Ambiente

Now Festival 2017 / Green Jobs. La sostenibilità incoraggia i giovani e il lavoro

La mattina di mercoledì 10 maggio dalle 10 alle 12.30 si è aperta alla Camera di commercio di Como la seconda edizione di Now! Festival del futuro sostenibile. Tema centrale dell’incontro Green Jobs. La sostenibilità incoraggia i giovani e il lavoro era presentare opportunità di formazione professionale aperte ai giovani che si inseriranno in un mercato del lavoro per cui la sostenibilità – economica, sociale, ambientale – è un requisito ormai imprescindibile. Si è trattato di un incontro molto partecipato, soprattutto dagli e dalle studenti delle scuole secondarie superiori comasche direttamente coinvolti in progetti di impresa sostenibile. Ha svolto il ruolo di moderatrice Marilena Lualdi, giornalista de La Provincia.

Primo relatore intervenuto è stato Andrea Trisoglio di Fondazione Cariplo, che ha presentato il bando di concorso Green Jobs, lanciato per la prima volta per l’anno accademico 2015-2016 e riproposto per l’anno in corso. Beneficiarie sono (quest’anno) 180 classi di istituti secondari superiori lombardi, a cui è offerta la possibilità di elaborare un progetto d’impresa sostenibile nel futuro, dato che “è nel futuro che passeremo il resto della nostra vita”, ha ricordato Trisoglio, parafrasando Marx (non Karl, ma Groucho).  In passato, siamo stati abituati a considerare l’innovazione sostenibile come un punto d’onore di alcune aziende virtuose: ora è tempo di cambiare mentalità e adottarla come premessa necessaria, a cui abituarsi fin dagli anni scolastici. Una possibilità nuova e impegnativa per la maggior parte delle e degli studenti italiani, la cui formazione non può più limitarsi alla preparazione accademica e “teorica”. La sfida lanciata alle e ai ai giovani partecipanti non riguarda unicamente l’aspetto progettuale in senso stretto, ma include, cosa più importante, una valutazione della sostenibilità e del vantaggio apportato dalle proposte avanzate. Gli studenti, peraltro, devono essere in grado di definire finalità e destinatari per il proprio progetto, presentare un budget, reperire partner d’impresa ed elaborare una strategia di marketing, entrando così in contatto con la necessità di sinergia e di compromesso che caratterizza l’ambiente lavorativo.

Nel corso della mattinata, è stato dato – giustamente – ampio spazio alle ragazze e ai ragazzi personalmente coinvolti nella progettazione d’impresa sostenibile. Green Jobs è un bando aperto alle classi, i cui studenti definiscono i rispettivi ruoli già nella fase iniziale. Dopo un video che illustrava alcuni progetti presentati nel corso della prima edizione di Green Jobs, sono intervenuti gli studenti delle classi quarte LSA 1 e LSA 2 dell’Isis Paolo Carcano di Como, la prima con la sua app Step App, che combina un contapassi digitale con la possibilità di ottenere sconti nei negozi del centro di Como che hanno aderito al progetto, la seconda con Bin Careful [gioco di parole tra “cestino” e “fate attenzione!”], piano di incentivazione alla raccolta differenziata entro lo stesso istituto Carcano, con la creazione di bidoni a partire da materiale riciclato e la premiazione delle classi più virtuose.
In parte diverso, ma analogo negli obiettivi, è l’approccio di IdeaImpresa, bando lanciato dalla Camera di commercio di Como e presentato al pubblico da Immacolata Tina, responsabile per l’innovazione economica. Ideaimpresa adotta ogni anno dal 2009 un tema diverso e quello di quest’anno, il benessere sociale, si combina felicemente ai principi fondativi dello stesso festival Now. Diversamente che per Green Jobs, competono piccoli gruppi di studenti (3-6 ragazzi e/o ragazze) di istituti superiori della provincia di Como, impegnati in percorsi di formazione metodologica e progettazione che della sostenibilità considerano l’aspetto “trasversale”, dunque relativo ai diversi ambiti del lavoro e della vita, quali la salute, l’alimentazione, il rapporto con l’ambiente . Prova ne sono le testimonianze chi ha aderito alla scorsa edizione del bando, come due team di studenti ed ex-studenti dell’Itis Magistri Cumacini, che hanno elaborato, rispettivamente, una app per aiutare i medici a monitorare casi di una malattia che si manifesta con eruzioni cutanee (Dermascreen) e alcuni dispositivi di assistenza a persone con disabilità, a costi limitati rispetto a quelli venduti sul mercato (Watch team). Il terzo premio ex-aequo per l’anno 2015/2016 è invece stato assegnato a Pocket school dell’Iis Jean Monnet, teso a semplificare l’organizzazione scolastica con l’aiuto del digitale, e a Stillario, progetto di promozione del territorio lariano curato da quattro studenti del quarto anno di Enaip Como. Una squadra della III T  quest’ultimo istituto, infine, ha illustrato il progetto Eau Soleil, un itinerario di turismo sostenibile in Senegal, che si combina ad altri tre progetti analoghi realizzati dai loro compagni e compagne nel contesto dell’iniziativa Alimentare lo sviluppo (leggi l’articolo di ecoinformazioni a riguardo).
Tina ha concluso ricordando l’appuntamento annuale della Giornata dell’innovazione, prevista per martedì 30 maggio al parco scientifico-tecnologico ComoNext di Lomazzo, in occasione della quale si terrà la premiazione dei progetti iscritti all’edizione in corso di Ideaimpresa.

