Rebbio a Bruxelles con The left contrastare il Women state trafficking
Il 22 aprile una piccola delegazione della parrocchia di Rebbio ha partecipato alla presentazione del report “Women state trafficking – Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia”, organizzata dal gruppo politico The Left al Parlamento Europeo. All’incontro erano presenti e hanno moderato gli eurodeputati Leoluca Orlando, Ilaria Salis e Cecilia Strada.
Il report è stato realizzato da RR[X] Ricercatrici/Ricercatori X, un gruppo di ricerca internazionale che ha scelto l’anonimato per ragioni di sicurezza, in collaborazione con altri enti come l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi e Border Forensics, agenzia impegnata nell’analisi delle pratiche di violenza alle frontiere. La presentazione al Parlamento Europeo ha avuto l’obiettivo di portare all’attenzione istituzionale le gravi violazioni di diritti umani e delle migrazioni documentate lungo il confine tra Tunisia e Libia, affinché i dati raccolti diventino oggetto di dibattito politico.
Il fenomeno si inserisce nel più ampio processo di esternalizzazione delle frontiere, conseguenza di accordi e politiche internazionali che, secondo quanto denunciato nel report, contribuiscono a generare morte e sofferenza. Tra questi bisogna senz’altro fare riferimento al Memorandum d’intesa tra Unione Europea e Tunisia del 2023, che prevede uno stanziamento di 140 milioni di euro per la cooperazione economica e la gestione dei flussi migratori, con l’obiettivo di contenere gli sbarchi. Difatti, dal 2023 si registra una diminuzione degli sbarchi sulle coste italiane, a fronte però di un aumento delle morti in mare e di un peggioramento delle condizioni di vita per le persone migranti bloccate in Tunisia e Libia.
Il report si propone di suscitare una reazione sia a livello istituzionale sia nella società civile, affinché la migrazione non continui a essere trattata esclusivamente come una leva politica.
Le ricerche di RR[X], basate su testimonianze dirette e raccolta di evidenze, delineano un sistema articolato in più fasi: arresti arbitrari, trasferimenti forzati verso le zone di confine, vendita in territorio libico e detenzione finalizzata allo sfruttamento economico o sessuale. Tutte le fasi sono caratterizzate da violenze sistematiche, spesso di natura sessuale, e da condizioni di vita degradanti, con un evidente processo di deumanizzazione.
Il contributo di Border Forensics ha permesso di geolocalizzare i luoghi indicati nelle testimonianze. Epicentro delle operazioni è Sfax, sulla costa tunisina, dove avvengono le intercettazioni in mare e da cui prende avvio il traffico. Le rotte di espulsione emerse mostrano una chiara sistematicità, data dalla corrispondenza di pratiche emerse dalle testimonianze raccolte. Le vittime riferiscono inoltre pratiche volte a impedire qualsiasi orientamento spaziale: vengono bendate, private dei telefoni e trasportate su mezzi con vetri oscurati.
Come evidenziato anche da un avvocato di Asgi, dalle testimonianze emerge un sistema in cui le persone diventano “merce”, inserite in una catena di passaggi e violenze che struttura un meccanismo sistemico. Tra i principali luoghi delle violenze figurano la caserma militare di El Meguissen, nodo centrale del traffico, dove le persone vengono scambiate con beni materiali come carburante e droga, e Al Assah, area di concentramento in cui le persone migranti vengono smistate in diversi circuiti di sfruttamento: economico per gli uomini, sessuale per le donne. Una volta in Libia, queste, in particolare, vengono spesso trasferite verso case di prostituzione forzata.
Alcune testimonianze sono state presentate anche davanti alla Corte Africana dei Diritti Umani, nel tentativo di ottenere il riconoscimento delle responsabilità statali. Il report introduce il concetto di “state trafficking”, indicando negli Stati i principali attori del traffico di esseri umani. Una lettura che mette in discussione la narrazione dominante, spesso incentrata esclusivamente sulle reti criminali e sulla figura dei trafficanti. In Tunisia, infatti, numerose testimonianze indicano nella Guardia Costiera uno dei principali responsabili di violenze e abusi nei confronti delle persone migranti.
L’incontro ha ribadito la necessità di accrescere la consapevolezza nella società civile. Di fronte a quanto documentato, appare fondamentale adottare un approccio fondato sui diritti umani, orientato alla tutela delle persone migranti e delle loro condizioni di vulnerabilità. Il report si configura così non solo come un lavoro di ricerca, ma come uno strumento di denuncia capace di portare alla luce dinamiche che mettono quotidianamente a rischio la vita di migliaia di persone. [Paola Taiana, per ecoinformazioni]

