D’Alessandro

Il consiglio comunale di Como di lunedì 10 novembre 2008

cernezzi2Fusione Acsm e Agm – A2A. D’Alessando imita Berlusconi e da del coglione a chi si oppone.

Sicurezza a Monte Olimpino al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 10 novembre. Marco Butti, An, ha segnalato «un tentativo di violenza nei pressi del bar Eden nei confronti di una donna quarantenne da parte di due giovani» venerdì 7 novembre alle 22 e chiesto quindi maggiore sicurezza, invitando il sindaco a farsi promotore di un’iniziativa nei confronti del Comitato provinciale per la sicurezza. Anche Mario Molteni, Per Como, ha citato episodi di vandalismo vicino alla chiesa di San Zenone di Monte Olimpino: «Alcuni giovani bivaccano sul sagrato, sporcando, nel giorni di Ognissanti hanno spaccato bottiglie gettandole contro la facciata della chiesa, e il 7 sera hanno distrutto la bacheca informativa della parrocchia».
Donato Supino, Prc, ha parlato delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri comunali: «Posso anche capire chi si è dimenticato di presentarle, ma non» – ha aggiunto – «quelli che si credono al disopra della legge, come l’assessore D’Alessandro che sulla stampa locale ha detto di rivolgersi all’Agenzia delle entrate». Quanto meno icastica la risposta dell’interessato che ha dato del coglione al consigliere dell’opposizione.
Luigi Bottone, Udc, ha ribadito la sua segnalazione dell’inquinamento a Villa Olmo, dopo gli ultimi versamenti di gasolio.
Vittorio Mottola, Pd, a seguito di un incontro fra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione, ha chiesto certezze sul finanziamento delle ristrutturazione della palestra di Ponte Chiasso.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «la pulizia della tomba di Alfredo Gaffuri, il mecenate che ha donato ala città il teatro Politeama».
Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha preso le difese degli otto inquilini morosi delle case popolari comunali che sono stati sfrattati dall’amministrazione. Pronta la reazione dell’assessore Cenetiempo: «Si tratta di un provvedimento nato dopo che negli ultimi anni, dopo ripetute comunicazioni, non si sono mai degnati di telefonare o presentarsi in Comune per concordare un piano di rientro, così come è avvenuto per altri. Noi non vogliamo buttare fuori di casa nessuno».
Dopo un applauso unanime per la nomina del consigliere Enrico Gelpi, Fi, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, nel Consiglio mondiale dello sport automobilistico, massimo organo istituzionale dello sport su quattro ruote in seno alla Federazione internazionale dell’automobile, è cominciato l’assemblea sulla decisione di fusione fra Acsm e Agam, azienda simile di Monza.
Acsm – Agam: Lo stato delle cose.
Attualmente Acsm è per il 40,5% del Comune di Como, per il 20% di A2A (azienda nata dalla fusione di Aem e Amsa di Milano e di Asm di Brescia, che controlla al 100% la Bas di Bergamo, la più grande multiutility italiana), per il 3,2% di Edison (controllata per il 61,3% da Transalpina di energia, a sua volta controllata da Delmi per il 50%, di cui A2A detiene con il 51%), la quota restante è sul mercato.
Agam si divide fra un 75,01% del Comune di Monza, un 24,99% di A2A, il resto sul mercato.
Alla fusione delle due aziende, Agam scomparirà venendo inglobata in Acsm, con un rapporto di cambio delle azioni da un minimo di 0,62 ad un massimo di 0,66 con quelle di Acsm, la proprietà verrà ripartita per il 29,1% al Comune di Monza, 24,8% a Como, 21,9% a A2A, 1,9% a Edison e 22,2% al mercato.
A2A è per il 27,5% del Comune di Milano e per una quota identica del Comune di Brescia; ha messo sul mercato il 35,1% e, come dichiarato dal sindaco di Como, è «100 volte più grande di Acsm e Agam messe assieme».
Per garantire una forma di controllo da parte dei due Comuni interessati per i primi tre anni varrà un patto parasociale che impone a Monza di non scendere sotto il livello azionario di Como e a A2A di non superare quello comasco.
Fino al 31 dicembre 2009 poi ad altri soggetti, che non siano il Comune di Como e di Monza, non sarà permesso di possedere più del 4%.
Nel Consiglio di amministrazione della nuova azienda il Comune di Como avrà 3 rappresentanti, così come Monza, contro i 2 di A2A e 2 della minoranza. L’azienda milanese avrà l’amministratore delegato, che proporaà al consiglio i piani industriali, mentre i Comuni a nord del capoluogo lombardo si spartiranno la presidenza e la vicepresidenza a rotazione con, nei primi due anni, Como nel ruolo di vice.
Per la segreteria Cgil, Filcem – Cgil, Fp – Cgil per Acsm «la scelta effettuata due anni fa, di scendere al di sotto del 50% di proprietà pubblica, risulta oggi, anche alla luce di questa ulteriore trasformazione, inadeguata». Un passaggio definito dai firmatari come una «mera strategia prevalentemente finanziaria» senza «adeguate ricadute positive per i cittadini utenti». Segreteria Cisl, Femca – Cisl e Rsu Cisl Acsm hanno ribadito in un loro documento «la necessità di avere un progetto per l’aggregazione, attorno ad Acsm, di tutte le piccole aziende municipalizzate nel nostro territorio». La centrale sindacale di via Brambilla ritiene in ogni modo «positivo e da sostenere il progetto di fusione ed aggregazione».
D’accordo i due sindacati sulla difesa dell’occupazione, la richiesta della presentazione di un piano industriale e il mantenimento dei presidi e delle sedi operative.

