Mario Lucini

6 agosto/ Hiroshima e Nagasaki: il ricordo di Como

A settanta anni di distanza dalle distruzioni causate dalle due prime bombe nucleari della storia dell’umanità (6 e 9 agosto 1945), Como ha voluto ricordare le vittime e i lutti di quel tragico epilogo del secondo conflitto mondiale. L’ha fatto al Monumento alla Resistenza Europea, dove insieme alle pietre prvenienti da tutti campi di sterminio d’Europa, è conservata anche una pietro proveniente prorpio da Hiroshima.

La sobria cerimonia è consistita nella deposizione di una corona d’alloro presso la pietra che ricorda la distruzione atomica della città giapponese, nella lettura del messaggio del sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui (che è anche, attualmente, il presidente di “Mayors for peace”, l’organizzazione dei sindaci delle città per la pace) e in un breve discorso del sindaco di Como, Mario Lucini.

Al centro di entrambe le riflessioni, il monito che simili tragici episodi non debbano più ripetersi, che si ascoltino i raccolti del dolore degli “hibakusha” (ovvero dei sopravvissuti all’olocausto nucleare), che mai più la scienza venga piegata a disegni di distruzione e di morte. Mario Lucini ha poi aggiunto che il legame che unisce Como a una città giapponese (Tokamachi, e del gemellaggio ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario) è il segno che una strada di comprensione tra popoli e culture anche molto diverse è possibile.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti della cerimonia

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Il nuovo Infopoint al Broletto

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Inaugurato nella mattinata di martedì 4 agosto il nuovo Infopoint del Comune di Como al Broletto.

Senza cerimonie particolari, e con una conferenza stampa assai informale, in stile vacanziero, ma alla presenza del sindaco della città – Mario Lucini -, dell’assessore alla Cultura e al Turismo – Luigi Cavadini –  e di quello all’Urbanistica – Lorenzo Spallino -, oltre che di molti funzionari comunali, il nuovo punto di informazioni turistica ha aperto i battenti. E, con notevole rapidità, si è riempito di turisti (veri) alla ricerca di informazioni: segno che il punto informativo è nel posto giusto e che non rischia di restare deserto.

Positivi in generale i giudizi sull’inserimento della nuova struttura nella campata del Broletto già destinata, dall’inizio del Novecento, alla scala di accesso al salone; l’ambiente vetrato è di misura austera ed elegante, i dubbi semmai sono – da parte nostra – sulla marginalizzazione dell’accesso al salone, che rischia di sembrare un’entrata di servizio, e sulla banalità della passerella che, rasente la torre, “salta” i gradini  a scendere e poi a risalire del piano originario di calpestio del Broletto; in parte così centrale della città, nonostante i vincoli delle varie soprintendenze, era lecito attendersi qualcosa di più “artistico”. Tutto sommato, l’intervento sembra ridotto al minimo indispensabile, senza troppe preoccupazioni riguardo ai possibili futuri sviluppi e alle opportunità che un luogo così fondamentale potrebbe offrire; un programma “minimo” che in una certa misura è stato rivendicato dai responsabili dell’amministrazione cittadina, con l’intento di cominciare a dotare la città di un servizio essenziale per il promettente sviluppo turistico.

Grande cura è stata messa nella dotazione tecnologica, che nelle prossime settimane dovrebbe essere ulteriormente potenziata.

Adesso si attende con trepidazione lo smontaggio della inadeguata struttura di via Maestri Comacini (che dopo anni di onorato servizio dovrebbe essere riutilizzata  – si dice – in una qualche area sportiva), smontaggio che è stato promesso per i prossimi giorni, dopo un breve periodo di “passaggio di consegne”. E con ancora maggiore interesse (e preoccupazione) si attende la sistemazione di piazza Grimoldi, recentemente liberata dalle auto ma ancora in attesa del proprio destino. Dopo il concorso, e le successive polemiche, l’assegnazione dei lavori potrebbe arrivare entro la fine di ottobre e il nuovo allestimento della piazza potrebbe essere ultimato entro la fine dell’inverno.

La rivitalizzazione di questa parte del centro storico non può certo essere considerata conclusa con l’infopoint, per quanto utile e ben fatto.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

L’architetto Darko Pandakovic, progettista della struttura, alle prese con gli ultimi ritocchi.

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Il sindaco di Como Mario Lucini al banco delle informazioni.

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L’assessore Luigi Cavadini al punto informativo.

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Relazione Anac

lungolago comoLucini afferma: «Non mi interessano le medaglie politiche e poco mi interessa tutelare la mia immagine di sindaco. Ho la responsabilità di risolvere il problema e non di buttare a mare tutto quanto». Il Comune ha 40 giorni per le controdeduzioni.

