Il prezzo del velo

Necessità di una visione laica per la conoscenza e il confronto di diverse culture

La riflessione emersa dalla presentazione del libro di Giuliana Sgrena alla Feltrinelli venerdì 18 aprile.

Una quarantina di persone ha assistito all’incontro organizzato dalle Donne in nero per la pubblicazione de Il prezzo del velo. La guerra dell’Islam contro le donne di Giuliana Sgrena [Feltrinelli editore, 2008, 13 euro, 160 pagg.], nonostante l’allestimento infelice dello spazio tra gli espositori dei libri, con pochi posti a sedere.

Laura Quagliuolo delle Donne in nero ha aperto l’incontro: «Questo libro mette in evidenza una situazione che si verifica anche in Italia, a cui si può dare una soluzione, stimolando una riflessione sulla laicità».

Giuliana Sgrena ha sottolineato il tentativo di «dare voce a chi non ha voce», in questo caso molte donne dei paesi musulmani, dove in alcune realtà si vive in situazioni di conflitto e povertà.

«Solitamente ci sono due atteggiamenti possibili nei confronti della popolazione musulmana» ha spiegato l’autrice «uno è di considerarla un pericolo, l’altro di difenderla. Entrambi, però, la considerano diversa». Invece l’unico modo costruttivo per rapportarsi a questa realtà è considerare semplicemente uguali a noi.

Le donne immigrate dal mondo musulmano sono doppiamente discriminate, in quanto donne e in quanto straniere. Sono loro a trovarsi nella situazione peggiore, perché la comunità di appartenenza impone loro regole rigide e per questo sono isolate dal mondo che le sta intorno, avendo poche possibilità di conoscerlo. «Sono delle grandi escluse» ha chiarito Giuliana Sgrena. E raccontare le loro storie è come avere la possibilità di vedere attraverso i loro occhi.

Aprendo le porte di quest’universo si scopre infatti la realtà di donne che hanno combattuto e combattono quotidianamente nei loro paesi per la democrazia e nel passato hanno ottenuto notevoli risultati ancora prima che in Italia. «Noi non dobbiamo esportare niente, né la democrazia, né la tradizione femminista occidentale» ha puntualizzato l’autrice. Le donne, ad esempio in Egitto, sono riuscite in passato a partecipare alla vita politica e sociale del paese, ma sono state, in un processo lento e inesorabile, demonizzate dal mondo politico e religioso con campagne forti e persistenti, che hanno portato all’interiorizzazione di questa immagine negativa della donna. «Tutte le libertà sono state perse nonostante le donne abbiano anche avuto un ruolo importante durante la lotta per l’indipendenza nazionale» ha chiarito l’autrice.

In alcune circostanze si adduce questa mancanza di libertà a un fattore di cultura tradizionale proprio di alcune nazioni e quindi insormontabile per un popolo, ma un’analisi approfondita rivela come le tradizioni, che nel caso del velo sono comunque relativamente recenti e fuorvianti (infatti nel Corano non è menzionato il velo come obbligo), si possano rielaborare con il passare del tempo e delle generazioni. «Anche loro, come le donne italiane hanno diritto a non rimanere legate alle tradizioni» ha spiegato Giuliana Sgrena.

A volte ciò che sta celato dietro a certe scelte condizionate, come la copertura totale del corpo e del volto della donna è un raccapricciante tentativo di controllo della possibilità riproduttiva della donna da parte dell’uomo. In questo libro viene evidenziato ciò che si nasconde dietro il velo è il controllo incondizionato della sessualità femminile, del libero uso che la donna può fare del proprio corpo. Infatti la parola velo, in arabo hijiab, significa anche imene.

La donna dunque si è battuta per scegliere e per evitare in alcuni casi di indossare il velo. In certi paesi associazioni fondamentaliste pagano le donne per portarlo, per cui, in situazioni disagiate, queste accettano soldi per sopravvivere e nutrire i figli.

La visione integralista dell’Islam, in molti casi si sviluppa a causa della guerra e la radicalizzazione della religione è la risposta all’attacco alla propria civiltà. Purtroppo chi ne paga maggiormente le conseguenze è la donna.

Il primo punto che è emerso dal dibattito è che non solo la guerra ha portato in periodi vari diverse ondate di re-islamizzazione.

Di sicuro la vittoria di Komehini in Iran ha avuto un suo peso, ponendo fine ai movimenti di sinistra e diventando un punto di riferimento per diversi movimenti islamismi. La radicalizzazione della religione si è diffusa anche come collante identitario extra-nazionale, costituendo un forte legame tra popoli che rischiano di perdere la propria cultura nel confronto con l’occidente.

Anche se il percorso non è semplice bisogna fare in modo che anche le comunità straniere accettino un confronto e scambio di culture. Questa conoscenza e iterazione con l’altro è fondamentale perché evita pregiudizi, che a volte passano senza difficoltà dai media, su temi capitali che non possono essere certo generalizzati. Ad esempio, se una donna musulmana pensa, guardando la televisione, che la libertà che cerca un’italiana sia quella di mercificare il proprio corpo, è logico che preferirà portare il velo. Ma se le viene spiegato che anche quello è un uso strumentale del corpo femminile la sua conclusione sarà ben diversa.