Il sindaco di Como Bruni ha giustificato la fusione per «la situazione del mercato, con le norme sulla crescente liberalizzazione» che richiederebbero «grandi investimenti in una situazione di crescente difficoltà». Per il primo cittadino comasco Acsm è «un’azienda piccola, brillante in molti settori, con alcune perdite nel settore dell’acqua, ma con utili interessanti». Per Bruni il mercato renderà sempre più difficile la vita alle piccole aziende che rischiano di venire mangiate dalle grosse compagnie e la fusione fra le due società servirà a rafforzare Acsm con «una operazione a carattere industriale non finanziaria», un tentativo che, ha aggiunto il sindaco, era stato tentato con Bas di Bergamo, ma che, abortito, si è risolto con l’incorporazione della ditta bergamasca nella bresciana Asm. Un’altra via è stata scelta da Varese che ha venduto il 90% delle proprie azioni ad A2A. In conclusione il sindaco ha esplicitato tre possibilità per la ex municipalizzata comasca: rimanere fermi e perdere competitività, vendere o unirsi con un’altra realtà per non scomparire.
Per il primo cittadino comasco, dopo la fusione e la garanzia delle prerogative comasche con i patti parasociali, ognuno sarà libero di fare le proprie scelte, avendo in ogni modo i due Comuni il controllo del 49% della società.
Molte critiche sono piovute sulla gestione della questione da parte della amministrazione. Prima fra tutte quella sulla documentazione, necessaria a poter valutare l’argomento trattato. La relazione della società di revisione è stata consegnata solo nel pomeriggio della seduta e le altre carte sono arrivate nel corso della settimana precedente in ondate successive. Tutto per arrivare ad un paio di sedute che si tengono in contemporanea nel capoluogo della Brianza e ottenere un’approvazione entro giovedì prossimo.
«Il Consiglio comunale deve ratificare la volontà di qualcun altro?» si è chiesto Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha ricordato come l’assemblea di Palazzo Cernezzi «stia valutando, la fusione non è imposta», e si è lamentato del poco tempo per lo studio degli incartamenti.
«Oggi Acsm è una società piccola gestita da noi consiglieri, sana, che produce utili, con alcuni punti di debolezza identificati» ha aggiunto il consigliere di Area 2010, che ha espresso la paura, allo scadere dei patti parasociali, di perdere il controllo della società, anche perché dopo tre anni «A2A e Monza avranno il 51% della proprietà». In una situazione in cui «noi siamo quotati in borsa e abbiamo un inceneritore» caratteristiche che Monza non ha.
Per Supino, che con Rapinese è stato l’unico a votare contro la proposta nelle Commissioni prima di andare in aula, si tratta di una «scelta avventata per i suoi aspetti sociali», e ha portato l’esempio di Asf in cui la nomina dell’amministratore delegato lasciata al privato ha portato a politiche contrarie a quando la gestione era pubblica. «Non si prevede un piano industriale» ha aggiunto il consigliere comunista che ha anche rivendicato il ruolo centrale dell’acqua come bene pubblico primario.
«Perché la sede amministrativa sarà a Monza?» si è chiesto Emanuele Lionetti, Lega, che comunque ha espresso fiducia nell’operato del sindaco.
Marco Butti ha parlato di «perplessità sulla governance» chiedendo «di evitare l’annullamento della soglia del 4%» per mantenere al Comune un ruolo nelle strategie del futuro dell’azienda.
«In Commissione abbiamo chiesto di vedere il piano industriale e ci è stato risposto che non c’è – ha denunciato Marcello Iantorno, Pd, che ha chiesto – una serie di modifiche agli accordi che sono negativi per Como». Il consigliere democratico ha poi attaccato, presente in aula Pozzi, presidente Acsm, «la palese incompatibilità sul piano etico – politico della presenza di vertici di partito ai vari livelli provinciale, regionale e nazionale nelle partecipate».
La discussione riprenderà giovedì 13 novembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 23 ottobre 2008

D’Alessandro sfiduciato sì e sfiduciato no. L’assessore all’urbanistica raccoglie la sfiducia politica dell’assemblea di Palzzo Cernezzi, ma riesce per un voto a essere confermato in Giunta.

