Memoria/ La strage, lo Stato, Pinelli/ Video
[Video Vittorio Bernasconi per ecoinformazioni]
L’incontro organizzato sabato 17 gennaio a Ossuccio da Anpi Lario occidentale e Anpi Dongo sulla memoria della Strage di Piazza Fontana è stato un incontro importante e come tale merita di essere sottolineato con qualche nota a margine.
Si è voluto mettere l’accento sulla dimensione delle persone e quindi insistere sulla memoria degli avvenimenti piuttosto che sulla storia in senso stretto, e grazie alla presenza di testimonianze di particolare intensità le diverse dimensioni narrative ed esplicative si sono poi ricongiunte a fornire un quadro, certo non esaustivo, ma comunque ricchissimo e perfettamente congruente con l’orizzonte di quegli anni (e anche degli attuali).
Le testimonianze sono venute da Paolo Dendena, figlio di Pietro – una delle vittime del 12 dicembre – e fratello minore di Francesca, per molti anni presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage, e da Claudia Pinelli, figlia di Pino, ferroviere anarchico ingiustamente accusato di complicità nell’attentato e per questo trattenuto in questura e alla fine “precipitato” dalla finestra della stanza dove veniva interrogato. Dalle loro parole emerge la complessità di quella vicenda, gli intrecci con tutti i livelli del discorso politico e giudiziario, la difficoltà di distinguere tra il dolore personale, familiare, collettivo e la rabbia e la consapevolezza che ne deriva. Da una parte l’incapacità di uno Stato di fare chiarezza e giustizia su uno dei periodi più bui della Repubblica, dall’altra la richiesta – che sempre dallo Stato proviene – di trovare un percorso di “pacificazione” e di riconoscersi in un’unica esperienza.
Invece le storie sono differenti ed è doveroso evidenziarlo. È Claudia Pinelli a esprimerlo con lucidità (e, al tempo stesso, pacatezza): lo Stato repubblicano ha voluto riunire anche il ricordo di Pino Pinelli, come “diciottesima vittima innocente” della Strage di Piazza Fontana nella Giornata che omaggia le vittime del terrorismo, ma Pino Pinelli non è una vittima del terrorismo, è una vittima dello Stato, che l’aveva “in custodia”. L’unica, parziale, ammissione di responsabilità è stata quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione proprio della celebrazione della Giornata delle vittime del terrorismo il 9 maggio 2009, davanti a Licia Rognini Pinelli, vedova di Pino; un gesto importante, certo, ma contraddetto nei fatti dall’incapacità di riconoscere le responsabilità degli apparati statali in tutta la vicenda stragista. Per molti di noi, quella di Milano resta una Strage di stato, come recita il titolo del primo, fondamentale contributo di controinformazione, mentre ancora la maggior parte dei “più autorevoli” organi di informazione puntavano il dito contro gli anarchici e, poi, ipocritamente solo contro “ristretti” circoli della destra estrema.
Le peripezie giudiziarie della strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano sono state efficacemente sintetizzate da Matteo Dendena, giovane figlio di Paolo che ha deciso di continuarne l’impegno nella divulgazione di quegli avvenimenti e dei loro esiti.
A fare da cornice una serie di contributi documentari, tra cui – oltre ad alcuni materiali Rai che riprendono l’impegno di Francesca Dendena – va citato lo struggente video Vita accidentale di un anarchico (del 2019), basato su un poetico e illuminante racconto delle figlie di Pino, Claudia e Silvia.
Importante – come si è scritto all’inizio – il contributo dell’Anpi in questo sforzo di ricostruzione storica e memoriale, che ci pare proprio sia stato colto da tutto il numeroso pubblico presente. [Fabio Cani, ecoinformazioni]


