Testi/ Che genere di politica!

Testi di tutti gli interventi svolti nell’incontro Che genere di Politica, Saperi e pratiche nelle sale di Zenobia a Verona il 29 marzo 2025 a cura di alliev3 della scuola Castellini, impegnati in uno stage al circolo Arci ecoinformazioni di Como. I testi NON RIVISTI DAGLI AUTOR3 sono stati ottenuti da trascrizioni automatiche e migliorate con intelligenza artificiale. I numeri alla fine dei titoli si riferiscono ai diversi video. Guarda i video

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0247

Buongiorno anche a chi ci segue sui canali YouTube di Sinistra Italiana Veneto. Io sono Elena Comelli, Sinistra Italiana Milano, e insieme a tante compagne abbiamo dato vita a questo percorso che si chiama “Che genere di politica? Questione di politica!” Un po’ con il punto esclamativo e un po’ con il punto di domanda, è voluta la presenza di due segni di interpolazione. È un percorso che abbiamo avviato a metà dicembre a Milano per cominciare a interrogarci su quello che fosse davvero il ruolo e lo spazio dei generi all’interno di quella che è la politica, di quelli che sono gli spazi dell’amministrazione, i corpi intermedi in generale in relazione a quelli che sono i rapporti di potere.

Ora abbiamo questo percorso… In effetti, parlando di generi, anche la pluralità dell’ascolto non è un tema secondario. Non è un tema secondario, anche se non vi nascondo che nel preparare questa giornata qualcuno e qualcuna ci ha chiesto: “Ma siete ancora qui a parlare di genere con tutto quello che sta succedendo nel mondo? Con Trump, con l’Europa che si riarma, con il DDL sicurezza alle porte?” E la risposta è sì, siamo qui a parlare di genere proprio per quello, esattamente per quello.

Perché l’epoca che stiamo vivendo è un’epoca in cui la prevaricazione e la violenza dominano e sono giustificate e sostenute da quella mentalità e da quel pensiero patriarcale e colonialista che forse c’eravamo per un attimo illusi e illuse di aver messo in un angolo, e invece non è così. Ed è per questo che riteniamo che sia davvero fondamentale tornare a parlare di genere, di rapporti di potere e rivendicare che le differenze, le diversità, la pluralità delle identità e le pluralità che attraversano ognuna di noi siano un valore.

Giovane, matura, lombarda, veneta, italiana, con background migratorio, europea, di pelle bianca o di altri colori: ognuna di noi è attraversata da molteplici tratti che compongono la nostra identità. Pensiamo davvero che valorizzare le diversità e rivendicarle in questo momento sia un atto politico necessario. Noi rivendichiamo il diritto e il dovere di uno sguardo plurale sul mondo, uno sguardo che parta dai nostri saperi e dalle nostre pratiche.

Non è un caso che l’appuntamento di oggi parli proprio di sapere e di pratiche. Rivendichiamo il diritto e il dovere di uno sguardo plurale che parta dalle nostre relazioni e dalle nostre emozioni. Quelle relazioni e quelle emozioni che dall’appuntamento milanese ci hanno portato a dire: “Andiamo avanti, portiamo avanti questo percorso oggi a Verona e nelle prossime settimane in altri luoghi d’Italia.” Perché il dibattito, la ricchezza e il confronto che nascono da questi momenti di incontro e discussione sono quelli che poi ci accompagnano anche nella pratica quotidiana.

Siamo qui oggi per riconnettere e ricostruire quelle reti, quelle relazioni e quei legami che fanno parte di quello che vogliamo rivendicare e rimettere al centro: l’umanità. A Milano abbiamo organizzato due panel in cui, alternati a interventi di figure individuali, si sono messe a confronto amministratrici da una parte ed esponenti dei corpi intermedi dall’altra. Oggi, in una giornata lunga ma intensa e carica di contenuti, discutiamo e condividiamo saperi e pratiche.

Portiamo le nostre competenze, la nostra militanza, la nostra voglia di cambiare il mondo all’interno di partiti, associazioni, reti e relazioni. E lo facciamo perché vogliamo continuare a essere quella rete di femminismo e intersezionalità che sappiamo essere necessaria per costruire anticorpi contro la violenza e la prevaricazione.

Ricordiamocelo: non ci può essere anticapitalismo senza femminismo. Siamo fermamente convinte di questo e sappiamo che quegli anticorpi siamo noi.

Per cui, dopo questa breve introduzione, benvenute e benvenuti. Direi che possiamo aprire questa giornata che vedrà protagoniste tante voci. Anticipo gli interventi della mattinata, poi nel pomeriggio passerò la parola a Jessica Cugini, consigliera comunale di Verona, che ha già partecipato all’appuntamento di Milano.

Cominceremo con un dialogo tra Anna Rosa Buttarelli, filosofa e protagonista della Scuola di Alta Formazione per le Donne di Governo, e Maria Gabriella Branca, assessora e presidente dell’Assemblea di Sinistra Italiana. Accoglieremo poi Marco De Pasquale, segretario di Sinistra Italiana Verona, che ringraziamo per il contributo al percorso e alla giornata di oggi.

Interverranno anche Jessica Cugini, Irene Villa, Francesca Tornieri della Camera del Lavoro e, in chiusura della mattinata, Luciana Castellina.

Ora, chiamerei sul palco Anna Rosa Buttarelli e Maria Gabriella Branca, a cui chiediamo di ricordarci che non è sufficiente essere donne, ma che il contributo che diamo sta anche e soprattutto nel come lo facciamo.

Grazie a tutte per questo bellissimo evento, che ci riporta ai temi che viviamo ogni giorno nella nostra vita quotidiana, nel lavoro, nella famiglia, nella politica.

Interventi non soltanto con la letteratura e l’insegnamento che hai portato avanti per così tanto tempo, ma anche con una serie di laboratori di cose concrete e di studi che ti hanno portato ad avere questo grandissimo tipo di esperienza in questo campo. Quindi ti chiederei di partire da lì. Molte, molte grazie e buongiorno a tutte e a tutti, noi qua e anche collegati.

Io parto dall’entusiasmo, diciamo, che mi ha lasciato ieri pomeriggio la conclusione di un corso, che è un corso di formazione continua che la fondazione “Donne di Governo” ha creato. Un corso per amministratrici locali. Le amministratrici che si sono iscritte hanno caratteristiche differenti: sono sì consigliere, assessore, c’è una sindaca eccezionale di San Donà di Piave che ha portato ieri le sue consigliere. Poi ci sono avvocate, biologhe, neuroscienziate… il corso era veramente molto frequentato interdisciplinariamente, ma tutte queste, nelle loro varie specializzazioni, impegnate localmente.

Devo dire che, per come abbiamo impostato il corso, che è durato 6 mesi intensamente, ogni settimana, i risultati sono eccezionali di trasformazione soggettiva e anche di trasformazione delle pratiche di lavoro che stanno già realizzando.

Perché faccio questa premessa? Perché, dopo aver ascoltato i numeri che ci sono, che si manterranno così e forse diminuiranno, ve lo dico subito, con le capacità di lettura della realtà che si acquisiscono con il lavoro che si può fare, vanno bene nel senso che mi tocca dire di nuovo, per l’ennesima volta, che pure con la preoccupazione della “finta” rottura del soffitto di cristallo, il problema è che la quantità non ha mai dato origine alla qualità. E lo vediamo con le donne che sono ai vertici attualmente nell’Unione Europea, con la donna che guida il governo italiano e le sue… mi viene da dire “complici”.

Allora, a questo punto, io vi chiedo davvero, quasi pregandovi, di prendere atto di questo, cioè di prendere atto definitivamente: è una legge fisica, matematica, non so come dire, oltre che filosofica, che la quantità raramente si traduce in qualità. Quindi i numeri non ci devono spaventare né deludere. Perché a questo punto è meglio così, mi viene da dire, che ce ne siano poche nei governi attuali. Guardate in America: Trump si è circondato di donne. Quella che si è fatta fotografare dei giorni scorsi con i deportati alle spalle è una donna. Aumenta i numeri, lei e quelle che sono intorno a lei. Quindi, per il momento storico in cui noi siamo, che è un momento difficilissimo e gravissimo, e adesso vengo anche al punto per interloquire con te su alcuni temi, ecco, per questo momento storico, guardate, è meglio non essere complici.

Infatti, uno dei temi che voglio affrontare anche oggi con la presenza di Luana Zanella, che è una mia amica con cui collaboro da moltissimi anni, quando ero l’unica a sostenere nel femminismo radicale italiano una delle poche che andava bene che una donna del femminismo radicale andasse a farsi eleggere e andare a confrontarsi con le istituzioni. Quindi non sono certo una di quelle che stava pure praticando, io le straneità e insegnandola anche, ma è un’altra storia. Però non dissuadevo le donne amiche ad andare a farsi eleggere se potevano eccetera eccetera. Quindi, non abbiate sospetti su di me in questo senso. Io ho sempre sostenuto che se c’è un desiderio forte di governare, per l’appunto anche in senso stretto, va sostenuto da parte se lo manifesta una donna.

Il problema è la qualità di queste amministrazioni, delle amministratrici, delle deputate, delle senatrici, delle varie dirigenti, delle aziende, di quelle che hanno in mano la Banca Nazionale, quelle che hanno la Unione Europea che al di là di ogni parere popolare o meno portano dove vogliono portare eccetera. Quindi, il problema si ripresenta, credo, in maniera definitiva: non ci importa, non ci deve importare molto di quante siamo, perché là dove si dice le famose stanze dei bottoni… perché se quel bottone è la guerra nucleare, è meglio che noi non ci siamo. È meglio che una di noi non sia proprio lei a spingere quel bottone.

Quindi la realtà ci ha mostrato che era reale l’intuizione di decenni fa: cioè che bisognava andare, se si voleva proprio andare a confrontarsi con le istituzioni patriarcali (erano patriarcali, adesso vi dico perché non lo sono quasi più, tranne la guerra), ma poi bisogna anche essere formate per farlo, e formate in una maniera che permettete, non è quella dell’emancipazione. Perché quella dell’emancipazione vuole le quote, vuole continuamente riconoscimenti. No, bisogna essere formate in quella genealogia femminile millenaria che è quella di entrare autorevolmente nelle situazioni storiche e cercare di farle saltare in nome di una sapienza femminile che presidia la vita.

Allora, mettiamoci in mente questo: in questo momento storico, mi spiace turbare le menti di quelli che insistono sui numeri (sei tu, eh? tu hai dato giustamente delle indicazioni), ma in giro continuano a insistere sui numeri, ma non cambiano nulla, anzi peggiorano. Perché la complicità femminile verso politiche stragiste è gravissima, è gravissima. Mi vergogno per il mio sesso e mi chiedo com’è che spesso le deputate, le senatrici che abbiamo mandato là a calci nel sedere (scusate l’espressione, ma per riempire a volte i numeri delle quote riservate) non si alzano in certi momenti dal Parlamento, a un Senato e a una Camera, e escono nel momento in cui vengono approvate, e ovviamente passate, leggi che sono contro la vita. Non dico contro le donne, perché come sempre i primi provvedimenti in epoca di revanscismo misogino, come quello attuale, i primi provvedimenti, come vedete nell’America di Trump, anche, e poi arriveranno pian piano anche in Europa, se andiamo avanti così, sono per colpire l’indipendenza delle donne, chiamiamola autodeterminazione, che ci capiamo, ma anche addirittura alcune conquiste di quelli che chiamiamo diritti. E a volte neanche sono diritti, sono parte di quell’area dell’autodeterminazione, come la salute delle donne alias legge sull’aborto. Non è una legge sui diritti, è una legge sulla salute, il diritto alla salute, non diritto all’aborto.

E adesso entro proprio in un tema, diciamo, e mi rivolgo veramente a voi di Alleanza Verdi Sinistra, perché poche speranze ci sono in altre donne che ci sono in Parlamento in questo momento. E quindi, prima di tutto, la questione della cura. Intanto, un’altra piccola premessa: vedo che è arrivata Giulia Siviero, e quindi è importante, perché voglio dire un’interlocuzione con lei si era avviata e vorrei portarla avanti.

Allora, primo punto: quel che voglio comunicare è la questione di passaggio di paradigma. Noi non abbiamo più a che fare con il potere come lo consideravamo tempo fa, fino, mettiamo, 5-6 anni fa, perfino 10 anni fa. Ora siamo in un paradigma che per comodità chiamiamo dominio. Lo chiamo dominio, viene chiamato dominio da un po’ di tempo, ma sono tra… insomma, è un po’ che io dico: svegliatevi, non siamo più a dover combattere contro la suggestione o la seduzione del potere. Adesso il potere non seduce solo chi vuole far soldi, ma il problema è il passaggio di paradigma. Noi abbiamo a che fare col dominio.

Qual è la caratteristica del dominio su scala planetaria? Addirittura assorbito anche molte caratteristiche dei populismi di destra e a questo punto è gravissima la situazione, perché il dominio, come prima cosa, fa fuori le mediazioni. Allora, per essere tale, per essere tale, il dominio deve fare senza la divisione dei poteri parlamentari. Vedete gli attacchi al CSM, a questo, quest’altro, ma poi tutte le altre mediazioni. Perché nel populismo ha assorbito il contatto diretto tra leader e popolo, cosiddetto, no? Cioè le masse votanti, chiamiamole così, le masse indistinte votanti, quelle che vanno sedotte non col potere, ma con la parola.

Allora, abbiamo a che fare con l’attacco alle mediazioni, e queste sono di varia natura. E adesso c’è l’allarme sulla mediazione. La prima che ci deve essere è quella del pensiero e del linguaggio. Allora, ci sono già abbastanza libri in giro, diciamo, di autori/autrici dalla mente libera, non assoggettata a nulla, se non a un amore per la realtà, amore per la vita, amore per la verità delle relazioni, che lo dicono: finisce il pensiero, sta finendo il saper pensare che è una mediazione, la più preziosa.

Vedete che docenti nelle scuole non hanno più autorevolezza, non viene insegnato nelle università il pensare criticamente. Lo dicono le ragazze che registrano video laddove esiste, evidentemente sopravvive una coscienza, ma sono donne, sono donne che registrano video o all’inaugurazione degli anni accademici o quando si laureano, vedi la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove denunciano l’assorbimento totale dell’università italiana nel neoliberismo.

Allora, neoliberismo… io considero che sia vero che non c’è più femminismo se non c’è lotta contro il neoliberismo. Perché il femminismo, come dire, presidia da sempre, da millenni, la causa delle donne, ma non solo quella. Da sempre presidia la causa, diciamo, di tutti e di tutte, per la libertà di pensiero, di desiderio e di vita di tutti.

Allora, se oggi non c’è una presa di, come dire, uno scarto del femminismo che sta… che sta trasformandosi, attenzione, perché il femminismo delle origini, io sono una testimone del femminismo delle origini, io stessa sento la necessità di una trasformazione di pratiche femministe. Il femminismo è stato, soprattutto, molto pensiero. Tant’è vero che il pensiero della differenza sessuale che io, come dire, pratico e testimonio è chiamato ormai “femminismo filosofico” in Francia, dove sono stata recentemente a fare un tour. Sì, l’hanno chiamato così: il femminismo che io pratico e testimonio è femminismo filosofico. Cosa vuol dire per le francesi? Vuol dire che il femminismo lonziano, il femminismo della differenza sessuale è quello che tenta di lavorare più degli altri non solo sulle pratiche, ma anche sulla trasformazione dei paradigmi del pensiero e del linguaggio. È filosofico in questo senso. Non c’è da spaventarsi, diciamo, per questa… nel senso che è più… è meglio chiamarlo così che non femminismo del pensiero.

Ecco, allora dobbiamo fare questo passaggio. Se per come la vedo io, dobbiamo pensare che il patriarcato, come dice Lonzi, esiste solo, ormai adesso dico io, ormai nella guerra esclusivamente. Perché Lonzi diceva che i padri, diciamo, i patriarchi, quello che volete, i padri sono quelli che mandano a combattere i propri figli maschi. Quindi diceva Lonzi, basandosi su Hegel, che la guerra è il luogo del patriarcato per eccellenza. Se non fosse che attualmente siamo nel “Fratriarcato”, cioè siamo sotto il dominio delle lotte tra fratelli, per dire, non padri, ma parigo, diciamo così, genealogico e addirittura, a volte, proprio fratelli in senso antropologico, in senso geopolitico. Guardate le guerre in corso e capite cosa voglio dire. Sono guerre tra fratelli, come lo furono. E stanno riprendendo in forme di guerra civile, eccetera. E sono guerre civili, in qualche maniera. Quello che addirittura avevano quasi sconfitto gli ateniesi.

Cosa ci dice questo? Ci dice che siamo in un blocco antropologico dalla parte che attualmente domina il mondo, nel senso del dominio che vi dicevo. Allora, sono misogini e misogine le donne che collaborano, le ormai alcune le chiamano collaborazioniste, quelle che fanno vedere quella, ad esempio, americana, quella che fa vedere dietro di sé i deportati fotografati. Ecco, siamo ad un livello gravissimo di collaborazione femminile, diciamo, nel peggio del presente.

