Donato Supino

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 marzo 2009

 

cernezziTutto come previsto al Consiglio comunale di lunedì 2 marzo, la mozione di sfiducia al sindaco Bruni non passa. Le opposizioni attaccano sulla mancanza di patrocinio dell’incontro con Gherardo Colombo.

Gherardo Colombo a Como

Nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 2 marzo Bruno saladino, Pd, ha attaccato la scelta di giunta di non concedere il patrocinio all’incontro per le scuole con Gherardo colombo di lunedì 9 marzo. Un appuntamento organizzato dall’Ufficio scolastico provinciale con l’Ipsia Ripamonti ed il sostegno della Amministrazione provinciale ed ospiti, oltre al dirigente scolastico provinciale e all’assessore provinciale all’istruzione, quali il prefetto, il questore, il comandante del Comando provinciale dei Carabinieri e il comandante del Comando provinciale della Guardia di finanza. «Su un convegno sulla legalità è un paradosso che il Comune parli di parzialità – ha affermato Saladino – è pesato il pregiudizio» per quello che il consigliere comunale ha poi definito «un pesante scivolone».

Legalità e rifiuti

Bruno Magatti, Paco, ha invece posto all’attenzione dell’assemblea il fatto che la delibera di indirizzo sui rifiuti è ancora ferma e sarà difficile rispettare i tempi e attivarla entro aprile.

Il consigliere della lista della rondine ha anche affrontato il tema della legalità e delle ronde seguendo la linea di un comunicato che Paco aveva divulgato poco prima: «a Como abbiamo già sperimentato il fallimento totale del primo “esperimento” di ronde, rappresentato dal tristemente famoso “nucleo”, naufragato dopo la quasi-uccisione di Rumesh».

Pedonalizzazione di via Milano alta

«Non è una faccenda solo per i commercianti… Ci sono anche i residenti» ha denunciato Roberta Marzorati, Per Como, a proposito della decisione di pedonalizzaizione dei via Milano alta, dove per la consigliera «si muore, ma di traffico», per cui ha prospettato la possibilità di una nuova raccolta firme.

Di tutt’altro tenore l’intervento di Giampiero Ajani, Lega, che ha affermato in modo stentoreo «il terrorista di Guantanamo a Como noi non lo vogliamo!» riferendosi alle notizie dell’ex prigioniero nel carcere americano in via di dismissione a Cuba che avrebbe intenzione di tornare nel capoluogo comasco. Mentre Stefano Rudilosso, Fi, ha lodato la professionalità delle Guardie ecologiche volontarie.

La mozione di sfiducia

Dopo l’appello è ricominciata la discussione sulla mozione di sfiducia al sindaco. Carlo Ghiri, Gruppo misto di maggioranza, ha ricordato criticamente l’operato dell’amministrazione, sottolineando la necessità dell’approvazione del Piano di governo del territorio: «Non si può andare avanti così, si sta stravolgendo Como sud e si rimandano la Ticosa e le aree ex Sant’Anna ed ex Trevitex». Ma nonostante ciò ha ribadito di avere fiducia nel sindaco e di appoggiarlo. Una posizione in parte simile a quella di Emanuele Lionetti, Lega, firmatario della mozione di sfiducia per permettere la discussione sulla situazione, che ha citato gli esempi del Politeama e del voto trasversale sulle mostre, ribadendo comunque la sua fiducia per Bruni.

Come prevedibile Mario Lucini, Pd, ha invece attaccato l’esecutivo cittadino e la sua amministrazione parlando della mancanza di trasparenza e della difficoltà di accesso agli atti. «Un clima diffuso di disagio e terrore negli uffici comunali» che per il consigliere democratico rasentano «un clima da maccartismo». Deficitaria anche la gestione della Ticosa, riproposta anche da Mario Molteni, Per Como, di cui non si sa ancora il destino e un ricordo per l’ex assessore Colombo, che da più parti nel corso della serata è stato ricordato con parole di apprezzamento.

Magatti si è scagliato contro «l’attitudine al comando» del sindaco e ha sottolineato la disillusione dei consiglieri di maggioranza esautorati delle loro prerogative di scelta dei destini della città che sono passate ad altre mani lasciando loro la mera potestà della ratifica. Donato Supino, Prc, si è accalorato denunciando l’incoerenza dei consiglieri comunali di Forza Italia che avendo votato per la mostra a 400 mila euro, dopo le molte estenuanti sedute, divenuti assessori, hanno abbassato tale cifra a 270 mila.

