Claudio Fontana ricorda il padre internato militare

Aprile 1945, Kemnitz, Kriegsgefangenenarbeitslager. Era mio padre. Ettore Fontana. Internato militare dopo l’8 settembre (solo più tardi agli Italiani, periodicamente invitati ad unirsi alla Repubblica di Salò, fu riconosciuto lo statuto di prigionieri di guerra).

Una lunga, dura prigionia, molto raccontata, in modo antiretorico, ” sobrio”, sempre senza odio, con il forte ricordo della solidarietà nel gruppo di prigionieri, tutti del Comasco, che pesavano le fette della razione di pane che poi venivano sorteggiate per evitare conflitti tra loro, di sentirsi vittime di ingiustizia. Erano spinti dall’ossessione della fame che il racconto non riusciva mai a nascondere. Poi il ritorno a casa alla fine d’agosto. Nei mesi successivi era stato incorporato nell’armata americana per organizzare il rimpatrio dei prigionieri.
La grande storia che segna la vita di un giovane capocenturia per meriti sportivi che scoprì cos’era la disorganizzazione e la realtà della guerra, sotto la superficie della retorica di regime, all’arrivo in Albania. Un racconto che ha lasciato un’eco alla generazione successiva che vedeva, come parte del paesaggio,da bambini inconsapevoli, una piramide rosso-mattone percorsa da ruspe all’ingresso di Milano; le macerie dei bombardamenti, dove ora ci sono i prati e i boschetti di Monte Stella.
A lui e a chi ha sofferto quegli anni, per poi riprendere una nuova vita, il mio ricordo per chi dittatura, fame e guerra non ha mai vissuto nei suoi giorni. [Claudio Fontana, ecoinformazioni]

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