Ultima a intervenire è stata Aurora Magni, docente incaricata di Ecoefficienza, materiali e processi alla Liuc – Università Carlo Cattaneo di Castellanza (VA). Magni ha osservato quanto più facile sia criticare che non elaborare e attuare delle soluzioni concrete ai problemi del nostro tempo, lodando le e gli studenti che si sono messi in gioco per farlo. Il verde, o meglio il green nel linguaggio imprenditoriale del nostro tempo, è il colore che deve e che dovrà essere un fondamento dell’industria “4.0”, la stessa che sarà caratterizzata da una crescente automazione della produzione e della compravendita di beni e di servizi. Anche in una realtà lavorativa ed economica in cui vediamo sempre più macchine e sempre meno personale umano, è tuttavia possibile creare nuove opportunità di impiego all’insegna della sostenibilità. Magni ha portato due esempi di rilievo per il territorio comasco: quello della moda e del tessile, e quello dell’industria chimica, spesso interconnesso con la prima. Oggi, chi opera in questi settori deve sviluppare una maggior consapevolezza dei metodi di produzione, delle tecnologie e dei materiali adottati, in direzione di maggiori riciclabilità e sicurezza (per l’ambiente e per i lavoratori), da un lato, e di una sempre più limitata impronta ambientale (in senso negativo) dall’altra. E a fronte di una scarsa consapevolezza dei consumatori sulle origini dei prodotti sul mercato  – non sempre dovuta alla pigrizia: le etichette sono spesso “opache” in tal senso – sarà altrettanto importante mostrare competenze narrative, per saper descrivere efficacemente ciò che l’azienda ha da offrire, e digitali, per andare incontro a consumatori sempre più consapevoli con prodotti di qualità, rispettosi della natura e del lavoro. E queste, ancora oggi, sono competenze per cui la pur necessaria tecnologia nulla può senza l’intervento umano. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

“L’economia della ciambella” / Kate Raworth apre la rassegna di incontri di Now!Festival 2017

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Si è tenuto a Villa del Grumello  nel pomeriggio di martedì 18 aprile il primo incontro del ciclo previsto dall’edizione 2017 di Now! Festival del futuro sostenibile, che ha visto l’intervento di Kate Raworth, Senior Associate Visiting Research presso la Oxford University, in Italia per promuovere la traduzione del su nuovo libro L’economia della ciambella: sette mosse per pensare come un economista del 21°secolo, edito in Italia da Edizioni Ambiente [la versione originale dell’opera, Doughnut Economics: Seven Moves to Think Like a 21st-Century Economist, è invece edita da Chelsea Green Publishing]. L’incontro è stato realizzato in collaborazione con la fondazione Alessandro Volta. Marzia Loria (Now, Ecofficine) e Giulio Casati, coordinatore scientifico della fondazione Alessandro Volta, hanno aperto l’incontro presentando la relatrice, della traduzione simultanea si è occupata Beatrice Biblioteca.

Raworth si definisce un’economista eretica, nel senso che la formazione accademica ricevuta l’ha colpita negativamente per l’anacronismo e l’inesattezza dei modelli economici proposti, tanto da volersene allontanare. In seguito, prendendo atto di come l’economia sia in grado di plasmare la società e l’epoca in cui viviamo, ha elaborato la teoria da cui il suo libro prende nome. Raworth è fermamente convinta del potere esplicativo delle immagini e degli schemi, e infatti la sua presentazione si è soffermata sull’interpretazione di diversi modelli economici nella loro forma grafica, a partire dalla fondamentale “curva della domanda e dell’offerta”.
Rimane però l’imperativo di aggiornare la formazione ricevuta dagli attuali studenti di economia, che “governeranno il mondo nel 2050, studiando su libri scritti nel 1950, basati su teorie elaborate nel 1850”, e che sono reduci dal deleterio modello neoliberista adottato nella seconda metà del Novecento (specie dagli anni Settanta-Ottanta) le cui conseguenze rimangono visibili nell’economia internazionale odierna. Per superare tali premesse  – insiste Raworth – c’è bisogno di nuovi pattern, che tengano conto anche degli attori economici tradizionalmente esclusi da teorie concentrate sull’interesse individuale dell’homo oeconomicus razionale, ma non sulla dimensione sociale e solidale.
Nel buco centrale della ciambella, la studiosa ha collocato proprio tali soggetti “esclusi” dall’economia nel suo senso tradizionale, o perché vivono al di sotto delle proprie necessità, oppure perché l’economia mainstream non tiene conto del loro contributo non-monetizzabile, nonostante azioni quotidiane come i lavori domestici, l’affettività familiare, la creatività, il volontariato abbiano un concreto impatto sulla vita collettiva. Ecco perché “gli esclusi” – che non a caso stanno al centro dell’economia, parola che significa in fondo “gestione dei beni familiari”! – devono trovare spazio nella parte concreta della ciambella. Senza però spingersi oltre ai limiti esterni, determinati dai limiti delle risorse ambientali già messe a rischio dalla continua crescita demografica ed economica.
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Raworth esita ad associare la propria teoria al movimento della decrescita felice, poiché il concetto di “decrescita” ha una connotazione negativa nel discorso politico; al tempo stesso riconosce la fallibilità dell’attuale sistema economico, che dipende – nel senso negativo della parola – da una crescita continua, che dovrà necessariamente misurarsi con la sostenibilità ambientale, verso una più equa distribuzione di risorse limitate e il riciclaggio delle stesse, prediligendo, dove possibile, l’utilizzo di materiali naturali.
Per trasformare un’economia di tipo distruttivo (Raworth usa la formula take, make, use, lose : prendi, crea, usa, perdi) in un sistema rigenerativo (perciò “circolare”) ed equilibrato, bisogna riconsiderare la natura flessibile e cooperativa delle persone, intese come gruppi, individui e comunità, i quali, più che controllare l’ambiente, sono di esso parte integrante, adattandovisi secondo le proprie esigenze e la disponibilità di risorse. Di questa flessibilità, Adam Smith aveva già parlato, ma questo tipo di osservazioni fu accantonato, nel tentativo di rendere l’economia una disciplina razionale, prevedibile e fondamentalmente invariabile, sulla falsariga della fisica e delle altre scienze naturali.
Raworth è di tutt’altro avviso: l’economia, semmai, è in continua trasformazione, proprio come un giardino, di cui l’economista è chiamato a prendersi cura e progettarne la forma, che potrà (e dovrà) variare nel corso del tempo, adattandosi alle necessità condivise. Creatività, solidarietà e spirito di adattamento, insomma, saranno i motori del cambiamento, e se è vero che la storia parla per immagini, una matita rappresenta il primo e più importante strumento che abbiamo nelle nostre mani. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Il prossimo appuntamento di Now Festival, Green Jobs: la sostenibilità incoraggia i giovani e il lavoro, è previsto per mercoledì 10 maggio, alle 10, alla Camera di Commercio di Como. Interverranno Andrea Trisoglio (Fondazione Cariplo), gli studenti dell’Isis Paolo Carcano di Como, Immacolata Tina (Camera di commercio, coordinatrice del bando Idea impresa), Aurora Magni (Liuc). L’incontro sarà moderato da Marilena Lualdi de La Provincia.

