“Tutto chiede salvezza”: Daniele Mencarelli e la Fondazione Scalabrini
Una serata dedicata alle fragilità umane, alla possibilità di riconoscerle e di trasformarle in relazione. È stato questo il cuore dell’incontro che si è svolto il 12 marzo al Cinema Astra di Como, promosso da Francesca Paini, presidentessa di Fondazione Scalabrini, veicolato da Valentina Pellizzoni e con la partecipazione dello scrittore e poeta Daniele Mencarelli.
Una serata dedicata alle fragilità umane, alla possibilità di riconoscerle e di trasformarle in relazione. È stato questo il cuore dell’incontro che si è svolto il 12 marzo al cinema Astra di Como, promosso da Francesca Paini, presidentessa di Fondazione Scalabrini, veicolato da Valentina Pellizzoni e con la partecipazione dello scrittore e poeta Daniele Mencarelli.
Al centro della conversazione il libro e l’omonima serie TV Tutto chiede salvezza, ma più in generale il percorso umano e letterario dell’autore, che nelle sue opere ha spesso raccontato senza filtri la sofferenza, la solitudine e il bisogno profondo di essere riconosciuti dagli altri. Temi appartenenti alla letteratura e alla quotidianità di molte più persone di quanto ci piaccia pensare.
Durante la serata Daniele Mencarelli ha riflettuto su quanto la fragilità non sia necessariamente qualcosa da nascondere o da cancellare, ma piuttosto una dimensione che accomuna tutti ed infatti decide durante un suo intervento di sostituire la parola fragilità con normalità.
Nelle crepe dell’esistenza umana – nelle paure, negli smarrimenti, nelle cadute – si può infatti aprire uno spazio di incontro autentico tra le persone che non solo dovrebbero essere in grado di riconoscere le proprie di fragilità ma anche sviluppare un’empatia tale da poter fare proprie anche quelle altrui. È proprio da lì che nasce la possibilità di una relazione vera, capace di far sentire qualcuno meno solo.
A dialogare con lo scrittore è stata Francesca Paini, presidente della Fondazione Scalabrini, che accompagna la conversazione collegando le parole della letteratura di Mencarelli alla realtà concreta del lavoro sociale che la fondazione porta avanti sul territorio. In questo senso, infatti, il dialogo con Mencarelli non è stato solo un incontro culturale, ma anche un’occasione per raccontare l’impegno della Fondazione Scalabrini.
Da anni questa realtà comasca lavora accanto a persone e famiglie che attraversano momenti di difficoltà, in particolare attraverso progetti legati all’abitare e all’inclusione sociale. Offrire una casa temporanea, accompagnare chi vive situazioni di fragilità, costruire percorsi di autonomia: sono azioni concrete che cercano di rispondere proprio a quelle vulnerabilità che si legano al pensiero stesso e alla letteratura di Mencarelli.
Se la fragilità è una condizione comune, allora diventa responsabilità della comunità costruire luoghi e percorsi in cui nessuno resti solo. Le case, i progetti e le iniziative della fondazione rappresentano proprio questo tentativo: trasformare l’attenzione verso l’altro in un gesto reale di accoglienza.
Ascoltando le parole dello scrittore, inoltre, colpisce quanto il suo sguardo sulla fragilità sia lontano da ogni retorica. Non c’è l’idea di romanticizzare il dolore, ma la consapevolezza che la sofferenza esiste e che diventa insopportabile se non condivisa. Per questo la possibilità di incontrare qualcuno che ascolta, che riconosce e che accompagna può fare una differenza enorme.
È difficile non trovarsi d’accordo con questa prospettiva. In un tempo in cui si tende a mostrare solo la parte più forte e performante di sé, il richiamo alla fragilità come dimensione condivisa appare quasi controcorrente, ma proprio per questo profondamente necessario.
Basta osservare con cura, aprire lo sguardo e riconoscere negli altri la stessa sofferenza che noi possiamo provare ed è questa consapevolezza che diventa la salvezza condivisa. [Amelie Di Matteo, ecoinformazioni]

