sempre più i più “sfigati”, come quella norma che impedisce allo straniero di avere un telefonino, perché gli impedisce di acquistare una SIM. Questa è una norma del tutto incomprensibile. La questione è che io devo essere identificato; tutti noi, quando compriamo una SIM, dobbiamo essere identificati e dobbiamo produrre un documento d’identità. Lo straniero può produrre il suo documento d’identità, può produrre il passaporto, la sua carta d’identità nazionale, ma invece prevedere l’obbligo di mostrare il permesso di soggiorno vuol dire, in qualche modo, limitare allo straniero irregolare da questo tipo di possibilità. Ma gli stranieri che arrivano in Italia affrontano tutti un periodo, tra virgolette, di illegalità, perché la maggior parte degli stranieri arriva qua in maniera illegale, perché non ci sono metodi legali per arrivare in Italia, e poi, nel corso degli anni, o sanatorie o attraverso un meccanismo fittizio del decreto flussi, in qualche modo, alcuni, non tutti, nel corso degli anni, riescono a regolarizzarsi. E quindi anche questa è una norma che va a colpire in maniera specifica lo straniero. Poi ci sono delle norme, mi sono dimenticato di dirlo, che vanno a colpire alcune persone per la loro appartenenza di tipo etnico, quasi delle leggi raziali, e mi riferisco a quelle norme che sono state proprio studiate per colpire i rom. Perché così sono, e sono, ad esempio, quella che prevede l’obbligo di carcerazione per le donne incinta o che hanno dei figli, dei bambini di età inferiore a un anno, per cui è prevista la possibilità ora di applicare il carcere. Nel senso che adesso non era previsto, nel senso che non è che adesso chi è incinta non potrà andare in carcere, è previsto un differimento della pena, nel senso che il legislatore ha considerato che sia degno di maggior tutela la questione del diritto al fanciullo rispetto a quello dell’ordine pubblico, giustamente. Invece, con questo disegno di legge, si elimina il differimento della pena e si rimette al giudice la possibilità di decidere se applicare o meno il carcere. Ma in alcuni casi non sarà neanche una questione discrezionale: in alcuni casi, in caso di recidiva, il giudice dovrà applicare per forza il carcere anche nei confronti di queste ragazze. Poi ci sono delle norme che prevedono un aggravamento di pena nel caso in cui i reati contro il patrimonio siano commessi nelle stazioni ferroviarie o sui mezzi pubblici. Quindi, anche questa è una norma per quanto riguarda il fenomeno che va a contrastare il fenomeno delle borseggiatrici, che in questo caso molto spesso sono di etnia Rom. Quindi vedete, sono norme molto, ma molto, direi quantomeno fastidiose, e hanno questo retaggio di razzismo. Secondo me, insomma, è un impianto così molto, molto repressivo. Poi ci sono ancora delle norme che vanno a combattere le ONG, quindi la questione del salvataggio in mare, ponendo ulteriori limitazioni nei confronti delle navi che fanno questo tipo di assistenza, prevedendo la possibilità di applicare delle sanzioni, come il sequestro delle navi, la possibilità di contestare il reato di resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dei capitani di queste navi. Insomma, questo è l’impianto del disegno di legge. Io direi che possiamo chiudere. Sì, anche perché poi sì, vedere un po’ se ci sono degli approfondimenti, delle questioni che magari possono emergere da domande o considerazioni. Anche perché qui, insomma, mi pare di capire che ci sono sindacalisti, lavoratori, studenti, operatori, mediatori culturali che in qualche modo possono essere coinvolti anche per il lavoro che fanno all’interno di queste cose, per cui c’è in qualche modo anche la necessità di approfondire queste questioni. [testo sbobinato non rivisto dall’autore] [A cura degli stagisti di ecoinformazioni]
Gli orrori del ddl sicurezza nei “comizi diritti” di Grazia Villa e Anna Morresi il 22 settembre a L’Isola che c’è.