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Mantenendo la sua radicalità, ci informa dai fatti anche che forse continuare a parlare di genere non va bene, ma in senso storico non va bene perché il… Ecco, anche qui voi che siete come dire in ascolto, mi sembra in ricerca, ecco, mi pare che bisogna che lavoriate anche su questo punto, anche in Parlamento per dire o nei luoghi dove siete nelle assemblee di partito della vostra Alleanza. Cioè, continuare a parlare di genere son l’etica, l’epoca, perché il genere lo sanno ormai molti, questo è la rappresentazione abbastanza rigida di identificazioni che riguardano i sessi, i due sessi principali, e adesso… caratterizza il genere, caratterizza anche la richiesta di identità di genere.

Allora, la questione vi… vi ho detto, vi ho come dire comunicato quello che ho elaborato a forza di riflettere, di confrontarmi eccetera, che questa richiesta di identità di genere è un soccorso alla forma individualistica del diritto. Non solo, ma la formula identità di genere si sorregge a vicenda, cioè, sono forme identificative, forme di identità. Per esempio, se ci si identifica in un genere vuol dire che si ricomincia a chiudersi in una rappresentazione storica o delle donne, rappresentazione… eh, dico non conoscenza.

Do due risposte. Quella manina lì vuol dire che devo chiudere, sì, ecco, ho capito. Però, io ho urgenza di dire tre cose che finisco, no, perché… no, io non so come aiutare questa assemblea se non dico quello che ho in mente, eh. Ecco, allora ragionate su questo per favore, è una cosa che vi chiedo proprio in quanto siete alla ricerca, e la cura per fortuna, anche qui devo dire, è ancora a carico delle donne, non quella familiare, per carità. Lì ci vuole quello che ci vuole, i congedi parentali, tutto quello che volete. Ma la novità è che i congedi parentali da parte degli uomini, là dove sono concessi, non vengono chiesti. E se vengono chiesti, vengono chiesti per andare in vacanza. L’ho saputo ieri da un’avvocatessa che si occupa di queste cose.

Allora, attenzione, meglio che la cura stia in mano alle donne per ora, quella generale, perché non la sanno fare intanto. Diciamo, in molti, e se volete, l’unica questione è quella dell’aiuto in famiglia. Ecco, scusate.

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Annuncia molto pressante mentre Anna Rosa Bruttarelli parlava, io anche sentivo, ascoltavo, voglia di interventi, di interloquire durante la mattinata e il pomeriggio ci torneremo su tanti dei punti che hai sollevato e che sono fondamentali. Io adesso ridarei la parola a Maria Gabriela Branca, non per una replica, ma per un punto di vista aggiuntivo e poi procediamo con la giornata.

Grazie, no, certamente appunto tutti gli spunti che ci ha offerto secondo me potranno essere anche discussi ulteriormente nell’arco della giornata, proprio perché abbiamo tantissimo ancora da riflettere, soprattutto, come diceva Elena all’inizio, no, in un momento così tragico come quello che stiamo vivendo dal punto di vista delle innumerevoli guerre, ormai da 54 a 149, sono tutti i conflitti più gravi che ci stanno in questo momento ammorbandoci. Non c’è dubbio che concordo con quello che diceva Anna Rosa proprio sulla forma del patriarcato e sulla trasformazione del patriarcato. Da questo punto di vista continuo a essere assolutamente convinta che fintanto che l’agenda, dal punto di vista politico e quindi delle politiche che possono essere adottate, formate, create nell’ambito del Parlamento, quell’agenda non potrà avere determinati risultati. E quindi credo che l’apporto dal punto di vista della donna, a seconda della qualità della donna che arriva nella stanza dei bottoni o anche soltanto in un’assemblea dal punto di vista legislativo, alcune istanze possono essere portate avanti e diversamente, se l’agenda continua a scriverla la parte maschile della popolazione, ahimè credo che questo deficit continueremo a subirlo e ne abbiamo, come dire, una sequela di esempi davvero drammatici.

Quindi la qualità su cui dobbiamo puntare è quella a cui facevi cenno tu. Abbiamo assolutamente bisogno di formarci, di essere consapevoli, di essere molto più attente e, soprattutto, ai noi, dal punto di vista, come dire, della parte politica che noi rappresentiamo. Certamente abbiamo una serie di sensibilità in tutte le battaglie che stiamo conducendo e che tutti conoscete. Insomma, anche per quel che riguarda tutti i temi dell’identità di genere, siamo, come dire, tutti i giorni presenti in diverse manifestazioni in tutta Italia e stiamo cercando davvero di fare tantissimo da questo punto di vista. La nostra compagna Marielina Grassadonia a Roma ha fatto un lavoro straordinario da questo punto di vista imponendosi e quindi, anche se non è stata eletta, sta svolgendo un ruolo fondamentale per quel che riguarda lo sportello. Il lavoro credo che sia tantissimo e quindi dobbiamo, dobbiamo studiare di più questo, sicuramente. Grazie, vi lasciamo il microfono, il tago.

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Fondamentale non tanto dell’essere donne, ma dell’essere femministe, perché nel vitare sul palco il segretario di Sinistra Italiana Verona Marco de Pascale, io ci tengo solo ad aggiungere un puntino che poi spero che venga anche, anzi sicuramente verrà ripreso durante la giornata. L’obiettivo nostro, la grande ambizione direi citando anche un film che penso che tutti abbiamo visto, non è tanto, non è solo quello di portare più donne all’interno dell’amministrazione dei luoghi di potere, ma di portare il sapere e le pratiche delle donne, e sapere le pratiche femministe. Perché senza femminismo il neoliberismo, il capitalismo, il machismo e la guerra continueranno a farla da padrone. Ed è davvero con piacere che do la parola al segretario di Sinistra Italiana Verona, che ringrazio.

Grazie, grazie, grazie. Intanto insomma per l’occasione di aver organizzato qui a Verona, in Veneto, questo appuntamento, quindi questa seconda tappa. Per cui, ecco, mi scuso, sono dovuto uscire perché ovviamente telefonate a tutte le ore, sono sempre così quando si è segretario, tocca fare anche questo. Ma allora niente, proprio due cose giusto per dare un elemento di riflessione. Leggevo qualche giorno fa, l’abbiamo letto un po’ tutti insomma, l’organizzazione internazionale del lavoro che dava alcuni dati sulla situazione complessiva, diciamo alcuni numeri, poi da leggere come si diceva anche prima. Beh, un dato è quello dei salari reali, no? In Italia, 2008-2022, salari reali -8,7%. Ieri eravamo in piazza con i sindacati del settore metalmeccanico per chiedere il rinnovo del contratto, e questo è un elemento assolutamente fondamentale e centrale. L’altro dato che è connesso insomma, ovviamente, rispetto a questo, sul divario di genere. Allora, salario orario -9,3%, e sappiamo che poi per quello che riguarda invece il salario globale ci sono anche altri fenomeni che intervengono. Adesso sono tutte cose che naturalmente conosciamo, sappiamo, ci siamo detti varie volte. Per cui il tema del part-time involontario, il tema della maggior precarietà, anche il tasso di occupazione femminile che se non è l’ultimo dell’Europa 27, comunque tra gli ultimi. Insomma, quindi, cioè, siamo in questa condizione. Poi un’altra questione, quella della disuguaglianza per origine geografica, parità di lavoro. Il salario di un lavoratore o di una lavoratrice migrante è inferiore in media, secondo l’organizzazione internazionale del lavoro, in Italia, del 26% rispetto a un lavoratore o una lavoratrice non migrante. Allora, questo da questo cosa emerge? Da questo emerge che le politiche economiche in questi anni di fatto hanno penalizzato la forza lavoro, hanno penalizzato la forza lavoro in favore dei profitti, degli utili, degli extra utili, della remunerazione del capitale, e dentro la penalizzazione della forza lavoro hanno penalizzato in particolar modo alcune componenti: la componente femminile, la componente migrante, la componente giovane. E questo, diciamo, non è che è avvenuto perché il destino cinico e baro, no, è andato in quella direzione, ma è avvenuto perché sono state fatte delle scelte precise. Cioè, in nome del libero mercato, le differenze sociali si sono polarizzate, si sono aggravate rispetto a delle linee che sono quelle del genere, dell’identità di genere, rispetto a linee che sono quelle della provenienza geografica, rispetto a linee che sono quelle dell’origine di classe. Poi ci sono degli studi che dimostrano che quando si ha dei genitori non laureati è più probabile che nel corso della propria vita si abbiano salari inferiori, si abbia addirittura una situazione sanitaria peggiore. Questo a proposito della scensore sociale.

Allora credo che sia molto importante un appuntamento come questo per Alleanza Verdi Sinistra, perché noi dobbiamo mettere l’asticella esattamente a livello di cambiare alla radice questo stato di cose. E per farlo, la questione fondamentale, il punto fondamentale, è quello di adottare davvero fino in fondo e prendere appunti in appuntamenti come oggi un approccio intersezionale. Noi, come dire, dobbiamo stare, la sinistra deve tornare a stare esattamente al centro di questi nodi, di queste linee della disuguaglianza, con l’obiettivo di ribaltare questo ordine economico che produce questi effetti e produce il propagarsi di queste diseguaglianze. Allora, la lettura femminista, la lettura transfemminista da questo punto di vista diventa la lente con cui guardare anche a tutte le altre questioni. E credo che questo sia la centralità, l’importanza del lavoro che dobbiamo fare oggi. Diciamo, abbiamo l’occasione oggi, ecco, di approfondire. Noi ovviamente sappiamo lo stato in cui siamo, cioè, davanti a noi abbiamo la destra peggiore probabilmente degli ultimi anni. Anche questo ce lo diciamo spesso, c’è una destra che giustifica politicamente con la peggior misoginia, col peggior razzismo, con la peggiore omofobia il propagarsi, il perpetuarsi di queste diseguaglianze. Per cui non sono le battute di questo o di quest’altro, c’è un disegno politico alla base di questo, e dobbiamo sempre essere molto attenti da questo punto di vista e non lasciare mai nessuno spazio, voglio dire, a questo disegno. Verona, purtroppo, lo sappiamo, è stata laboratorio. Nel senso che Verona ha avuto tanto. Cito proprio due cose tanto per darvi il benvenuto in questa città. Nel 2019, il congresso mondiale delle famiglie, abbiamo avuto anche un sindaco che è stato condannato per istigazione all’odio razziale. Sempre per dire, no, come vanno in quale direzione vanno le cose. Però per chiudere, diciamo, su una nota invece positiva e di ottimismo, vedo anche Giulia qui in sala. Nel 2019, di fronte al congresso mondiale della famiglia, c’è stata invece una straordinaria risposta organizzata da Non Una di Meno, dal Movimento transfemminista, con 100.000, forse più persone, che sono scese in piazza per una risposta sociale collettiva contro quell’appuntamento, per costruire invece un segmento, un pezzo diverso. Allora, credo che questo sia, come dire, da lì stiano ancora germogliando una serie di cose. Noi abbiamo due appuntamenti e poi chiudo. Insomma, ringraziandovi gentilmente, chiudo: uno, l’appuntamento che è in campo, i referendum, referendum su lavoro e cittadinanza, che sono la priorità assoluta da qui a giugno. Secondo appuntamento, che è un appuntamento da costruire, ma dobbiamo costruirlo a partire da quello che ci diremo questa mattina, una grande iniziativa, una grande mobilitazione pacifista. Credo che questo debba essere l’altro grande filo conduttore, e a partire, diciamo, dagli strumenti che mettiamo nella nostra cassetta degli attrezzi, stamattina noi siamo in grado di costruire anche un appuntamento di questo tipo. Basta, l’ho fatta troppo lunga.

