Libera

L’onore è nell’antimafia

Incontro 16Sabato 16 novembre alle 16, nell’aula magna della scuola media di Cernobbio, si è svolto il secondo incontro in due giorni con ospite Salvatore Inguì, referente di Libera Trapani, e Stefano Tosetti, uno dei fondatori del presidio comasco di Libera. L’iniziativa  è stata patrocinata dai comuni di Maslianico e Cernobbio, dal coordinamento comasco per la pace e da Libera Como. (altro…)

L’antimafia parla di coraggio dal sud al nord

don-pino-de-masiVenerdì 8 novembre, nella sala consiliare di Guanzate, si è svolto il secondo incontro della rassegna Oltre lo sguardo, organizzata dal Coordinamento comasco per la Pace. Ospiti don Pino De Masi, referente di Libera Calabria, e Ester Castano, giornalista di Alto Milanese. La giovane reporter e il suo giornale hanno avuto un ruolo importante nel caso di Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia. (altro…)

Campi di Antimafia Sociale 2013

campi di lavoroTra aprile e ottobre 2013 sono in programma circa 30 campi di lavoro antimafia in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lombardia, Liguria, Toscana e Veneto. Il lavoro dei partecipanti ai campi, organizzati da Arci con Spi, Cgil e Libera, si svolgerà principalmente su terreni e immobili confiscati alle mafie, spesso gestiti direttamente dall’Arci (vedi Bari e Caserta) o da Cooperative che ci vedono fra i soci e promotori (Lavoro e non solo). Rappresentano un percorso educativo completo e complesso: le diverse attività che vengono proposte, dal lavoro agricolo a fianco dei soci delle cooperative sui terreni confiscati, agli incontri con persone e testimonianze, dalle visite a luoghi simbolo fino ad attività di incontro con i cittadini e le cittadine. Scarica la scheda di interesse ed il depliant dei campi su www.arcicomo.it

Se sai contare inizia a camminare. La Carovana internazionale antimafie riparte per il suo XVI viaggio

carovana 2013Il 30 marzo la Carovana internazionale antimafie, promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico, in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil e La Ligue de l’Enseignement, ripartirà per il suo sedicesimo viaggio. Partirà simbolicamente da Tunisi, dal paese cioè che ha dato l’avvio al complesso percorso delle primavere arabe e in cui, dal 26 al 30 marzo, si svolgerà il Forum Sociale Mondiale. Dopo aver partecipato alla manifestazione conclusiva del Forum, il 30 pomeriggio i due furgoni della Carovana si imbarcheranno su un traghetto che li porterà in Sicilia e da lì nelle altre regioni italiane e nel sud della Francia. Saranno circa 70 tappe di un viaggio che durerà 69 giorni. Ci sarà una seconda parte di Carovana che raggiungerà in ottobre (dal 3 al 10) le città francesi di Marsiglia, Nizza, Tolone, Nimes e Bastia. Carovana sarà a Como giovedì 16 maggio, presto il programma.

Cambia nome con una vittima delle mafie

vitimeIn occasione del 21 marzo Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie  Libera invita tutti e tutte a cambiare  il nome del proprio profilo facebook e la foto con una vittima di mafia, per dare un segno ancora più forte dell’ impegno nella lotta alle mafie e per ricordare chi ha perso la vita a causa delle mafie. Info qui. Su liberanet.org si trovano i nomi e le storie delle vittime della mafia.

Fiori da Como e Cantù in memoria delle vittime innocenti delle mafie

2013-03-16 10.32.35La primavera sboccia, e Firenze il sedici marzo è stata invasa da fiori. Alcuni avevano un nome, tracciato su di un petalo o di uno stelo. Ce n’erano di tutti i colori e di tutte le grandezze, ed hanno inondato la città di «fresco profumo di libertà» che si oppone al puzzo della complicità con tutte le mafie. Fiori per ricordare le vittime innocenti, e rappresentare la corresponsabilità di ogni manifestante nel farne memoria, in occasione della diciottesima Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si è svolta il 16 marzo a Firenze. Più di centocinquantamila persone si sono stretti in un abbraccio attorno ai famigliari delle vittime, camminando con loro, ricordando ognuno di loro per nome esprimendo il proprio impegno antimafia. In centocinquanta persone sono scese da Como e Cantù, con due pullman organizzati dal coordinamento provinciale di Libera Como e il gruppo di Verso Libera Cantù. 