18 aprile / Kate Raworth presenta “L’economia della ciambella”

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Martedì 18 aprile alle 17, villa del Grumello (via Cernobbio 11) ospiterà il primo dei nove incontri previsti per la seconda edizione di Now! Festival del futuro sostenibile, che coinvolgerà diverse località di Como e provincia fino al 26 maggio: la lectio magistralis di Kate Raworth, Senior Associate Visiting Research presso l’Environmental Change Institute della Oxford University.
Sedicente “economista eretica”, Raworth presenterà per l’occasione il suo secondo libro, “L’economia della ciambella: sette modi di pensare come un economista del 21°secolo” [Doughnut Economics: Seven Ways to Think Like a 21st-Century Economist, Chelsea Green Publishing, 2017].
La ciambella cui il titolo fa riferimento è una metafora della struttura circolare che l’economia del prossimo futuro dovrà adottare, tenendo presente la limitatezza delle risorse naturali la quale, a sua volta, è legata a doppio filo ai diritti umani e al rispetto (o mancato rispetto) di essi.

Assemblea mercoledì 10 febbraio per la difesa del territorio

È sempre più contestato il secondo lotto della tangenziale comasca che dovrà essere costruita all’interno del più vasto progetto della Pedemontana. Si profila per questa sera, mercoledì 10 febbraio, al Centro sociale di Senna comasco la nascita di un Comitato intercomunale di difesa del territorio.

Dopo la nascita del Gruppo Salvabrughiera (www.salvabrughiera.com) «un gruppo spontaneo nato per difendere la brughiera compresa tra i Comuni di Senna Comasco, Capiago Intimiano, Cantù e Orsenigo, che sarà completamente distrutta qualora venisse realizzata la variante fuori terra del secondo lotto della nuova tangenziale di Como (a sua volta inserita in un eventuale progetto di autostrada Varese-Como-Lecco, ma non a questo vincolata)», si profila per questa sera, mercoledì 10 febbraio, al Centro sociale di Senna comasco la nascita di un Comitato intercomunale di difesa del territorio. Un’organizzazione che si propone di raccogliere amministrazioni pubbliche e associazioni, oltre ai singoli cittadini.
La preoccupazione è sempre quella della salvaguardie degli ultimi scampoli di aree verdi presenti nel territorio minacciate dalla costruzione della tangenziale comasca.
«Il Comune di Senna sarà il più colpito – ha precisato Anna Maspero di Salvabrughiera – divideranno Senna da Navedano, la strada passerà poi sotto Capiago e ritornerà alla luce, in parte in trincea in parte su piloni, nella zona della cascine e fino ad Orsenigo».
«La bocciatura del progetto che prevedeva il passaggio sotto Montorfano da parte del Cipe – ha spiegato Maspero – non vuol dire il suo accantonamento, rimane la possibilità di un’opera più semplice e meno costosa fuori terra. Per cui nelle ultime zone verdi».
«Anche chi dice che tutto rimarrà fermo perché non ci sono fondi non tiene conto dell’inserimento dell’opera nel Progetto territoriale di lungo termine della Regione e che quindi rimane operativa».
Dopo la nascita del Comitato sono previste iniziative sul territorio di sensibilizzazione dei cittadini, tra cui continua la raccolta di firme contro l’opera sia negli incontri pubblici che sul sito del Gruppo Salvabrughiera.

Una vergogna internazionale!

La presidente lombarda dei Verdi, la comasca Elisabetta Patelli, dopo l’approvazione al Senato dell’emendamento che estende i periodi di caccia, denuncia in un comunicato stampa: «Caccia aperta tutto l’anno per gli ungulati, ossia cinghiali, cervi, caprioli».