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“edere a chiunque ma in particolare a una donna che insieme alle compagne ha lottato per raggiungere una posizione anche di potere sì lo dico di potere esattamente quella di a quel punto sentirsi arrivata e rinunciare a quelle modalità a quella voglia di combattere a quella voglia di continuare ad essere di lotta oltre che di governo che poi è quella che ti fa perdere quella restituzione pubblica quotidiana di cui parlava Jessica ora mentre chiamo Irene Villa che è una filosofa femminista politica e adesso aggiungerò una cosa su un su un libro che ha scritto di cui il titolo è bellissimo mi permetto solo di tornare nella metafora calcistica che Jessica ha cercato di togliere dalla discussione quando si gioca in squadra ognuno ha il suo ruolo perché se tutti giocano lo stesso ruolo alla fine conta solo il fuoriclasse non conta il collettivo e chi cerca di giocare il suo ruolo in una squadra dove non si valorizzano tutti i ruoli alla fine viene vissuto come una spina nel fianco come una minaccia direi e cito minaccia perché Irene Villa ha scritto ha pubblicato un libro che si chiama La minaccia color lavanda la minaccia color lavanda color lavanda il lesismo poi il titolo completo l’ho scritto malissimo però il lesismo nella teoria femminista e queer c già in un mondo patriarcale maschilista la donna è vissuta come minaccia se poi la donna rivendica un suo ruolo una sua identità di genere sessuale non solo ha un’identità di genere sessuale non consola a quelli che sono i canoni della famiglia tradizionale ma addirittura la rivendica è una minaccia è una minaccia irene spero di no il libro ricorda questa storia delle della minaccia costituita delle lesbiche all’interno del femminismo anche no è una storia di cui forse occorre ancora oggi continuare a parlare e io vi ringrazio e ringrazio soprattutto Jessica per l’invito e anche per insomma per aver ricordato il titolo del mio libro e anche per le metafore calcistiche ovviamente io ho giocato a calcio lo sospettavate dalla mia espressione di genere e ed è così ho giocato a calcio ciò che giocavo a centrocampo e anche in difesa e lì ecco giocando a calcio ho capito forse per la prima volta da ragazzina la grandissima differenza tra cioè la gerarchia di genere delle nostre società cioè il calcio maschile milionari strapagati e io che insomma avevo come prospettiva quella di diventare quelle che ta vecchia che aveva definito le due lesbiche che tiravano caci al pallone ma non sto dicendo una cosa di 20 anni fa ma qualcosa di 5-6 anni fa ok ehm al momento sono appunto una ricercatrice indipendente si dice così praticamente quando si è disoccupate perché ovviamente ho appena finito l’assegno di ricerca a Verona e siccome lo sappiamo che in Italia la ricerca è continuamente definita e in questo momento sto come si dice sto cercando dei fondi per continuare a fare ricerca quindi sono una ricercatrice indipendente qui a Verona perché lo sappiamo vabbè Verona è sempre stata io sperocontinuerà a esserlo anche se non ho la certezza di questo una università è un centro di cultura di studi femministi e anche transfemministi io faccio parte appunto di Politess che è il centro ricerca politiche e teorie della sessualità che qui a Verona ha contribuito non solo a diffondere cultura e saperi LGBT ma anche partecipato attivamente insomma in momenti di in cui queste questioni hanno generato polemica anche all’interno del dibattito cittadino e cerco anche di fare ricerca in questo campo questo che vorrei ribadire non solo assistiamo ai continui di finanziamenti della ricerca in Italia ma io faccio ricerca nel campo della teoria femminista e quir quindi quelli che potremmo chiamare studi di genere e sessualità che in Italia io lo sottolineo tante volte anche quando vado all’estero a parlare non sono un campo di ricerca istituzionalizzato questo vuol dire che non esiste un codice che li contrassegna cioè esiste il codice per filosofia politica esiste il codice per storia esiste il codice per matematica non esiste il campo di studi di genere sessualità che è una realtà invece che negli altri paesi occidentali e non solo negli altri paesi occidentali scoperto anche nei Balcani per esempio è qualcosa che esiste anche da 40 anni quindi in Italia questo significa poi non avere non avere spazio non avere ruoli che le donne che le persone LGBT possono occupare per portare contenuti nuovi al dibattito pubblico su questi temi cioè per farvi capire un po’ il tema quindi in Italia noi non abbiamo gli studi di genere e sessualità come campo istituzionale riconosciuto però abbiamo lo sappiamo benissimo l’ideologia gender cioè questo fantasma che aleggia e che sarebbe pronto a convertirci tutti e tutte in mostri a quanto pare ecco io eh parto da da questa m da questa cosa che è stata già ribadita in altri interventi eh prima si parlava perché interrogarsi sul genere perché che che legame ha il genere ci dicono che è una questione superata ed è una retorica talvolta che si sente anche a sinistra cioè il genere la sessualità e la razza ehm come questioni culturali no si parla spesso di guerre culturali eh sempre un po’ anche da parte di certi intellettuali di sinistra italiani eh come se appunto fossero questioni che riguardano la cultura e non l’economia la vera materialità delle vite no ehm e in realtà il genere la sessualità e oggi lo vediamo tantissimo pensate alle retoriche di Trump e di Putin della nostra nostra della di Meloni insomma il genere la sessualità e la razza sono continuamente presenti nelle retoriche delle destre al governo ma non solo nelle retoriche anche poi nelle riforme e nelle leggi che attuano e che portano avanti e questo è appunto questo posso avere un po’ d’acqua scusami Kenny scusatemi devo chiederla forse prima di iniziare comunque c’ho la caramella se No ma l’acqua va bene vabbè scusatemi tanto e intanto vado avanti comunque mentre mentre aspetto e dicevo che appunto generesessualità e razza sono questioni continuamente presenti nelle retoriche anche nelle misure che vengono portate avanti e hanno lo dicevamo bene l’abbiamo già detto delle ripercussioni materiali sulle vite delle persone quindi non sono solo questioni culturali perché qual è cioè cos’è dove mettiamo la linea tra culturale e materiale dove mettiamo la linea tra culturale ed economico è evidente che queste questioni sono intrecciate il simbolico è intrecciato al materiale all’economico e dobbiamo come sinistra anche come già stato anche detto tenere cercare di leggere i fili di queste questioni cercare di leggere in maniera intersezionale queste questioni e anche opporci a quelle retoriche di sinistra quando ne parlano solo in termini meramente culturali perché non sono questioni solo meramente culturali grazie mille ecco eh lo dicevamo anche prima abbiamo visto che negli ultimi anni in Italia il tetto di cristallo è stato rotto da una donna di destra che al governo e a me stupisce un po’ sempre magari su questo tornerò anche dopo ehm che è spesso in realtà sola cioè è spesso accerchiata da uomini e questo è un punto importante che ci dice qualcosa anche della capacità della destra di utilizzare di portare al governo delle donne in realtà avendo attorno una una classe dirigente che è ancora non solo maschilista ma profondamente maschile proprio e si era già detto appunto che è importante in questo momento non essere complici cosa che condivido e un’altra cosa a cui abbiamo assistito negli ultimi anni in realtà non è nuovissima è la strumentalizzazione delle donne contro i diritti LGBT ok abbiamo visto negli ultimi Non è una cosa nuova perché le donne sono già state strumentalizzate contro i diritti dei migranti ok e quindi una chiave razzista islamofoba ma negli ultimi anni credo che la situazione peggiorerà per come le cose si stanno mettendo perché riesce a cementare il legame sociale questa questa questione abbiamo visto le le donne i diritti delle donne strumentalizzate contro i diritti LGBT eh e questo si questa questa strumentalizzazione l’abbiamo vista anche realizzarsi in nomine ok che sono state date a donne sedicenti o insomma donne femministe o sedicenti tali proprio perché hanno espresso posizioni pubbliche contro l’avanzamento dei diritti LGBT contro i cambiamenti culturali che stiamo vivendo su questi temi ecco la la mia visione qui è un po’ che non che non bisogna prestare in fianco a queste retoriche innanzitutto per un fatto per il primo fatto innanzitutto che rivittimizzano le donne cioè queste continue retoriche delle donne che devono essere protette dalla cancellazione donne che devono essere protette da i diritti di altre soggettività eh presentano sempre un soggetto che delle cioè presentano sempre il soggetto donne come un soggetto vittima e noi non vogliamo questo no vogliamo che le donne siano un soggetto politico non hanno bisogno di protezione eh e questo è da dire con forza no il primomotivo per opporsi a qualsiasi retorica che strumentalizza i diritti delle donne è ricordare questo fatto che le donne non hanno bisogno di essere protette hanno bisogno piuttosto che si cambino le loro condizioni di esistenza in qualche modo ok eh prima dicevamo è importante che noi rivendichiamo le differenze è importante che agiamo sul piano dell’educazione assolutamente ma anche è importante che lo facciamo sul piano della politica eh cioè mi ricordo credo di averlo letto in qualche passaggio di Elena Gianni Belotti però insomma lei diceva: “Noi possiamo fare un’educazione di genere paritaria io posso insegnare alle ragazzine eccetera eccetera che i ruoli di genere sono delle costruzioni culturali che le donne possono fare tutto” ma se poi tornano a casa e a casa chi si occupa della cena chi invece si occupa di portare i soldi chi guadagna di più che se è sempre se c’è sempre a casa poi quello schema di genere eh consueto patriarcale no potremmo dire ha voglia fare educazione di genere che cosa poi vede che cosa interiorizza quella bambina ma questo ci dice che l’educazione di genere e sessualità è importante la dobbiamo difendere anche perché è un’altra questione su cui l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi occidentali ma che non basta servono anche eh serve anche un impegno della politica serve anche un impegno delle istituzioni a che la cura in particolar modo venga collettivizzata no le donne sono state identificate no anche si lo diceva con la cura sono state la specie vinta dagli uomini no possono portare una una nuova visione dell’umano un nuovo modo di fare politica delle donne ma è anche importante che questo nuovo modo nuovo vecchio insomma che la cura venga collettivizzata diventi anche un’esperienza degli uomini diventi parte attiva della società e questo appunto lo dice anche la filosofia femminista italiana no la cura come esperienza arricchiente per tutti e tutte non solo per le donne no ed è importante secondo me che risottolineiamo questo tema perché l’educazione al genere la sessualità da sola non basta se non facciamo anche delle riforme istituzionali ok quindi partivo un po’ da eh da questa idea che dicevamo non dobbiamo non dobbiamo prestare il fianco a queste logiche che utilizzano strumentalmente le donne contro i diritti LGBT per legittimare politiche sessiste omofobe per legittimare politiche in realtà che non vanno nell’interesse delle donne non vanno nell’interesse di nessuno e nessuna se non della destra conservatrice che ha un altro progetto che è di quello di mantenere in vita quella realtà patriarcale che continua a mettere il bene comune ma farlo gravare sempre sulle spalle delle donne.””””””Noi possiamo fare un’educazione di genere paritaria io posso insegnare alle ragazzine eccetera eccetera che i ruoli di genere sono delle costruzioni culturali che le donne possono fare tutto” ma se poi tornano a casa e a casa chi si occupa della cena chi invece si occupa di portare i soldi chi guadagna di più che se è sempre se c’è sempre a casa poi quello schema di genere eh consueto patriarcale no potremmo dire ha voglia fare educazione di genere che cosa poi vede che cosa interiorizza quella bambina ma questo ci dice che l’educazione di genere e sessualità è importante la dobbiamo difendere anche perché è un’altra questione su cui l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi occidentali ma che non basta servono anche eh serve anche un impegno della politica serve anche un impegno delle istituzioni a che la cura in particolar modo venga collettivizzata no le donne sono state identificate no anche si lo diceva con la cura sono state la specie vinta dagli uomini no possono portare una una nuova visione dell’umano un nuovo modo di fare politica delle donne ma è anche importante che questo nuovo modo nuovo vecchio insomma che la cura venga collettivizzata diventi anche un’esperienza degli uomini diventi parte attiva della società e questo appunto lo dice anche la filosofia femminista italiana no la cura come esperienza arricchiente per tutti e tutte non solo per le donne no ed è importante secondo me che risottolineiamo questo tema perché l’educazione al genere la sessualità da sola non basta se non facciamo anche delle riforme istituzionali ok quindi partivo un po’ da eh da questa idea che dicevamo non dobbiamo non dobbiamo prestare il fianco a queste logiche che utilizzano strumentalmente le donne contro i diritti LGBT per legittimare politiche sessiste omofobe per legittimare politiche in realtà che non vanno nell’interesse delle donne non vanno nell’interesse di nessuno e nessuna se non della destra conservatrice che ha un altro progetto che è di quello di mantenere in vita quella realtà patriarcale che continua a mettere il bene comune ma farlo gravare sempre sulle spalle delle donne.””Noi possiamo fare un’educazione di genere paritaria io posso insegnare alle ragazzine eccetera eccetera che i ruoli di genere sono delle costruzioni culturali che le donne possono fare tutto” ma se poi tornano a casa e a casa chi si occupa della cena chi invece si occupa di portare i soldi chi guadagna di più che se è sempre se c’è sempre a casa poi quello schema di genere eh consueto patriarcale no potremmo dire ha voglia fare educazione di genere che cosa poi vede che cosa interiorizza quella bambina ma questo ci dice che l’educazione di genere e sessualità è importante la dobbiamo difendere anche perché è un’altra questione su cui l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi occidentali ma che non basta servono anche eh serve anche un impegno della politica serve anche un impegno delle istituzioni a che la cura in particolar modo venga collettivizzata no le donne sono state identificate no anche si lo diceva con la cura sono state la specie vinta dagli uomini no possono portare una una nuova visione dell’umano un nuovo modo di fare politica delle donne ma è anche importante che questo nuovo modo nuovo vecchio insomma che la cura venga collettivizzata diventi anche un’esperienza degli uomini diventi parte attiva della società e questo appunto lo dice anche la filosofia femminista italiana no la cura come esperienza arricchiente per tutti e tutte non solo per le donne no ed è importante secondo me che risottolineiamo questo tema perché l’educazione al genere la sessualità da sola non basta se non facciamo anche delle riforme istituzionali ok quindi partivo un po’ da eh da questa idea che dicevamo non dobbiamo non dobbiamo prestare il fianco a queste logiche che utilizzano strumentalmente le donne contro i diritti LGBT per legittimare politiche sessiste omofobe per legittimare politiche in realtà che non vanno nell’interesse delle donne non vanno nell’interesse di nessuno e nessuna se non della destra conservatrice che ha un altro progetto che è di quello di mantenere in vita quella realtà patriarcale che continua a mettere il bene comune ma farlo gravare sempre sulle spalle delle donne.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0254

“Una CG insomma, sindacato, un’organizzazione rappresentativa, facciamo le elezioni dei rappresentanti sindacali, la RSU che sono le persone che in primo piano rispetto appunto alla rivendicazione di condizioni di lavoro migliori, condizioni di vita migliore io in quell’azienda, ma parlo di quell’azienda a titolo esemplificativo, potrei farvi come dire di parlare di molte, della quasi totalità dell’azienda. In quell’azienda non riesco assolutamente a trovare donne che vogliano impegnarsi in prima persona in questo, non in eh, questioni astratte, oppure no, proprio in in questo, e quindi è questa un po’ la cosa che mi porta a riflettere. Io sento una urgenza, oltre che una necessità, a una maggiore, a trovare un modo per coinvolgere maggiormente le donne rispetto non tanto, dico, con la vita politica ma la vita sociale, perché poi credo che sia questa la questione. Si parlava anche, gli interventi che mi hanno preceduta, eh, parlavano di ehm cambio anche di pratiche, cambio di… però tutto questo io credo non si possa fare se non parte da una maggiore partecipazione delle donne a partire da dal proprio posto di lavoro, dalla propria famiglia, dalla propria comunità ed è questo che io oggi vedo sempre meno, un ritorno sempre di più alla all’individuo, alla solitudine poi, perché poi, e questo riguarda tutti, riguarda tutti, riguarda anche gli uomini, ma in maggior misura sicuramente e con maggiori ripercussioni sicuramente rispetto alle donne, che ritornano all’interno della famiglia, che ritornano all’interno di dinamiche di solitudine familiare, che non costruiscono, non provano a costruire, anzi in qualche modo rifuggono anche da meccanismi di costruzione di collettivo all’interno del posto del lavoro. Non sto nemmeno parlando di partecipazione attiva al sindacato, ma proprio anche solo di costruzione di meccanismi di solidarietà, di aiuto collettivo all’interno del proprio reparto, della propria situazione di lavoro. E siccome anch’io sono assolutamente convinta che non ci può essere un miglioramento della condizione femminile in una società capitalista, cioè il tema è quello, il tema è assolutamente quello, e però come possiamo provare, e questa è l’urgenza di oggi, come possiamo provare a ricostruire pratiche dal basso, appunto, che possano portare a un effettivo cambiamento anche della società? E rispetto, e chiudo con questa considerazione finale, eh che non che vuole essere problematica, lo è eh, nei posti di lavoro, nel… traia, eh una volta si diceva così, adesso non è più molto, è considerato anacronistico, ma secondo me dice bene eh tra la classe operaia. Guardate che la sinistra è in visibilio, è assolutamente in visibilio, la sinistra viene considerata, mh, e perlopiù ovviamente viene considerata come quelli che si occupano delle questioni di genere. Le questioni di genere che viene visto anche soprattutto tra le donne come una quasi nefandezza, e che si occupano degli immigrati, pensa, viene detto anche a me tanto: “Voi pensate solo a quelli con la pelle scura”, e mentre identificano la destra e l’attuale governo, che non è assolutamente e dobbiamo ovviamente fare lavoro di controinformazione su questo, ma la destra oggi viene vista come la parte politica che si occupa delle condizioni materiali di vita delle persone, riconoscono i bonus, danno il bonus per l’asilo nido, quindi rispetto alla famiglia, ai figli, danno il bonus, tutti quelli, c’è un bonus al giorno che si inventano, che ovviamente non sono minimamente risolutivi e minimamente, però eh come dire, sono quelli che si occupano delle condizioni materiali, mentre la sinistra non lo fa. E io credo che noi dobbiamo uscire da questa situazione, da questa condizione, altrimenti, uomini o donne che siano, non andiamo da nessuna parte. Grazie.”

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0255

Hola, Luciana Castellina e gestiamo il collegamento. Celeste, chiamare. Io ne approfitto giusto perché dagli ultimi interventi, un paio di considerazioni. Maria Pia ci diceva: “Trovo sempre più difficile trovare donne lavoratrici, operaie, che abbiano voglia di impegnarsi nel sindacato, questo è un temone, ma il temone vero è che nel momento in cui arretrano i diritti, arretrano le condizioni di lavoro, arretra anche la consapevolezza di poter giocare un ruolo, di poter avere una rappresentanza. Per cui, l’arretramento è battuto in parallelo e la vera sfida che abbiamo davanti come donne, come donne di sinistra, come uomini e donne di sinistra, penso che sia proprio quella di trovare modalità nuove, non diverse, nuove per promuovere la partecipazione, promuovere il protagonismo e visto che quando i diritti arretrano, diventa davvero fondamentale trovare appunto modalità nuove di lotta e di resistenza. Penso che Luciana Castellina, che insomma non ha bisogno di presentazioni, ma che tra le tante altre cose oggi è presidente di Arci, è una delle donne e delle persone che più di tante e tante altre ha questa capacità di attualizzare le modalità di lotta, di battaglia e di resistenza, per cui lascio la parola a Luciana. Luciana, ci senti? Ci senti, Luciana?

[Ritardo] Riesci a attivare il microfono? Ok, vediamo che stai parlando, penso ci sia un problema di volume, secondo me è lei che deve attivare. Posso… eccola. Risultato, vai vai!

[Musica] Non è così, Luciana, solo un minuto che c’è un problemino con l’audio. La cosa mista, perché quando c’è una cosa mista non si è ancora riusciti a trovare un metodo digitale per fare passaggio, sia tutto digitale o tutto presente, per stare. Se togli il tuo… faccio sentire.

Io raccomandazione che vi avrei voluto fare, forse ne avete pure parlato e io non ho capito. La prima preoccupazione riguarda l’Arci in generale, ma riguarda io credo in particolare le donne, perché le donne sono quelle più interessate alla cosa. Cioè lo spazio e l’attenzione che si dà ai problemi della transizione. È un problema generale, la transizione, un anno fa la stessa Commissione Europea l’aveva posta al primo posto. Come vedete anche lì hanno cominciato a cancellare. Il governo dice “No, non vi preoccupate, quando c’è il nucleare le energie rinnovabili non servono”, e poi avanti così non se ne occupano più. Il parlamento, sentite, figura parlare di transizione, di dove bisogna arrivare e bisogna cambiare tutto, non ne parla più nessuno. E le donne sono le più interessate, perché sono quelle più interessate a cambiare le cose come stanno, quelle che a cui questo mondo sta più fastidiosamente addosso, sono le donne. Perché come sappiamo sono stesso… il mondo è stato costruito pensando che ci fossero soltanto uomini, ma anche le donne e la cosa è diventata più complicata. Quello che io chiamo l’imbro del neutro, che c’è sempre un riferimento a un’identità neutra, ma quell’identità è quella dell’uomo. È stata cucita addosso anche alle donne e gliel’hanno data anche a loro, invece non era loro.

Parto da degli esempi concreti. Le donne sono le più interessate a disegnare un urbano diverso da quello attuale, perché quando hanno disegnato le città, le donne non avevano nessun potere. Oggi le donne ne hanno parecchio di potere. È una delle cose importanti che abbiamo acquisito, e credo che dobbiamo continuare a ripetercelo: siamo riusciti a mandare in galera i più potenti di Hollywood, e questo potere qua non era mai capitato prima. E quindi oggi dobbiamo dire vogliamo la transizione, perché nella transizione c’è un ridisegno del modo in cui si vive, si abita soprattutto. E questo è diverso, è diverso. Ci basta pensare a una questione: l’urbano va rifatto perché va risolto il problema dello spreco di energia, della necessità di risparmiare energia, ma anche di vedere in che modo bisogna organizzarsi la vita in modo diverso, perché non sia più sprecata l’energia. E poi perché bisogna anche, quando si dice questo, bisogna andare a rivedere come sono le funzioni dell’abitare.

