Fabrizio Settegrani

Tu non sai le colline/ Parole e musiche

Tu non sai le collineTra gli appuntamenti in programma per le celebrazioni del 70ennale della Liberazione, Figino Serenza ha scelto di allontanarsi dalla retorica, proponendo alla cittadinanza una serata poetica e musicale. Grazie all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, il Comune ha organizzato, insieme alla biblioteca, un recital pensato proprio per il 25 aprile. Tu non sai le colline –dove si moriva per la libertà-, un testo scritto da Gabriele Penner (fondatore dell’associazione di promozione sociale Teatro d’acqua dolce), da lui interpretato insieme ad Arianna Di Nuzzo. Narra la resistenza attraverso la letteratura italiana, per una visione d’insieme del percorso umano che ha caratterizzato la vita di chi ha scelto di resistere, perché come scriveva Pavese: “Chi lascia fare e s’accontenta, è già fascista”. Testo nato lo scorso anno, ma in versione inedita grazie al coinvolgimento musicale di Fabrizio e Mauro Settegrani; una collaborazione dal forte impegno civile che ha lo scopo dichiarato di nutrire la memoria. Si sono alternate letture e canzoni, la colonna portante di tutto il recital è stata La casa in collina di Cesare Pavese, pubblicato nel 1949. La calda voce di Penner e quella fragile di Di Nuzzo non hanno mai perso il ritmo, anzi, proprio alternandosi ai brani interpretati con passione dai Settegrani, hanno permesso al numeroso pubblico presente di mantenere alto il coinvolgimento emotivo. Sono entrati come pura luce i versi di Pier Paolo Pasolini, così come quelli di Salvatore Quasimodo hanno mostrato la disperazione di una mano che cerca tra la polvere, la città morta. I Settegrani hanno interpretato pezzi propri e canzoni note: se Nutri la memoria è un loro classico, Ma mì di Strehler e Carpi, ha fatto cantare tutto il pubblico; diversa la sorte toccata a La pianura dei sette fratelli, un silenzio partecipe per ricostruire la vita dei fratelli Cervi. La poesia più popolare è stata sicuramente Se questo è un uomo di Primo Levi, che è sempre capace di descrivere minuziosamente tutto il dolore provato. Altre letture hanno narrato di una guerra, dove nel silenzio implacabile si covava vendetta, lucide le parole del poeta Franco Fortini: “Il nostro cuore non è più d’uomini”.
E alla fine di tutto c’è stata un po’ di retorica, ma di quella che non stanca: ora e sempre resistenza, sulle note di Bella Ciao, cantata da tutti con grande trasporto. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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