Cgil Como/ Tutelare il settore industriale è una scelta politica per il futuro

Crisi e riorganizzazioni sono segnali di un settore che sta cambiando e che necessita di essere guidato, con politiche di investimenti, formazione e nuove tutele per chi lavora nell’industria: così il segretario della Cgil Como, Sandro Estelli, esorta ad utilizzare dati ed analisi non solo per fotografare una situazione attuale ma soprattutto come strumento per guidare l’industria del territorio comasco nel futuro.

«Nel comasco i numeri ci dicono che il territorio non è fermo, ma si sta spostando, e non in modo neutro. 
Il dato più evidente è la fragilità del manifatturiero industriale, che nel 2025 chiude con una produzione in calo dell’1%, mentre i servizi crescono e diventano il comparto più dinamico, con un aumento del volume d’affari del 6,4% e dell’occupazione del 5,8%.
Questo non basta però a rassicurarci, perché per un territorio come il nostro l’industria non è un pezzo del passato: è ancora una parte decisiva della qualità del lavoro, del salario, delle competenze e della tenuta sociale.

Anche per questo, il dato sulla cassa integrazione va letto con grande attenzione. A Como, nel confronto tra il primo trimestre 2026 e il primo trimestre 2025, la cassa totale cresce del 6,5%, mentre la cassa straordinaria aumenta del 72,8%. 
È un segnale chiaro: non siamo davanti soltanto a rallentamenti temporanei, ma a crisi, riorganizzazioni e ristrutturazioni che colpiscono le realtà più esposte.

Per questo non basta registrare i dati: servono politiche industriali capaci di governare le trasformazioni senza scaricarne il costo su lavoratrici e lavoratori. 

Energia e intelligenza artificiale sono due sfide decisive e non possono essere affrontate in ordine sparso, perché chiamano in causa investimenti, reti, innovazione, competenze e una strategia di respiro europeo. 
In questo quadro, il sindacato conferma la propria volontà di confronto e guarda con interesse al dialogo richiamato da Orsini e Landini, nella convinzione che serva un impegno vero tra le parti per garantire investimenti, formazione, innovazione, lavoro ben remunerato e un innalzamento dei salari, perché senza qualità del lavoro non c’è futuro solido per il territorio.

La questione, allora, è molto semplice: il territorio comasco non può limitarsi a subire il cambiamento. Deve governarlo. 
Difendere l’industria oggi non significa guardare indietro, ma scegliere se questo territorio vuole ancora avere un futuro fatto di lavoro qualificato, investimenti, innovazione, formazione e coesione sociale. 
Senza questa visione, il rischio è che la debolezza industriale diventi un arretramento strutturale del territorio». [Sandro Estelli, segretario generale Cgil Como]

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