L’Anpi a Dongo: continuare la liberazione dal fascismo

Mentre qualche decina di neofascisti ricordavano la fucilazione dei gerarchi sulla piazza di Dongo alla fine di aprile del 1945, un centinaio di persone hanno partecipato, a poche centinaia di metri di distanza, all’incontro promosso dall’Anpi con il titolo Chiudere i conti col fascismo.

Per evidenziare la distanza abissale tra le celebrazioni filofasciste e i sentimenti democratici (ma si potrebbe dire, più in generale, “nazionali”), l’Anpi quest’anno – non senza dibattito – ha deciso di marcare la propria presenza con un incontro di approfondimento, organizzato sempre a Dongo, quasi in contemporanea con l’esibizione dei nostalgici, ma via dalla piazza (in mattinata, comunque, prima dell’arrivo dei neofascisti, è stato fatto, in piazza Paracchini e nei dintorni un accurato volantinaggio per spiegare la posizione dell’Anpi).

Questo il senso del ritrovarsi nell’aula dell’Istituto Civico di Musica di Dongo per iniziativa dell’Anpi provinciale e delle sezioni di Dongo e del Lario Occidentale (cui quest’anno ha aderito anche l’amministrazione comunale di Dongo), con la partecipazione del presidente regionale lombardo dell’Anpi, Tullio Montagna, e della direttrice dell’Istituto Cervi di Gattatico, Albertina Soliani.

Nel suo intervento, Montagna è partito dalla considerazione che se anche la Resistenza non ha determinato l’esito militare della guerra, ha avuto un ruolo fondamentale per restituire dignità alla nazione. Questo però non ha chiuso la storia del fascismo, perciò è necessario continuare a operare per costruire una sensibilità (e anche una pedagogia) antifascista, ed è quello che l’Anpi continua a fare. Fascismo e antifascismo – ha continuato Montagna – non sono semplicemente due “opzioni” politiche tra cui scegliere, sono due modi antitetici di concepire il mondo, e il “pensiero unico” fascista non è ancora stato del tutto disinnescato.

L’Italia, infatti, non ha ancora saputo fare fino in fondo i conti col fascismo, oscillando tra rimozione e autoassoluzione, adagiandosi in un conformismo di fondo, che continua a utilizzare molto spesso, riguardo al ventennio tra le due guerre, la stessa narrazione che il regime ha proposto di se stesso.

Per questo il lavoro da fare è ancora molto e l’impegno antifascista non è affatto esaurito.

Da parte sua, Albertina Soliani ha voluto ricordare, in apertura del suo intervento, che le piazze in questo 25 Aprile appena trascorso sono tornate a riempirsi e che questo momento può essere considerato una tappa positiva nel percorso per affermare pienamente i valori di diginità, libertà, solidarietà e pace. Al tempo stesso, non bisogna dimenticare che è ancora necessario un «grande discorso pubblico e collettivo» per continuare nella ricerca del futuro. Perché la parola “fine” che la Resistenza ha saputo mettere al fascismo è da intendere come una richiesta di storia nuova, di capacità di stare al mondo guardando lontano (come chiedono – proprio in queste settimane – i giovani di tutto il pianeta con riferimento alla sostenibilità ambientale). Un’esigenza che è possibile rintracciare anche nelle storie personali della famiglia Cervi, che, insieme al trattore acquistato tra i primi della zona emiliana dove vivevano, si fecero regalare anche un mappamondo, che poi montarono proprio sul mezzo agricolo, in modo da poter girare per i campi con il mappamondo sul trattore (ma Albertina Soliani, con un simpatico e significativo lapsus, ha detto «con il trattore sul mappamondo»).

Nel suo intervento Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale Anpi, ha ribadito con forza che il compito di impedire le parate neofasciste tocca alle istituzioni, nel rispetto della Costituzione e della legalità repubblicana. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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