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Spazio Gloria pieno di ragazze e ragazzi antimafie

Si aperta alle 9 di giovedì 3 maggio allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù Carovana antimafie 2012 – Fare società. L’incontro, con oltre trecento ragazzi e ragazze delle scuole (Ripamonti, Magistri, Giovio e Pessina di Como, Terragni di Olgiate Comasco), è stato introdotto dal presidente dell’Arci di Como Enzo D’Antuono e dal prefetto di Como Michele Tortora che ha voluto presenziare all’iniziativa per affermarne l’importanza e la positività. Entrambi gli interventi hanno messo in evidenza la diffusione delle mafie anche nel territorio comasco e la necessità di una formazione adeguata dei giovani cittadini per contrastarle. Tortora ha rivendicato gli ottimi risultati conseguiti dalle forze dell’ordine nel contrasto alle mafie che ha portato all’incercerazione dei latitanti e alla confisca di molti ben mafiosi anche in Lombardia. Alla proiezione del film MM Milano Mafia è  seguito intervento  su Corruzione e mafie al Nord di Alberto Nobili, procuratore aggiunto di Milano e la  presentazione dei campi di lavoro di Arci e Libera sulle terre confiscate alle mafie

 «La mafia è fortemente presente su tutto il territorio lombardo, inquina la realtà sociale ed economica e si occupa di appalti pubblici oltre che delle tradizionali attività illecite». Queste le parole pronunciate dal Prefetto di Como Michele Tortora nel saluto iniziale agli studenti: «I successi delle forze dell’ordine contro la mafia non bastano, serve una consapevolezza diffusa della società civile e l’assunzione di regole e comportamenti democratici da parte di tutti. Rispettare la dignità delle persone che ci circondano significa impedire la continua infiltrazione delle mafie». Lo slogan della Carovana 2012 in Lombardia Fare società, come ha spiegato il presidente dell’Arci Enzo D’Antuono, vuole indicare la necessità di liberarsi dalla corruzione e dal potere mafioso, per liberare il lavoro dall’illegalità e dalle infiltrazioni criminali e porre le basi per un futuro diverso che ponga la legalità, i diritti e il lavoro al centro di un percorso di riscatto democratico e civile.

Dopo la visione del film MM Milano mafia, che attraverso interviste e udienze processuali ha ricostruito la pregnante presenza mafiosa nell’imprenditoria milanese e gli inquietanti contatti politici, le parole del Procuratore di Milano Alberto Nobili hanno svelato la nuova strategia della mafia e le possibilità di contrasto a disposizione di ciascun cittadino: «Questo è un problema che riguarda tutti noi, per questo l’indifferenza, la distrazione e il disinteresse sono regali alla mafia. La strategia attuale della mafia è quella del silenzio, il mafioso adora chi si fa i fatti suoi e chi fa finta di non vedere, adora anche il silenzio della ragione e la stupidità. In questo tipo di ambiente sguazza attraverso la violenza, le minacce, la corruzione, perché dove nessuno rispetta le regole, chi è più feroce la fa da padrone». Nobili, che è magistrato da trentatré anni e si è sempre occupato di criminalità mafiosa e organizzata, ha poi spiegato attraverso alcuni esempi di cronaca in che modo il serbatoio della mafia oggi sia ancora il Sud Italia, ma specificando che i suoi veri affari i mafiosi li fanno nelle regioni del Nord. Ritornando a vent’anni fa, quando la cieca violenza di Cosa nostra portò alla stagione delle stragi, il Procuratore ha affermato che «la libertà del nostro paese è stata messa a rischio e c’è voluto tutto quel sangue per convincere lo Stato della gravità del problema. Il sangue con cui la mafia ha macchiato il paese ha portato a una reazione forte, purtroppo una “grande illusione”». Tra il 1993 e il 1995 a Milano e in Lombardia sono stati arrestati 2500 mafiosi e amici di mafiosi, ma questa dura controffensiva ha portato a un cambio di strategia da parte della mafia: «Dal 1995 non ci sono più state stragi, non si è più creato grande allarme sociale, ma la mafia ha mantenuto i suoi affari e il suo “profilo basso” ha coinvolto anche le istituzioni». Oggi i politici in campagna elettorale quando parlano di sicurezza non fanno mai riferimento alla mafia e alla corruzione, nonostante siano questi i veri problemi per la libertà e la stabilità del Paese.