«Il Consiglio aveva deciso una spesa fino a 400 mila euro la Giunta ha scelto di deliberarne 270 mila non vedo il problema» ha risposto il sindaco Bruni che è intervenuto per difendere il proprio operato ed ha definito come strumentali le lodi fatte all’ex assessore Colombo. «L’occhio si deve fissare sull’obiettivo [la ripresa dell’attività amministrativa], non sul dettaglio» ha precisato attaccando poi le minoranze «forse voi avete una rappresentazione della realtà che non corrisponde al vero o che almeno in parte non corrisponde al vero».

Un dibattito proseguito con un copione prevedibile sino alla mezzanotte quando è stato deciso di continuare i lavori ad oltranza, sino al voto finale.

Al voto, svoltosi per appello nominale e dichiarazione palese di ogni singolo consigliere, solo i consiglieri delle minoranze hanno votato la sfiducia, mentre la maggioranza compatta ha sostenuto Bruni, solo Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della mozione, ma anche lui per poter permetterne la discussione, si è astenuto. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 febbraio 2009

cernezzi1La maggioranza non riesce a garantire la presenza. Deserta la seduta del Consiglio comunale di lunedì 2 febbraio rinviata la discussione sugli emendamenti alla delibera sulle grandi mostre. La neve al centro delle preliminari. Franco Fragolino ha letto un appello, invitando gli altri consiglieri ad aderirivi, contro l’emendamento della Lega, che vuole eliminare il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, ricordando che il sistema sanitario ha contribuito a ridurre le malattie fra gli immigrati mentre ha definito il nuovo provvedimento come «inutile e dannoso» data l’esclusione dal sistema sanitario di una parte della popolazione che o non si curerà o si rivolgerà ad una sanità parallela fuori dal controllo statale. «Stamattina i bus circolavano senza catene ed il pomeriggio, quando le neve è andata via, avevano le catene – ha detto Donato Supino, Prc, dopo i disservizi del trasporto pubblico dopo la nevicata – Una volta quando i trasporti erano pubblici c’era una squadra di meccanici che, con un camioncino andavano a mettere le catene ai mezzi in tutta la città, senza far fermare i bus». Il consigliere di Rifondazione ha quindi chiesto all’assessore Caradonna una verifica con l’azienda ai trasporti anche per quanto riguarda la sicurezza date le corse effettuate senza catene con rischi per i passeggeri. Della neve hanno parlato anche Vittorio Mottola, Pd, chiedendo la spalatura dei marciapiedi, e Luca Gaffuri, Pd, per cui le strade non sono state pulite in tempo dimostrando che «il Comune non ha un rapporto efficace con le imprese per la pulizia». «Non so dove vive lei, in un altro mondo» ha risposto a caldo l’assessore Caradonna per cui, quando ha avuto la parola, «i mezzi del Comune sono usciti con efficacia», chiedendo di fare un raffronto coni Comuni limitrofi. «Anch’io reputo inaccettabile quello che è successo – ha poi dichiarato per quanto riguarda Asf – una situazione non giustificabile» anche perché, ha aggiunto, tutti hanno dato per scontato che la situazione sarebbe stata affrontata in maniera perfetta come le volte precedenti. Gaffuri ha ricordato la scadenza dei bandi regionali per l’accessibilità e lo sviluppo dei trasporti e dell’interazione fra la mobilità urbana e interurbana, sottolineando gli interventi possibili, come posteggi di interscambio, per una soluzione non parziale di situazioni come quelle delle stazioni di Camerlata e di Albate – Camerlata. Mottola ha riproposto il caso di via Vela a Ponte Chiasso esibendo un cartellone con le foto del degrado, intitolato Via Vela Porta d’Europa, il degrado e i topi. «Temo non ci sia più vergogna» ha detto Mario Lucini, Pd, riferendosi alle notizie sulla stampa locale sul rimpasto in Giunta, allibito anche delle informazioni sull’area Sant’Anna, con interventi per quattro torri di 26 metri, di cui i consiglieri non sono stati informati in quello che ha definito «l’assordante silenzio del Comune di Como». Finite le preliminari alle 20.58 è iniziato l’appello, tre minuti più tardi la seduta è stata dichiarata deserta. Uscite le opposizioni, in aula erano presenti i liberal di Forza Italia, che si erano ritrovati in riunione già prima del Consiglio, il sindaco, l’Udc, la maggior parte del gruppo di An e Ghirri del Gruppo misto, per un totale di 18 consiglieri insufficienti per il numero legale. Della maggioranza, su otto assenti, mancava l’intero gruppo della Lega. Ad onor del vero alcuni consiglieri sono sopraggiunti alla spicciolata quando ormai la seduta era stata dichiarata sciolta. Nonostante il rinvio dell’ennesimo Consiglio sulle grandi mostre, una delibera che era stata definita con carattere di urgenza, che tiene banco ormai da due settimane e che ritornerà lunedì 9 febbraio, il clima era piuttosto disteso fra i banchi della maggioranza. I liberal e le minoranze hanno approfittato della serata per riunirsi e discutere il da farsi anche in previsione dei cambiamenti in Giunta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bruni instabile

