Oltraggio a San Franesco/ Multati i senza dimora
Collaboro con un gruppo di persone che, ogni mattina, condivide la colazione con chi vive senza dimora nella nostra bella e ricca Como. Li incontriamo nei diversi angoli della città, spesso rannicchiati sotto le coperte, all’addiaccio. Alcuni di loro mi hanno segnalato che, in questi ultimi giorni, la Polizia Municipale ha elevato multe a chi dormiva sotto le volte di San Francesco, l’ex chiesa in via Cattaneo, angolo via Mentana, accanto al Tribunale.
San Francesco è un luogo che porta con sé una storia importante legata all’emarginazione nella nostra città. Molti ricorderanno quando, anni fa, don Roberto Malgesini fu costretto ad allontanarsi da lì, nonostante portasse ogni giorno latte e caffè a queste persone. Allora i senza dimora erano ancora più numerosi, e spesso le loro coperte venivano gettate via. Contro quella pratica nacque una manifestazione che vide una larga partecipazione di cittadini e attirò l’attenzione dei media nazionali.
Negli anni furono fatte alcune scelte significative per offrire a queste persone servizi e docce, ma la questione è sempre stata affrontata come un problema dalle varie amministrazioni cittadine, senza mai arrivare a una soluzione reale e duratura.
Con rispetto, ma anche con convinzione, mi permetto di chiedere: come si può multare persone – tra cui donne e tanti italiani – che non hanno un luogo dove ripararsi la notte? Soprattutto ora che le temperature si abbassano e le piogge sono frequenti.
Mi chiedo: come faranno mai a pagare queste multe, spesso anche esagerate, persone che non hanno nemmeno un lavoro, un permesso regolare, e dunque nessuna possibilità economica?
Credo che l’annullamento immediato di questi verbali non sia solo un atto atto dovuto, ma anche un gesto etico necessario.
E ancora: invece di mandare la Polizia Municipale a distribuire multe a poveri disgraziati, non sarebbe più giusto inviare operatori sociali che possano instaurare un dialogo, proporre soluzioni e costruire percorsi di reinserimento? Un tetto – primo passo fondamentale – può essere la base per restituire dignità e diritti, insieme ai doveri, a chi oggi vive ai margini.
Como non manca certo di spazi, appartamenti e immobili vuoti. Perché non partire da qui, piuttosto che punire chi già vive in condizioni di estrema fragilità?
Vorrei invitare chi prende queste decisioni a rileggere la Costituzione, quella stessa Carta su cui hanno giurato, in particolare gli articoli che sanciscono il diritto di tutti a una casa, a un lavoro, a una vita sociale dignitosa, all’accoglienza.
Solo così si può costruire una città davvero a misura d’uomo: una Como accogliente e solidale, che molti cittadini desiderano.
Un sogno? No. Un impegno comune da discutere e da realizzare insieme, per superare le disuguaglianze e l’abbandono. [Luigi Nessi, Sinistra Italiana]

