Anpi Como

24 gennaio/ Commemorazione partigiana

Venerdì 24 gennaio 2020 ricorre il 75° anniversario dell’uccisione dei partigiani Enrico Cantaluppi (di 21 anni) di Lipomo e Luigi Ballerini (di 19 anni) di Albate, torturati e fucilati dai fascisti dopo un’azione contro il maggiore Petrovich della GNR.

L’ANPI li ricorderà con una breve cerimonia e la deposizione di una corona alle ore 11.00 a Como in viale Innocenzo XI angolo via Benzi, dove furono uccisi.

Alla commemorazione saranno presenti la presidente del Consiglio comunale di Como Anna Veronelli, in rappresentanza della Città, e Giuseppe Rigamonti, assessore alla cultura del Comune di Lipomo. Interverrà Silvio Peverelli.

Tutti e tutte sono invitate a partecipare per ricordare e tenere viva la memoria del sacrificio di giovani che hanno dato la vita per gli ideali di libertà, giustizia sociale, pace e fratellanza.

27 settembre/ Il tempo della giustizia

Il 27 settembre alle 21 in sala Garibaldi, piazza IV Novembre, Lomazzo, Anpi Seprio e Auser Lomazzo in collaborazione con il Comune di Lomazzo propongono un incontro con Giuseppe Battarino scrittore e magistrato, autore di Il tempo della giustizia. [DN, ecoinformazioni]

18 maggio/ Giù le mani dal Venezuela!

Sabato 18 maggio al salone A. Lissi di via Ennodio 10 a Rebbio-Como, sede della Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba – circolo di Como, si terrà un incontro dal titolo Giù le mani dal Venezuela! con la giornalista Geraldina Colotti, appena rientrata dal paese. Aderiscono all’iniziativa Arci Como e Anpi sezione Perugino Perugini di Como.

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L’Anpi a Dongo: continuare la liberazione dal fascismo

Mentre qualche decina di neofascisti ricordavano la fucilazione dei gerarchi sulla piazza di Dongo alla fine di aprile del 1945, un centinaio di persone hanno partecipato, a poche centinaia di metri di distanza, all’incontro promosso dall’Anpi con il titolo Chiudere i conti col fascismo.

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L’attualità del 25 aprile: l’impegno per i diritti

Nella giornata del 25 aprile 2019, a Como, il discorso di Luigino Nessi, chiamato a prendere la parola sul palco dall’Anpi, è stato un discorso forte, sincero, attuale. Non a caso si è concluso con un accorato appello alle responsabilità di oggi: ad affrontare il dovere della solidarietà e dell’accoglienza, con un richiamo alle drammatiche condizioni in cui molte persone senza fissa dimora sono costrette a vivere e con la consegna al sindaco della città di un appello, diffuso a livello nazionale e già consegnato nei giorni scorsi ai sindaci di molte città capoluogo di provincia, per il riconoscimento del diritto dei richiedenti asilo nelle liste anagrafiche.

Il momento della consegna dell’appello.

L’appello (e la sua consegna pubblica) ha già suscitato qualche reazione scomposta da parte di esponenti della giunta cittadina, e segnatamente (come era facile aspettarsi) da parte di coloro che più da vicino si richiamano alle pratiche oppressive e repressive di osservanza salviniana. A queste persone bisogna, prima di tutto, consigliare di leggere nel dettaglio l’appello che è stato redatto da un gruppo di realtà (Campagna LasciateCIEntrare, Melting Pot Europa, Naga Onlus, Mai più lager – No ai CPR, Legal Team Italia, con l’adesione, tra gli altri, dell’ASGI – Associazione per gli studi Giuridici sull’Immigrazione) con una vasta esperienza nel campo dell’accoglienza e delle sue norme, ed è un appello ricco di indicazioni legislative e che si inserisce a pieno titolo nell’osservanza della legge; è – quindi – un appello squisitamente istituzionale. Dunque, con piena ragione è stato consegnato al “primo cittadino”, nel pieno rispetto delle istituzioni, durante un momento pubblico.