bruniLe prime reazioni all’impasse della maggioranza che per le minoranze non c’è più. L’agonia della giunta Bruni nuoce alla città e sarebbe meglio prendere atto del suo fallimento e voltare pagina.

«Dopo la riprova data dal consiglio comunale di giovedì 13 novembre, i consiglieri dell’opposizione hanno sentito l’esigenza di denunciare lo stato di crisi della maggioranza – si legge in una nota del Pd – Nonostante non si abbia voluto sospendere i lavori proprio per arrivare al voto che avrebbe sancito la fusione tra Acsm e Agam, l’assenza di sei consiglieri della stessa maggioranza ha fatto mancare il numero legale».
Per Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, bisogna avere il «coraggio di aprire una crisi politica. Il sindaco, che in passato ha già minacciato i suoi di dare le dimissioni, dovrebbe permettere di uscire dalla situazione di immobilismo in cui è precipitato il Consiglio comunale di Como, dove è la minoranza a proporre i temi, come sulla Cittadella sanitaria, e cercare il consenso della maggioranza per portare avanti i provvedimenti che interessano la città», mentre per Donato Supino, capogruppo Prc, «il Consiglio comunale viene offeso ogni volta che viene chiamato a deliberare su proposte dove la maggioranza non è compatta».
Il capogruppo democratico a Palazzo Cernezzi ha chiosato: «Il sindaco Bruni, che vorrebbe essere muscolare, ha una maggioranza che si disperde al primo soffio di vento».

Pro Cuba

Solidarietà con Cuba dopo i due disastrosi uragani che la hanno colpita. L’associazione Italia – Cuba comasca presenta una campagna straordinaria di raccolta fondi per aiutare l’isola caraibica.

Dopo i due disastrosi uragani che hanno spazzato le Antille e il Golfo del Messico a breve distanza l’uno dall’altro, Gustav alla fine di agosto e Ike ai primi di settembre, Cuba ha sofferto danni per 5 miliardi di euro e più di 200 mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie case.
Il Circolo di Como dell’Associazione Italia – Cuba, per voce del suo presidente Antonio Russolillo, ha deciso così di «di intraprendere uno sforzo straordinario oltre a quello che normalmente diamo». I circoli lombardi dell’Associazione Italia – Cuba sono gemellati con la provincia cubana di Las Tunas, «la regione più ricca d’Italia, con la provincia più povera di Cuba», ha precisato il presidente, come la brigata di lavoro, da poco tornata, che ha contribuito alla ristrutturazione di un ospedale per bambini disabili.
Solo l’ultimo uragano ha fatto sette vittime una tragedia che però avrebbe potuto avere dimensioni ben più gravi se non fosse pronto ed efficace l’impegno della protezione civile ha sottolineato Donato Supino, consigliere comunale Prc a Como. Infatti, così come ricordato nel volantino dell’associazione «mentre nel resto del centro America e Caraibi, Stati Uniti compresi, i morti si contano spesso a centinaia, a Cuba, il numero delle vittime è sempre limitatissimo proprio a causa di una cultura che mette la prevenzione al primo posto».
Il consigliere a Palazzo Cernezzi ha poi proseguito «il sindaco è andato a Pinar del Río, nel nord, una delle zone più colpite, e sarà interessante capire cosa porterà come sua impressione». Fondamentale sarebbe ora l’eliminazione dell’embargo americano: «Cuba ha chiesto la sospensione del blocco per almeno un mese, ma il Segretario di stato americano, Condoleezza Rice, ha negato il permesso».
«Stiamo promuovendo una sottoscrizione – ha proseguito Russolillo – che si può fare tramite un contributo su conto corrente postale ed è detraibile dalle tasse». Inoltre è in preparazione una cena per raccolta fondi, che si terrà sabato 25 ottobre alla Cooperativa di via Lissi a Como, il cui intero ricavato verrà devoluto per aiutare la popolazione cubana, le spese verranno coperte dall’associazione.
In cantiere ci sono anche iniziative di sensibilizzazione con banchetti, volantinaggi e serate pubbliche d’informazione.
Per maggiori informazioni e per contribuire http://www.italiacubacomo.net/emergenza_uragani.html.

