Memoria/ I Martiri di Cima
Un tiepido sole ha accompagnato martedì 21 gennaio il corteo al luogo dell’eccidio dei sei “Martiri di Cima”, dal lungolago al cimitero della frazione di Porlezza. Un evento che si svolge da molti anni per iniziativa dell’Anpi Sezione di Dongo, Cittadini Insieme e Comune di Porlezza. Bellissima come sempre la partecipazione di alcune decine di studenti delle locali scuole medie superiori accompagnati dagli insegnanti; in testa al corteo la corona offerta dal Comune di Porlezza, le bandiere del Comune, delle sezioni Como, Dongo e Lario Occidentale dell’Anpi, dell’Associazione Finanzieri e dell’Associazione Carabinieri e vari labari delle locali sezioni degli Alpini.
Attraversando il paese è stata fatta una prima tappa dove i sei giovanissimi partigiani, scesi a valle per il gelo e la fame, furono sorpresi grazie a una delazione e convinti dopo uno scontro a fuoco ad arrendersi con la falsa promessa di avere un regolare processo, una seconda tappa sulla collina lungo la Via Crucis, dove il parroco li confessò e diede loro l’assoluzione mentre venivano condotti al luogo dell’esecuzione, contro il muro del cimitero. La loro storia è stata sinteticamente ripercorsa da Riccardo Lisi, ricordiamo i loro nomi: Giuseppe Selva “Peppino”, Angelo Selva “Puccio”, Enzo Ferrari “Filippo”, Andrea Capra, Gilberto Carminelli, Livia Bianchi “Franca” alla quale fu offerto di avere salva la vita ma scelse di restare con gli altri sorreggendo fino all’ultimo un compagno ferito, e per questo è stata insignita di una medaglia. (Un giovane biker come lei originario di Melara ha affrontato nottetempo un viaggio di quattro ore e mezza da Trento in moto, per essere presente a queste onoranze del 21 gennaio).

All’arrivo, dopo l’esecuzione dell’inno nazionale e poi dell’inno del Piave “in onore dei caduti”, è stata posata la corona, benedetta dal parroco don Giorgio; si sono poi alternati alcuni membri dell’ANPI e alcuni studenti per momenti di riflessione su pagine preziose di vari autori: dalla Preghiera del Ribelle di Teresio Olivelli a “Camerata Kesserling” di Carlo Calamandrei, da “Oltre il ponte” di Italo Calvino a “Odio gli indifferenti” di Antonio Gramsci.

Riccardo Lisi ha rievocato i ricordi di sua madre bambina che dapprima vide “sparire” da scuola la maestra e una compagna di classe, ebree, poi dovette fuggire come tanti altri sfollati mentre le bombe distruggevano la sua casa… e ha parlato del clima di paura in cui si viveva durante la guerra e sotto la tirannide: «La paura è l’inizio della dittatura». Ha rivolto anche un commosso pensiero a Umberto Savolini, scomparso durante il Covid, che tanto si adoperò per far crescere l’evento di Cima.
A queste riflessioni si è riallacciato anche il sindaco Sergio Erculiani per un toccante discorso rivolto ai giovanissimi, che ha invitato a immaginare l’affastellarsi dei pensieri di quei sei giovani poco più grandi di loro (avevano dai 17 ai 26 anni) mentre andavano a morire; ha sottolineato come la differenza tra loro e coloro «che avevano le armi in pugno» era che loro seguivano un ideale e una passione civile, mentre gli esecutori erano solo indottrinati e seguivano primitive emozioni, asserviti senza capire ciò che stava accadendo all’Italia e capaci solo di giustificarsi (come fece anche Eichmann durante il processo) dicendo di aver «solo eseguito degli ordini». Il sindaco ha quindi sollecitato i ragazzi ad acculturarsi per non permettere a nessuno di dire loro cosa devono pensare, per essere cittadini attivi e non indifferenti, per difendere la democrazia che non dev’essere data per scontata in quanto oggi ci sono altre minacce: l’economia che detta le sue leggi e si sostituisce alla politica, un certo tipo di “politically correct” che «cambia le parole» (anche spostare gli internati da un campo di sterminio all’altro era chiamato “cambio di residenza”, inviarli alle camere a gas era una “soluzione sanitaria”…), e «le parole sono importanti perché il linguaggio, per capirsi, è stato la più importante conquista dell’essere umano». E infine di essere sempre fieri delle proprie convinzioni.
Hanno concluso proprio i ragazzi con il canto, accompagnato da chitarre, tamburelli e un flauto traverso solista, di “Fischia il vento” e “Bella Ciao”. [Gigliola Foglia, Anpi, per ecoinformazioni – fotografie Gigliola Foglia, Fulvio Sestagalli]





