Video e foto/ Il fiore del partigiano è quello tolto dalla teca di Mussolini
[Video della diretta ecoinformazioni della sentenza]
Vittoria piena, festosa e corale all’ultima udienza del processo a Cecco Bellosi reo confesso di avere strappato dalla teca commemortiva del duce fiori che costituvano un oltraggio alla Repubblica nata dalla Resitenza e un evidente apologia del fascismo. Nell’udienza conclusiva del processo dopo l’intervento della Pubblico ministero che resasi conto dell’assoluta inestenza giuridica e fattuale della tesi stessa dell’accusa ha chiesto che i reati imputati venissero derubricati a infrazioni. Completa la contarietà dell’avvocato di Bellosi Davide Steccanella che invece a invitato la Giudice a riconoscere il grande valore civile del comportamento dell’imputato che togliendo quei fiori fascisti aveva applicato la legge e prima di tutto la Costituzione. La sentenza finale non è arrivata a decretare tanto, ma l’assuluzione per non aver commesso il fatto certifica comunque che togliere i firioi da quella teca non è reato e che Bellosi ha agito nel rispetto delle leggi della Repubublica. Grande soddisfazione delle organizaioni che hanno seguito al vicenda e sono sate presenti al presio del 19 mattina al Tribunale che ha visto nutrite rappresentanze di Anpi, Arci, Sinistra Italiana cone esponenti regionali e nazionali delle organizzaioni insime a tant£ compagn3 di Cecco e di tanti/e altri/e. Presto on line l’articolo di Amelie Di Matteo, le foto di Massimo Borri e su Radio popolare i servizi di Camilla Pizzi, ecoinformazioni. Nel seguito la diretta del processo.
[Video della diretta Fb di ecoinformazioni dell’intervento dell’avvocato Davide Steccanella]
Testo dal video dell’intervento dell’avvocato Stencanella.
Grazie, signor Giudice.
Non condivido le conclusioni del Pubblico Ministero e cercherò di spiegare in breve perché.
Innanzitutto, l’istruttoria dibattimentale ha chiarito che la descrizione del fatto nel capo di imputazione non corrisponde al vero, nel senso che l’unico testimone oculare che supportava quell’imputazione, a precisa domanda e chiarimento, ha riconosciuto di non avere visto assolutamente Bellosi aggredire la teca con un punteruolo di ferro e danneggiarla.
Tra l’altro Bellosi si è fatto tranquillamente vedere assieme alla moglie, fermandosi, quindi non c’era nulla di occulto e non credo che la storia dell’imputato possa essere quella di uno che va a fare un atto di vandalismo proprio di quei livelli, visto il personaggio.
Per cui sicuramente l’unico fatto accertato è quello che Bellosi ha dichiarato e rivendicato.
“Io ho tolto i fiori che in quel momento rappresentavano un omaggio ad una figura che è stata il Duce.”
Questa è la condotta.
Quindi già quello che è scritto nel capo di imputazione non corrisponde al vero.
Dobbiamo verificare se possa integrare un’ipotesi di reato avere tolto i fiori nel punto in cui vi è una teca a ricordo del Duce e della Petacci.
Tutto il resto non c’è, perché il processo ha dimostrato che non esiste.
Su questo il Giudice mi invito a fare la seguente riflessione.
Bellosi ritiene e ribadisce che, a suo parere, è incostituzionale la stessa presenza di quel manufatto nel Comune di Como, che però lui non ha toccato: si è limitato a togliere i fiori.
Ora ragioniamo.
Sgomberiamo il campo da un equivoco.
Non è il cimitero dove c’è la tomba di Mussolini.
Quello è un luogo certamente di carattere privato e commemorativo, e ciascuno è libero, se vi si reca, di portare tutti i fiori che vuole per omaggiare il defunto.
Quello invece non è il cimitero di Mussolini.
Quello è un monumento, chiamiamolo così, scegliete voi la definizione, che attesta un fatto storico: quello che ha consentito, molto banalmente, la formazione della Costituzione della nostra Repubblica.
Semplicemente perché lì è stato eliminato un dittatore storico e provato.
E allora portare dei fiori in quel punto non è un omaggio di tipo sentimentale, concesso per pietà verso un defunto.
Quello è un gesto simbolico che significa semplicemente inneggiare al fascismo.