Donato Supino non partecipa al congresso di Rifondazione comunista

Donato Supino, capogruppo nel consiglio comunale di Como di Rifondazione comunista, sceglie di non partecipare al congresso che sta lacerando il suo partito: «Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».

Donato Supino, unico consigliere comunale di Rifondazione comunista del Comune di Como, rimarrà fuori dal dibattito congressuale che coinvolge il suo partito dopo la disfatta elettorale alle ultime elezioni politiche.
«Sono l’ultimo rimasto dei fondatori di questo partito che considero un po’ come una mia creatura» esordisce l’esponente comunista per cui «i bisogni da cui è nata l’esperienza di Rifondazione sono ancora presenti nella società attuale. Gli ultimi vengono ancora trattati in maniera discriminatoria e viviamo in una città in cui il 20 per cento della popolazione non arriva alla fine del mese e si affida all’assistenza di associazioni come la Caritas. Un fenomeno che coinvolge non solo chi è disoccupato, ma anche chi lavora e nonostante questo rimane povero. Rimangono poi aperte questioni come la sicurezza sui posti di lavoro, quella ambientale, di genere».
Lo scontro interno alla sua formazione preoccupa Supino memore delle diverse divisioni che hanno avuto luogo nel corso degli anni e che non vorrebbe rivivere: nel ’98 quella guidata da Diliberto e Cossutta dei Comunisti italiani e nel ’95 quella dei Comunisti unitari, il cui esponente principale a Como era Mauro Guerra.
Una fase vissuta ultimamente con un certo distacco anche per una dissonanza rispetto all’interpretazione politica degli ultimi avvenimenti: «Dopo la sconfitta alle amministrative del 2007, a parte qualche eccezione, non sono riuscito a fare capire che era necessaria un’inversione di rotta. Si è continuato a fare la stessa politica senza tenere presente perché la gente non ci votava più. Oggi siamo anche di fronte alla sconfitta alle politiche; una disfatta storica, dal dopoguerra ad oggi i comunisti sono sempre stati in Parlamento, e drammatica, penso alle persone che avremmo dovuto rappresentare».
Per il consigliere comunale comunista Rifondazione si è chiusa in un dibattito interno scoraggiante verso il quale dichiara di non avere interesse «si presentano cinque mozioni per un partito che, con l’alleanza della Sinistra l’Arcobaleno, ha raggiunto il 3 per cento». Per di più incalza Donato Supino «da questo scontro interno non nasce un’analisi della società che proponga soluzioni ai problemi reali, ma le differenti mozioni vengono utilizzate in una logica di rapporti di potere interno al partito». Proprio per questo continua il consigliere comunale «non ho rinnovato ancora la tessera. Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».
Un atteggiamento che per l’esponente di Rifondazione porta anche a un blocco «dello sviluppo di apertura delle alleanze con le forze della sinistra che vogliono operare in maniera unitaria nelle istituzioni e nei settori dello scontro sociale».
Per Donato Supino la Sinistra l’Arcobaleno non ha raggiunto il suo obiettivo «perché non è stata l’espressione di una convergenza dal basso, ma una scelta verticistica delle segreterie che non sono riuscite a coinvolgere la base dei partiti e le forze sociali che vi facevano riferimento. Si è creata una coalizione poco credibile e non si sono coinvolte, salvo qualche eccezione, quelle forze che sarebbero state un valore aggiunto. La scelta di Bertinotti di caratterizzare il voto alla Sinistra Arcobaleno come un voto per lo scioglimento del partito ha, insieme al voto utile, penalizzato il risultato elettorale. Inoltre la scelta dei candidati è stata fatta con un metodo sbagliato non c’è stata la volontà politica di attuare un vero confronto con gli iscritti e le strutture periferiche del partito». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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