Le funzioni dell’abitare sono state pensate naturalmente con l’idea che la donna tanto pensava lei a risolvere i problemi. Oggi noi dobbiamo porre con forza la questione che la città va ridisegnata in modo tale che si tenga conto della necessità di socializzare il servizio di cura, che non è soltanto quello di rendito, ma di tante funzioni dell’abitare che devono essere rese, diciamo, collettive. Che la società, il sistema, se ne deve occupare, non soltanto le donne. E questo è una questione, come si fa a farlo? Viviamo in un momento di crisi della democrazia che esplode, che si vede da tutte le parti, e siamo ormai, infatti, guardate anche i film, si occupano dell’extraterrestre ormai, tanto è difficile guardare che sta succedendo nel nostro mondo, in cui è possibile che il presidente degli Stati Uniti dica no, a me mi serve la guerra, credo che…

Quindi, noi dobbiamo tornare a cose che fra l’altro erano state dette da Gramsci, da Rosa Luxemburg, eccetera: ad avere forme di democrazia diretta. I cittadini devono riappropriarsi di funzioni che sono state o nelle mani del privato o nelle mani di una burocrazia statale. Dobbiamo dal basso e dai quartieri cominciare a cambiarle noi, e dobbiamo fare questo. Io sento poco, devo dire, del dibattito sul civilismo nell’azione pratica, soprattutto delle donne, in particolare noi stiamo poi dentro l’Arci, quindi abbiamo una condizione privilegiata, perché abbiamo, per fortuna, un rapporto con l’attività dei circoli dell’Arci più simile a quella che c’è, di cui abbiamo bisogno noi. Io credo che noi dobbiamo avere una funzione dirigente del processo di transizione e dell’urbano e dell’agricolo, naturalmente. Guardate, oggi c’è un bisogno enorme che i giovani tornino a lavorare nelle campagne. Il mestiere del contadino è oggi il mestiere più moderno che c’è, perché tocca uno dei problemi più urgenti da risolvere, ma per le donne è più complicato ancora che per gli uomini. Tornare a fare il contadino, per fare il contadino per gli uomini, in generale, bisogna avere le risorse, bisogna che sia riconosciuto il valore, l’importanza di far lavorare la terra. Che vi va anche a trovare le forme per finanziare il contadino che non può andare da solo, essere stato assegni a ritrovare il pezzetto di terra che il bisnonno, che era emigrato alla Fiat, ha lasciato di coltivato nel mone.

Le donne ne hanno più bisogno per un’altra ragione, perché tutto l’agro agricolo, la campagna, è rimasta familiare nella tradizione e le donne non hanno mai avuto il potere di poterlo fare. Che in Cina, quelli che scappano dalla campagna sono soprattutto le donne, perché il padrone, chi gestisce la terra, è l’uomo e la donna non ha nessuna luce di capitolo. Ecco, e questo è un problema particolare che bisogna in qualche modo affrontare. Come si fa? Credo che dobbiamo, che i gruppi femministi debbano lavorare molto di più insieme ai comitati di quartiere, che oggi sono una realtà in sviluppo. È importante cosa devono fare? Credo che la prima cosa che bisogna fare è che cominci a discutere insieme al fine, fatto editi, perché sono gli editi che devono rammendare la città. Non si possono più fare le identificazioni, i 50.000, 1000 appartamenti, quando ci si pone il problema dell’abitare, perché non si può più celificare la terra né, possibilmente, neppure di 1 cm. Quindi bisogna individuare la città e rammendarla in modo tale da rispondere alle questioni poste dalla transizione e poste dalle donne.

E quindi, io ho provato a fare la prova assemblea con gruppi femministi, gli edili e di sicuro che è stato molto interessante, perché stessi non era mai venuto in mente che forse bisognava costruire le cose. Bisogna avere l’apporto delle università, delle facoltà urbanistiche, degli architetti, cercare altri soggetti sociali con cui i ministri devono parlare, devono parlare. Perché dobbiamo investire di ciò, nella nostra domanda, della nostra richiesta. Non sono fatto in qualche modo affermare, o noi abbiamo già affermato che siamo abbastanza intelligenti per fare anche quello che fa il… dove qui non abbiamo più questo problema da rivendicare.

La maggioranza della magistratura, la maggioranza del settore sanitario, anche fra i manager, siamo molto più di quanto lo dicevamo, solo che non abbiamo cambiato la società per consentire che fare questo lo si faccia in condizioni che vanno bene anche le donne. Tanto vero che quando andiamo a guardare i dati, questa fede viene fuori che siamo la maggioranza di tanti mestieri, però quelli che fanno con lo stesso mestiere, gli uomini hanno figli al 95%, le donne al 30%. Vuol dire che per poter fare tutte le cose che vogliamo fare e che abbiamo diritto di fare, dobbiamo però sacrificare una cosa che ci interessa o anche ci vuole interessare. Può essere, le donne hanno dito di fare altro, ma però un gran numero di donne penso che c’abbiano voglia di fare figli e devono poterlo fare, anche parlo magistrate. E allora diventa assolutamente essenziale che si ridisegni il modo di essere della società, del quartiere, eccetera, in modo che tutto questo sia possibile. Il quartiere, il quartiere è diventato il solo posto dove è possibile sperimentare nuove forme di democrazia, organizzata in un momento che palesemente il modello della democrazia delegata, del Parlamento, eccetera, è in crisi, perché non ci sono più i canali di comunicazione fra i cittadini e le istituzioni. Perché il potere non è più nelle mani, diciamo, dei parlamenti nazionali e neppure del Parlamento europeo. Ormai le decisioni importanti vengono prese tutte sul mercato globale e preparamente dai grandi gruppi finanziari ed economici. Ma sul quartiere possiamo incidere per riorganizzare almeno il territorio e lì a conquistare anche un potere egemonico per dire come vogliamo rifare il mondo.

E allora io credo che dobbiamo cominciare a vedere che cosa possiamo fare e cercare tutti quanti, come dire, i soggetti sociali che possono insieme a noi porsi questo problema. Ma il progetto deve essere fatto e diretto dalle donne. Rifare, affrontare, riacchiappare la transizione, riimporre il problema della transizione, impostaci dalla catastrofe ecologica che adesso viene addirittura irrita, sulla fine della biodiversità che con l’arrivo di eccessiva urbanizzazione inizia a far paura di vera e propria etica democratica.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0256

Luoghi da cui ricominciare, ricominciare a ricostruire quei legami, quelle battaglie, quella riappropriazione degli spazi e dei diritti di cui si sente bisogno più che mai. Allora lo so che se c’è qualche milanese che sta seguendo, quella parla sempre di via Padova. Allora, io a Milano vivo in un quartiere profondamente multietnico, il quartiere multietnico per eccellenza, via Padova. Anche se in realtà non è il quartiere più multietnico, ma ormai è entrato nella narrazione pubblica come quello. Cosa sta succedendo in via Padova? Questo penso che sia un passaggio fondamentale.

15 anni fa, quando ai noi era sindaca, e sottolineo sindaca, di Milano Letizia Moratti, in via Padova abbiamo avuto forze dell’ordine, esercito, un presidio costante del territorio, al che le associazioni, i cittadini, gli abitanti e le abitanti del quartiere hanno preso parola, hanno preso spazio e hanno rivendicato il fatto che no, noi non siamo un quartiere pericoloso, siamo un quartiere in cui mondi, culture, storie diverse si intrecciano. E negli anni si è costruito un modo diverso di vivere il quartiere.

Dall’altro ieri siamo a zona rossa. Questo vuol dire che, se tu sei fermo, ti possono fermare perché magari hai un aspetto che apparentemente è minaccioso. A me, io non penso che a me mi fermino, lo sottolineo, a me mi, perché bene o male sono Bianchina, molto Bianca, donna, si vede che sono occidentale, apparentemente integrata, eccetera eccetera. Però in un quartiere così profondamente multietnico, così profondamente ricco di culture diverse, dove i problemi ci sono e sono problemi che sono aggravati e alimentati da quelle che sono le crisi mondiali: problemi legati a minori non accompagnati, ragazzi e ragazze di seconda generazione che semplicemente in questo momento non vedono la possibilità, non di un futuro, ma neanche di un presente.

Di fronte a una situazione di questo tipo, con una zona rossa che ci è arrivata addosso, oggi il quartiere tace. Abbiamo perso quegli anticorpi e quella capacità di resistere e rivendicare i nostri spazi che 15 anni fa ci ha portato a dire, anche con una certa arroganza: “via Padova è meglio di Milano”. Ora, questo ovviamente non riguarda semplicemente via Padova, non riguarda un quartiere di Milano, ma riguarda tutte le battaglie e le lotte che portiamo avanti quotidianamente, a partire da quello fondamentale per il diritto alla pace, a un futuro per il nostro pianeta.

Ed è per questo che davvero darei la parola a Oriella SAV, di “Donna in cammino per la pace”, con la quale concludiamo questa mattinata. Ti chiedo, mi dicono di tenere il microfono un po’ lontano dalla bocca, sennò da casa si lamentano.

Che genere di Politica!/ Saperi e partiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0257

Ringrazio per l’invito, per le cose che chi è intervenuto ha portato, che ovviamente animano poi la riflessione e le considerazioni che poi farò in conclusione. Intanto vi porto un’esperienza, che è l’esperienza delle donne in cammino per la pace, e mi scuso in anticipo per la velocità e il fatto di andare verso sommi capi, perché obbligatoriamente i tempi dell’intervento non mi consentono di dilungarmi su riflessioni che invece meriterebbero di avere più tempo.

Dicevo, vi porto un’esperienza, quella delle donne in cammino per la pace, a partire ovviamente dalla mia esperienza in questo movimento. Diciamo che nel clima di rinnovato desiderio di guerra per guerre che si potevano evitare, è rinnovato il desiderio, che è l’elemento di novità, perché se pensiamo alle guerre, probabilmente dalla caduta del muro di Berlino non c’è stato un momento dove non ci sono state guerre, ma è innegabile che in questo tempo agisce un rinnovato desiderio, la parte maschile lo sottolineo, di guerre. Ehm, al momento dell’invasione russa dell’Ucraina e alla sproporzione della risposta israeliana ai fatti del 7 ottobre scorso, mi sono trovata con alcune amiche a condividere e a mettere in parola ciò che in realtà in quel momento sentivamo, cioè uno scambio che si è dato molto attaccato al sentire, nella consapevolezza che là dove il sentire fluisce si apre l’ascolto, mentre invece… e dunque si apre l’ascolto in modo tale e porta a trovare punti di condivisione laddove magari la voce, la mente raziocinante avrebbe potuto generare sordità e portare divisioni.

Per sommi capi, le parole che sono state espresse in quel piccolo incontro che con amiche ci siamo date sono state il senso di impotenza davanti a ciò che stava accadendo e sull’assenza di ricerca di vie alternative che secondo noi potevano essere trovate. L’indignazione per l’assenza di contesto delle notizie diffuse dai mass media, i media mainstream e dai vari commentatori in quel momento, commenti sulla realtà della guerra, sul quotidiano che non veniva neanche nominato, che pure c’è nei luoghi dove si danno le guerre. Un’indignazione sulle diverse esperienze che ne fanno donne e uomini, e nonché sugli interessi economici, su questo si è taciuto, interessi economici che cominciano a trapelare in questo momento e economici e finanziari di un capitalismo onnivoro che muove al fondo le guerre. Altro sentimento che è stato nominato è stato l’imbarazzo per la pretesa innocenza dei paesi occidentali, quasi fossero non avessero qualcosa da rimproverarsi, e ciascuna di noi in quel contesto ha condiviso la necessità di non restare intrappolate nell’impotenza, la necessità di mantenersi lucide, non arruolate da una parte e dall’altra, ma se proprio era necessario, arruolarsi dalla parte della vita.

Altra cosa sottolineata è stata la necessità di esserci in prima persona, cioè assumendoci la responsabilità di prendere posizione, mutuando alcune modalità dalle migliori tradizioni che pure noi abbiamo incontrato nel recente passato e che hanno agito per la pace, costruendo la pace. Da questo incontro hanno avuto inizio l’esperienza di donne in cammino per la pace, dove l’accento però non è sul “noi”, noi non siamo gruppo, non siamo associazione, non abbiamo voluto definirci in un modo che attesti un noi, non parliamo di rappresentanza, ma ciascuna porta se stessa nella condivisione di un cammino. E qui l’accento è sul cammino, non la marcia che è molto militare. Abbiamo detto cammino perché solitamente il cammino si sa da dove inizia, ma non sappiamo dove porta, e per di più porta a valutare passo dopo passo, in primis in prima persona.

Ciascuno ha condiviso di raccogliere il testimone delle donne israeliane di Women’s Peace e di Women dunque erano Women of the Sun, palestinesi. Abbiamo deciso di vestirci in nero come segno di lutto, mutuando dalle donne in nero di antica altra realtà politica, di cui alcune di noi avevano fatto parte, con uno straccio bianco al braccio come segno di pace, di resa alla pace. Non c’è un’altra strada, l’altra strada è il silenzio, poiché in un clima sordante di parole che secondo noi sentivamo non all’altezza della tragedia che si stava consumando, non all’altezza dell’orrore della guerra, il silenzio può rivelarsi molto potente, può toccare oltre le parole. Tant’è vero che siamo andate per contagio. Questo non vuol dire che non abbiamo speso parole, ma nell’inizio, perché il significato dei gesti che andavamo facendo, abbiamo avuto cura di significarlo momento per momento, ma ha voluto dire che nel momento in cui decidevamo di esserci, per dire “non il nostro nome”, non siamo complici, siamo per costruire la pace, abbiamo agito in silenzio. E soprattutto ci siamo mosse in via relazionale, cioè ciascuna ha invitato altre, altre, altre a muovere azioni, a muovere presidi, quelli che si chiamano flash mob, in luoghi che ritenevamo più significativi. Nel giro di brevissimo tempo sono arrivate risposte da oltre un centinaio di città e paesi in Italia, cosa che sta ancora succedendo. Fra le iniziative, non perché non c’era un’iniziativa per la pace, non avremmo potuto concorrere a far vivere ciascuna di noi, poi in virtù delle proprie appartenenze ha fatto vivere tutte le iniziative che riteneva, ma l’elemento vero era di mostrare quella che era una differenza.

E perlopiù ci siamo rifiutate di accreditare quelle associazioni che in virtù di un passato che è stato un grande… può essere stato anche un grande passato, in realtà sono diventate scatole assolutamente vuote. Spesso volentieri ci troviamo davanti a promozione di manifestazioni, di iniziative e quant’altro da parte di sigle che magari anche affettivamente ci muovono, ma che in realtà non hanno più, e hanno perso la capacità di muovere alcunché. Ehm… cioè, dicevo che fra le iniziative, al posto di unirci o infilarci in discussioni su soluzioni che erano pensate dall’alto o nella distanza da chi non stava vivendo le situazioni di guerra, eh, evidenzio fra le altre quella dell’offerta alla città di Brescia, all’università, alle scuole superiori, la viva voce di racconti di due donne, Roby Damelin israeliana e Laila Alsek palestinese, donne che nel conflitto israelo-palestinese hanno usato la pace, costruendo, confluendo nell’associazione Circle of Parents, che riunisce appunto i parenti delle vittime del conflitto e osano la pace fra palestinesi e israeliani in terra d’Israele. Questa è Palestina, questa è politica delle donne.

Per la breve esperienza fin qui affrontata, ho imparato alcune cose, che considerazioni vi porto qui. La pratica adottata nella sua originalità si è dimostrata dirompente nell’essere colta nel provocare contagio e nell’essere vista, anche per la capacità di coinvolgimento che ha fatto leva sul bisogno vitale di pace, che è molto più diffuso di quanto noi vediamo e che definiremmo come attivisti per la pace. Dopo la riuscita di alcune tappe del cammino, in particolare quella che ha visto più di un migliaio di donne recarsi da Brescia fino alla base NATO di Ghedi, ha cominciato ad arrivare l’attenzione del variegato mondo dell’associazionismo e della politica, che io definisco tradizionale, la politica mista maschile per intenderci. L’attenzione ingenerata, ho imparato, può essere un grande vantaggio in sé, ma comporta molti rischi per le invenzioni che le donne mettono al mondo, soprattutto di incontrare strumentalità politica, senza generalizzare ovviamente, ma una strumentalizzazione da parte di chi comunque pensa di portare l’acqua al proprio mulino, visto che donne in cammino muovono contagio.

