Insulti intollerabili/ Le minoranze abbandonano il Consiglio

Le oltraggiose esternazioni del sindaco Alessandro Rapinese pubblicate da Comozero evidentemente condivise dalla sua granitica maggioranza hanno per tutte le opposizioni superato il segno non solo della decenza, ma della possibilità di un confronto anche aspro ma democratico e civile. Le minoranze unite hanno presentato una preliminare e hanno abbandonato il Conisglio comunale riunito il 31 marzo. Il testo del documento.


«Si sa che lo scontro in consiglio comunale può portare a contrasti caratterizzati da toni polemici e anche asprezza di linguaggio, ma troppo spesso il sindaco ha superato i limiti consentiti alla dialettica politica.
Un conto è, infatti, il ricorso ad espressioni vivaci, l’uso di termini pungenti di disapprovazione, di parole severamente critiche, ma non può mai essere dimenticato il contesto istituzionale in cui un sindaco esercita il proprio ruolo, contesto che impone rispetto, correttezza formale – che, in realtà è sostanza – e non superamento di quanto strettamente necessario al pubblico interesse della materia trattata.
Il rapporto con i consiglieri, e in particolar modo con quelli di minoranza che rappresentano uno snodo fondamentale per il sistema democratico, non può mai prescindere dal rispetto della dignità.
L’utilizzo di espressioni gravemente infamanti o inutilmente umilianti, che sconfinano in gratuite aggressioni verbali o in parole volgari non può più essere tollerato.
Lei non può dimenticare di essere il sindaco della città e ha il dovere di tutelare non solo le regole della buona educazione, ma la dignità stessa della istituzione che rappresenta.
Da troppo tempo lei abusa del suo ruolo utilizzando durante i consigli comunali espressioni di disprezzo nei confronti della minoranza, espressioni di fronte alle quali il presidente del consiglio, che dovrebbe essere figura terza, di maggior tutela dell’intera aula, non proferisce parola alcuna.
Da troppo tempo lei, intervenendo sui media si rivolge ai consiglieri con espressioni aggressive e gravemente offensive, come accaduto recentemente nei confronti del consigliere Cantaluppi, al quale ha indirizzato espressioni volgari ed inaccettabili.
Questo è avvenuto anche in passato in altre occasioni, con l’utilizzo di un linguaggio che ha portato alla presentazione di una mozione di censura la cui gravità è stata sottovalutata dai consiglieri di maggioranza, i quali probabilmente non si rendono conto che non tutelando la dignità complessiva del consiglio comunale finiscono per non tutelare la propria.
Non è una questione personale. Qui si parla di istituzioni e del rispetto a loro dovuto.
Da parte di tutti. Tutto ciò non riguarda però solo i consiglieri comunali, in particolare quelli di
minoranza, che hanno peraltro diritto al rispetto della loro persona, prima ancora che
delle loro idee.
Offendere i consiglieri comunali significa infatti offendere anche l’istituzione della
quale fanno parte, il consiglio comunale, e quindi la città e anche i suoi cittadini, dei
quali tutti i consiglieri indistintamente, di maggioranza e minoranza, sono rappresentanti; in sostanza significa offendere la democrazia.
L’art. 54 della Costituzione della nostra splendida repubblica, come lei ci ricorda
spesso, afferma che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di
adempierle con disciplina ed onere.
E come ha sottolineato il presidente Mattarella: “questo riferimento alla “disciplina”
va anzitutto intenso come richiamo all’auto-disciplina”; auto-disciplina che dovrebbe
caratterizzare tutti, ma soprattutto chi ricopre ruoli di responsabilità.
La situazione ha superato i limiti di tollerabilità, culminata, come detto, con la volgare dichiarazione nei confronti del consigliere Cantaluppi.
Nel prendere anche atto che la maggioranza di questo consiglio non ha mai dato segno di voler prendere le distanze da questi comportamenti, non ci resta altra scelta che manifestare la nostra severa censura abbandonando questa sera l’aula del Consiglio, per dare un segnale forte contro il costante dispregio del ruolo pubblico ed istituzionale da noi ricoperto». [Tutt3 i consiglier3 di minoranza del Consiglio comunale di Como]

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