A Popenguine con Baba Seve
Giovedi 5 febbraio alle 10 del mattino, sotto un cielo nuvoloso, inusuale in questa stagione ed a queste latitudini, Severino Proserpio, Baba Seve, è stato accompagnato al suo ultimo viaggio terreno presso la chiesa ed il cimitero cattolico di Popenguine, in Senegal. Il suo Senegal.
La chiesa non era gremita dei bambini di Ornella come si sperava perché il giovedi mattina a Yenne, Kelle e Toubab Dialaw i bambini vanno a scuola, senza se e senza ma, come ha sempre rivendicato e quasi sempre ottenuto Seve dalle famiglie del luogo. C’erano invece i molti amici, senegalesi e italiani residenti, oltre all’imam, al Capo del villaggio, al Direttore delle scuole elementari, alla responsabile dell’Inca Cgil di Dakar e a quelli di diverse onlus locali. Tanti giovani senegalesi, sia musulmani che cristiani molti dei quali ex-talibé cresciuti presso il Centro Giovanni Quadroni di ” Les enfants d’Ornella” nei 20 anni della attività di Severino in terra senegalese, hanno partecipato con sincera commozione alla funzione religiosa tenuta dal parroco della basilica, Nostra Signora della Liberazione. Funzione durante la quale Leone Rivara, venuto da Como con Claudio, fratello di Severino e Manuela Zanolo, volontaria torinese de I Bambini di Ornella, ha tenuto una breve prolusione funebre a nome dei Bambini di Ornella e dello Spi Cgil di Como.
Al termine della funzione ci si è recati al cimitero del paese, dove Proserpio è stato sepolto vicino al tumulo della figlia Laura, venuta anch’ella a mancare nello scorso dicembre a Kelle, dove viveva col papà e la figlia adolescente Tatou, italiana nata in Senegal.
Al termine, secondo le tradizioni e le consuetudine locali, molte persone hanno voluto esprimere il proprio personale cordoglio sia alla famiglia che alla associazione I Bambini di Ornella, qui molto conosciuta e stimata per le proprie attività costanti di finanziamento e di volontariato in loco, a fianco di Severino. [Leone Rivara, I bambini di Ornella, per ecoinformazioni]
L’intervento di Rivara nella commemorazione
Bonjour, Bonjour a tout les gents ressembles ici.
Bonjour sourtout a tout les garcons et les fills: les enfants d’Ornella. D’Ornella et de Severino : Baba Seve. Pour leurs un grand-pere et Pour nous… un amie, un camarade, un fraire bien-aimé!
È difficile, parlando di Baba Seve e di Les enfants d’Ornella, dire qualcosa di nuovo, qualcosa che non sappiate già.
Seve è stato ed è ancora qui, fra di noi, da più di 20 anni.
Qui ha costruito il Centro, la scuola, i laboratori che tutti voi conoscete, in cui avete studiato e studiate, in cui insieme imparate ma giocate anche. Imparate a conoscervi, a capirvi, ad aiutarvi ed a condividere la vita crescendo insieme.
Ma non ha costruito solo questo: Seve qui, con voi ed insieme a voi, ha ricostruito la sua vita, con la cara figlia Laura, dopo la dolorosa scomparsa di Ornella.
È per questo che lui, in Senegal, ha deciso non solo di viverci ma anche di essere sepolto. Da senegalese tra senegalesi.
C’è invece qualcosa che pochi sanno di lui : la sua vita e le sue scelte prima di scegliere l’Africa. Chi era Baba Seve nella sua vita precedente?
Era un guerriero, un combattente, uno che avevo scelto, fin da giovane, di stare dalla parte giusta: quella dei più deboli, degli indifesi, degli sfruttati.
Era un sindacalista, lavorava nella CGIL, la confédération italienne des travailleurs, la più forte organizzazione d’Europa dei lavoratori.
È stato, nella provincia di Como, un dirigente, prima nel sindacato dei braccianti, poi delle industrie chimiche.
Ed é stato il primo, in Italia, a fondare una organizzazione sindacale che si occupasse in particolare di rappresentare i lavoratori stranieri in Italia e a fornire aiuto e assistenza ai migranti: il CLAS, le
bureau des travailleurs etrangers.
E la prima grande ondata migratoria arrivata nella nostra città di Como furono proprio i senegalesi. Ecco da cosa ha avuto origine la scelta di Seve di portare qui “ les enfants d’ornella “: la sua sensibilità e il suo spirito di solidarietà verso gli immigrati, “les étrangers”.
Seve è stato un uomo buono, onesto e generoso. E un combattente coraggioso. Un uomo forse con un carattere un po’ ruvido ma con un grande cuore: uno come ce ne sono pochi, ma un esempio per molti. Ha dato molto ed io, in cambio, chiedo a voi Enfats d’Ornella solo una cosa: cercate, nella vita, di seguire il suo esempio.
La nostra speranza è che tutta la Comunità e le istituzioni locali vogliano raccogliere il frutto del nostro lavoro svolto qui ed in Italia e si facciano carico di portare avanti il progetto sostenuto dalla Fondazione e dai nostri benefattori italiani, prendendolo in mano in prima persona come voleva Severino. Grazie Baba Seve, fai un buon viaggio, inshallah!