Il fatto di coinvolgerci in tante situazioni ha dovuto fare i conti anche con questa strumentalità: inviti che perlopiù hanno disconosciuto la scelta di esserci ciascuna in prima persona, cosa che noi abbiamo detto, scritto e continuamente ribadito, ma quella di chiamarci, coinvolgendoci come donne in cammino per la pace, come un’associazione uguale a tante altre. Quindi invitandoci, ma disconoscendo in realtà quella che era la nostra… il nostro significato e la nostra parola. Agli occhi della politica, di questa politica, non voglio dire sempre, non generalizzo, non di tutti gli uomini… comunque la politica delle donne, quando non è ignorata, diventa o quando non diventa insopportabile, e dunque da criticare o da ridurre, può essere perché, per la sua efficacia che mostra, può diventare interessante tanto da essere riferimento di seduzione, o tentativi di seduzione. Purtroppo va detto che questi atteggiamenti non sono ininfluenti neanche per le donne. Eh, per quella donna che decide di esserci attivamente in politica, del resto le donne sono presenti ovunque, e questo va detto, noi siamo ovunque. E io ribadisco anche, avendo ascoltato alcune considerazioni di stamattina, ho sempre considerato che laddove le donne non ci sono non è un giudizio sulle donne, e neanche sugli uomini, è un giudizio su quel luogo, su come funziona quel luogo. E allora il punto non è interrogare come portare le donne o come limitare la conflittualità maschile nei rapporti con le donne, ma è quello di andare a indagare quello che succede lì e che fa sì che le donne non lo ritengano interessante per sé.

C’è un protagonismo e una dimensione di sé femminile che abbiamo messo al mondo non per caso, cioè che abbiamo messo al mondo non per caso, che c’è anche costato e che oggi sa orientarsi, e lì dove non va, è, cioè va interrogato anche che cosa fa ostacolo all’esserci, rimanendo nella fedeltà a se stesse, nella dimensione piena di se stessa e di quello che si desidera. Io di mio, di mia esperienza, posso dire che io non vado più laddove io non sento una parola libera femminile. Che siano luoghi misti, luoghi abitati, io ho fatto 40 anni da sindacalista e ho frequentato i luoghi di lavoro ampiamente, ma io so che la libertà femminile può parlare ovunque, che è irriducibile, che la dimensione di sé, il rispetto di sé di una donna è irriducibile, anche a rischio, anche tanto da rischiare la morte.

Io lo dico perché sono d’accordo con chi prima di me diceva basta con questo vittimismo e considerare le donne sempre vittime. Le donne hanno un senso di sé così alto al punto da rischiare la vita. E se noi non facciamo vedere la forza femminile e non facciamo vedere che le donne non si piegano, cioè alimentiamo fra virgolette ovviamente, eh, non voglio banalizzare, alimentiamo l’idea che le donne si possano uccidere perché sono deboli. Io credo che questa cosa va assolutamente modificata.

Dicevo che dove preval

e la mediocrità, la pesantezza, il gioco di potere, i luoghi, cioè i luoghi dei conflitti, il conflitto che porta anche a risolvere le cose su una… sull’unico terreno, sulla guerra, è il luogo dove le donne non trovano davvero spazio, se non per essere congiuntura in qualche modo da gestire, sempre subordinata. Quindi nel caso specifico della guerra, le donne hanno la loro parola, ma come diceva qualcuno di voi, non bisogna farci prendere dalla retorica, nel caso specifico, dire “siamo noi a mettere la pace al centro, la pace…”. Questo lo diciamo, ma occorre farlo. Non basta.

Che genere di Politica!/ Saperi e partiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0258

Siamo a metà. Direi che possiamo interrompere perché, sebbene siamo donne, abbiamo anche un po’ di fame. Ci vediamo alle 2 per chi è collegato. Ci rivediamo alle 2:00 sul canale YouTube, per chi è presente ci rivediamo alle 2:00 qui, puntuali.

Che genere di Politica!/ Saperi e partiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0259

Persone che sono rimaste in sala, quelle che si collegheranno, riprendo un po’ il filo di stamattina. Siamo appunto al secondo appuntamento, il primo è stato a dicembre a Milano grazie alla rete delle donne di sinistra italiana Lombardia. L’idea è di metterci insieme per condividere pratiche e saperi del nostro far politica, far associazionismo e soprattutto far rete, perché la cosa che è emersa oggi è la necessità di essere anticorpi di resistenza e costruzione nei luoghi in cui siamo, soprattutto in quei luoghi dove viviamo momenti di solitudine. Questa è un’autocitazione per portare avanti dei discorsi e per portare avanti anche una serie di pluralità che all’interno di altre realtà non trovano spazio. Si è parlato della cura del collettivismo e di quanto il partito e AVS in questo senso può fare nel portare avanti varie voci di diritti, che lo diciamo sempre, i diritti si moltiplicano, non sottraggono. Per cui riconoscere diritti ad altre persone, ed è un discorso che facciamo sempre, soprattutto quando si parla di immigrazione, non toglie diritti agli altri ma in realtà li aggiunge. Come ricordava Elena stamattina, se i diritti non sono di tutte e tutti, vuol dire che in qualche modo è privilegio di qualcuno. Non rubo altro tempo perché abbiamo treni da prendere, per cui lascio la parola a Marta Nalin, consigliera comunale di Padova. Grazie [Applauso].

Grazie, grazie a Jessica e grazie a tutte le persone che sono qui e che hanno parlato questa mattina e parleranno dopo. Mi scuso già, purtroppo sì, faccio quella che poi deve andare via, quindi vi dirò qualcosa, poi purtroppo non potrò ascoltare chi parlerà dopo di me. Questa giornata si chiama “Che genere di politica: saperi e pratiche”, io mi concentro più sulle pratiche, perché sui saperi ci sono persone che sanno molto più e meglio di me. Vi racconto cosa mi è successo nel 2017. Nel 2017 a Padova è venuta una rappresentanza di Barcelona in Comú. All’epoca, Barcelona in Comú amministrava la città di Barcellona e ci ha raccontato, tra le altre cose, l’approccio con cui è nata, che loro hanno definito un approccio femminista. Ci hanno raccontato che, di fatto, per creare Barcelona in Comú, tutte le realtà esistenti a quell’epoca nella città sono arrivate in uno spazio con lo zainetto delle loro competenze, delle loro esperienze, l’hanno messo a disposizione di questo spazio, condividendole. Hanno messo a disposizione competenze ed esperienze con generosità, responsabilità e rispetto l’una per l’altra. Questo approccio che loro hanno definito femminista e che a me piace chiamare “ista” è quello che ho cercato di fare mio in tutto il mio percorso politico da lì in avanti. Non tanto un approccio di genere, quanto un approccio intersezionale. Mi colpisce sempre, io ricordo sempre quando Michela Murcia in un’intervista dice: “È vero, io qui come donna sono minoranza, perché tu sei un giornalista e il potere è per la stragrande maggioranza in mano agli uomini, però se in fianco a noi ci fosse una donna di origine nigeriana, ecco che il tema delle minoranze si amplierebbe molto.” E allora, l’azione politica in città che io, ma anche tutte le compagne e i compagni che lavorano con me, abbiamo e stiamo provando a mettere in campo, parte da due prospettive: una prospettiva differente, cioè la valorizzazione delle differenze, ossia mettersi nei panni delle altre persone, a partire da chi fa più fatica. E quindi, di fatto, chi non è uomo bianco benestante in salute di mezza età, cisgender eterosessuale. Questo ci consente di avere pensieri nuovi e di sperimentare strade nuove. La fantasia, oggi è venuta fuori tanto questa cosa da Irene ma anche da altre persone che hanno parlato, e la prospettiva municipalista, quella che dice che la politica si fa nei territori, perché lì è più immediato. Un legame spezzato porta a non crederci più e a non votare più alla fine. Quindi è lì, nei territori, che si fa politica in maniera più concreta. Due fatiche grandi in questo lavoro: lavorare con chi ha più interesse a fare cose comunicabili, a prescindere poi dall’effetto, e quindi poco importa cambiare le cose, importa di più che mi si veda. Per cambiare le cose serve tempo e confrontarsi con chi ritiene che ci sia solo una strada. Quindi la rassegnazione, anche un po’ la comodità di dire “Siamo qui, siamo in un sistema capitalista, siamo a questo gioco, a queste regole.” Io, prima nel 2017, sono stata eletta, sono diventata assessora. Con me c’era Chiara Gallani, assessora anche lei. Nel 2022 siamo state elette, io e Chiara, da ex assessore, ma l’assessore è diventato l’ex assessore con noi, che però non era stato eletto uomo. Questo lo dico per dire che poi le cose funzionano così. Noi due abbiamo creato una forte alleanza, Chiara, nel nome della connessione stretta che c’è tra giustizia ambientale e giustizia sociale. Le sue deleghe erano all’ambiente e al verde e al lavoro. Le mie deleghe erano alla sociale, pari opportunità, casa, immigrazione e partecipazione. Allora, delle parole chiave sono sei, vado veloce: Covid, fare l’assessora sociale durante il Covid è stata una bella sfida. E allora noi l’abbiamo fatto nell’emergenza pensando che fosse necessario ripensare tutto, cioè proprio ripensare i servizi, e l’abbiamo fatto insieme, prospettive differenti per trovare la soluzione più efficace. In quel momento c’era bisogno di questo, e questo ci ha aiutato un po’ ad abbattere quello stereotipo per cui lo Stato fa una delega in bianco al privato sociale. Parlo nell’ambito sociale, soprattutto, e alla Chiesa in Veneto, insomma sappiamo che la Chiesa è particolarmente importante. E noi abbiamo cambiato, ci siamo seduti intorno al tavolo e da prospettive diverse abbiamo costruito dei servizi nuovi che hanno visto coinvolti il privato sociale, il comune, la Chiesa e i centri sociali. Il Pedro, per quanto riguarda Padova, questa è una svolta, un’esperienza, un esperimento non indifferente. E questo ci insegna che la coprogrammazione e la coprogettazione, che sono scritti nelle leggi dello Stato, possono funzionare. Abbiamo deciso anche di usare questi strumenti per creare servizi più efficaci, quindi non più il comune che paga cooperative e associazioni per fare un servizio a ore, cioè, “Mi servono 5 ore di italiano”, ma a me interessa che quella persona sappia l’italiano, che tu ne faccia tre o che tu ne faccia 15, poco mi importa. L’importante è questo, e questo si può fare grazie alla coprogrammazione e alla coprogettazione. Quindi, un po’ meno idea di gara d’appalto, un po’ più “sediamoci intorno al tavolo e costruiamo i servizi sulla base dei bisogni delle persone”. La partecipazione è una parola che mi sta a cuore, e sono contenta perché l’ho ritrovata nelle parole di Luciana quando parla della necessità di creare nuove forme di democrazia diretta, creare alleanze con la cittadinanza per costruire un terreno di dialogo con chi fa fatica a vedere il pubblico come qualcuno che collabora, se non qualcuno che aiuta, e la politica. Quindi, io credo che nei territori questo sia un lavoro fondamentale che una forza di sinistra deve fare. L’abbiamo fatto con il regolamento dei beni comuni, l’abbiamo fatto con le case di quartiere. Non vi vado troppo nel dettaglio. E poi le parole inclusione, intersettorialità, difficilissimo lavorare tra settori diversi dei comuni. Noi abbiamo messo insieme commercio e sociale, abbiamo messo insieme commercio e sociale per fare un regolamento contro le pubblicità sessiste, razziste, per esempio, oppure per valorizzare quei negozi che stavano attenti alle questioni legate alla famiglia, legate alla disabilità. E questo è una piccola, ma importante, vittoria. Poi, intersezionalità, transfemminismo, abbiamo a Padova aperto il primo centro contro le discriminazioni LGBTQI+ con il centro antiviolenza, un centro iscritto alla rete dire, quindi un centro antiviolenza femminista che fa con noi questa battaglia insieme alle cooperative che gestiscono i progetti contro la tratta. Le ultime parole, quelle che forse mi stanno più care, sono coraggio, fantasia e radicalità, sono parole che sono tornate negli interventi di tantissime persone che hanno parlato prima di me. In particolare cito Luciana e Oriella, la città che resiste a sinistra, ed a sinistra. No, Jessica ci ha detto quanto è faticoso resistere alle cose che anche un centrosinistra fa. Ogni volta che parlo con Jessica del suo sindaco, penso che il mio sindaco sia un sindaco illuminato, quindi torno a casa un po’ più contenta, per quanto il mio sindaco non sia proprio un uomo di sinistra. Però noi abbiamo fatto delle cose super, super importanti. Abbiamo concesso l’iscrizione anagrafica alle persone richiedenti asilo quando il decreto Salvini, quando Salvini aveva deciso che non dovevano essere, non doveva essere così. Abbiamo riconosciuto i figli delle coppie omogenitoriali, nonostante la legge. Stiamo facendo una battaglia contro il consumo di suolo, simile a quella di Verona, persa purtroppo, però l’abbiamo fatta. Stiamo facendo una battaglia contro le zone rosse, perché Padova, 209.000 abitanti, una città tutto sommato abbastanza tranquilla, ha avuto la prima zona rossa dopo Roma, Torino, Milano e Napoli. Cioè, stiamo parlando di realtà completamente diverse. Comunque, noi su questo stiamo lavorando. E allora concludo dicendo che stare in ascolto, mettersi nei panni delle altre persone, valorizzare la politica nelle città, non cadere nella trappola del pensiero unico, e quindi riassumendo, transfemminismo e municipalismo. Io credo che queste siano le parole d’ordine, le linee guida che devono guidare un po’ come è successo in Spagna. Se ripensiamo un po’, senza voler prendere proprio tutto quello che è successo lì, però l’azione di sumar con le confluencias, l’idea di guardare nel territorio per riportare poi a fare politica alle persone, per ricostruire quello spazio. Ecco, io credo che questo sia il lavoro che dobbiamo fare come Alleanza Verde di sinistra, dentro e fuori dalla nostra alleanza, e credo che questo sia importante. Abbiamo una grande responsabilità, è stato detto anche questo negli interventi precedenti. Io l’ho interpretato così, quello che avete detto negli interventi precedenti: dobbiamo allargare il nostro spazio politico nelle direzioni giuste. Siamo un po’ ceto medio riflessivo, siamo un po’ persone che, tutto sommato, abbiamo studiato, siamo persone tutte bianche. Ecco, io credo che abbiamo una responsabilità enorme, quella di offrire questo spazio che stiamo costruendo a sinistra alle persone che non hanno lavoro, alle persone che hanno lavori precari, alle persone sfruttate, alle persone migranti, alle persone con disabilità. E forse, per quanto sia d’accordo anche con quello che dice Oriella, forse i referendum che ci aspettano da qui in avanti possono essere un’occasione per provare a lavorare in questa direzione. Grazie [Applauso].

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0261

[Intervento 1]

La memoria ma vi cito, eh, per senso e cioè che i diritti iniziano nei contesti in cui abitiamo: la casa, la scuola, i nostri posti di lavoro. Ed è lì che se non esistono, vuol dire che non esisteranno neanche in piani più alti. Questo ci richiama tutte, tutti, a una… poco fa dicevamo una battaglia, ma dovremmo disarmare anche il linguaggio e quindi ci chiama a una responsabilità civile, chiamiamola a una resistenza, visto che da quella storia viviamo, e a 80 anni è bene anche ricordarci cosa accade dopo la resistenza, cioè che noi non potemmo sfilare accanto ai partigiani maschi.

Insomma, a proposito della sera in cui da cui arriviamo, eh, zone rosse… prima Marta lo diceva, e nelle città che ha nominato, noi dovremmo sottolineare una cosa, che si tratta di realtà dove governa il centrosinistra. E questa cosa qua, visto che anche a Verona da febbraio abbiamo due zone rosse: la stazione e i giardini di Pradaval, ci dovrebbe dire quanto noi dovremmo contrastare questa idea di sicurezza che passa attraverso più polizia e non più politiche sociali di presa in carico di cura. Cura è un termine che è tornato in vari interventi, e perché per noi la sicurezza è innanzitutto sociale. Sicurezza non è… E allora anche questo ce lo dobbiamo dire, che invece all’interno delle nostre maggioranze penso alla mia assessora alla sicurezza, eh, c’è una spalla su questo, perché noi viviamo un territorio, non so i vostri, ma a Verona la parola sicurezza e degrado sono le parole all’ordine del giorno, e sembra che le uniche risposte possano essere sempre solo quelle della destra: più pulizia, più presidi, più assunzioni della polizia municipale e le zone rosse, dove sono confini raziali. Noi questo ce lo dobbiamo dire, no, le zone rosse allontanano le persone che hanno prima… Elena lo diceva stamattina, delle diversità.

Allora, nel momento in cui c’è sempre più, eh, qualcuno più a sud di te e che sta peggio di te, in questo caso nei confronti di Marta, io… la necessità di far rete tra le varie province con Marta, poi arriverà Giulia, ci stiamo provando, no, di portare avanti delle emozioni che mettano in rete le città, i contesti in cui governiamo, proprio per sentirci meno soli. Eh, questa cosa qua con le realtà del territorio va portata avanti, perché noi lo sappiamo che in città siamo riferimento di quei contesti. Penso ad esempio per noi al Paratodos, che hanno un’occupazione di 35 ragazzi migranti che hanno contratto, ma non trovano casa. Allora, se queste resistenze non le intercettiamo noi e non siamo noi, insomma, il tramite, eh, è ovvio che poi si ricade in schemi che sono schemi della destra, e uno poi vota sempre l’originale, quindi torneranno quegli altri.