«Tra i mammiferi – prosegue l’esponente dei Verdi – si salvano solo lepri, conigli selvatici, volpi. Ma il big business che preme alla lobby venatoria estremista di Palazzo Madama sono gli uccelli, migratori in testa. La norma che è stata votata al Senato e che ora deve superare il voto della Camera per diventare legge. Permette alle Regioni di aprire la caccia tutto l’anno e non più entro i cinque mesi (1° settembre-31 gennaio) previsti dalla legge quadro 157».
Prospettive sempre più nere per la fauna lombarda data la «possibilità delle Regioni di abolire i calendari venatori, libertà di sparare in piena primavera ed estate, con le campagne piene di famiglie in gita».
«Si tratta di una vergogna internazionale – denuncia Patelli – che il centro destra ha compiuto in cambio dei voti dei cacciatori che soprattutto in alcune regioni del Nord sono hanno un peso che può tornare utile alle elezioni di marzo. Vigileremo attentamente sull’evoluzione di questa vergogna alla Camera e siamo pronti a dissotterrare l’ascia di guerra anche in occasione questa storica nostra battaglia».

No al supermercato sotto la cascata

L’ambientalismo dell’Alta Brianza in fermento contro la cementificazione della Vallategna ad Asso.

«La nostra contrarietà al progetto nasce per almeno tre motivi – afferma il Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone – dal punto di vista paesistico perché coprirebbe la vista della bellissima cascata; dal punto di vista ambientale perché si trova a ridosso del fiume Lambro; dal punto di vista geologico perché si trova ai piedi delle pendici a strapiombo della montagna, col pericolo di frane che metterebbero a rischio gli stessi utenti del supermercato».
«La cascata della Vallategna – si legge in un volantino del Coordinamento Alta Brianza-Valassina di Civiltà contadina – appartiene alla memoria della valle, essa rappresenta lo splendido ingresso innanzitutto per noi stessi, abitanti di questi luoghi ed è uno stupendo biglietto da visita per tutti coloro che la vogliano attraversare. Stravolgerne la figura con una gettata di cemento, questo e non altro è il previsto supermercato, significa uccidere per sempre ogni sua bellezza, ogni sua magia».
Civiltà contadina si schiera inoltre contro l’abbattimento dei cedri davanti al municipio del paese per fare una rotonda, che «servirà soprattutto a consentire ai camion di servizio del supermercato di girare».
«Che la destinazione urbanistica venga modificata da edificabile a parco verde – è quanto auspica Roberto Fumagalli del circolo Ambiente – in modo da rendere fruibile alla gente la vista della splendida cascata della Vallategna».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 1 febbraio 2010

Bocciata la proposta di un aiuto ulteriore alle persone che offrono di forte disagio sociale. Proposta una Commissione per indirizzare il sindaco sulla sicurezza. I Verdi protestano, tra il pubblico, per l’inerzia sul superamento dei livelli di PM10.