 

Molte e le più disparate le preliminari del Consiglio comunale di giovedì 23 ottobre.
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto chiarimenti sulle nuove auto di servizio a gas del Comune chiedendosi il senso di tale operazione quando non ci sono distributori vicini al capoluogo.
Donato Supino, Prc, ha espresso «solidarietà agli studenti del Liceo Scientifico di Como e la più ferma condanna delle affermazioni del presidente del Consiglio».
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di «provvedere con una certa urgenza» al ripristino dell’illuminazione dei giardini a lago, in cui moltissimi lampioni sono spenti la notte.
Marcello Iantorno, Pd, ha chiesto al Consiglio di esprimere solidarietà allo scrittore Roberto Saviano, minacciato di morte dalla camorra, e di «sottoscrivere l’appello di alcuni premi nobel» anche perché «il Comune di Mantova gli ha conferito la cittadinanza onoraria, così come molti altri Comuni della penisola».
Marco Butti, An, ha riproposto la questione dello stabile di via Vela sottoposto a «un andirivieni continuo di persone» e chiesto che il Comune si attivi per avere chiarimenti da Le Nord sui continui ritardi che colpiscono i pendolari della città.
La discussione si è così spostata sull’argomento principale della serata la mozione di sfiducia all’assessore D’Alessandro per l sua gestione dell’urbanistica cittadina.
Per il primo firmatario Mario Lucini, Pd, un atto che nasce da «una politica urbanistica fortemente negativa negli ultimi dieci anni» con «un ulteriore peggioramento per quanto si sta verificando nell’ultimo mandato amministrativo». Contestati all’assessore «errori e imprecisioni» nella spiegazione delle delibere al Consiglio oltre che «superficialità e errori» nella gestione della Ticosa. Il presidente della Commissione urbanistica è poi entrato nello specifico sull’ormai famoso cantiere di via Magni ripercorrendo la cronistoria di quanto accaduto in Consiglio. Dopo vari sopraluoghi degli stessi membri della commissione e dei vigili. In una prima uscita alla polizia locale non era stata data dagli uffici la documentazione necessaria, cosicché si è resa necessario un nuovo sopraluogo, dal quale sono emerse delle irregolarità. Il costruttore ha fatto le proprie controdeduzioni, ha spiegato Lucini, asserendo che alcune opere murarie definite come provvisorie siano state eseguite per la sicurezza del cantiere. «Nella pubblicità su il nuovo giornale comunale, Il Cittadino, – ha proseguito Lucini – nella pubblicità delle Corti Nuove di via Magni, a pagina 23, viene scritto “gli ampi loggiati si aprono sulla splendida corte a giardino”. La corte non c’è nella Dia! Ci sono i posteggi pertinenza, la corte era nella variante che ci hanno chiesto e che il consiglio comunale ha bocciato!». Una gestione farraginosa dell’urbanistica cittadina che ha portato dunque alla sfiducia all’assessore.
Finito lo scrutinio, si trattava di una votazione segreta, il risultato è stato, su 37 votanti, di 18 favorevoli alla sfiducia, 16 contrari, 2 bianche e 1 nulla.
Il presidente del Consiglio ha subito proclamato la vittoria della sfiducia, ma è stato subito contraddetto dal vice segretario generale Emoroso. È così, nella più grande confusione, mentre all’interno della maggioranza non sono mancati attacchi reciproci fra le diverse anime che la compongono, i liberal di Forza Italia (Alogna, Arcellaschi, Buono, Pastore, Rallo, Rudilosso) si sono distinti dagli altri indossando un papillon al posto della tradizionale cravatta, iniziato una serie di consultazioni per capire l’esito della votazione. Al centro del dibattito l’interpretazione dell’articolo 71 del regolamento comunale che impone la maggioranza più uno dei voti, e in questo caso sarebbero serviti 19 voti.
Dopo alcune proteste delle opposizioni Gaffuri ha comunque ribadito che «il risultato politico è innegabile», mentre per Supino, «questa amministrazione non riesce a amministrare la città».
Ritornata la calma i consiglieri hanno approvato all’unanimità una mozione presentata da Alessandro Rapinese, Area 2010, per la trasparenza degli atti pubblicando sul sito del Comune le delibere comunali di Giunta e dirigenziali. L’assessore Cenetiempo ha confermato che entro quattro, cinque mesi il servizio potrà già essere attivo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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