Molto di più, ritengo io, di tutti quei processi che vengono fatti quando alcuni ragazzi fanno il saluto romano in occasione della ricorrenza della morte di Sergio Ramelli, che era un ragazzo di diciassette anni morto per quell’ideale, per quanto sbagliato.
Lì, a mio parere, non c’è un inneggiamento al fascismo.
I fiori al Duce sono invece un inneggiamento al fascismo.
Ripeto, come ha detto giustamente Bellosi, in Germania sarebbe fuori dal mondo pensare che qualcuno portasse dei fiori inneggianti a Hitler.
Eppure in Italia questo succede.
E allora io mi domando: nel momento in cui Bellosi apprende che c’è una situazione del genere e che vengono messi appositamente quei fiori, perché quei fiori hanno un significato preciso quel giorno lì davanti a Mussolini e alla Petacci…
…cioè un omaggio ad una dittatura riconosciuta, sulla cui sconfitta si fonda la nostra Costituzione.
Per cui, nel momento in cui Bellosi ritiene di togliere quel gesto simbolico, non di toccare la teca, a mio parere addirittura egli adempie ad un dovere ai sensi dell’articolo 51 del Codice Penale.
Se legge quella norma, signor Giudice, vedrà che è una causa di giustificazione aver agito per adempimento di un dovere imposto da una legge.
E quale legge più della Costituzione?
La nostra Costituzione, bella o brutta che sia, che tutti gli anni festeggiamo un po’ ipocritamente con grandi manifestazioni il 25 aprile.
Dice una cosa molto chiara: quel ventennio è stato una realtà immonda.
Per fortuna ce ne siamo liberati, anche del Duce.
Se non fosse stato fermato a Giulino di Mezzegra probabilmente sarebbe stato processato nel processo di Norimberga insieme ai gerarchi tedeschi.
Quello che hanno fatto i partigiani ci ha evitato degli imputati in più.
Quello è il Duce, quello è Mussolini.
Io non posso in Italia mettere dei fiori in omaggio a Mussolini in un luogo pubblico.
Nel capo di imputazione si parla di beni esposti alla pubblica fede.
Ma io mi domando: possibile che alla pubblica fede del nostro Paese ci sia qualcosa che inneggia Mussolini e ci sia qualcuno che ci mette dei fiori?
Ha fatto benissimo, signor Giudice, a toglierli.
L’avrei fatto io e lo dovrebbe fare qualsiasi persona che si definisce antifascista nel senso reale del termine, non soltanto a parole.
Non ha senso andare tutti insieme a manifestare il 25 aprile, celebrare la Resistenza e lasciare che in quel punto storico ci sia qualcuno che puntualmente omaggia con dei fiori la figura del Duce.
Una figura storicamente ritenuta un dittatore che ha fatto le peggiori cose, tra cui le leggi razziali.
Non lo dico io: lo dice la storia, ma soprattutto lo dice la nostra Costituzione.
Per cui Bellosi in quel momento ha applicato la Costituzione che altri evidentemente ancora non applicano.
Io chiedo quindi che Bellosi venga assolto.
E visto che questo processo si è dovuto fare, perché bastava che il Pubblico Ministero leggesse la nota che avevamo depositato all’inizio e non saremmo arrivati davanti anche a Lei, di fronte ad un decreto penale di condanna di 600 euro che Bellosi avrebbe anche potuto pagare…
…ha voluto invece che venisse celebrato un processo.
E Lei, signor Giudice, ha l’occasione, su un fatto minimale, di mettere per iscritto, in nome del popolo italiano, che in Italia il fascismo non si omaggia.
Signor Giudice, io chiedo l’assoluzione del mio assistito per avere adempiuto ad un dovere, oppure con la formula che riterrà più propria.
Tra l’altro non ho ben capito quale reato possa integrare la semplice condotta di togliere dei fiori, visto che tutto il resto è stato smentito dal processo.
Qualunque sia la decisione, mi piacerebbe che una sentenza scrivesse una volta per tutte che in Italia il fascismo non è un’idea qualsiasi, ma un fenomeno qualificato dalla Costituzione e che quindi non può essere omaggiato con atti simbolici.
Grazie.
[Testo NON RIVISTO DALL’AUTORE, trascritto con Ia]
Reportage di Massimo Borri, ecoinformazioni
