Per tutti questi motivi Alberto Nobili ha sottolineato la necessità di parlare di mafia e di prendere coscienza della gravità di questo fenomeno, sfruttando le armi a nostra disposizione: «Ciò che terrorizza davvero il mafioso non è il carcere, ma sono i soldi, i terreni, le case simbolo del suo potere che lo Stato gli confisca e toglie dalla sua proprietà; il mafioso teme anche la cultura, ha paura di un paese di persone colte, di cittadini preparati che conoscono e rispettano le regole». Nobili ha concluso il suo intervento con un consiglio sincero a tutti i giovani presenti: «Non banalizzate la vostra vita, non rendetela sciocca ma divertitevi e impegnatevi in qualcosa. Non siate distratti, conoscete ciò che vi circonda, imparate quali sono i vostri diritti e doveri, abbiate fiducia nelle istituzioni. Il divertimento è fondamentale, ma cercate anche la partecipazione, l’aggregazione e la solidarietà».

Un esempio di impegno concreto è stata la testimonianza dei tre volontari Tommaso, Stefano e Federica del gruppo Verso Libera Como, che attraverso un filmato e fotografie hanno mostrato agli studenti le esperienze vissute in Calabria, Sicilia e Campania durante i campi di volontariato e formazione di Libera e Arci sui terreni confiscati alle mafie. Ogni estate centinaia di persone scelgono di andare a lavorare sui beni e le terre tolte ai mafiosi e gestite dalle cooperative sociali, per poter toccare con le proprie mani cosa significa fare antimafia quotidianamente, imparare e conoscere queste realtà per poter scegliere “da che parte stare”. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

lavoro e formazione civile sui beni confiscati alle mafie

Fotografie, video e tante  esperienze raccontate durante l’incontro di giovedì 8 marzo nella Sala civica di Villa Ceriani Bressi a Crevenna per un incontro promosso da Spaziogiovani di Erba. Giovani volontari comaschi hanno raccontato la loro esperienza nei campi di lavoro e conoscenza sui beni confiscati alle mafie organizzati dalle associazioni Libera e Arci. (altro…)

Lavoro e formazione civile sui beni confiscati alle mafie

Giovedì 8 marzo a Erba alcuni giovani volontari comaschi racconteranno la loro esperienza di lavoro, studio e formazione sui beni confiscati alle mafie, nell’ambito dei campi estivi organizzati da Libera.  Nel corso della serata, oltre ad assistere alla visione di filmati e immagini, sarà possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per partecipare ai campi in programma in tutta Italia per l’estate 2012.
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Intervista a Nando Dalla Chiesa

La XV Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie si celebra a Milano sabato 20 marzo 2010.

