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Acqua pubblica: il Comitato provinciale di Como su A2a e Lgh

A proposito del parere espresso dall’Autorità Nazionale Anticorruzione a proposito della fusione tra Lgh (la partecipata di Cremona, Crema, Lodi, Pavia e Rovato) e A2a (la multiutility lombarda con interessi anche nel territorio comasco), riportiamo di seguito integralmente la presa di posizione di Comitato Provinciale Acqua Pubblica di Como, Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese, Comitato Lecchese Acqua Pubblica, Comitato Milanese Acqua Pubblica, Comitato “2 sì per l’acqua bene comune” di Pavia, Coordinamento Acqua Pubblica della Provincia di Sondrio, Comitato Acqua Bene Comune della Provincia di Varese:

«Il pesantissimo giudizio dell’Autorità Anticorruzione guidata da Raffale Cantone sulla svendita di LGH ad A2A non ci coglie certamente di sorpresa. In base a quanto riportano i giornali, le conclusioni dell’istruttoria dell’ANAC rispecchiano pari pari il contenuto dei tanti documenti che il Comitato Acqua Pubblica, insieme a pochi altri soggetti, ha prodotto e diffuso in quelle convulse settimane di fine 2015.
Una vendita mascherata (anche male) da partnership, una totale assenza di competizione di mercato, la perdita definitiva del controllo di servizi fondamentali da parte delle istituzioni locali. Detto questo, l’analisi dell’ANAC si muove (correttamente) nell’ambito di un controllo procedurale: l’ANAC dice che non si poteva evitare la gara per la scelta dell’acquirente, secondo la “scolastica” applicazione del liberismo nei servizi pubblici con cui ci hanno ubriacati in questi anni.
E’ una magra e triste consolazione oggi sapere che avevamo ragione. Ancora più triste se dovesse essere confermato (come pare di capire) che questa procedura profondamente scorretta sia sanabile con una multa. Se gli investitori esteri stanno lontani dall’Italia non è certo perché noi siamo antipatici, è proprio perché qui le regole del mercato si applicano appunto “all’italiana”, cioè tradendole. Si tradiscono le norme mettendo i cittadini di fronte al fatto compiuto, tanto si sa che al massimo si incorrerà in una multa, un rischio economicamente calcolabile. Questo è inaccettabile, perché è la conferma secca e brutale che tutto in Europa, anche il diritto delle collettività, è una questione di potere e di soldi, che i soldi sanano tutto.

E che ai soggetti potenti non si possono mettere i bastoni tra le ruote.
I comitati acqua di tutta Italia dicevano e dicono qualcosa di molto diverso. Dicono che le collettività devono essere informate e coinvolte. Coinvolte realmente, non a parole. Dicono che i servizi pubblici fondamentali non possono essere trattati secondo le logiche di mercato. E’ il loro impatto sulla vita delle persone, è la loro rilevanza storica, sono le enormi ricadute sulla salute e sull’ambiente che devono far concludere la politica (tutta la politica) della necessità che questi comparti restino in ambito esclusivamente pubblico.
Sempre più cittadini si stanno rendendo conto di questa semplice norma di
buonsenso.
La strada è lunga, ma noi non molliamo.»

Acqua/ Grazie al presidente di A2a

 

a2aIl Comitato per l’acqua pubblica di Como ha diffuso, insieme al Coordinamento Regionale lombardo dei Comitati per l’Acqua bene comune e al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, un comunicato sulle dichiarazioni di Giovanni Valotti: «Il presidente di A2A e di Utilitaria finalmente ci ha chiarito i veri scopi di queste holding multiutility. Il servizio pubblico non è lo scopo, è lo strumento per produrre profitto. Non avevamo dubbi». Leggi il comunicato

«Un ringraziamento a Giovanni Valotti, presidente di A2A e di Utilitalia. Finalmente ci ha chiarito i veri scopi di queste holding multiutility. Il servizio pubblico non è lo scopo, è lo strumento per produrre profitto. Non avevamo dubbi. Nelle società di diritto privato l’oggetto sociale non è lo scopo ma lo strumento e, quindi, anche nel servizio pubblico, compreso l’idrico, si applica la stessa regola.