Sicurezza in città al centro delle preliminari del consiglio comunale di lunedì 1 febbraio. Maggiori controlli nelle ore serali ai Portici Plinio ha chiesto Silvia Magni, Pd: «Mi è stato riferito di episodi spiacevoli, con bande di adolescenti che infastidiscono i passanti con cui cercano a volte di attaccare briga, in alcuni casi anche minacciando con coltelli!».
Il capogruppo del nuovo raggruppamento Liberi per Como, Luigi bottone, ha invece presentato la proposta di formazione di una «Commissione speciale per la sicurezza-controllo del territorio-polizia locale», per supportare ed aiutare il sindaco «a prevenire qualsiasi fenomeno di vandalismo», dare indirizzi guida al Consiglio per «reprimere qualsiasi forma di violenza/ reati che potrebbero sorgere nel territorio comasco» e infime «studiare le problematiche di tutti i quartieri (centrali e periferici) al fine di trovare nuove soluzioni alle esigenze dei cittadini».
Dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a cui è risultato un solo partecipante, Econord, ha poi parlato Roberta Marzorati, Per Como, «con la clausola della piattaforma ecologica non c’è stata concorrenza…», per questo ha annunciato che l’appalto verrà fatto conoscere alla Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che deciderà poi il da farsi.
«Asesùr, chi la roba l’è mia ciara!» è intervenuto scherzosamente in dialetto Donato Supino, Prc, rivolgendosi ad un infastidito Peverelli (che gli ha chiesto stizzito di parlare in siciliano, mentre alcuni esponenti del Pdl comaschi doc hanno apprezzato la pronuncia del vernacolo locale).
Il consigliere comunista ha anche chiesto una sessione congiunta, fra le commissioni prima e quarta, con la convocazione del presidente di Spt Spa sulla vendita di Spt Linea.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rivedere le modalità per il blocco del traffico nell’area omogenea milanese, comprendente anche Como, in cui «vengono discriminati i possessori di euro 0».
Tra il pubblico una decina di spettatori si sono presentati indossando mascherine per protestare contro l’inerzia del Comune sul superamento, da giorni, delle soglia di PM10 «è assordante il silenzio e l’atteggiamento degli amministratori – ha dichiarato Elisabetta Patelli presidente regionale dei Verdi – Mezza Lombardia ha preso dei provvedimenti qui si fa finta che il problema non esista». «Sappiamo che interventi in emergenza non sono risolutivi – ha aggiunto Patrizia Signorotto del movimento Giù la Giunta – ma devono almeno fare delle scelte».
L’assemblea ha quindi affrontato la proposta di deliberazione di indirizzo di Bruno Magatti, Paco, che proponeva di individuare delle «linee da assumere per risolvere il forte disagio sociale». «Un tema non residuale, ma culturale per la vita di tutta la città» ha sottolineato il consigliere della rondine citando anche alcuni dati: 39 persone per notte di media al centro di Prestino, 102 pasti serviti di media alla sera dall’associazione Incroci, 90 a pranzo dalla S. Vincenzo.
«Si parla di un numero di difficile definizione ma che si aggira sul centinaio di persone in difficoltà», ha precisato.
La proposta è stata quindi quella di individuare tre strutture di dimensioni contenute in città dove permettere di alloggiare, garantendone una corretta manutenzione, dare un sostegno alla formazione delle persone accolte e creare un Osservatorio permanente sull’esclusione sociale con il compito di stilare un rapporto annuale.
Un tema caro anche a Franco Fragolino, Pd, «occorre un monitoraggio continuo dei bisogni reali del territorio», nel 2007 9.529 persone si sono rivolte a enti no profit almeno una volta, che ha presentato un emendamento, passato con i soli voti della minoranza (la maggioranza si è astenuta) per attuare dei progetti di housing sociale e servizi integrati con partnership col terzo settore.
Con un’interpretazione del Regolamento contestata dalla minoranza è intervenuta l’assessora competente, nonché vicesindaca, Ezia Molinari che in un discorso fiume di più di venti minuti ha definito condivisibili i principi della delibera, ma ha espresso un parere contrario essendo gli stessi già attuati da parte dell’Amministrazione.
Ironica la replica di Magatti «facciamo una scommessa, andiamo al Crocefisso a vedere se non c’è nessuno sotto i portici a dormire con questo freddo. Se non c’è nessuno mi dimetto, se no si dimette lei..».
Alle dichiarazioni di voto Marco Butti, Pdl, ha ribadito la contrarietà del proprio partito al deliberato mentre Emanuele Lionetti, per Liberi per Como, ha dichiarato che il proprio gruppo si sarebbe astenuto.
«Abbiamo presentato una delibera al di là di ogni atteggiamento ideologico – è sbottato fragolino – per quale motivazione ideologica votate contro?».
Ai voti solo la minoranza ha sostenuto la proposta, Pdl e Lega hanno votato contro, mentre si sono astenuti Liberi per Como e il consigliere del Pdl Arturo Arcellaschi.
Luca Gaffuri, Pd, ha dunque presentato una delibera per la valorizzazione delle strutture di trasporto su ferro nel territorio comunale e intermodalità.
La “cura del ferro” data anche la diminuzione dei servizi, che «avranno ricadute sul turismo», «da 29 convogli internazionali nel 2008 siamo scesi quest’anno a 14, così Como è più lontana da Milano, dall’Italia, dall’Europa». Gaffuri ha ricordato anche il disagio dato dal passaggio come stazione capolinea da Milano Centrale a Porta Garibaldi con i problemi inerenti per chi deve proseguire per altre città. Anche le Ferrovie Nord non sono esenti da critiche dati tempi di percorrenza peggiorati rispetto al ’39, da 50 minuti a 54-56, per andare da Como al capoluogo lombardo.
L’obiettivo è il ripristino dei servizi rapidi per Milano, la valorizzazione dell’esistente, in particolare della tratta Albate-Camerlata – Chiasso servita da Tilo e servizio regionale, un migliore collegamento con Asf (orari e tariffari). Le sfide per il futuro saranno la metrotramvia e la Como – Lecco, che collega con Cantù.
L’assessore Stefano Molinari si è detto favorevole, come unica soluzione fattibile, all’introduzione di alcune corse in più per Milano dopo le 20 e il mattino, «ma il resto della delibera è in certi punti vecchia e in alcuni irrealizzabile» ha affermato suscitando il malcontento fra il pubblico di una decina di pendolari che ha resistito sino alla mezzanotte in aula.
Iniziata la discussione è quasi subito stata aggiornata alla seduta di lunedì prossimo data l’ora. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bocciata la proposta di un aiuto ulteriore alle persone che offrono di forte disagio sociale. Proposta una Commissione per indirizzare il sindaco sulla sicurezza. I Verdi protestano, tra il pubblico, per l’inerzia sul superamento dei livelli di PM10.
