Geografie/ Migrazioni sulle carte
Per approfondire le complessità della realtà che ci circonda, continuando il discorso iniziato sull’utilità degli atlanti, si può provare a testare un argomento particolare come quello delle migrazioni.
(altro…)Per approfondire le complessità della realtà che ci circonda, continuando il discorso iniziato sull’utilità degli atlanti, si può provare a testare un argomento particolare come quello delle migrazioni.
(altro…)La geografia non è facile né effimera, a dispetto della sua sottovalutazione “scolastica”, che la riduce a poco di più che elencazione di nomi, luoghi, prodotti ecc. È utile a comprendere la realtà che ci circonda, persino nella sua forma più semplice (e divertente, se si è disposti a farsi divertire non solo dal comico): quella dell’atlante.
(altro…)Dalle ore 11 della “quasi vigilia” di Natale, lo spazio antistante la sede territoriale di Como di Regione Lombardia in via Luigi Einaudi/viale Varese ha accolto un singolare presepe, in cui le sagome delle diverse categorie sociali portavano i problemi ma anche le possibili soluzioni.
(altro…)Quest’anno di pandemia – una congiuntura drammatica al tempo stesso generale e del tutto particolare – ha spinto uno dei grandi interpreti del pensiero mondiale a provare a fare il punto. Edgar Morin, alla vigilia della sua centesima primavera, ha enucleato da questo anno di coronavirus – e dalla sua esperienza – 15 lezioni, in cui ha riconosciuto l’inderogabile necessità che Cambiamo strada.
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Alberto Giacometti è uno dei grandi artisti del XX secolo che crediamo di conoscere: alcune delle sue opere si sono stabilmente insediate nell’immaginario collettivo, tanto da costituire una sorta di patrimonio comune dell’orizzonte visivo, e non solo per chi ha specifici interessi e competenze artistiche.
Poi, a considerarlo con l’attenzione che merita, rivela come tutte le grandi personalità una ricchezza completamente nuova.
È questa la sollecitazione che proviene dall’interessante mostra allestita al m.a.x.museo di Chiasso, aperta dal 9 giugno scorso, quando ancora non era accessibile al pubblico proveniente dal territorio italiano, e che da qualche giorno è accessibile per tutti.
L’esposizione è prioritariamente dedicata alla grafica dell’artista, secondo la missione dell’istituzione museale chiassese, sviluppata a partire dall’eredità del grande grafico elvetico Max Huber. E quindi è esposto un nutrito gruppo di opere (oltre quattrocento) realizzate con le diverse tecniche della grafica d’artista: xilografie, calcografie (soprattutto acqueforti) e litografie, comprese anche numerose illustrazioni per volumi, affiancate – sala per sala – da qualche scelto esempio di pittura e scultura, per sottolineare l’ampiezza e l’articolazione dell’orizzonte espressivo di Giacometti.

Nato nel 1901 in una frazione del comune di Stampa, nel Cantone Grigioni, Alberto Giacometti è artista cosmopolita quant’altri mai. Figlio d’arte (il padre Giovanni è pittore) e introdotto dal padre alla conoscenza diretta dell’arte europea contemporanea, appena poco più che ventenne, Giacometti si trasferisce a Parigi, dove si compie in buona parte la sua formazione. Attraversa quindi, stando in uno centri fondamentali di elaborazione (se non proprio “il” centro), le principali correnti d’avanguardia, ma – a considerare la sua vicenda artistica con sguardo retrospettivo – sembra quasi che avesse chiara fin dall’inizio la sua personalissima strada (o forse è una nostra percezione, incapace di staccarsi dalle sue opere più riconoscibili…).
Nell’esposizione, allestita in ordine sostanzialmente cronologico a partire dalle prime incredibili prove di un ragazzino appena decenne, si coglie il lavoro costante per l’elaborazione di un proprio linguaggio espressivo che aspira a un’essenzialità assoluta, frutto però non di una riduzione “minimalista” ma di una stratificazione profonda. Nella sua grafica, infatti, il segno nasce dalla complessità della relazione, dalla dialettica tra lentezza e velocità: sintesi magistrale a partire dall’analisi di dettaglio. All’interno di questo percorso si evidenzia la centralità della figura umana, continuamente indagata (straordinari sono i tanti ritratti ravvicinati, così come i nudi femminili frontali). In queste figure si rende evidente quell’intreccio tra arte e pensiero, richiamato nel titolo della mostra: Giacometti non fu propriamente un “teorico” ma, con atteggiamento significativamente moderno, attribuì sempre una notevole importanza alla “narrazione” ovvero alla comunicazione del proprio agire (e a questo proposito è particolarmente interessante una delle sue ultime opere, Paris sans fin, che contiene centocinquanta litografie e un suo testo).
Fondamentali per ricostruire l’universo dell’artista sono poi anche le molte fotografie che gli vennero dedicate durante la sua vita: vederle, con quel suo volto così espressivo, alternate alle sue opere induce quasi a pensare di poter vedere con i suoi occhi.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Alberto Giacometti (1901-1966) grafica al confine fra arte e pensiero
a cura di Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini
m.a.x museo, via Dante Alighieri 6, Chiasso – CH
fino a il 10 gennaio 2021 (chiusura estiva da 3 al 17 agosto agosto compresi)
orari: martedì-domenica 10-12, 14-18
Ingresso: CHF / euro 10; ridotto CHF / euro 7
Alcune vedute dell’allestimento:




Pur in assenza della cittadinanza, il Monumento alla Resistenza Europea, luogo simbolo dell’antifascismo comasco, ha ricevuto l’omaggio delle corone d’alloro e della bandiera dell’ANPI.
Qui sotto lo striscione presente da molti anni alla cerimonia della mattina del 25 Aprile, quest’anno solo in forma virtuale.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Un Cinema-Teatro di Chiasso colmo fino al limite ha accolto lo spettacolo Tempo di Chet, dedicato alla musica e alla vita del grande trombettista Chet Baker: uno spettacolo a metà fra concerto e teatro.
Lo si potrebbe forse definire docu-concert, se il neologismo non fosse un po’ troppo audace… Il palcoscenico è infatti diviso in due piani (anche scenograficamente): davanti si svolge l’azione teatrale che attraverso una serie di rapidi quadri ripercorre la vicenda umana di Chet Baker, e dietro – rialzato al di sopra dell’ideale bancone da bar – si tiene un vero e proprio concerto con Paolo Fresu (tromba e flicorno), Dino Rubino (pianoforte) e Marco Bardoscia (contrabbasso). I due piani restano fisicamente separati (una sola volta un attore “invade” il palco musicale), ma sono perfettamente complementari nel raccontare la figura del protagonista.
Chet Baker incarna, in un certo senso, uno degli archetipi del jazz: quello del grande musicista che si è fatto da sé (al di fuori di studi regolari) e che da sé si è distrutto (a causa, principalmente, dell’abuso di droghe). In realtà – come sempre – la storia è più complessa e nella vicenda biografica di Chet si agitano molti altri temi, molte altre criticità. E il testo di Leo Muscato (che è anche regista) e Laura Perini le porta – con misura – in evidenza: le dinamiche razziali tra bianchi e neri (nel caso del jazz all’apparenza rovesciate, poiché tradizionalmente è musica “black”), quelle di classe (che si intuiscono nell’origine popolare-rurale di Chet, che veniva dall’Oklahoma), quelle dei comportamenti (tra omologazione e “devianza”).
Tutto questo è raccontato – come in un documentario, appunto – da alcune testimonianze rese da persone che hanno “incontrato” Chet Baker in diversi momenti della sua vita, e da pochi flash back sui primi momenti della sua vita e della sua carriera. Ma soprattutto è raccontato dalla musica che si snoda quasi senza soluzione di continuità per tutto lo spettacolo: non colonna sonora ma vero e proprio concerto che assume il ruolo di coprotagonista della rappresentazione. Nella sequenza dei brani si alternano alcuni standard cari alle performance di Chet con altri appositamente scritti da Paolo Fresu, e il mix è talmente ben orchestrato che non è facile (almeno per i non-addetti-ai-lavori) distinguere i secondi dai primi (a parte alcuni classici risaputi, si intende: come ‘Round Midnight, peraltro esplicitamente citato).

Bravissimi i tre musicisti: non solo Paolo Fresu ma anche Dino Rubino e Marco Bardoscia. Molto efficaci gli attori che, a parte Alessandro Averone – cui spetta il ruolo di Chet Baker -, sono costretti a un vero e proprio tour de force nell’interpretare tanti diversi testimoni. Sostenuto il ritmo ed evocative le scene.
Se un rilievo può essere mosso è quello relativo alla “rimozione” di quel pezzo di vita di Chet Baker che va dal nucleo centrale raccontato nello spettacolo, negli anni Cinquanta, fino alla morte, ovvero il probabile suicidio ad Amsterdam, pure evocato nel finale, che però è datato ben trent’anni dopo, nel 1988. Forse non tutto il pubblico si rende conto sono passati trent’anni e che in quel lasso di tempo Chet è comunque riuscito ad esprimere – nonostante tutte le difficoltà – grande musica (quella versione lunga di My Funny Valentine citata proprio all’inizio dello spettacolo sarebbe in effetti quella del suo ultimo concerto, poco prima della morte). Ma è poca cosa, a confronto con la magica inserzione finale della sola voce di Chet Baker che canta Blue room.
Un ottimo modo di raccontare un musicista, senza celebrazione, ma con molta intensità.
Venerdì 24 gennaio 2020 ricorre il 75° anniversario dell’uccisione dei partigiani Enrico Cantaluppi (di 21 anni) di Lipomo e Luigi Ballerini (di 19 anni) di Albate, torturati e fucilati dai fascisti dopo un’azione contro il maggiore Petrovich della GNR.
L’ANPI li ricorderà con una breve cerimonia e la deposizione di una corona alle ore 11.00 a Como in viale Innocenzo XI angolo via Benzi, dove furono uccisi.
Alla commemorazione saranno presenti la presidente del Consiglio comunale di Como Anna Veronelli, in rappresentanza della Città, e Giuseppe Rigamonti, assessore alla cultura del Comune di Lipomo. Interverrà Silvio Peverelli.
Tutti e tutte sono invitate a partecipare per ricordare e tenere viva la memoria del sacrificio di giovani che hanno dato la vita per gli ideali di libertà, giustizia sociale, pace e fratellanza.

Mercoledì 15 gennaio 2020, alle ore 20.45, nel salone della CNA di viale Innocenzo XI n. 70 a Como, verrà presentata la nona edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.
(altro…)La seconda serata di Fermo immagine, venerdì 22 novembre alle ore 21.00 presso l’auditorium comunale a San Fermo della Battaglia (CO), in via Lancini, è dedicata alle immagini del fotografo Gin Angri.
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