[Intervento 2]

Eh, se c’è… non la vedo più, Francesca, non c’è più. No, dopo… Eccola, allora scusate un attimo, facciamo un attimo una prova, così magari questa volta l’audio è micidiale e non abbiamo difficoltà. Se chiudi gli audio, io paro con questo. Francesca Rango, tu ci senti intanto che non è banale. Mi sento più… ci… Noi ti sentiamo. Tu ci senti? Ci senti? Qualcuno ha chiuso il microfono della sala? Prova a riaccenderlo un attimino. Una prova? Francesca, ci senti adesso? Ora sì, ora sì. Che sentiate anche me, perché ho la connessione… Con la sentiamo! Lei è per quello che avevo spento anche la campante. Poco… Io intanto la presento, Francesca Rango, OGS Bologna. Ciao a tutte.

[Francesca Rango]

Aspetta Francesca, non ti sentiamo… questo… Andiamo, andiamo come prima. Come vuoi, eh, arriverò, ma va bene. Sì, è possibile. Chiudiamo il microfono. Facciamo come prima. Prima funzionava per… forzionamo il Papa.

[Musica]

Sì, si sente male. Vado con sistema? Sì, già spento. Sì, sì. Ok. Un attimo solo che devo connettermi anch’io. Sì, va bene. Si fa… Ah, sì, continuaciare la noce… vedi? Sì, devo provare a chiuderla… questa… Tu sei… No, io adesso dovrebbe funzionare. Parla, Francesca, puoi parlare. 1, 2, 3… Prova…

[Musica]

Per favore, spegni il microfono. Non serve questo. Parla, parla. Spegni… Vabbè, lo spengo di qua. Puoi parlare, per favore? Mi sentite? Sì. Ok, perfetta. Ok. Mi sentite, ok? Sì. Sì. E posso quindi, sì… Eh… Ciao a tutte e tutti. Sono, eh, Francesca. Vengo da, vengo da Bologna. Faccio… chi ha italiana e in realtà sono di origini lucane, mi sono trasferita qui nel… nel 2018. E tanto mi dispiace non aver seguito la discussione, ma stamattina insomma ero al lavoro, quindi non… e ho fatto anche tardi, quindi non ce l’ho fatta a collegarmi a seguire la discussione e anche di un telemet che è stata molto, molto interessante.

Ehm, intanto vi ringrazio per l’invito. E intanto voglio ringraziare anche per l’intervento, perché a proposito di quello che avrei voluto parlarvi oggi, è proprio credo che le iniziative e le pratiche di cui parlava prima la campagna precedente, credo che a volte siano proprio motivi che spingono molte, eh, molte persone ad avvicinarsi in realtà come la nostra. Eh, io ho 25 anni, ho iniziato da far sentire più… adesso non si sente più, ma è lei non… non collegare… non si sente. Eh no, aspetta fermati… la passione, importanza di far politica, di far politica quotidianamente. E, ed ero… avevo la fortuna anche di essere circondato tra compagni e compagni che facevano sentire sicura che credo che questo… eh credo che ne avesse parlato anche prima sia uno dei motivi che spingono magari a essere all’interno di un’organizzazione politica e a essere… ad essere attiva, a creare, che inviti a creare l’istanza. Ehm, poi c’è stato un momento però, soprattutto dopo il trasferimento, in cui ero un po’ perso una scientezza universitaria con il Covid che non era complesso, insomma, essere… essere attivo però come tanto della… della mia generazione comunque l’interesse per il mondo che c’era fuori continuava ad essere vivo e… e aveva bisogno di essere… di essere ampliato, di diventare pratica ed esperienza.

Sono diventata sanitaria, infatti da lì che è partita, insieme ad altre compagne, l’interesse finalmente per, per anche perdana, dove ho incontrato anche persone come Donatella Albini che è stata una bellissima, una bellissima scoperta. E ciò che sono in realtà, ho avuto la fortuna a proposito di esperienza come aveva detto prima di poter finalmente parlare di quella che è la gestione del lavoro nel mondo in cui mi sono ritrovata a vivere, quello della sanità, in cui soprattutto soggettività come quella delle donne sono spesso eh marginalizzate, hanno difficoltà a vivere, conciliare vita lavoro in un contesto che già insegno dello… sfruttamento e che non tiene mai conto del carico emotivo e fisico che, eh, che comporta.

Ehm, credo che sia importante che una realtà come la nostra abbia iniziato a parlare anche dell’importanza dell’investimento almeno di quello che è stata la meraviglia, insomma, che un po’ eh per me è stato fantastico, assistamente ragionare di nuovo sugli investimenti e la cicità nella medione di genere specifica e per una formazione e cominciare a parlare della formazione del personale sanitario che potessi anche aiutare a rendere gli ambienti della sanità pubblica finalmente inclusivi per tutte le soggettività che la attraversano. Ehm, sono state pratiche idee che ho riscontrato tanto nel partito, ma quanto ancor più nella giovanile. E io appunto faccio parte della giovanile. Vorrei parlarvi anche della del… dell’angoletto sicuro, del del, in senso buono davvero nel l’angolo sicuro ci ha ritrovato nel nell’essere parte di quella comunità politica che credo abbia davvero le potenzialità per affrontare e ridiscutere la realtà che ci circonda e che finalmente anche ci stiamo anche ponendo, stiamo ponendo tutta la nostra attività politica e e sportivi anche sulla nostra modalità di avere a che fare con tra compagne e l’importanza anche della cura per quelle compagne e i compagni all’interno della nostra organizzazione.

E’ un posto in cui ho ritrovato un posto di poter crescere, ragionare, poterli… ricominciare e credo che sia anche quella la… l’importanza di qualcosa che può appunto avvicinare a un’organizzazione, un’organizzazione politica in un mondo in cui almeno è quello che ho sempre vissuto sulla mia pelle durante i miei, i miei pochi anni di attivismo. E c’è una cosa di difficoltà che credo sia comune a molte, a molti di noi e perché all’interno della nostra area politica volta anche in alcune forme forse all’interno del nostro partito che è un partito che ha una determinata sensibilità e porta avanti battaglie importanti, sicuramente la complessità di far politica oggi in quanto donna e tutto più e giovane un, spesso perché sono autorevoli e valide rispetto rispetto agli uomini sicuramente da chi si parla dall’esterno e… ed è a volte uno di quei momenti in cui si sente il spesso sole, il spesso sole e credo che sia sia importante prendersi dei momenti e il nostro… la nostra realtà l’ha fatta per discutere di questa di queste difficoltà. Penso che ci siano le potenzialità di superare questa difficoltà all’interno della nostra comunità politica valorizzando di più chi affronta queste difficoltà utilizzando pratiche anche come si parlava prima del linguaggio che possono essere devono essere alla base della nostra iniziativa e pratica quotidiana. Eh, scusate un po’ la confessione, ma sono sveglia dalle 5, a volte un po’ complesso.

E vi parlo anche da una regione che è governata dalla sinistra, dal centrosinistra. Stiamo portando avanti… bassele importanti anche in assemblea legislativa, grazie alle persone, alle persone lette. Ehm, ricordiamo che il… che una scritta legislativa in Emilia-Romagna è stata approvata una mozione che annulla eh, si prende l’impegno di annullare tutto quello che era la strada verso l’autonomia differenziata, anche grazie alla mozione dei nostri tre consiglieri della… consigliera di Alleanza del di sinistra. Però vivo comunque in una regione in cui questo, in cui un consigliere però di opposizione che per me fosse il lusso di… dirigere un luogo delle istituzioni soprattutto dopo l’intervento di alcune consigliere eh di fare un intervento che giustificava attraverso una retorica retrograda, seista e paternalistica la violenza di genere e quanto a volte un po’ ci dobbiamo dare una calmata quando facciamo i… quando noi donne facciamo le nostre battaglie che letteralmente il suo intervento ha avuto questo bellissimo… preso questa bellissima strada. Ci vengono quindi posti dei vecchi sistemi di dominio che hanno già dimostrato essere la causa, la soluzione del problema. Con quell’intervento si voleva affermare questa in una fede istituzionale che dovrebbe essere invece il luogo in cui queste battaglie insomma diventino realtà. Ehm, ed è per questo che credo ehm che invece una realtà come la nostra possa, debba prendersi l’impegno di allargare la loge che sono colpite da questa lavora retroda e paternalistica e ehm… e che sono real eh patriarcale, quindi per l’impegno di lottare per tutte le persone colpite al patriarcato che sono all’interno del sistema quello in cui viviamo, viviamo oggi, che è anche un sistema capitalistico razista, omesubitroscopico e antimerinalista e negazionista del cambiamento climatico. Io ehm io come tutte le compagne che mi affiancano quotidianamente nella lotta in questa città, ehm crediamo…

[Applauso]

Grazie, grazie Francesca. Noi in sala non sentivamo benissimo, però guarda, io ho appena ricevuto un messaggio, la giovanissima Rango molto brava, per cui vuol dire che su YouTube si sente meglio che qua in sala e questo ci conforta. Ehm, mi piace l’idea che Sinistra Italiana possa essere un angolo sicuro dove far politica e, come raccontava stamattina anche eh Maria Gabriella, sappiamo che essere donna in politica vuol dire subire quegli attacchi eh paternalistici e patriarcali, no? Di persone che te la devono sempre spiegare, perché in quanto donna non ne sai mai abbastanza per poter avere la l’autorizzazione per poter parlare senza autorizzazione.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0263

Di genere in queste associazioni che hanno tirato fuori proprio questo grossissimo problema di come eh soprattutto in pubblico si definiscono le persone eh con disabilità e devo dire è stata una sollecitazione che è venuta proprio dal fatto che loro si aspettavano da un’amministrazione di centrosinistra che l’amministrazione sapesse ben parlare di questi temi invece hanno ecco hanno riconosciuto che ci sono ancora per cui abbiamo praticamente raccolto la loro capacità e là siamo offrendo anche con un certo obbligo a tutti i funzionari pubblici e alle funzionarie pubbliche cioè l’idea è se non siamo prima per prima noi del del Comune tutti e tutte a parlare correttamente come possiamo pretendere che si parli correttamente di queste persone eh abbiamo vabbè non sto a farvi l’elenco perché questo non è uno spot dell’assessorato di Pavia però eh i settori sono questi ah scusatemi eh c’è stato un c’è un’importante m iniziativa che che però voglio nominare gestita insieme ad Arcigay eh in vista della giornata della memoria si fa sempre un ricordo specifico sulla persecuzione delle persone omosessuali non escludendo tutte le altre ovviamente ma si fa un approfondimento un affondo a Pavia che si chiama La memoria sono anch’io proprio su quelle categorie che furono perseguitate quindi diciamo la comunicazione tra i tra eh la comunità LGBTQ Plus e quella femminista devo dire nella città funziona bene io sono un po’ molto più fortunata di te che sei sola no vabbè per dire che ci siamo nel senso che la mia coalizione è molto ampia andiamo da azione fino a noi eh però abbiamo un sindaco del PD molto molto ehm al molto addornato su questi temi e ci tiene molto quindi fino adesso insomma stiamo stiamo stiamo amministrando bene nella complessità di un di una coalizione così ampia perché non si può negare che non lo sia per cui ehm quello che posso suggerire quello che posso dire è che un’altra eh azione un’altra pratica interessante che si potrebbe fare tra le mille possibilità secondo me è implementare un po’ controllare organismi all’interno dei municipi dei comuni ma così anche in altre istituzioni come i CUG cioè i comitati munici di garanzia eh controllare sempre che ci sia un consigliere di una consigliera di fiducia una consigliera di qualità perché spesso nelle Le istituzioni non ci sono quando chiedi ah non l’abbiamo nominata non sappiamo dov’è chi è questo può essere utile perché ho visto proprio ho toccato con mano l’utilità di queste figure in alcune situazioni che si sono risolte di discriminazione ovviamente sul posto del di lavoro e in comune che si sono risolte più velocemente con la presenza di una consigliera di parità o una consigliera di fiducia e poi un protocollo o comunque un codice di prevenzione della violenza e delle molestie all’interno del del contesto municipale perché il municipio può essere piccino nel caso di un paese di 1000 abitanti ma può essere un municipio che vede 500 1000 2000 3000 dipendenti quindi sono dei piccoli universi e questo ci è stato ci è molto utile per cercare di gestire una serie di meccanismi discriminatori che possono essere risistemati eh poi gli atti il linguaggio il linguaggio amministrativo noi mettiamo i municipi al centro bene i documenti che produce il Comune giornalmente sono documenti al maschile questo ci esclude dalla storia come sempre no sicuramente una cosa che si è già detta il fatto che tutti i documenti riportino eh assessore io sono assessora avvocata assessora infermiera è difficile italiano avvocato avvocata basta cioè è molto semplice per cui il fatto che tutti questi documenti siano solo al maschile produce un’assenza nella continua a reiterare questa assenza della storia non vi dico la fatica per far cambiare agli uffici tutto questo non ce l’abbiamo ancora fatta però stiamo andando un pochino più avanti pian piano no per cui il fatto che gli atti amministrativi non siano scritti correttamente questo sicuramente esclude le donne quantomeno dalla realizzazione di buone pratiche per esempio che vengono eh affidate solo a a uomini io ho colleghe che si definiscono ancora assessore o vicesindaco e quando ho chiesto perché mi è stato risposto perché sono la vice del sindaco quindi se la sindaca fosse donna il vicesindaca ecco vicesindaca anche un uomo vabbè niente dico questa era una battuta per farvi fare due rispe e un’altra cosa molto interessante che so che sta affrontando sia il Comitato Unico di garanzia di Pavia però io non ci posso rientrare perché ovviamente i politici non c’entrano però so che ci sta lavorando anche la CG con successo è uno studio sulla parità e anzi sulla totale disparità delle carriere amministrative eh si è visto che c’è un’altissima presenza di donne nelle amministrazioni comunali di tutto il paese ma gli incarichi dirigenziali più alti sono chi sono come al solito in squilibrio totale questo succede perché le donne come è inutile che ce lo ripetiamo nei loro scatti di carriera devono interrompersi devono si trovano a interrompere il loro percorso per gravidanze e e motivi di congedi vari che poi le portano ad a non essere nei nei a non essere segretarie comunali a non essere dirigenti a non a non diventare delle delle PO e così via ehm io sono anche Poi poi ditemi se sto se mi sto allungando eh devo chiudere ah no no no ok eh allora sul Solo che però Sì se se perché io continuo cioè non riesco a Eh allora eh stiamo anche lavorando molto stiamo lavorando molto sulla scuola la scuola non è più un posto sicuro in Italia non è un posto dove si possono fare liberamente corsi di educazione sessuaffettiva perché vengono demonizzati vengono fatte troppe pressioni le scuole si arrendono ve lo dico per esperienza e non si ritirano sono luoghi dove non una di meno a Milano viene non viene accettata all’interno delle delle scuole perché gli si dice che non c’è un contraddittorio se loro fanno una formazione ragazzi non si capisce quale sia il contraddittorio della violenza di genere poi tra l’altro e eh non è più un posto sicuro perché per esempio in Lombardia la Chiesa sta cominciando a drizzare le antenne a dire bene c’è l’ideologia gender ok c’è l’ideologia gender adesso andiamo a farci delle belle visite pastorali andiamo a parlare con i Allora le visite pastorali si stende il tappeto rosso no e al ai corsi antibullismo basati sull’identità di genere il panico totale attacchi nazionali di tutto e di più questo è il momento che stiamo vivendo anche nelle scuole che è qualcosa di molto molto eh preoccupante allora taglio un pezzo di una cosa che volevo dire ringrazio tantissimo Anna Rosa Buttarelli per la riflessione sul gender che mi ha anche poi spiegato meglio dopo e e sulla parola e sulle parole dobbiamo continuare a lavorare con grande ehm con grande forza perché in questo continuo furto di parole noi dobbiamo continuare a inventarne delle altre e renderle sempre più efficaci e per questo la filosofia e la linguistica tutte queste materie possono esserci estremamente utili e chiudo solo con una citazione di Michela Murcia che diceva che l’indipendenza si ottiene sommando molte libertà che è molto semplice qualcosa che veramente si può spiegare a chiunque e che va nel nostro eh va nella nostra direzione per cui io vi ringrazio e non vedo l’ora di ascoltare anche le altre ah.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0264

Sandra eh Poi non so se ci sarà la possibilità di scambiarsi una battuta sulla politica dei tempi È ovvio che nasca dalle donne perché poi alla fine i tempi della vita sono quelli che più scandiscono alla fine e insomma le le nostre le nostre vite reali Tanto è vero che chissà quanto è successo quando si va nei posti e si ha figli la cosa che viene chiesta è i figli dove li hai lasciati come se no uno i figli se li partorisse da solo lo Fae da solo e non avesse e non rubo altro tempo e celeste grossi responsabile politiche di genere Arci nazionale e poi ho visto che in sala è arrivata Giulia princivalli dopo grazie.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0265