Sicurezza in città al centro delle preliminari del consiglio comunale di lunedì 1 febbraio. Maggiori controlli nelle ore serali ai Portici Plinio ha chiesto Silvia Magni, Pd: «Mi è stato riferito di episodi spiacevoli, con bande di adolescenti che infastidiscono i passanti con cui cercano a volte di attaccare briga, in alcuni casi anche minacciando con coltelli!».Il capogruppo del nuovo raggruppamento Liberi per Como, Luigi bottone, ha invece presentato la proposta di formazione di una «Commissione speciale per la sicurezza-controllo del territorio-polizia locale», per supportare ed aiutare il sindaco «a prevenire qualsiasi fenomeno di vandalismo», dare indirizzi guida al Consiglio per «reprimere qualsiasi forma di violenza/ reati che potrebbero sorgere nel territorio comasco» e infime «studiare le problematiche di tutti i quartieri (centrali e periferici) al fine di trovare nuove soluzioni alle esigenze dei cittadini».Dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a cui è risultato un solo partecipante, Econord, ha poi parlato Roberta Marzorati, Per Como, «con la clausola della piattaforma ecologica non c’è stata concorrenza…», per questo ha annunciato che l’appalto verrà fatto conoscere alla Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che deciderà poi il da farsi.«Asesùr, chi la roba l’è mia ciara!» è intervenuto scherzosamente in dialetto Donato Supino, Prc, rivolgendosi ad un infastidito Peverelli (che gli ha chiesto stizzito di parlare in siciliano, mentre alcuni esponenti del Pdl comaschi doc hanno apprezzato la pronuncia del vernacolo locale).Il consigliere comunista ha anche chiesto una sessione congiunta, fra le commissioni prima e quarta, con la convocazione del presidente di Spt Spa sulla vendita di Spt Linea.Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rivedere le modalità per il blocco del traffico nell’area omogenea milanese, comprendente anche Como, in cui «vengono discriminati i possessori di euro 0».Tra il pubblico una decina di spettatori si sono presentati indossando mascherine per protestare contro l’inerzia del Comune sul superamento, da giorni, delle soglia di PM10 «è assordante il silenzio e l’atteggiamento degli amministratori – ha dichiarato Elisabetta Patelli presidente regionale dei Verdi – Mezza Lombardia ha preso dei provvedimenti qui si fa finta che il problema non esista». «Sappiamo che interventi in emergenza non sono risolutivi – ha aggiunto Patrizia Signorotto del movimento Giù la Giunta – ma devono almeno fare delle scelte».L’assemblea ha quindi affrontato la proposta di deliberazione di indirizzo di Bruno Magatti, Paco, che proponeva di individuare delle «linee da assumere per risolvere il forte disagio sociale». «Un tema non residuale, ma culturale per la vita di tutta la città» ha sottolineato il consigliere della rondine citando anche alcuni dati: 39 persone per notte di media al centro di Prestino, 102 pasti serviti di media alla sera dall’associazione Incroci, 90 a pranzo dalla S. Vincenzo.«Si parla di un numero di difficile definizione ma che si aggira sul centinaio di persone in difficoltà», ha precisato.La proposta è stata quindi quella di individuare tre strutture di dimensioni contenute in città dove permettere di alloggiare, garantendone una corretta manutenzione, dare un sostegno alla formazione delle persone accolte e creare un Osservatorio permanente sull’esclusione sociale con il compito di stilare un rapporto annuale.Un tema caro anche a Franco Fragolino, Pd, «occorre un monitoraggio continuo dei bisogni reali del territorio», nel 2007 9.529 persone si sono rivolte a enti no profit almeno una volta, che ha presentato un emendamento, passato con i soli voti della minoranza (la maggioranza si è astenuta) per attuare dei progetti di housing sociale e servizi integrati con partnership col terzo settore.Con un’interpretazione del Regolamento contestata dalla minoranza è intervenuta l’assessora competente, nonché vicesindaca, Ezia Molinari che in un discorso fiume di più di venti minuti ha definito condivisibili i principi della delibera, ma ha espresso un parere contrario essendo gli stessi già attuati da parte dell’Amministrazione.Ironica la replica di Magatti «facciamo una scommessa, andiamo al Crocefisso a vedere se non c’è nessuno sotto i portici a dormire con questo freddo. Se non c’è nessuno mi dimetto, se no si dimette lei..».Alle dichiarazioni di voto Marco Butti, Pdl, ha ribadito la contrarietà del proprio partito al deliberato mentre Emanuele Lionetti, per Liberi per Como, ha dichiarato che il proprio gruppo si sarebbe astenuto.«Abbiamo presentato una delibera al di là di ogni atteggiamento ideologico – è sbottato fragolino – per quale motivazione ideologica votate contro?».Ai voti solo la minoranza ha sostenuto la proposta, Pdl e Lega hanno votato contro, mentre si sono astenuti Liberi per Como e il consigliere del Pdl Arturo Arcellaschi.Luca Gaffuri, Pd, ha dunque presentato una delibera per la valorizzazione delle strutture di trasporto su ferro nel territorio comunale e intermodalità.La “cura del ferro” data anche la diminuzione dei servizi, che «avranno ricadute sul turismo», «da 29 convogli internazionali nel 2008 siamo scesi quest’anno a 14, così Como è più lontana da Milano, dall’Italia, dall’Europa». Gaffuri ha ricordato anche il disagio dato dal passaggio come stazione capolinea da Milano Centrale a Porta Garibaldi con i problemi inerenti per chi deve proseguire per altre città. Anche le Ferrovie Nord non sono esenti da critiche dati tempi di percorrenza peggiorati rispetto al ’39, da 50 minuti a 54-56, per andare da Como al capoluogo lombardo.L’obiettivo è il ripristino dei servizi rapidi per Milano, la valorizzazione dell’esistente, in particolare della tratta Albate-Camerlata – Chiasso servita da Tilo e servizio regionale, un migliore collegamento con Asf (orari e tariffari). Le sfide per il futuro saranno la metrotramvia e la Como – Lecco, che collega con Cantù.L’assessore Stefano Molinari si è detto favorevole, come unica soluzione fattibile, all’introduzione di alcune corse in più per Milano dopo le 20 e il mattino, «ma il resto della delibera è in certi punti vecchia e in alcuni irrealizzabile» ha affermato suscitando il malcontento fra il pubblico di una decina di pendolari che ha resistito sino alla mezzanotte in aula.Iniziata la discussione è quasi subito stata aggiornata alla seduta di lunedì prossimo data l’ora. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

