Anpi

Programma

In occasione della festa del 2 Giugno, associazioni, partiti e sindacati – con il coordinamento dall’ANPI provinciale di Como – presentano un ampio programma di festeggiamenti e approfondimenti, articolato in due momenti per coprire l’intera giornata.

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Riconoscere lo stato di Palestina per disinnescare odio e violenze

Condannare la violenza e dire due stati per due popoli non basta, bisogna riconoscere lo stato di Palestina per disinnescare odio e violenze. In una lettera indirizzata ai principali leader politici italiani, i presidenti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Acli, Arci, Libera, Legambiente, promotori della conferenza stampa del 24 maggio (disponibile per la visione a questo link), chiedono una presa di posizione politica forte, una valutazione ragionata e volta alla concreta affermazione dei valori di pace in grado di avere un peso effettivo (e non solo di facciata) nella risoluzione del conflitto.

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No al fascismo sul Lario/ Dopo l’incontro con il Prefetto

L’incontro con il Prefetto di Como, dott. Andrea Polichetti, richiesto con urgenza dalle realtà antifasciste del territorio comasco in vista delle preannunciate manifestazioni fasciste del 2 maggio, si è svolto questa mattina – con la partecipazione di Guglielmo Invernizzi (ANPI provinciale), di Danilo Lillia (ANPI Dongo) e di Matteo Mandressi (segreteria Camera territoriale del Lavoro di Como) -, ma non ha prodotto novità di rilievo. Permane infatti, tra le autorità pubbliche, una sostanziale sottovalutazione della gravità, anche dal punto di vista istituzionale, di tali manifestazioni di riproposizione del passato fascista. Di seguito il comunicato steso dall’ANPI provinciale, a nome di tutte le realtà antifasciste e di tutte le persone che hanno sottoscritto l’appello della sezione di Dongo, dopo l’incontro di questa mattina.

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1940 – La catastrofe/ Simona Salustri

La storica e docente dell’Università di Bologna Simona Salustri affronta la situazione economico-sociale e il tema del consenso del fascismo nel periodo antecedente l’entrata in guerra, ed entra poi nel merito della situazione dell’“economia di guerra” e quindi delle conseguenze sulla vita quotidiana delle persone.

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1940 – La catastrofe/ Gianfranco Pagliarulo/ La catastrofe 80 anni dopo

Il presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo in questo intervento compone una sintesi essenziale degli scopi e delle risultanze del convegno “virtuale”, ripercorrendo le varie problematiche affrontate da tutti gli interventi, e riportandole anche all’attualità, inserendole cioè nella concreta pratica politica dell’Associazione.

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Anpi/ Draghi senza antifascismo

L’Arci di Como sottoscrive l’allarme dell’Anpi nazionale che denuncia quanto sia preoccupante l’assenza di ogni riferimento all’antifascismo nel discorso del presidente Mario Draghi. Per l’Arci non esiste spirito repubblicano senza Repubblica e quella italiana è nata dalla Resistenza alla barbarie nazifascista.

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Cima, la memoria e il futuro

Martedì 21 gennaio, come ogni anno, l’Associazione Cittadini Insieme di Porlezza ha organizzato la commemorazione dei martiri Partigiani di Cima, insieme ad Anpi – relatore ufficiale l’Avv. Giuseppe Monti – e con la presenza del Sindaco di Porlezza Sergio Erculiani. I veri protagonisti della cerimonia sono stati però i giovani dell’istituto Vanoni, che hanno raccontato il loro incontro con Liliana Segre

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27 settembre/ Truppe indigene nelle colonie italiane/ Anpi Monguzzo con Matteo Dominioni

Il 27 settembre alle 20,45 lo storico Matteo Dominioni terrà una relazione sulle Truppe indigene nelle colonie italiane nella Sala Consiliare del Comune di Monguzzo in via Santuario 11 a Monguzzo. L’Anpi invita alla partecipazione: che la sala sia piena o vuota avrà un forte peso politico. Seguirà dibattito e rinfresco. [DN, ecoinformazioni]

 

11 giugno/ Anpi Monguzzo in piazza contro un’intitolazione coloniale

L’11 giugno dalle ore 20,30 si svolgerà un presidio, nel piazzale antistante il comune di Monguzzo, indetto dall’Anpi del paese.