Se però ci si continua a confrontare sulle differenze e non sulle uguaglianze non si arriverà mai a capirsi reciprocamente. Affidando il compito del confronto a una visione laica del fenomeno del confronto fra culture non si creeranno divisioni religiose insanabili. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Laicità e diritti universali temi centrali dell’intervista con Giuliana Sgrena

L’autrice a Como venerdì 18 aprile per la presentazione del suo ultimo libro Il prezzo del velo. La guerra dell’Islam contro le donne.

Dopo il risultato elettorale non c’è più una forza laica in Parlamento. Qual è l’importanza delle laicità mentre è in continua crescita il fondamentalismo?

Già durante campagna elettorale si è visto come la laicità sia stato un tema trattato in maniera marginale. In un contesto più ampio, non solo in Italia, la caduta delle ideologie si risolve con il recupero di una visione del mondo che si rifà alle religioni. Anche la sinistra italiana appoggia il papa quando si scaglia contro il consumismo, rimanendo isolata quando tutti si alleano contro i diritti delle donne. I laici non hanno la capacità di tessere una rete di rapporti per poter far passare dei messaggi, vanno in ordine sparso. Si è persino persa la parola laico ormai è si usa il termine laicista. io non penso di essere laicista sono laica e lo difendo.

giuliana sgrena

L’integralismo nasce dal cosiddetto crollo delle ideologie e dalla crisi economica una situazione che si può rintracciare anche nel recente risultato elettorale italiano?

Gli integralismi musulmani sono sostenuti da un voto di protesta, così come in Italia i voti di protesta si riversano sulla Lega, non tutti quelli che l’hanno votata vi si rispecchiano completamente. La destra italiana e la Lega hanno affinità con movimenti come Hamas ed il Fis algerino le cui parole d’ordine sono le stesse: diminuzione delle tasse e liberalismo economico. Oltre alla battaglia contro la corruzione di cui in Italia hanno beneficiato Lega e Di Pietro. Gli immigrati in Italia votano la destra. Una donna marocchina che conosco è stata eletta per Alleanza nazionale, suo padre socialista non le parla più, lei non è stata ascoltata dalla sinistra e per una provocazione ha aderito al partito della Bossi-Fini, una provocazione che pesa. Per la destra gli immigrati sono un potenziale pericolo e quando non servono più come manodopera vanno rimandati a casa loro. La sinistra al contrario ha un atteggiamento perbenista che non li garantisce veramente, una sorta di discriminazione di segno opposto. Non si sa come vivono le comunità immigrate. Anche la scelta o imposizione di portare il velo o le violenze in famiglia non escono allo scoperto e quando lo fanno non si dà un aiuto concreto.

Si può dire che vi sia in atto un tentativo di islamizzazione dell’Europa?

Un processo di reislamizzazione è attivo in Bosnia con il recupero di forme più arretrate di religiosità, anche tra le comunità d’immigrati poi c’è una reazione, un tentativo di non farsi contaminare da una cultura diversa con una visione più rigida della pratica religiosa. Così le donne marocchine che non portano il velo in Marocco qui lo indossano. Un tentativo evidente di islamizzazione è quello di Tariq Ramadan, un predicatore che molti spacciano come moderato, ma che è invece tutt’altro. Come lo si può definire democratico nel momento in cui discetta sulla possibilità della lapidazione delle adultere quando la lapidazione stessa va contro i diritti umani?

Come si può fare a superare la crisi della laicità a livello educativo?

Non ho una ricetta. La visione laica della società, anche nella scuola, sta venendo meno. Non intendo cercare uno spirito antireligioso ma al di sopra delle parti. In Italia abbiamo l’ora di religione che non è mai un’ora sulle religioni. La scuola pubblica poi continua a perdere impulsi e finanziamenti in favore di quella privata religiosa. In Francia hanno trovato una soluzione con la legge contro l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole. Un provvedimento che avrebbe potuto avere degli effetti negativi, portando ad una reazione contraria allo spirito che l’aveva animata, magari con un maggiore abbandono scolastico. Ma ho visto, nel dicembre 2005, che già dopo due mesi di applicazione non c’erano problemi e le ragazze che non portavo più il velo si sentivano più libere senza il controllo opprimente dei leader religiosi della comunità. In Italia partiamo comunque da una situazione molo diversa basti vedere il problema per i crocifissi nei luoghi pubblici.

Cosa possono fare associazionismo e volontariato per i diritti delle donne?

Il ruolo delle associazioni è fondamentale. Soprattutto creando rapporti fra le associazioni di immigrate e quelle delle donne italiane, anche se nel nostro paese scontiamo una forte impreparazione per affrontare un fenomeno migratorio che è ancora molto recente.

Come possono i media arabi veicolare messaggi diversi e di apertura?

Al Jazeera è pagata dai Fratelli musulmani non potrà mai indicare dei percorsi differenti. La modernizzazione dei media arabi ha portato alla nascita di telepredicatori seguitissimi come Khaled, che narra la storia del profeta come in una telenovela, ci sono poi situazioni molto difficili come quella delle giornaliste della televisione palestinese minacciate di morte perché non portano il velo. Bisogna aiutare le forze democratiche nei paesi musulmani. Associazioni di donne che si battono per l’affermazione di diritti universali già operano in tutti i paesi dalla Somalia all’Afghanistan, dal Marocco all’Iraq. I media occidentali però non danno spazio al lavoro che svolgono perché le situazioni estremizzate fanno più notizia. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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