26 luglio/ Como pride
Sabato 26 luglio si terrà a Camerlata il Como Pride. Ritrovo dalle 17 in Piazza Fisac. Alle 18,30 partenza del corteo che attraverserà piazzale Camerlata, via Varesina, via Alebbio, parcheggio cimitero di Rebbio. Arrivo a Parco Negretti. Giovedì 24 alle 18 l’ultima assemblea all’Oratorio di Rebbio (via Lissi 11) prima del corteo di sabato.
«Un Pride per aprire un varco, per celebrare la nostra rabbia e la nostra voglia di vivere, perché non rinunciamo a volerci libera. Partiamo dalle nostre esigenze e dalla forza collettiva che ci smuove: scendiamo in piazza per prenderci le strade e per rompere la monotonia di questa città borghese, ordinata e fighetta. A Como mancano luoghi dove poter vivere una socialità che sia alternativa ai baretti costosi nelle piazze del centro, e la città si modifica di giorno in giorno per lasciare sempre più spazio al consumo -dei ricchi e dei turisti-, erodendolo all* cittadin*.
Abbiamo deciso di organizzare questo Pride in periferia proprio seguendo questo desiderio di allontanarci dal centro del potere, per creare alleanze tra chi non è ben voluto nella città-vetrina.
Vogliamo alzare il tappeto che nasconde, con l’ammaliante retorica del fascino del Lake Como, la città di frontiera, le migrazioni, le persone senza fissa dimora, quelle razzializzate e sfruttate dalla feroce industria del turismo, l’annichilimento di ecosistemi e culture autoctone, tutti, fattori che lasciano nuovi spazi e strutture al turista pagante.
Da sempre il Pride, il momento in cui poter sovvertire l’ordine nelle strade per un’intera giornata e poterle attraversare senza subirle, è un momento meraviglioso di critica a queste logiche urbane escludenti e discriminatorie.
II primo Pride fu rivolta. Tra le persone della working class che lanciarono mattoni a Stonewall nel 1969 c’erano ribelli, persone queer, persone T*, anti-colonialisti, anti-razzisti con un ideale ben chiaro di liberazione totale. Riprendiamo questa storia per riappropriarcene e segnare una distanza netta tra noi e i Pride capitalisti, con sponsor e partiti politici che ormai ne sono diventati protagonisti, e con i marchi che, come ogni anno, si tingono d’arcobaleno per ripulirsi l’immagine per un mese, per poi continuare a sfruttare i lavoratori e fare affari multimilionari con Israele.
Vogliamo che il nostro orgoglio sia indipendente, popolare, propalestina, distaccato dalle logiche di profitto. Non vogliamo nè sponsor, nè partiti, nè rappresentanti: urliamo con le nostre voci, occupiamo lo spazio con i nostri corpi.» [Como Pride]