«Il tema che porremo al centro della Giornata – spiegano gli organizzatori di Libera – sarà la dimensione finanziaria delle mafie. Troppo spesso si licenzia frettolosamente ancora oggi il problema mafie come qualcosa che riguarda solo alcune regioni del Sud Italia. Sappiamo per certo che non è così, che oggi le mafie investono in tutto il mondo e che nel Nord Italia ci sono importanti cellule di famigerati clan, che riciclano denaro sporco, investono capitali nell’edilizia e nel commercio, sono al centro del narcotraffico, sfruttano attraverso lavoro nero. La corruzione, oggi nuovamente a livelli altissimi come sottolineato dalla Corte dei Conti, è un fenomeno presente in misura crescente dove ci sono maggiori possibilità di business: è dunque il Nord tutto a doversi guardare da questi fenomeni di penetrazione di capitali illeciti».
Sull’argomento abbiamo intervistato Nando Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera.
Il 20 marzo è la XV Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia: qual è il suo significato?
Questa è una giornata di grande valore morale nella storia del paese, è la giornata che ricorda tutte le vittime delle organizzazioni mafiose e questa memoria è impressa in tutta la storia d’Italia perché parte dalla fine dell’Ottocento e, per quel che riguarda la storia della repubblica, si va dai sindacalisti uccisi negli anni Quaranta in Sicilia fino ai magistrati, agli esponenti della società civile, ai giornalisti a cui si è cercato di tappare la bocca o di fermare la tastiera. Ci sono esponenti delle forze dell’ordine, politici e amministratori. Sono nomi che rimessi uno in fila all’altro, come accade solo in questa manifestazione, ricostruiscono la scia di sangue che percorre la storia della nostra democrazia che va ricordata per portare ad una maggiore responsabilità di chi sente fare quei nomi: per questo giornata della Memoria e anche dell’Impegno
Perché quest’anno proprio a Milano?
La manifestazione si svolge ogni anno in una città diversa, non è la prima volta che viene scelta una città del nord, ci sono già state Torino e Modena. Quest’anno Milano, però, ha un significato  particolare: la Lombardia e il suo capoluogo sono sotto attacco da parte delle organizzazioni mafiose, ma l’opinione pubblica e la classe dirigente milanese e lombarda sembrano non rendersene conto o non vogliono vederlo. Si tratta quindi di far tornare per un giorno Milano capitale morale del paese e pensare che da questa affermazione di responsabilità collettiva nasca una nuova capacità di tenere lontane le organizzazioni mafiose, in particola la ‘ndrangheta, dalla società dall’economia e dalle istituzioni lombarde.
Quali sono le attività a rischio mafia in Lombardia?
Sono tantissime, non più soltanto il gioco d’azzardo, le discoteche e i luoghi del divertimento, ma vanno dal ciclo del cemento allo smaltimento dei rifiuti tossici alla sanità. Si tratta di luoghi di investimento importanti che, fra l’altro, intrecciano professioni e bisogni sociali diffusi – basta pensare alla casa e alla salute – che per questo rischiano di trovare indirettamente delle cinture di consenso anche involontarie e in intenzionali, ma che poi pesano: bisogna fare presto!
Che responsabilità hanno avuto la classe politica e i partiti nello sviluppo della mafia al Nord, in territori non tradizionali e che ruolo dovrebbero avere per contrastarlo?
Dal punto di vista del “dovrebbero avere”, quello che dovrebbero fare è schierarsi come una falange contro le organizzazioni mafiose, difendere le città e i cittadini. Purtroppo non lo fanno a volte per calcoli di convenienza e di quieto vivere e anche per valutazioni superficiali; non c’è calcolo, c’è semplicemente inadeguatezza culturale e civile però un paese non può permettersi di fronte a questi avversari una classe dirigente così.
La domanda che spesso si fanno i cittadini comuni è: cosa posso fare io, cosa possiamo fare noi nella nostra quotidianità per combattere questo sistema che tende ad essere invisibile per proliferare?
Queste organizzazioni, segnatamente la ‘ndrangheta, sono state a lungo rimosse dalla coscienza collettiva e questo è stato il loro alleato principale: noi dobbiamo sconfiggere questo alleato. Si tratta di una guerra e noi possiamo battere il nemico cominciando a battere questo suo fortissimo alleato.
L’Italia è il paese in cui sono nate le organizzazioni mafiose, però quelle italiane non sono le uniche presenti sul nostro territorio: come mai anche organizzazioni straniere si sono insediate qui?
Sono arrivate qui perché abbiamo avuto fenomeni migratori repentini che sono stati utilizzati come maschera dalle organizzazioni malavitose e sono diventanti il terreno ideale per esercitare dei reati: primo tra tutti proprio il traffico di esseri umani per entrare in Italia. Inoltre il nostro è un paese nel quale la legalità è sempre incerta e dunque, vedendo quello che fanno le organizzazioni criminali italiane, si può a ragione ritenere che ci siano anche altri spazi se si riesce a rimanere sott’acqua e non farsi vedere troppo.
C’è una speranza nel futuro della lotta dell’antimafia?
La speranza c’è sempre dipende semplicemente dalle forze che si riescono a mettere in campo. Oggi più che mai bisogna rendere esplicito il problema e crearne consapevolezza. Questo si può fare ma richiede un grande sforzo di sensibilizzazione e di impegno civile per oltrepassare la barriera dell’indifferenza, dell’inerzia o dell’incapacità e superficialità dei partiti e dei mezzi di informazione di massa. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

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