L’upside industriale del gruppo, l’aumento del titolo in borsa del 50% negli ultimi diciotto mesi (in realtà è stato meno del 30% e del 3,53% negli ultimi cinque anni), i riassetti societari, finanziari, sono, secondo Valotti, gli elementi di spicco che dovrebbero rassicurare. L’operazione di acquisizione della maggioranza di Linea Group sarà, per il Dott. Valotti, foriera di sinergie che porteranno ad un miglioramento del MOL del 15%. A beneficio di chi? Non certo degli utenti che da queste sinergie vedranno solo aumentare le bollette! Nemmeno a beneficio degli investimenti visto che nel 2014 gli investimenti in strutture operative sono stati il 54% degli ammortamenti e il 35% del MOL.
Valotti informa anche che è aumentata la partecipazione in ACSM-AGM, società pure quotata, e che la società spalanca le porte a chi vuole entrare nella “multiutility dei territori”. Quali territori? Che siano stati ripristinati i “feudi”? Solo due territori si avvantaggiano di queste conquiste: i Comuni di Brescia e di Milano. Tutti gli altri portano acqua ai due feudatari. L’operazione LGH è lineare. A2A acquista il 51% del capitale sociale di LGH e diventa socio di maggioranza con tutto quello che significa essere socio di maggioranza. Grazie alle azioni ricevute in parziale pagamento, n. 57.815.668 (calcolato sulla base della quotazione al 15.01.2016) gli attuali soci di LGH potranno, al contrario, contare, complessivamente, su una quota del 1,85% che nessun peso avrà sulle decisioni condizionate da due soci con il 50% del capitale sociale e legati da un patto parasociale.

Se dopo i tre anni convenuti, non si trovasse un accordo per la continuazione del rapporto o per la fusione? Nessun timore, la soluzione è già pronta. A2A si è tenuta un diritto di “call”, ossia il diritto di portarsi a casa anche il restante 49% a prescindere dalla volontà degli attuali detentori. Les jeux sont faits. Questa è la multiutility dei territori. Significativa è anche l’indicazione di prevedere aumenti di capitale per portare liquidità e nuovi soci in sostituzione della solita vendita per fare cassa. Ma come faranno i Comuni a far quadrare i propri bilanci? Semplice, basterà cedere l’opzione di sottoscrizione dell’aumento di capitale (i diritti) e cassa la faranno sia i Comuni che la società. Se non saranno sufficienti ci sono sempre i dividendi. Il 2014 è stato un bell’esempio. A fronte di € 8,3milioni di utili, sono stati distribuiti € 112,7milioni di dividendi.

Tutto legittimo, forse inopportuno e discutibile sul piano etico considerata la natura dei ricavi e l’origine del Capitale Proprio. Che cosa si pretende, del resto, se in tutta l’intervista non è stata spesa una parola sulla qualità dei servizi o sulla tutela degli utenti?

Si inizia con l’upside industriale e si finisce con la richiesta di libertà di gestione come per le società private, ovviamente mantenendo le tariffe che garantiscono la copertura dei costi, degli investimenti e della remunerazione del capitale proprio investito. Le società private, però, non beneficiano di queste garanzie perché i prezzi li fa il mercato e non un Autorità. Non ritiene, il Dott. Valotti, che sia necessario anche un po’ di rispetto per i veri proprietari di queste società che sono i cittadini e i loro Comuni? Non dimentichi che il Capitale Proprio da remunerare è quello proveniente dalla trasformazione delle vecchie municipalizzate incrementato grazie agli utili realizzati con la gestione. Per sua stessa ammissione la quotazione in Borsa non ha portato risorse alla società ma ai soci, i Comuni di Milano e Brescia e dal 2008 ai soci privati che ne beneficiano per aver comprato le azioni dai due Comuni.

Anche quello con i territori e con i cittadini è solo un rapporto di partnership come nel caso dell’acquisizione del 51% di LGH?». [Coordinamento Regionale lombardo dei Comitati per l’acqua bene comune, Forum italiano dei movimenti per l’acqua]

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