Democrazia economica

19 ottobre/ Democrazia economica

democrazia economicaLuca Michelini, animatore della mailing list Democrazia economica, invita i lettori e le lettrici ad una riunione lunedì 19 ottobre alle 21 nella sala al piano terreno della ex Circoscrizione n. 6 in via Achille Grandi 21 a Como. L’incontro – si legge nella lettera di invito – «sarà una riunione del tutto informale, aperta, dedicata alla discussione della situazione nazionale e locale. Vuole essere un’occasione di convivialità per confrontarsi sul da farsi, per individuare delle possibili priorità comuni, per realizzare delle iniziative capaci, chissà, di dare una mano ai molti che oggi si trovano in una difficoltà oggettiva e soggettiva, perché delusi, amareggiati, incapaci di opporsi ad una deriva che riguarda tutti gli aspetti della vita sociale».

Il de profundis per il Campus e per la memoria dell’Ospedale

iveri pazziPer Gianfranco Giudice la bocciatura del progetto Campus al San Martino non solo costituisce un danno per l’Università e per la stessa esistenza del Politecnico a Como, ma viene persa un’occasione per «la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia». Leggi il testo dell’intervento ripreso dalla mailing list Democrazia economica.

«Non si farà più il Campus universitario nell’area del vecchio Manicomio provinciale di San Martino. Per la verità possiamo considerare questo come il de profundis definitivo di un’idea, ma sarebbe meglio dire di una delle tante velleità che animano da decenni lo stanco dibattito politico comasco. Infatti di Campus universitario si parla da anni e anni, da prima ancora che chiudesse definitivamente i battenti il vecchio Ospedale psichiatrico provinciale alla fine degli anni ’90.

Personalmente non essendomi mai illuso oggi non sono neppure deluso dal fatto che sia sfumato il finanziamento della Fondazione Cariplo al primo lotto del Campus. Circa un anno fa il Comune di Como, Sindaco Lucini e Assessore Spallino in testa, avevano dato grande enfasi ad un accordo di cui si erano fatti promotori con Regione, Provincia, Univercomo e Azienda ospedaliera Sant’Anna che avrebbe dovuto finalmente sbloccare un progetto che oramai languiva nei cassetti da anni e anni.

Molti hanno pensato che quella fosse la volta buona, ma già allora aleggiava l’incognita delle risorse scarse rispetto ad un obiettivo così ambizioso che poteva far decollare finalmente la realtà universitaria comasca.

La doccia gelata che seppellisce definitivamente il Campus chiama in causa la responsabilità politica degli attori coinvolti. Chi non ha fatto fino in fondo il proprio dovere? Chi si è limitato a sfruttare l’ennesimo annuncio propagandistico per ottenere un effimero applauso da qualche pezzo di opinione pubblica per lo più distratta?

La città di Como non ha oramai da tanti anni una classe dirigente degna di questo nome, quest’ultima vicenda ne è una drammatica conferma.

Il naufragio finale del Campus non mette solo in discussione lo sviluppo dell’Università, il Politecnico rischia infatti di perdere pezzi, la prorettrice ha già annunciato che senza il Campus chiuderà i battenti il corso di disegno industriale e la conseguenza del mancato rinnovamento del Politecnico a Como sarà che molti studenti sceglieranno la sede di Milano.

 

Esiste tuttavia un’altra questione, della quale per la verità la città ed il territorio comasco sono poco interessati, ovvero la conservazione della memoria storica di un luogo che per oltre un secolo ha ospitato uno dei più grandi Ospedali psichiatrici italiani, dall’area di San Martino tra il 1882 ed il 1998 sono transitati circa 40.000 malati di mente che appartenevano ad un territorio assai vasto della Lombardia.

Il Campus universitario, qualora fosse nato avrebbe permesso di realizzare degli spazi adeguati per conservare la memoria storica dell’internamento manicomiale nel comasco, così come è avvenuto in tante altre città italiane che hanno costruito negli spazi dei vecchi manicomi archivi ed istituti storici dedicati alla storia della psichiatria.

Circa un anno fa tutto l’Archivio storico del Manicomio di San Martino, in segreto ed all’insaputa di tutti e per volere dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna che ne è la legittima proprietaria, è stato trasferito a Parma, collocato in un deposito della società Italarchivi che di fatto è oggi inaccessibile per qualunque studioso volesse consultare in modo sistematico i registri e le cartelle cliniche dei ricoverati.