Allora io parto da me perché sono una ragazza degli anni 70 il personale politico e quindi prego Jessica di togliermi la parola quando arrivo ai 10 minuti perché io come pratica sono una delle mie pratiche politiche è quella delle donne in nero che hanno scelto come già diceva Oriella stamattina il silenzio che non è rassegnazione ma un po’ più giù Perché senò fai e però poi quando mi danno la parola è difficile stare in silenzio per cui ti prego di dirmi presto se sto sforando i tempi e siccome appunto voglio partire da me dico subito che sono oggi parlo per l’arci Io sono la delegata Nazionale politiche di genere come diceva Jessica ma sono anche di sinistra italiana e quindi sono nella segreteria lombarda di sinistra italiana e quindi ci tengo a queste doppie doppie appartenenze probabilmente dipende proprio dal fatto che ormai sono ultrasettantenne Ho fatto tante cose comunque ne voglio fare ancora tante dicevo che l’arci oggi abbiamo molte parole alcune mi risuonano ancora nel testa e nel cuore e una di queste parole è stata anche intersezionalità io dico che sono molto fortunata perché l’arci è un’associazione mista Dove si incontrano generi e generazioni Penso che questa sia una grande il la delega che ho io è proprio quella alle politiche di genere e chiarisco subito che per noi il genere non è soltanto il genere femminile ma noi intendiamo le politiche di genere come quelle politiche che rimettono al mondo un mondo nuovo che è un mondo nuovo per tutte e per tutti e per tutto e quindi le politiche di genere Noi non siamo una commissione femminile femminista nemmeno femminista noi siamo un luogo dove si incontrano tutti i generi e dove tutti i generi convergono per cambiare le politiche cambiarle tutte e quindi dicevo che l’arci è un luogo dove si incontrano appunto generi ma anche generazioni anche questa Secondo me è una grande ricchezza e io oggi ho imparato tanto dalle giovani eh consigliere eh comunali assessore eh io ho fatto la consigliera comunale di maggioranza con molte difficoltà come Jessica ci ha già detto e diciamo che ho vissuto molto la solitudine in quel periodo e sentire invece che eh che le cose eh si possono cambiare stiamo facendo tanto è una cosa molto importante e le generazioni che si incontrano in Arci hanno una caratteristica particolare intanto nel gruppo mio di politiche di genere si V da Luciana Castellina che appunto ha 95 anni alle ragazze dei servizio civiliste o anche soltanto iscritti all’Arci di 18 anni e quindi è un incontro diciamo molto molto vasto e e però sia Luciana ma ma anche io ci teniamo sempre a chiarire che noi non siamo il passato perché se io sto qui e Luciana è qui a 95 anni vuol dire che siamo ancora pronte a lottare per cambiare il mondo e quindi siamo contemporanee siamo temporaneamente in lotta per la trasformazione e quindi non è una questione di rottamazione o di fare un passo indietro noi per concedere quasi per gentile concessione uno spazio alle altre e agli altri no siamo insieme e io penso che alla mia età la cosa più importante che si possa fare quello che stiamo tentando di fare noi in Arci e un passaggio di saperi e di competenze quindi io non faccio la maestra ma a fianco le mie giovani compagne i miei giovani compagni anche Magari a volte raccontando quella che è stata la nostra esperienza perché noi abbiamo dei saperi e delle competenze e non tutto parte oggi e quindi è importante che si abbia anche memoria di quel che stato prima in particolare Io penso di aver avuto un privilegio grande e altri magari in questa sala l’hanno avuto con me e io avevo 14 anni nel 68 e diciamo che non capita a tutte e di vedere il mondo cambiare sotto i propri occhi mi rendo conto che questo è stato un privilegio grande quando noi parliamo delle giovani e dei giovani di oggi e noi abbiamo appena fatto una ricerca importante e per e qua il nostro appuntamento sulle disuguaglianze e i diritti e e e la libertà l’abbiamo appena fatto a Mantova questa ricerca Ha riguardato giovani dai 18 ai 35 anni l’esito della ricerca io lo dico con un po’ di amarezza e forse abbastanza scontato viene fuori che queste ragazze e questi ragazzi non hanno grandi sogni eh vivono eh con una grande preoccupazione il futuro Diciamo che eh eh Se dovessimo parlare di un eh di una situazione media rispetto a come si collocano nel mondo stanno sul se stretto stretto quindi e un appiattimento notevole e non era così ai nostri tempi noi avevamo grandi sogni abbiamo avuto anche grandi disillusioni non ce lo possiamo nascondere eh però quando noi giudichiamo queste ragazze e Questi ragazzi ci dimentichiamo che hanno vissuto e stanno vivendo un periodo di una difficoltà veramente enorme penso che la nostra associazione che è un’associazione molto capillare Noi abbiamo più di un milione di socie e soci abbia una grande offra a queste ragazze e questi ragazzi una grande opportunità quella che noi abbiamo spazi diffusi capillarmente in tutta Italia dalle dalle grandi città ai piccoli paesi anche nell’entroterra e questi sono spazi in cui noi cerchiamo di avere cura avere cura del nostro stesso spazio avere cura delle relazioni che in questi spazi Si si determinano avere cura deg linguaggio e ritorna ancora una parola che oggi abbiamo sentito molto e la cura per noi è una cura positiva è una cura nell’accezione femminista e transfemminista che noi diamo al termine cura che significa non solo prendersi cura dei propri figli delle proprie figlie dei propri affetti familiari ma significa prendersi cura del pianeta prendersi cura della terra fare pace con la terra e è una parola che per noi ha ancora a che fare con la libertà di prendersi cura e non con la costrizione di doversi prendere cura dei propri familiari e ho detto fare pace con la terra e quindi viene fuori ancora un altro aspetto importante di cui oggi a me in questa situazione di cui abbiamo parlato molto anche stamattina non è soltanto di ritorno del desiderio bellico come diceva Oriella Io sono molto preoccupata del fatto che ritorna un linguaggio bellicista che il non solo noi abbiamo la preoccupazione ce l’abbiamo tutti di una guerra imminente ci stanno preparando con i kit di sopravvivenza e con le enormi spese per il riarmo che sono spese sottratte alla alle spese invece sociali che sarebbero molto più importanti siamo in un’epoca lo diceva Simon de bouvard anni fa di fronte a una crisi sono sempre le donne che pagheranno di più e soffriranno di più e questo avviene anche con la guerra che abbiamo già detto è Eh la massima espressione del patriarcato Eh ma la preoccupazione grande è che di fronte a questa crisi ci sia un eh Un un impoverimento di noi stessi e un mutamento antropologico profondo un mutamento anche epistemico noi dobbiamo assolutamente disarmare Prima di tutto i nostri cuori le nostre menti il nostro linguaggio per essere più efficaci per contrastare opporci alla guerra e naturalmente avrei voluto interloquire con molte altre cose ma Jessica mi richiama ai tempi e quindi dico soltanto l’ultima noi G Arci abbiamo il grande vantaggio di essere tan e tanti quindi Riusciamo a essere in moltissime reti e non non so se vi può venire in mente una rete italiana in cui noi non ci siamo ma vi viene vi verranno anche in mente reti europee in cui noi siamo e questo fatto di essere in tante reti ci consente di occuparci a 360° di moltissimi problemi che ci riguardano tutti i giorni della nostra vita concreta e quotidiana e io però Penso che in questi tempi veramente Bui di guerra non bastino le reti e soprattutto lo dico per il mio partito e anche per tutta vs ahimè noi non possiamo Noi siamo come dire pochi la stessa parola partito ci fa capire che siamo una parzialità Questo è un momento in cui non bastano le reti bisogna che ci siano delle convergenze Noi siamo in Alleanza per il clima e siamo in stop al riarmo europeo e siamo in rete pace e disarmo dobbiamo convergere tutte e tutti insieme eh perché noi dobbiamo fermare questa guerra che avanza Grazie.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0266

“Che è memoria e noi siamo un paese che memoria ne ha veramente poca e quindi a volte ripercorre gli stessi errori. Chiamo Giulia Princivalli, segretaria di Sinistra Italiana a Treviso, e io mi permetto, da madre di tre figli adolescenti, io non credo che i giovani non abbiano grandi sogni. Io penso che i giovani non abbiano lo spazio dove esprimerli. Quando eravamo giovani noi, parlo proprio come un’anziana, però c’erano quegli spazi, c’erano le scuole di partito, c’era la FGC, c’erano i posti dove trovarsi, fare politica, crescere insieme, alimentarsi l’uno nell’altro, e questi spazi di condivisione c’erano. C’erano gli oratori, anche se non erano magari i posti che frequentavamo noi, però c’erano gli spazi che ci davano. C’era l’associazionismo, perché io ho fatto parte dell’Arci da ragazza. C’erano quelle realtà in cui ci si poteva trovare, confrontarci e crescere. Questi spazi, in questo tempo, sono sempre meno. E quando ci sono pochi spazi, cresce la preoccupazione per il futuro, è vero, ma cresce anche l’impossibilità di sognare sogni collettivi. È vero che siamo pochi, ma anche chi ha fatto la resistenza non era un gran numero. Eppure, penso le Donne, buongiorno, buongiorno a tutte e a tutti. Intanto, io ci tenevo a scusarmi per essere arrivata in ritardo, ma purtroppo avevamo un presidio importante a Treviso che avevamo organizzato già da tanto tempo noi, come Alleanza Verdi di Sinistra, quindi insomma non potevo mancare. Però non volevo mancare neanche a questo importante evento a Verona, quindi sono, ho fatto le corse perché ci tenevo ad essere qui e volevo ringraziare appunto Jessica, Donatella e le altre compagne per aver organizzato questo importante incontro e per avermi invitato a partecipare. Credo appunto che gli incontri come questi siano veramente importanti, perché è fondamentale fare rete tra noi, tra noi donne di sinistra. È importante condividere esperienze, buone pratiche, saperi che poi spesso ci troviamo a condividere appunto gli stessi, no? Le stesse esperienze che sono appunto sempre più simili di quello che ci aspettiamo. Quando mi avete invitato a questo a questa iniziativa, ho pensato appunto Cos’è che vuol dire per me, per una donna, fare politica? No, ho pensato a questo e penso che noi qui che siamo qui oggi, noi donne che siamo qui oggi e che lo facciamo ogni giorno sui nostri territori, sappiamo cosa vuol dire, sappiamo quanto è difficile in primo luogo, perché almeno per quanto mi riguarda, ma penso sia un’esperienza condivisa, facciamo il doppio della fatica a farci ascoltare, a far ascoltare la nostra voce, a farci prendere sul serio. Sia perché da un lato, soprattutto se siamo giovani, nel mio caso insomma relativamente giovane, sia nel mio caso perché è difficile farsi prendere sul serio, e non infantilizzazione o siamo oggetti, oggetti del desiderio sessuale, oppure siamo madri, e insomma e poco altro, no? E a proposito di madri, anch’io ci tenevo a condividere la mia esperienza. Sono diventata mamma da poco e per le neo mamme secondo me è ancora più difficile fare politica, come anche lavorare, come anche fare qualunque altra cosa, perché è veramente… questa società ce lo rende veramente difficile. E io sono anche consigliera comunale in un piccolo paese appunto in provincia di Treviso e alla fine sono riuscita a non perdere neanche un consiglio comunale. Però è stato veramente difficile riuscire a coniugare tutto in questa società, no? E anche perché mi è capitato spesso questo paradosso. No, secondo me noi donne veniamo giudicate, sia se non torniamo dopo la maternità, non torniamo più produttive, no? Non torniamo più come prima, subito in forma, subito a fare tutte le cose che facevamo prima e però dall’altro, se invece lo facciamo, veniamo giudicate perché non siamo delle brave mamme, no? Perché però dove hai lasciato il bambino, la bambina, non passi abbastanza tempo col bambino. Quindi comunque fai sbagli, no? Se sei mamma e quindi è difficile appunto coniugare tutto questo. E secondo me per noi donne di sinistra dobbiamo veramente riappropriarci di questo tema e capire proprio come affrontarlo, perché credo sia un tema centrale per noi appunto mettere al centro proposte come quella che già stiamo portando avanti a livello nazionale, che è quella del congedo parentale paritario, no? Perché è importante che appunto i figli si fanno in due, quindi non capisco perché se noi passiamo cinque pomeriggi su sette non siamo delle brave mamme, se un padre passa un pomeriggio su sette è un bravo papà che trascorre del tempo coi figli. Perché poi è questa la cosa, quindi questo penso sia una proposta che dobbiamo veramente portare avanti, perché credo sia anche sentitissima dalla maggior parte delle persone. E poi anche le altre proposte, no, quelle del fatto di avere più asili nido pubblici gratuiti, più consultori, anche perché penso sia importante anche la dimensione appunto proprio di fare rete, di condividere esperienze e anche di avere sostegno e supporto psicologico, non solo per le neo mamme, ma in generale per tutte, anche perché in questa società sempre più che ci vuole sempre più performanti, più competitivi, penso sia importantissimo anche appunto avere un sostegno, perché le fragilità sono sempre di più ed è giusto insomma che ci supportiamo tra di noi e che noi di sinistra portiamo avanti queste tematiche. E l’altro tema, secondo me, per cui io vedo sulla mia pelle quanto è difficile fare politica essendo donna, e che si collega a quanto ho appena detto, insomma è il fatto che abbiamo anche la metà del tempo per fare politica rispetto agli uomini. E questo se ne parla sempre poco, perché in Italia dobbiamo dircelo, noi donne ci occupiamo ancora della maggior parte del lavoro di cura, del lavoro domestico, del lavoro di riproduzione. Si stima, adesso probabilmente dico cose che sono già state dette, mi scuso, ma non sono riuscita a sentire tutti gli interventi, spero che ripetere troppo. Comunque si stima insomma che in media noi donne dedichiamo in Italia poco più di 5 ore alla settimana al lavoro domestico e di cura, mentre contro un’ora e 48 alla settimana degli uomini. Quindi capite che poi è difficile la sera riuscire a trovare il tempo anche, o anche il weekend, trovare il tempo per fare politica, no? E quindi penso che anche questo sia un tema di cui dobbiamo riappropriarci come sinistra, perché io credo che sia importante ricordare che il lavoro di riproduzione sociale, il lavoro di cura, è un’autonoma produzione di valore, quindi è un pilastro del modo di produzione capitalistico. E quindi, ecco, io credo che noi che facciamo politica a sinistra dobbiamo mettere al centro questa questione e porci appunto la questione di come ridistribuire il lavoro di cura in modo paritario e come, anche, diceva una compagna poco fa, come costruire appunto una società della cura, in cui appunto ci prendiamo cura le une delle altre, gli uni degli altri, in maniera appunto reciproca e paritaria. E poi volevo parlare anche di un’esperienza che abbiamo messo in piedi in questo periodo, in provincia di Treviso, abbiamo messo in piedi un collettivo transfemminista con alcune compagne anche di Sinistra Italiana, ma ovviamente non solo, che si chiama Le Miriadi e che è un collettivo transfemminista con cui appunto stiamo iniziando a fare, a lavorare in primo luogo stiamo facendo autoformazione, perché bisogna sempre partire da quello, e poi però ovviamente puntiamo anche a fare intervento politico, organizzare iniziative politiche, ecco. Ecco, io credo proprio che l’obiettivo di noi di Alleanza Verde di Sinistra, insomma, in particolare di noi donne, ma non solo, sia proprio quello di provare a costruire in tutti i territori questi percorsi di auto-organizzazione, no? Di dal basso, di soggetti transfemministi, perché credo sia importante rimettere al centro la questione di genere, in un’ottica però intersezionale, perché, perdonatemi se lo dico, ma credo che il mio obiettivo, il nostro obiettivo, non dovrebbe essere quello di avere più donne imprenditrici, quindi avere una donna o qualche donna in più che arriva a toccare il tetto di cristallo. Io credo che il nostro obiettivo sia quello di sfondare il tetto di cristallo tutti insieme, insieme a tutte le persone oppresse, perché appunto sappiamo benissimo che l’oppressione di genere si intreccia con l’oppressione razziale, con l’oppressione omofobica, abilista, transfobica e soprattutto con l’oppressione appunto anche con lo sfruttamento lavorativo, economico. E quindi dobbiamo tenere insieme, noi di sinistra, questa prospettiva intersezionale. Ecco, noi a Treviso, insomma, ci stiamo provando così, quindi invito appunto tutte le compagne a provarci a provarci così nei loro territori. Grazie mille.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0267

A proposito del lavoro domestico e di cura, eh, a proposito dell’intersezionalità, oggi il lavoro domestico di cura che non fanno le donne italiane, lo fanno le donne straniere. Per cui abbiamo una sostituzione etnica, che lo uso volutamente, un’espressione che ovviamente non mi piace, lo faccio di proposito, però anche di questo dovremmo occuparci, cioè del fatto che molto spesso le donne migranti sovra-istruite rispetto a lavori di cura e lavori domestici vengono poi ghettizzate in quei lavori che hanno permesso alle donne italiane di uscire di casa e fare altro, alle donne italiane bianche, perché poi c’è anche questa cosa, no? Ok? E quindi nella valorizzazione bisogna tener conto anche del fatto che poi c’è questa realtà che ci dobbiamo assumere, perché anche stamattina è venuto fuori: no, siamo tutte e tutti bianchi e questo è un problema. Chiamo Luana Zanella, deputata capogruppo AVS alla Camera. Ristè, già volevamo venire e venite assieme così io mi sposto.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0268

