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Agonismo contro cooperazione. Riconosco nell’agonismo una delle radici della guerra. Ricordate le mattanze, le pulizie etniche, nate nelle tifoserie della ex Jugoslavia?

Non riesco a definire sport il tipo e l’attenzione campanilistica alle sorti della “propria” squadra (non c’è dubbio che non si sudi adorando campioni), ma espressioni, talora violente, di disvalori politici, come il razzismo caro alle destre estreme. Grande l’impegno dei neuroni a specchio, gli stessi appagati dalla pornografia: non faccio, ma vedo.

Ma c’è chi pensa il contrario e guarda persino alle indifendibili Olimpiadi invernali italiane come a un’azione per la Pace. Surreale. Impossibile non cogliere la triste realtà di Como, la sua subordinazione – sindaco in testa, in compagnia però di quasi tutti gli altri notabili – a un magnate che, come spesso accade nello sport milionario, compra le condizioni per eccellere investendo milioni nella squadra che poi viene osannata in modo inverosimile come “comasca”.

Accade, in un gigantesco spot di distrazione di massa, che la squadra nostrana vinca con la Juventus e tale successo pedestre venga additato a gloria storica del territorio. Poco contano a confronto il genocidio, la distruzione del welfare per il warfare, l’ingiustizia sociale e ambientale, il fascismo che avanza.

Sem cumashc come canta per il Como Calcio Van De Sfroos, non attivo nelle occasioni contro le guerre.  Il Como vince e quindi siamo vincenti anche noi. Davvero? Miserie messe in evidenza in un servizio di Le monde, tradotto da Internazionale. Lo trovate in questo numero del nostro settimanale. E naturalmente c’è anche ben altro. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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