Si tratta di un danno enorme per la conservazione della memoria storica e sociale del territorio lariano e per la possibilità concreta di effettuare in futuro studi scientifici su quelle preziose carte.

Personalmente ho avuto la fortuna di consultare e studiare quei documenti storici appena in tempo prima che la città di Como ne fosse privata, a questo punto possiamo dire per sempre. Dico questo perché quando un anno fa circa si è tornati a discutere del Campus, il Comune di Como nelle persone del Sindaco e dell’Assessore Spallino si erano impegnati a far sottoscrivere un impegno alla dirigenza dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, mostratasi disponibile, a riportare nella città di Como in uno spazio adeguato all’interno del futuro Campus l’Archivio storico dell’ex O. P. P. Ovviamente oggi non ha più senso chiedersi che fine abbia fatto quell’impegno, dato che Campus e ritorno a Como dell’Archivio storico simul stabunt simul cadent. Aggiungo che attualmente nel padiglione centrale dove un tempo sorgeva la direzione del Manicomio ed oggi sono collocati alcuni uffici dell’ASL, trova ancora ubicazione la Biblioteca del vecchio Ospedale psichiatrico che ha una consistenza di oltre tremila preziosi volumi ed altri documenti rilevanti nella storia della psichiatria e del Manicomio comasco. Questo materiale oggi è alla mercé di chiunque, ma nel futuro prossimo che fine farà se qualcosa si salverà dall’incuria e dalla “critica roditrice dei topi” per dirla col filosofo? Finirà al macero o disperso come tanti altri documenti storici o arredi e strumenti medici del vecchio Opp? E ancora, in alcune cantine dei padiglioni che ospitavano un tempo i reparti psichiatrici si trovano le tavole di progettazione del Manicomio inaugurato il 28 giugno 1882, forse i roditori e l’umidità hanno finito di mangiarle… La conservazione del passato è oggi certamente l’ultima preoccupazione di chi governa la cosa pubblica, i problemi del presente sono più urgenti, ma il naufragio del Campus si mangia assieme passato, presente e futuro del nostro territorio.

Quando le ultime strutture dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e dell’ASL, proprietari a metà dell’area del San Martino, avranno traslocato ecco pronta un’altra area Ticosa a disposizione della città come monumento dedicato al fallimento della propria classe dirigente. Il degrado dell’area conserverà per qualche tempo almeno il suo verde rigoglioso, fino a che forse qualche ruspa non provvederà a cancellare anche la memoria di quegli alberi e di quei prati spianati col sudore della fronte di molti del 40.000 matti del San Martino. [Gianfranco Giudice da Democrazia economica]

Contro la svendita del patrimonio comunale

exIn un articolo che riprendiamo da Democrazia economica, Luca Michelini contesta le scelte di alienazione del patrimonio comunale comasco e il mancato sostegno al progetto Campus San Martino. Il centrosinistra lariano per Michelini ha affidato all’assessore Iantorno il mandato per la «totale svendita del patrimonio pubblico della città o comunque un suo utilizzo a fini di bilancio». Leggi l’articolo nel seguito del post.

 

«Ex. Assessorato allo smantellamento del pubblico patrimonio.

Che cosa rimane, nei politici di oggi, delle idee di un tempo? Una certa refrattarietà alla democrazia. Governare vuol dire svendere il Paese, anche a livello locale

1. Marcello Iantorno è uomo capace e di cultura, di lunga e consolidata scuola politica. Lo puoi ritrovare a qualsivoglia congresso, incontro, riunione, tavola rotonda o ferroequina, dove si mostra attento, scrupoloso negli appunti, solido nei riferimenti (Resistenza, Costituzione, Legalità, Solidarietà, Trasparenza, Giustizia ecc.), affabile, premuroso ad ogni rivendicazione, disponibile all’ascolto. Un punto di riferimento.

2. Ottenuto l’assessorato al patrimonio, l’ingenuo elettore, di qualsivoglia appartenenza politica, si aspettava che tanta saggezza si sarebbe concretizzata in una razionalizzazione del patrimonio, nonché in un suo utilizzo strategico, volto a cambiare il volto della città nel contesto di un chiaro piano urbanistico, nonché di una idea, anche vaga, di ciò che la città è e di ciò che potrebbe diventare.

