L’attualità del 25 aprile: l’impegno per i diritti

Nella giornata del 25 aprile 2019, a Como, il discorso di Luigino Nessi, chiamato a prendere la parola sul palco dall’Anpi, è stato un discorso forte, sincero, attuale. Non a caso si è concluso con un accorato appello alle responsabilità di oggi: ad affrontare il dovere della solidarietà e dell’accoglienza, con un richiamo alle drammatiche condizioni in cui molte persone senza fissa dimora sono costrette a vivere e con la consegna al sindaco della città di un appello, diffuso a livello nazionale e già consegnato nei giorni scorsi ai sindaci di molte città capoluogo di provincia, per il riconoscimento del diritto dei richiedenti asilo nelle liste anagrafiche.

Il momento della consegna dell’appello.

L’appello (e la sua consegna pubblica) ha già suscitato qualche reazione scomposta da parte di esponenti della giunta cittadina, e segnatamente (come era facile aspettarsi) da parte di coloro che più da vicino si richiamano alle pratiche oppressive e repressive di osservanza salviniana. A queste persone bisogna, prima di tutto, consigliare di leggere nel dettaglio l’appello che è stato redatto da un gruppo di realtà (Campagna LasciateCIEntrare, Melting Pot Europa, Naga Onlus, Mai più lager – No ai CPR, Legal Team Italia, con l’adesione, tra gli altri, dell’ASGI – Associazione per gli studi Giuridici sull’Immigrazione) con una vasta esperienza nel campo dell’accoglienza e delle sue norme, ed è un appello ricco di indicazioni legislative e che si inserisce a pieno titolo nell’osservanza della legge; è – quindi – un appello squisitamente istituzionale. Dunque, con piena ragione è stato consegnato al “primo cittadino”, nel pieno rispetto delle istituzioni, durante un momento pubblico.

Ma c’è un ulteriore aspetto che mette bene in evidenza non solo la legittimità, ma addirittura l’opportunità, di legare quell’appello alla Festa della Liberazione, ovvero alla celebrazione della riconquistata dignità civile da parte della nazione, da cui hanno avuto origine la Repubblica e la Costituzione. Tale aspetto è la fedeltà all’articolo 2 della Costituzione medesima, che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Consigliamo a chi ha responsabilità istituzionali di leggerlo – e rileggerlo – bene. Per le parole che vengono usate e anche per quelle che sono assenti. Come si sa (o si dovrebbe sapere), la Costituzione italiana fa un uso sorvegliatissimo della lingua italiana, sottoposta a una accurata revisione anche – se così si può dire – dal punto di vista letterario. (Anche per questo andrebbe rimeditata dalla politica attuale, che troppo spesso parla a vanvera.) Nel testo c’è un aggettivo «inderogabili» direttamente connesso ai «doveri di solidarietà». Inderogabili. Ma ci sono anche delle parole che mancano, che invece sono quasi ossessivamente ripetute in tutto il primo titolo della Costituzione; queste parole sono «cittadini e cittadine». Sorprendente? Niente affatto. Significa che quei doveri «inderogabili» (e reciprocamente i diritti che ne conseguono) si devono applicare a tutte le persone, indipendentemente dalla loro cittadinanza italiana, indipendentemente da ogni considerazione. Questi doveri e diritti vengono poi chiariti da altri articoli dalla costituzione, a partire da quello subito seguente che sancisce il dovere dello Stato a operare per rimuovere le difficoltà di accesso ai diritti. Ma l’articolo 2 può bastare a garantire che il gesto di Luigino Nessi, ieri, sul palco del 25 Aprile, è un gesto non solo legittimo, ma «doveroso».

Doveroso anche per quanto riguarda la necessità di riportare le istanze di carattere generale a livello locale. Per questo, l’appello nazionale è sottoscritto nel nostro territorio da Como senza frontiere, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti e Anpi provinciale, che hanno condiviso e sostenuto il gesto di Luigino Nessi sul palco. Perché i doveri e i diritti sono di tutti e tutte, o di nessuno. [Fabio Cani – Como senza frontiere, econformazioni]

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