L’assurdo del San Primo al Pirellone/ Avs contro
Nella riunione delle Commisioni quinta e sesta del Consiglio regionale lombardo con le voci della Comunità montana Triangolo Lariano e del sindaco di Bellagio si è ancora discusso dell’assurda e costosisima idea di portare la neve sul San Pirmo nell’ambito del progetto faraonico di speculazione nel territorio spacciata per riqualificazione. Contrario Onorio Rosati (Avs): «Il progetto di riqualificazione va rivisto alla luce degli effetti della crisi climatica. Non ha senso oggi proporre nuove piste da sci a bassa quota. Chiedo che la relazione tecnico-scientifica dell’Università dell’Insubria venga messa agli atti e inviata alla Giunta regionale per un supplemento di indagine».
«Si è conclusa da poco [17 giugno] la riunione congiunta delle Commissioni V^ e VI^ del Consiglio regionale impegnate ad ascoltare il sindaco di Bellagio e il presidente della Comunità Montana Triangolo Lariano a proposito del progetto di riqualificazione del Monte San Primo.
L’audizione avviene dopo che mesi fa ad essere ascoltati sono stati i rappresentanti del Coordinamento Salviamo il Monte San Primo, che si batte per modificare i contenuti del progetto di riqualificazione proposto dalla Comunità Montana e dal Comune, che prevede la creazione di impianti sciistici al di sotto dei 1.500 metri di altezza. Nel suo intervento, il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra Onorio Rosati ha ribadito la sua contrarietà al progetto.
«Bene il confronto, ma rimangono in sospeso, anche dopo l’audizione odierna, alcune questioni centrali del progetto. In primo luogo i costi. Dai dati che abbiamo ottenuto grazie a un’apposita interrogazione, emerge che le opere necessarie a realizzare l’impianto sciistico, oggetto delle contestazioni di associazioni e cittadini, ha un costo decisamente elevato rispetto al resto degli interventi previsti dal progetto. Poi, va detto chiaramente che l’opposizione al progetto si concentra proprio sull’impianto sciistico e sul bacino di raccolta delle acque, non sulle restanti opere. E i motivi sono noti. Che senso ha realizzare un nuovo impianto a quelle quote quando siamo di fronte a una crisi climatica che ogni anno fa sentire i suoi effetti anche nelle zone di montagna? La ricerca che l’università dell’Insubria ha prodotto per conto del Coordinamento delle associazioni stima che sul Monte San Primo il numero delle giornate idonee per lo sci sono attualmente 48, nel 2026, con un innalzamento della temperatura di 1,4°C i giorni si ridurranno a 26, oltre il 2040 i giorni saranno solo 11. Ha senso realizzare un’opera di questo tipo a fronte di un probabile andamento delle temperature e delle giornate di neve previste? Qualcuno dei promotori delle opere si è confrontato con questi numeri e queste previsioni? Chiedo che, all’interno della procedura in corso, venga rispettato il regolamento regionale numero 5 del novembre del 2021 che prevede che interventi come quelli proposti per il San Primo siano corredati e sorretti da un’accurata analisi nivologica. La battaglia contro un progetto obsoleto continua. Seguiremo passo passo questa vicenda, a partire dall’indagine dell’università dell’Insubria che invieremo presto al presidente Fontana e alla sua giunta». [Avs Lombardia]
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