3. In altri termini, sarebbe stato e sarebbe vano cercare nei programmi delle forze politiche che si sono presentate come “innovatrici” e “progressiste” rispetto alla destra del sindaco Bruni, un qualsivoglia accenno alla totale svendita del patrimonio pubblico della città o comunque un suo utilizzo a fini di bilancio.

Eppure, è proprio questo il compito che gli “innovatori” hanno affidato all’assessore Iantorno: svendere, per salvare il bilancio del Comune di Como; svendere, a dispetto di qualsivoglia programma elettorale; svendere, rinunciando a indirizzare la crescita cittadina, ancora affidandosi al provvidenzialismo e automatismo del mercato.

4. Finchè si tratta di riscuotere gli affitti e vendere qualche locale commerciale si può, forse, ancora parlare di razionalizzazione. Quando, invece, si parla di vendita dell’ex-orfanatrofio di via Tommaso Grossi, cioè dell’ex scuola media Baden-Powell, allora, vista la dimensione dell’operazione (stimata in poco meno di 10 milioni di euro (si veda qui), un decimo del bilancio comunale) e la natura del complesso edilizio, è del tutto legittimo parlare di svendita. Perché quel pezzo di città può, e direi di più, deve, essere utilizzato per ridisegnare la città, facendo dell’azione pubblica il perno di qualsivoglia azione in proposito. Più precisamente: è tale la rilevanza urbanistica del sito, che qualsiasi intervento ridisegna, di fatto, la città.

5. Non è un caso, infatti, che, tempo fa, Bruni ancora imperando, non senza ragione si voleva creare in quel luogo una residenza universitaria(si veda qui). Oggi, come sappiamo, pare che l’Università sia passata in secondo piano: il Campus è fallito e in molti, anche nelle forze di governo cittandino, novelli espertissimi delle dinamiche universitarie e della scienza, pensano che il Politecnico sia “troppo piccolo” per dedicarvi investimenti.

C’è da chiedersi perché altrettanta sicumera non venga applicata, poniamo, alla dimensione dei negozi, delle imprese, delle ali degli aeroplani, delle sigarette. Ma si sa: quando si parla di scuola pubblica, dietro ogni “razionalizzazione” si nasconde, in effetti, un disegno di smantellamento. Inutile informarsi. Inutile fare paragoni: poniamo con la vicina Lecco. Mettere fuori il naso da casa è pericoloso, lo sappiamo, e l’altro ramo del lago di Como lo raggiungeremo solo a pedemontana terminata, o addirittura quando si inaugurerà la linea ferroviaria Lecco-Como. Meglio sempre e comunque il cemento e l’asfalto e qualche supermercato, che qualche coorte di ingegneri in più.

6. In Italia, purtroppo, la legislazione non tutela come dovrebbe il patrimonio pubblico. Cioè consente veri e propri colpi di mano nel passaggio ai privati di proprietà che sono di tutti e che spesso sono state il frutto di azioni generose, coraggiose e lungimiranti. Purtroppo gli amministratori, di qualsiasi partito siano e anche se costituiscono la “maggioranza” (ma non dimentichiamoci che i partiti oggi esistenti sono minuscoli rispetto al corpo elettorale), possono gestire a piacimento e svendere il patrimonio comune, senza avere, per altro, la più pallida idea del da farsi.

7. Naturalmente, non si tratta di avere una preclusione per il privato. Si tratta, invece, di cavare dal cappello qualche ideuzza, una volta ogni tanto. Alcuni parlavano di un Ostello, che si voleva addirittura a Camerlata (noto polo turistico… ), invece che regalare una piazza pubblica a Esselunga (che deve ai cittadini circa 7 milioni di euro), come pare purtroppo avverrà. Perché non farlo, appunto, nell’ex-orfanotrofio?

Ai tanti novelli “renziani” basterebbe fare un giretto per Firenze: p.es. alle “murate”, dove un ex-carcere è diventato, in centro, una residenza per giovani e giovani coppie, anche se disoccupate, oltre che un luogo di ritrovo e di convivialità (si veda qui).

Una volta messo il naso fino a Lecco, il giro turistico potrebbe continuare, per apprendere le tante e variopinte esperienze che contraddistinguono le nostre cento città.

Ma in materia aspettiamo, fiduciosi, l’ennesimo bando del Comune. Inutile perdere tempo in discussioni.