No ai rifiuti bruciati nella Cementeria di Merone!

Il Circolo ambiente Ilaria Alpi afferma la propria contrarietà al protocollo d’intesa siglato tra le istituzioni e la Holcim.

Siglato un protocollo d’intesa per l’utilizzo dei rifiuti nei forni del cementificio meronese tra i Comuni di Merone e Monguzzo, le Province di Como e Lecco e la multinazionale svizzera che definisce il monitoraggio continuo delle emissioni dai forni, analisi quadrimestrali per alcune sostanze inquinanti e la creazione di una commissione tecnica, formata dai rappresentanti delle quattro istituzioni pubbliche e dalla Holcim stessa, non si fa attendere la risposta dell’ambientalismo comasco.
«Il Protocollo non aggiunge niente di nuovo a quanto già esiste» afferma Roberto Fumagalli, presidente Circolo ambiente «Infatti il monitoraggio continuo è imposto dalla legge e a Merone esiste già da anni. Le analisi quadrimestrali saranno eseguite da un laboratorio privato pagato dalla Holcim stessa! Anche la commissione tecnica esisteva già da anni (senza la Provincia di Lecco) e finora non ha prodotto alcun risultato».
Categorico il noto ecologista comasco ha aggiunto «per noi questo accordo è scandaloso: il protocollo non servirà a nulla, se non ad avallare l’incenerimento dei rifiuti» e ricordato che «la Regione ha autorizzato la cementeria di Merone a bruciare più di 100.000 tonnellate all’anno di “rifiuti” di diversa origine tra cui peci e oli provenienti dall’industria chimica, farine e grassi animali, fanghi da depurazione ed altri ancora. Con la stessa autorizzazione, la Regione ha concesso alla Holcim deroghe per alcuni inquinanti contenuti nei fumi emessi dal cementificio, che hanno permesso alla multinazionale di emettere in atmosfera alcuni inquinanti oltre i limiti prescritti dalla normativa europea, tra cui ossidi di Zolfo (quattro volte oltre il limite), ossidi di Azoto (50 per cento oltre il limite), Carbonio organico (cinque volte oltre il limite!)».
In conclusione Fumagalli ha dichiarato che «le istituzioni, anziché sottoscrivere questo inutile Protocollo, devono impedire l’incenerimento dei rifiuti. La Holcim non può continuare a bruciare i rifiuti in un territorio già pesantemente inquinato!».

Il Lago di Como verso l’Unesco

Le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato Il Lago di Como verso l’Unesco, un convegno che si è svolto sabato 20 settembre nel teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo.

Paesaggi sensibili è il titolo che l’associazione nazionale Italia Nostra ha voluto dare alla sua giornata nazionale, organizzata per concentrare l’attenzione sui rischi che il patrimonio ambientale e culturale italiano continua a correre.
Quello scelto è un bel titolo perché, nel rinunciare a un allarmismo di maniera, mette bene in evidenzia che i paesaggi sono complessi delicati ma anche ricettivi, “sensibili”, appunto.
Tra i paesaggi su cui si è scelto di portare l’attenzione c’è anche il Lago di Como, e quindi le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato un convegno che si è svolto sabato 20 settembre, presso il teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo, con il titolo Il Lago di Como verso l’Unesco. Obiettivo dichiarato era, quindi, verificare la possibilità, i problemi e le opportunità di far rientrare il Lago di Como nei siti dichiarati “patrimonio mondiale” dall’Unesco.
Il convegno, di fronte a più di un centinaio di persone – tra cui una classe dell’Istituto Vanoni di Menaggio -, ha offerto nel corso della mattinata quattro relazioni, che hanno ampliato il campo rispetto a quanto dichiarato nel titolo.
Molto interessante la prima relazione, di Giuseppe Battarino, magistrato a Varese, docente universitario, e in passato pretore con spiccati interessi – per sua esplicita ammissione – “ambientalisti”. Battarino ha messo a fuoco “l’idea di ambiente nelle leggi e nella coscienza collettiva”, partendo dalla Costituzione e dall’importanza che la legge fondante della Repubblica annette (in tempi assai precoci) all’ambiente come bene collettivo; la Costituzione, infatti, istituisce con chiarezza l’ambiente – oltre che i beni culturali – come ambito “extramercantile”, intendendo sottrarlo agli interessi particolari, esattamente il contrario di quello che rischia di succedere oggi, quando ogni bene è sottoposto a una deregolazione mercantilistica. Battarino ha poi anche evidenziato quanto sia necessario mettere a fuoco una strategia complessiva rispetto a questi problemi “prendendosi il giusto tempo per riflettere” – ha ripetuto più volte – invece di correre a perdifiato verso cambiamenti che rischiano di aprire problemi insolubili. Il riferimento – esplicito – è stato ai progetti di federalismo, su cui non c’è ancora sufficiente chiarezza di intenti; a questo proposito, ha ricordato come i “padri costituenti” nel fondare la Repubblica come “stato regionale” avessero messo in evidenza come la divisione in regioni fosse tutta da delineare, essendo chiaramente quella tradizionale del tutto inadeguata. A distanza di sessant’anni nessuno si ricorda più di questa necessità di approfondimento.
La seconda relazione, di Rosa Anna Genovese, una delle consulenti italiane dell’Icomos (l’agenzia referente per l’Unesco per l’inclusione dei siti ambientali nella lista del “patrimonio mondiale”), ha spiegato nel dettaglio le procedure e i problemi per entrare nella lista. Attualmente sono 878 i beni iscritti in tutto il mondo, ma la lista di attesa è lunga (solo in Italia i siti in attesa di riconoscimento sono 41 e per ciascuna nazione le nuove ammissioni non possono essere più di due all’anno). La relatrice non ha nemmeno nascosto che l’inclusione nella lista non costituisce di per sé una garanzia maggiore di conservazione, mentre può risultare importante dal punto di vista della promozione.
Don Giuseppe Corti, responsabile dell’ufficio per la tutela dell’ambiente della diocesi di Como, ha poi messo in evidenza quanto sia importante, all’interno della dottrina cristiana, la tutela dell’ambiente, fin da quanto espresso nel racconto biblico.
La quarta relazione, dell’ingegner Erika Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche, ha presentato uno studio sulla possibilità di intervenire sulla “mobilità sostenibile” nell’area del centro lago per agire positivamente sia sulla qualità della vita dei residenti, sia sulla diffusione di un turismo ecosostenibile.
Nel pomeriggio il dibattito, nonostante i molti argomenti di carattere generale messi sul tappeto al mattino, si è ovviamente concentrato sui problemi quotidiani, sui disastri grandi e piccoli che un paesaggio “sensibile” come quello del Lario è costretto a subire tutti i giorni. Le molte questioni sollevate sono state affrontate anche con l’intervento di amministratori locali che – presenti per tutto il convegno – non si sono sottratti al confronto, anche aspro, con i molti comitati locali sorti intorno al lago per la difesa di rive, paesi, ambienti.
Il faticoso compito di tenere insieme il tutto è stato svolto egregiamente da Fiammetta Lang e Nico Palezzato, presidenti delle sezioni di Como e di Lecco di Italia Nostra.
Forse il riconoscimento da parte dell’Unesco del lago di Como come “patrimonio mondiale” può essere lontano (e non è nemmeno detto che sia indispensabile), di certo è fondamentale il suo riconoscimento da parte della popolazione come bene comune irrinunciabile del territorio. E incontri come quello di sabato sono un momento importante per coltivare una coscienza comune intorno a questo tema. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Global service, trattamento delle aree verdi