Ma c’è un ulteriore aspetto che mette bene in evidenza non solo la legittimità, ma addirittura l’opportunità, di legare quell’appello alla Festa della Liberazione, ovvero alla celebrazione della riconquistata dignità civile da parte della nazione, da cui hanno avuto origine la Repubblica e la Costituzione. Tale aspetto è la fedeltà all’articolo 2 della Costituzione medesima, che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Consigliamo a chi ha responsabilità istituzionali di leggerlo – e rileggerlo – bene. Per le parole che vengono usate e anche per quelle che sono assenti. Come si sa (o si dovrebbe sapere), la Costituzione italiana fa un uso sorvegliatissimo della lingua italiana, sottoposta a una accurata revisione anche – se così si può dire – dal punto di vista letterario. (Anche per questo andrebbe rimeditata dalla politica attuale, che troppo spesso parla a vanvera.) Nel testo c’è un aggettivo «inderogabili» direttamente connesso ai «doveri di solidarietà». Inderogabili. Ma ci sono anche delle parole che mancano, che invece sono quasi ossessivamente ripetute in tutto il primo titolo della Costituzione; queste parole sono «cittadini e cittadine». Sorprendente? Niente affatto. Significa che quei doveri «inderogabili» (e reciprocamente i diritti che ne conseguono) si devono applicare a tutte le persone, indipendentemente dalla loro cittadinanza italiana, indipendentemente da ogni considerazione. Questi doveri e diritti vengono poi chiariti da altri articoli dalla costituzione, a partire da quello subito seguente che sancisce il dovere dello Stato a operare per rimuovere le difficoltà di accesso ai diritti. Ma l’articolo 2 può bastare a garantire che il gesto di Luigino Nessi, ieri, sul palco del 25 Aprile, è un gesto non solo legittimo, ma «doveroso».

Doveroso anche per quanto riguarda la necessità di riportare le istanze di carattere generale a livello locale. Per questo, l’appello nazionale è sottoscritto nel nostro territorio da Como senza frontiere, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti e Anpi provinciale, che hanno condiviso e sostenuto il gesto di Luigino Nessi sul palco. Perché i doveri e i diritti sono di tutti e tutte, o di nessuno. [Fabio Cani – Como senza frontiere, econformazioni]

Onida con l’Anpi per la Costituzione

Il sesto e ultimo incontro del corso di Storia della Resistenza dell’Anpi sabato 6 aprile nella sede della Cna di Como si è aperto con gli interventi di Nicola Tirapelle (Anpi Como), di Fabio Cani (Isc Perretta Como), di Guglielmo Invernizzi (Anpi provinciale). Poi la lezione Resistenza e Costituzione di Valerio Onida, giurista e accademico italiano, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano. La registrazione di tutti gli interventi sarà presto disponibile sul sito dell’Anpi provinciale di Como.

Valerio Onida con Guglielmo Invernizzi

Nostalgie nefande

L’Anpi denuncia. «Alcuni cittadini ci hanno segnalato che in diversi punti della provincia ed anche in città a Como (nella foto in via S. Eutichio, di fronte alla basilica di S. Abbondio sera di sabato 23 marzo) sono stati affissi manifesti inneggianti al dittatore fascista Benito Mussolini firmati da Blocco studentesco.

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Erminio Lissi, partigiano e antifascista

È stato celebrato nella mattinata di sabato 8 settembre 2018, nella chiesa di San Martino a Rebbio, il funerale di Erminio Lissi, partigiano e antifascista. In suo ricordo pubblichiamo la commemorazione di Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. (altro…)

“Nazitalia”: il fascioleghismo genera mostri

Dichiarazioni aggressive, omofobe e razziste,  minacce non troppo velate a personalità o gruppi vulnerabili, pareri gratuiti su questioni che esulano dal suo ambito di competenza, pubblica adozione di simbologie di estrema destra: da poco nominato Ministro degli interni, il leader della nuova Lega ultranazionalista – è certamente in grado di mantenere alta l’attenzione nei suoi confronti e presentarsi come uomo forte (forse l’unico) di un governo nel quale, in principio, rappresentava i vincitori di minoranza. Sullo sfondo, intanto, c’è il vasto, complesso e a tratti inquietante retroscena dei fascismi contemporanei che, complici la crisi europea e una prolungata e colpevole disattenzione politica e civile, aspettavano il momento propizio per uscire allo scoperto. (altro…)

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