Anpi invita ad unirsi alla loro protesta l’11 giugno, giorno dell’insediamento del nuovo Consiglio comunale, nel piazzale del Comune di Monguzzo per ribadire la condanna della scelta di intitolare una via del paese allo sciumbasci capo Ibrahim Ali. Una scelta singolare che – giustificata da chi la condivide con il fatto che Ibrahim Ali fu decorato con la Medaglia d’argento al valor militare per la sua azione nella battaglia Cheren, in Eritrea, nel 1941 che vide le forze britanniche e del Commonwealth sconfiggere le truppe italiane – risulta, nel buio periodo attuale, una scelta sbagliata e provocatoria che assolve le colpe coloniali italiane e i crimini di guerra commessi.

L’Anpi distribuirà un volantino e chiederà un incontro con la nuova sindaca Marisa Cesana per far sì che venga cancellato dalle carte toponomastiche del paese la via Ibrahim Ali per ricordare invece un personaggio storico di altro profilo scegliendolo in accordo con tutti i cittadini e le cittadine di Monguzzo. [Si, ecoinformazioni]

Garantiamo l’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo


Arci, Anpi, Cgil, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e Tam tam di Pace: «Che cosa significa togliere dall’anagrafe i richiedenti asilo? In una parola: renderli invisibili. Facciamo qualche esempio: niente più cure mediche, niente più scuola per i minori, niente più possibilità di lavoro, niente più percorsi di accoglienza e integrazione. In pochi secondi si cancellano i diritti fondamentali, aumentando il rischio di marginalità e producendo, per un incredibile paradosso, illegalità invece di sicurezza.

Da questa analisi nasce l’appello partito da Modena e firmato da Arci, Cgil, Anpi, Coodinamento per la Democrazia Costituzionale e TAM TAM di Pace con il quale si invitano i sindaci ad un’azione di disobbedienza civile nel rispetto delle leggi: continuare ad iscrivere i richiedenti asilo nelle anagrafi nonostante il permesso di soggiorno rilasciato non sia più ritenuto, in base alla legge 132/2018, un titolo valido. A trovare la soluzione legale sono stati i giuristi del CDC di Modena, che hanno individuato – sulla base della giurisprudenza costituzionale e del D. Lgs. 286/1998 – un’interpretazione delle norme dell’ordinamento che consentirebbe, se applicata da parte dei sindaci, di procedere all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo ‘aggirando’ così il Decreto Sicurezza.

Oltre ai diritti negati ai richiedenti asilo – quindi intere famiglie che si ritroverebbero senza assistenza sanitaria, bambini e ragazzi lasciati a casa da scuola e fuori da contesti associativi fondamentali per l’integrazione, adulti senza più possibilità di lavorare – la mancata iscrizione all’anagrafe impedisce ai Comuni di sapere chi è presente sul proprio territorio, facendo scomparire le persone dal sistema di ‘controllo’ e quindi intaccando la capacità di gestire le necessità del territorio, tra le quali la sicurezza e la sua percezione da parte dei cittadini.

Che cosa faranno i richiedenti asilo una volta ‘usciti’ dal sistema di servizi e opportunità?

Diventeranno irregolari, andandosi ad aggiungere così al numero di quelli che lo sono già per altri motivi, con limitatissime possibilità reali di rimpatri. In questo modo, aumentando il senso di insicurezza, l’illegalità e la marginalità, non si fa altro che creare quell’emergenza di cui si parla tanto ma che, numeri e dati alla mano, oggi non c’è. Questo è solo un piccolo pezzo delle conseguenze dell’applicazione del cosiddetto Decreto Sicurezza, ora definitivamente convertito in legge (L. 132/2018), che si sta traducendo in morti in mare, divieto di sbarco a persone tratte in salvo dalle navi delle ONG, trasferimenti coatti e senza ragione di donne, uomini e bambini i cui percorsi di integrazione sono spezzati. Quella lanciata da Arci, Anpi, Cgil, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e TAM TAM di Pace è un’iniziativa concreta che vuole contrastare una deriva umana e democratica con l’invito ai sindaci ad accogliere questa interpretazione e disporre, in presenza delle condizioni evidenziate nel documento, l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, garantendo così i loro diritti fondamentali, senza alcuna disapplicazione della legge». [Arci nazionale

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