Presentato il nuovo Global service, pari trattamento per le aree verdi centrali e periferiche, monitoraggio mensile dei parchi pubblici ed un uso più razionale delle acque per l’irrigazione, i dettagli salienti dell’appalto assegnato al Consorzio servizi territoriali per circa 900 mila euro l’anno. Il Consorzio ha anche proposto di disboscare parte dei giardini della stazione Fs per togliere un rifugio alla microcriminalità.

È già operativo dal primo settembre, ma è stato presentato ufficialmente alla stampa solo oggi, il nuovo Global service che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi del Comune di Como. La premessa, che è anche l’obiettivo principale del nuovo appalto, è stata illustrata dall’assessore al verde pubblico Diego Peverelli: «Eliminare le differenze di trattamento tra la Convalle e le periferie per dare a tutta la città la stessa dignità». Si comincia quindi con il limite per l’altezza dell’erba, che non potrà in nessun caso superare i 12 centimetri e che nelle aree di pregio subirà limiti ancora più restrittivi, per continuare con un monitoraggio mensile dei parchi pubblici che verifichi anche lo stato degli arredi urbani (illuminazione, giochi, pavimentazione), i cui dati aggiornati saranno pubblicati su un sito Internet di prossima apertura.
Aumenterà poi la superficie di fiori nelle aiuole, con un incremento da 4.200 a 5.000 mq e verrà introdotto un uso più razionale dell’acqua per le irrigazioni. Il contratto prevede la pulizia bimestrale dei pozzetti e delle griglie di scolo e il Consorzio ha proposto l’installazione di sensori nelle centraline che comandano le irrigazioni per evitare di versare acqua inutile su aree già bagnate dalla pioggia e monitorare costantemente la quantità di acqua impiegata così da scoprire eventuali perdite (che nel 2007 costarono al Comune 7 mila euro).
Due novità miglioreranno infine l’immagine del Global service: il giardiniere di quartiere, addetto al monitoraggio costante delle condizioni delle aree verdi in ogni zona del Comune e l’istituzione del Pronto intervento verde urbano, che risponderà al numero 800904122, per accogliere le segnalazioni dei cittadini.
Il Consorzio servizi territoriali, che si è aggiudicato la gara d’appalto triennale per circa 900 mila euro l’anno, è composto da Riva giardini e Cip garden, che hanno erogato il servizio negli scorsi quattro anni, con l’aggiunta delle società Angolo Verde e Gamma Verde. Queste hanno avanzato alcune proposte di manutenzione straordinaria che dovranno essere vagliate dall’amministrazione caso per caso per cui è già previsto un finanziamento di circa 300 mila euro l’anno. Tra le più interessanti la riqualificazione dell’area circostante il lavatoio di via Baserga ad Albate e del posteggio del cimitero di Rebbio. Facendosi interprete del bisogno ossessivo di sicurezza il Consorzio propone anche di disboscare parte dei giardini antistanti alla stazione di San Giovanni, a sua detta degradati anche per colpa delle frequentazioni criminali. L’idea sarebbe quella di abbassare le siepi e diradare gli alberi così da eliminare gli spazi bui rifugio della microcriminalità. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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