A loro volevo dire, eh, perché Elena poco fa diceva “passo eh il filo a Jessica, no, dalla Lombardia, che questo filo continua, eccetera,” che però non è il filo di Penelope, no, è il filo. Visto che avete citato più volte, eh, no, più volte Michela Murgia, sarda, io mi cito un’altra sarda, che è Maria Lai, e che con i figli tesseva comunità e teneva, va, per credo che questo sia il fine di queste giornate. Ottima citazione, perché io, quando sono stata assessora alle politiche culturali di Venezia, un po’ di anni fa, ho anche avuto la possibilità di organizzare, assieme a una associazione di artiste e di produttrici di cultura a Venezia, un padiglione della Biennale, della Biennale dedicato a Simon Vale e venne portando un quaderno, un libro artistico proprio di Maria Lai. Anche la fotografia a casa sono molto orgogliosa e ho chiesto a Donatella Albini di venire con me, perché volevamo mettere in scena la nostra relazione, una relazione che ha a che fare con la relazione, in particolare con Anna Rosa Buttarelli. Però con noi c’è anche Ornella Savoldi e da parte della mia ex collega Titi Valpiana e tante altre, insomma, tante non tantissime altre, comunque altre persone, donne con cui lavoro, ho lavorato politicamente, anche Maria Pia, non è che abbiamo lavorato assieme però io l’ho subito inquadrata tra le teste pensanti del nostro territorio. Bene, e perché abbiamo pensato di chiudere? Penso che chiudiamo, no? Magari non so, poi ci saranno eventualmente… perché, eh, da anni noi ci interroghiamo esattamente in relazione, in particolare a Anna Rosa Buttarelli. Adesso, io non so cosa avete detto la mattina, perché anch’io ero impegnata in un’altra iniziativa sempre qui a Verona e noi ci interroghiamo più che su uno spazio vuoto che, come donne, occupiamo, oppure in uno spazio che è preso a prestito in qualche maniera, pensato dagli uomini per gli uomini. Cosa noi riusciamo insieme, in relazione a, trasformare di questi spazi? Uno, questo è il problema che io ho tutt’ora. Secondo, che sicuramente sarei emessa oggi la misura femminile della politica delle donne. La misura femminile, cosa significa? Chi mi dà la misura? Chi mi dà il giudizio di radice femminile e femminista rispetto a quello che faccio? Cioè, non basta secondo me che ci definiamo “femministe”, “transfemministe” e che facciamo le politiche di genere, addirittura di generi. Bisogna che capiamo bene di cosa parliamo, altrimenti io mi smarrisco e perdo anche un po’ l’orientamento. Ecco, quindi io credo che sia una bellissima occasione quella inaugurata dalla rete delle donne di sinistra italiana, che hanno aperto questi incontri e che potremmo anche, come dire, anche aprire al Forum delle donne verdi, che tra l’altro ha organizzato, doveva venire anche Donatella Albini a Roma, un incontro, è intervenuta anche Anna Rosa Buttarelli, un incontro dedicato alla salute di genere. Ma la salute di genere non come oggetto e basta, anche quello, no? Perché noi lavoriamo, chi lavora negli ospedali e nelle case di maternità, piuttosto che sul territorio, lavora per le donne, quando si intende… e poi non so, si può anche interrogare su un genere in senso più lato, no? Però, per non fare confusione, diciamo che, come suggerisce anche Viola, la biologa abbastanza famosa Antonella Viola, è che si parte dal sesso biologico quando si parla di medicina di genere, no? E ovviamente sul sesso possiamo star qui a parlare fino a questa sera, come sul genere, d’altronde, no? Ecco, allora noi abbiamo messo in evidenza anche lì la soggettività delle donne, perché noi parliamo di una presenza nel settore, e correggimi se sbaglio, del settore sanitario del 70% e oltre di donne, di presenza femminile. Capite cosa vuol dire? Ecco, e quindi siccome dentro questa realtà c’è stata una produzione di pratiche e di pensiero eccezionale, allora quello che va messo in circolo è anche quello che c’è, oltre a quello che non c’è, e i deficit, ai bisogni, alla sfiga, perché la forza della politica delle donne si basa sulla forza delle donne. Né possiamo presumere, se siamo nelle istituzioni, di compensare a questa, diciamo, necessità del, eh, forza per trasformare la realtà con le nostre, diciamo, soggettivi, convincenti o con le nostre formule, spesso anche un po’ ripetitive, eccetera, no? Qua bisogna capire come si fa, come si crea la forza. Ecco, secondo me si crea soprattutto se ci sono relazioni forti, autentiche, tra donne, scambio e momenti di formazione. Lo dicevano anche le giovani stupende donne che hanno, si sono succedute a questo tavolo di autodiformazione e formazione, e quindi di che garantisca questa formazione, autoformazione. Anche me lo diceva, va bene, anche la compagna dell’Arci, no? E lo ha detto, seppur sinteticamente, di appropriarsi, appropriarci di tutto ciò che è stato fatto, che è tantissimo, che è enorme, anche con i nostri errori, con le nostre differenze, no? Ecco, ma non si parte da zero, perché se partiamo ogni volta da zero siamo finite, dobbiamo andare avanti. Cioè, è la fatica di Sisifo, capite cosa voglio dire? Poi un’altra cosa, e dopo ti lascio la parola, casomai la riprendo, perché sennò diventa noioso. Allora, ho sentito la compagna che parlava della fatica del fare la mamma, la compagnia di Treviso, giusto, di fare la mamma, e io so bene cosa vuol dire, e di fare politica, di fare tutto. E questi non ti ascoltano, ma non è che non ti ascoltano, parlano un’altra lingua, hai capito? Allora, è questo il discorso, non ti capiscono, perché tu hai tutto, tutto quello che una donna può avere per poter far politica in una maniera autorevole, no? Però non sei sbagliata tu, sono sbagliati loro, eh, mettiamoci d’accordo. Uno, due, la forza, secondo me, è sempre accompagnata alla pratica del conflitto. Cioè, quando io ho avuto il primo figlio, che avevo 20 anni, e una situazione ben più drammatica di quella presente, per quanto, sfigata per me, il mio la mia palestra di politica è stato il conflitto, la radicalità di cui mi sono appropriata, le relazioni extraistituzionali, perché io le istituzioni le ho scoperte quando avevo 40 anni, pensate voi, prima no, la mia politica era tutta fuori, e quindi non, eh, era proprio nella pratica della di quello che, che noi pensavamo insieme di poter darci degli strumenti per trasformare la realtà senza chiedere più di tanto, ma prendendoci. Io ho capito una cosa, quando ho cominciato a fare l’insegnante, quando i miei allieghi, ne parlavamo prima, mi hanno cominciato a chiedermi come a chi dovevano rivolgersi per fare l’occupazione dell’istituto e io sono rimasta stravolta, capite? Sono rimasta stravolta. Ho detto: “Ragazzi, dovete occupare e, casomai, se viene la polizia organizzatevi, oppure non lo so, verrò a darvi una mano, però non è che si chiede con la carta da bollo.” Ecco, e quindi ho capito che qualcosa stava cambiando, questa cosa del conflitto che va sempre ripensata, che va sempre anche attualizzata, riattualizzata, perché è chiaro che, eh, non è, non sono più i tempi, eh, di quando ero ragazza o giovane io. Però è da tenere presente, perché non, eh, mi pare un po’ che, che nella nostra, anche nella nostra narrazione, nei nostri linguaggi, ci sia più questo atteggiamento del credere di avere dei diritti e quindi di pretenderli, eccetera, eccetera, piuttosto che di organizzarsi per prendersi, per prenderseli. Capita? Perché è in quella palestra là, secondo me, che tu costruisci l’autorità, la pratica e anche il pensiero. Perché non è che possiamo ripetere, e le formule, come dicevo prima. Qua bisogna reinventare la politica, perché il mondo sta andando avanti, no? Anche il discorso sulla guerra che è importantissimo, ma dobbiamo capire che cosa significa la guerra adesso. Parliamo dell’Europa, ma allora vogliamo insieme interrogarci su cosa vuol dire, per esempio, la politica estera e la politica della difesa e quindi dell’esercito europeo? Siamo d’accordo o non siamo d’accordo? Ma bisogna che ci interroghiamo nel merito, sennò noi non risolviamo niente.

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0269

Carina, eh, carina la ragazza. Carina la ragazza. No, no, perché devo fare delle scelte e volevo due cose. La prima è fare i complimenti per questo posto meraviglioso, molto raffinato, molto femminile, posso dirla, magari l’ha fatto, che era femminile, femminile. Ecco, comunque complimenti perché è un luogo davvero in cui si viene voglia di sostare anche dopo, mi porti su. Benissimo, tutto bene, pulitissimo, anzi i bagni, tutto perfetto.

E l’altra cosa invece è che a me interesserebbe, ma veramente molto, lavorare di più insieme sulle contraddizioni, sulle cose, insomma, lavorare di più su questa linea di confine tra il detto e il non ancora detto che aspetta di essere nominato. No? Per esempio, oggi è venuto fuori il discorso della parità tra uomo e donna, dei congedi parentali, eccetera, eccetera, in cui mi tormenta Marco Grimaldi quotidianamente perché è una sua fissazione, ed è giusto così perché è una cosa giusta. Va bene, però, però la grande contraddizione è una che oltre il 50% delle coppie si separa, quindi sta roba paritaria diventa molto problematica quando le coppie si disfano, due in base a questo principio sacrosanto della parità tra uomo e donna, tra madre e padre, che secondo me invece non c’è, non c’è, perché c’è una, diciamo, differenza e anche una disparità che va anche rivendicata in qualche maniera da parte delle donne e delle madri.

Fa sì che noi nel 2016 abbiamo approvato la legge 54 sul fido condiviso che è stata ed è fiera di male femminile per le donne, indicibile. Non posso allungarmi qui, ma noi in commissione femminicidio e anche in parlamento con le donne che sono con me nella commissione femminicidio abbiamo già fatto un numero importante di conferenze stampa proprio per affrontare con le donne la violenza istituzionale che subiscono, perché vengono sottratti a queste donne i figli perché sono accusate di pass, no, di praticamente plagiare i figli e metterli contro la figura paterna. Anche se il padre è violento, anche se c’è in corso un processo penale contro i colunge o l’ex coniuge, succede che i bambini vengono sottratti alle donne, messi in case di comunità, eccetera, eccetera, e queste donne sono distrutte, i bambini. Tanto è vero che la scorsa settimana abbiamo fatto la conferenza stampa perché una bambinetta di 5 anni si è legata con lo scotch sotto il tavolo, capite?

Ecco, quindi io vorrei, adesso, senza entrare proprio nel merito, possiamo non ha senso che lavorassimo di più sulle contraddizioni di questa parità, cosa vuol dire al presente anche nel corpo dell’ordinamento giuridico e nei tribunali e nelle casini che ci sono in ogni città, credo con le assistenti sociali. Anche di questo bisogna parlare, siamo tutte donne e ecco, secondo me c’è utile molto per chi fa politica lavorare, non unirci nel coro delle prediche, insomma. Sì, sì. Non so se c’è qualche riflessione. Io volevo solo aggiungere una cosa. Mi ha fatto venire in mente guardando Alessandra Fucillo sul tema della disabilità. Anche qui, io ho seguito molto questo tema perché quando ero delegata alla sanità, ovviamente, era un tema bollente. Abbiamo fatto molti incontri, le donne disabili sono molto agguerrite perché c’è una rete europea di donne disabili che fanno documenti straordinari, tra l’altro molto belli, ma appunto loro dicono: “Guardate che anche voi abili, se posso dire così, continuate a parlare dei disabili, ma ci sono donne, uomini e altre per cui le difficoltà che spesso abbiamo, per esempio, nella prevenzione, ovviamente si rivolgevano a me in termini di medica, ma non è questo il tema.”

Eh, abbiamo difficoltà perché non ci viene riconosciuta la nostra, il nostro essere donne. Lo sai bene tu, sui temi dei femminicidi, tra le violenze di genere e le disabili sono un numero altissimo. Ecco, ne avete ancora sentito parlare pochissimo, pochissimo, pochissimo, perché è un mondo a parte. Ecco, è questo che volevo dire prima di non continuare a parlare di, ma di stare accanto là dove esistono queste cose, per non parlare del tema della transizione, eccetera, eccetera, che è l’altro grande tema. Voi sapete che c’è spesso prima la transizione anagrafica e poi quella biologica, chi la vuol fare, chi non vuole rimanere binario ma non binario. Ma se Giuseppe è diventato Giuseppina, non può fare e rimane binario, cioè coi genitali esterni maschili, non può fare il test PSA per il cancro della prostata perché lo Stato non glielo passa. È una donna ormai, Giuseppe era Giuseppina. Ecco, lo stesso vale per la donna. Se Giuseppina è diventata Giuseppe, marimade binario, cioè con l’utero alle mammelle, la mammografia, il pap test lo deve pagare. Adesso, fatto dico delle cose molto banali, però guardate che sono, è una questione di salute. Questo è un problema, ne abbiamo parlato già in Luana altre volte, però per dire come questo sguardo è fondamentale. Adesso, se nessuno vuol parlare, ho visto che i premni devono partire, mi sembra di capire che spesso è la politica che disabilita le persone. Sì, però questa è concretezza. Cioè, quindi no, sto dicendo, la concretezza è questa. La concretezza è il fare della politica nel senso che se tu nella vita non riesci a fare delle cose perché la politica in qualche modo le leggi te lo impediscono.

Io volevo fare anche un’altra considerazione sulla 194. Io ero piccina, per cui non ho, ovviamente, vuoi venire qua a parlare che magari prima che prendano i treni sulla 194, che si sottolineava giustamente che non è una legge sul diritto di aborto, ma sulla salute femminile. Allora, io ero bimba e quello che so, ovviamente, lo so dai libri, però per chi ha memoria, che era una delle parole dette da Cecilia, da scusami, da Celeste, ci dobbiamo ricordare che ci fu una guerra sul fatto del diritto all’aborto e che il fatto che la 194 sia legata alla salute femminile è stato un compromesso, era l’unico modo di venir fuori e far la legge. Cioè, e che oggi ancora questa legge qua è disapplicata e anzi ha fatto dei danni enormi per quelli che sono gli obiettori di coscienza, per cui le donne del PC all’epoca, ludi e insomma, vogliamo parlare di quel pezzo di storia femminile che ha fatto una battaglia ed è stata del tutto inascoltata rispetto al maschile della politica? Eh, eh, perché io appunto non c’ero e quindi quello che so è per memoria di quello che leggo, però c’è una responsabilità, soprattutto quando si tratta di leggi che hanno a che fare con i corpi, con i corpi non solo delle donne, ma penso anche alla legge ZAN, poi sono sempre leggi al ribasso, sempre leggi al ribasso, con una responsabilità della sinistra che non possiamo mettere, perché questo è un dato di fatto. Perché poi, no, si sta lì sempre a trattare quanto si può portare a casa, mediare, eh, mediare, vero? Do la parola a Anna Rosa. Sì, sì, ti do la parola. L’unica cosa che io credo che sia, Jessica, penso che sia esattamente il contrario. Il compromesso è stato sul diritto di aborto, non sul diritto alla salute.

Ma eh, no, è importante. È proprio perché erroneamente si dichiara che sia un diritto, che si può fare un’obiezione di coscienza, e invece non si può fare. Se tu dici che… cioè, dici la realtà, la verità, cioè che è questione della salute tua psichica e fisica, e su questo non si può fare obiezione. Cioè, quello che è tutelato per legge non è obiettabile, perché non si può obiettare sul fatto che tu rivendichi la tutela della tua salute, e la depenalizzi, tutto quello che fai per avere la libertà e la tutela democratica dell’accesso alla sanità per tutelare la tua salute. La legge sulla 194 è e deve essere di nuovo rinominata in questo senso, perché allora si rende anticostituzionale l’obiezione. Capisci qual è il mantello? Capisco perfettamente. C’è qualche problema in Parlamento, …

Che genere di Politica!/ Saperi e pratiche/ Zenobia Verona il 29 marzo 2025 IMGA0270

“Jessica e con Luana, vi ringrazio tutte e tutti quelli che c’erano, naturalmente, e adesso ci metteremo d’accordo con la consigliera della Regione Friuli che ha già fissato la sala della Regione. Non ho capito neanche il giorno, ma si vede che le è piaciuto molto oggi. Naturalmente ne parliamo e il nostro tour continua, quindi naturalmente mettendo… Metteremo in campo sempre nuove donne che raccontano di sé, mantenendo questo filo di passaggio, non di testimone, perché se io consegno il testimone, io ho finito di correre. No, non è così. Per mantenere questo filo. Grazie, Jessica. Organizzazione perfetta, davvero. Sala magnifica. Grazie.

[Testo ottenuto dagli stagisti della Castellini di Como a ecoinformazioni].

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