8. In una delle tavole rotonde cittadine prima o poi m’aspetto che qualche esponente del PD, magari lo stesso Iantorno, disquisisca della enorme disparità di ricchezza e di opportunità sociali che si è creata – da sola, ovviamente, come per volontà divina – nel Paese. Una disparità che, in un impeto di sconsiderato coraggio, potrebbe venire indicata come l’origine, o tra le cause, di questa crisi. Eppure non ho sentito nemmeno un cenno a questo tema per quanto riguarda la vendita dell’ex-orfanotrofio, ex-scuola media: a quale tipo di compratore verrà venduta? Chi oggi può permettersi certe cifre? Perfino i democristiani discutevano se fosse il caso di creare la grande o la piccola proprietà.

Ma in materia aspettiamo fiduciosi l’ennesimo bando. Inutile perdere tempo in discussioni.

9. Sarebbe interessante intavolare una discussione seria sul motivo per cui un Paese come l’Italia non può fare a meno di un lungimirante intervento pubblico e di una solida politica industriale pubblica, pena il disfacimento anche del settore privato dell’economia.

Temo tuttavia che non ne esistano ancora le condizioni. Il tessuto sociale ancora regge, non siamo ancora come la Grecia. L’ex-socialista Iantorno m’accuserebbe d’essere socialista: – “Guarda che in Italia il socialismo l’ha seppellito un grande modernizzatore negli anni ’80!”. Meglio continuare a salvare di soppiatto, in silenzio, quando è il caso o per caso, collettivizzando le perdite ma privatizzando i benefici: come accade con le banche. Per la “crescita” basta rendere tutti precari, a vita, con un Job act. Tra uno spot elettorale e l’altro (del tipo: “se mi votate, avrete l’obolo di 80euro in busta paga, altrimenti… ” ) Renzi ha confermato il piano di privatizzazioni di Letta ed è andato a Londra a cercar compratori: Italia svendesi.

10. A costo di sconvolgimenti economici e sociali enormi e dalle conseguenze imprevedibili, questa vieta ideologia si sta sgretolando, sotto i colpi della dura realtà dei fatti. Ma non si tratta solo di ideologia. Si tratta, purtroppo, di un ben meditato disegno. Si tratta di una classe politica (perché non è una classe dirigente) che come unico compito ha la svendita del Paese e che per realizzare il proprio progetto (ma soprattutto l’altrui: quello di Nazioni ben più avvedute della nostra e queste sì governate da classi dirigenti), ha sempre più bisogno di istituzioni antidemocratiche.

Il “pareggio di bilancio”, a livello centrale come periferico, e la conseguente svendita del patrimonio pubblico (scuola, università, imprese, diritti civili, contratti di lavoro degni, edifici, risorse naturali ecc.), ha bisogno di un quadro normativo appropriato: a cui provvederà, sempre più, un corpo parlamentare sfigurato, secondo i progetti di Renzi. L’assalto dei sindaci-sceriffi al Palazzo d’Inverno.

Ai non pochi “ex”, sopravvissuti alle tante “rottamazioni”, pare essere rimasto un unico retaggio di una grande scuola politica: una certa, congenita refrattarietà alla democrazia.. [Luca Michelini, mailing list democrazia economica]

L’antisemitismo neofascista a Como

Luca Michelini, storico dell’economia ed esponente dell’Anpi di Como, interviene sul tema della  presenza neofascita in città : « “Forni sei falso come i forni di Auschwitz”: così recita l’indecente scritta apparsa sui muri dell’Istituto storico di  via Brambilla, a Como; è firmata dal gruppo neo-fascista Ordine nuovo,  ma in effetti è farina del sacco di Forza nuova, organizzazione  politica appena insediatasi in via Milano alta per contrastare,  dichiara, “il degrado dell’immigrazione”. Prova che la scritta sia opera di Fn è la lettera che il responsabile dell’ufficio stampa di Fn – Lario ha indirizzato al sen. Forni, il cui cognome ha dato spunto al vergognoso gioco di parole e la cui vita politica è tra le più limpide  e positive dell’Italia democratica e repubblicana. (altro…)

Guerra in Libia/ La guerra della Francia contro l’Italia

Riportiamo dalla mailing list Democrazia economica l’intervento di Luca Michelini, docente di Storia del pensiero economico ed Economia presso l’Università lum di Bari e l’Università dell’Insubria di Varese.  (altro…)

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