«Il primo dato consolidato è che nel 2012 non si poteva girare la chiave e far ripartire i lavori. Il progetto aveva delle lacune e dal punto di vista tecnico la strada da noi intrapresa è giusta tant’è che è confermata la fondatezza, correttezza e necessità dei contenuti tecnici da noi apportati» dichiara il sindaco di Como Mario Lucini dopo l’arrivo della relazione dell’Anac a conclusione dell’attività istruttoria sul cantiere del lungolago. Un documento che, ammette Palazzo Cernezzi: «Muove rilievi critici sulla progettazione originaria e sulle conseguenti soluzioni giuridico-amministrative prospettate dalla perizia di variante».

«Politicamente sarebbe stato forse più facile azzerare tutto e ripartire da zero ma nell’interesse della città non sarebbe stata la scelta giusta. Azzerare tutto avrebbe, infatti, comportato un aumento di costi e tempi. A parità di scelte, legittime, era ed è nell’interesse pubblico individuare un percorso per proseguire – prosegue Lucini –. Con i “se” e i “ma” è sempre facile fare tutto. Il lungolago è il mio primo pensiero, ogni giorno e quello che ho messo davanti a tutto è sempre stato l’interesse collettivo e pubblico. Non mi scoraggia questo ulteriore scoglio. A me interessa risolvere la questione per la città; non mi interessano le medaglie politiche e poco mi interessa tutelare la mia immagine di sindaco. Ho la responsabilità di risolvere il problema e non di buttare a mare tutto quanto. Non sarei mai partito con questo cantiere ma sento la responsabilità di arrivare ad una soluzione».

Per questo è escluso l’azzeramento dei rapporti con la ditta appaltatrice: «Mandare a casa Sacaim voleva e vuol dire, bandire una nuova gara con prezzi tutti da aggiornare, aprire contenziosi con l’impresa ma anche con la Corte dei Conti e la stessa Anac».

Ora il Comune di Como può presentare istanza di audizione di fronte al Consiglio dell’Anac, con 40 giorni per la presentazione di controdeduzioni.

«La perizia di variante è stata inviata prima della sua approvazione e quindi ci sono i margini per correggere il provvedimento e legittimarlo» precisa il sindaco, che sottolinea come l’averla mandata prima dell’approvazione sia servito anche per rilevare eventuali criticità, normalmente all’Anac viene mandata a perizia approvata.

«Incontreremo a breve la Regione e insieme si valuterà il percorso giusto per arrivare ad approvare una perizia di variante legittima», infatti il primo cittadino comasco ha contatto il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni: «Ci siamo sentiti per telefono e abbiamo condiviso l’esigenza di continuare a lavorare per trovare una soluzione. Purtroppo raddrizzare una cosa storta è complicato, da noi, in Italia, ancora di più». [md, ecoinformazioni]

Como capitale della cultura/ percorso per la seconda fase

Convocato all’ultimo momento, l’incontro (poi riconfigurato come conferenza stampa) di presentazione delle iniziative legate alla preparazione del dossier finale dei candidatura di Como a Capitale italiana della Cultura 2016-2017 si è svolto in Municipio a Como nella mattinata di giovedì 23 luglio 2015.

Fare il resoconto della presentazione è al tempo stesso facile e complicato, per questo mi sembra opportuno dividere il racconto in due parti distinte: la prima dedicata ai contenuti specifici dell’incontro; la seconda dedicata a tutti gli aspetti in discussione, detti e anche taciuti.

 

  1. I prossimi passi per la candidatura

“Un incontro aperto a tutti gli operatori culturali del territorio il prossimo 29 agosto e una serata aperta alla città all’indomani della presentazione del dossier, il 15 settembre. E ancora una pagina Facebook a sostegno della candidatura e un sito (www.comocapitaledellacultura.it) con uno spazio aperto alle proposte”. È questo, in sintesi, il percorso che i responsabili della presentazione della candidatura di Como si sono dati per la seconda fase della competizione. “Una proposta sfidante” ha detto il sindaco Mario Lucini in apertura, con una forte esigenza di condivisione.

L’“idea progettuale che si intende realizzare”, si legge sempre nel riassunto distribuito ai partecipanti all’incontro, ha per titolo “Estro armonico: le stagioni del lago”, inopinatamente ispirato dall’omonima raccolta di concerti di Vivaldi, e si propone “come l’occasione di creare un vero e proprio modello che renda la cultura protagonista dello sviluppo economico, realizzando così un vero e proprio Distretto Culturale”. Mauro Frangi, presidente di Fondazione Volta, che nel percorso ha “il compito di coordinare gli aspetti operativi della candidatura”, ha aggiunto che l’obiettivo è quello di costruire un sistema culturale più integrato, in modo da valorizzare le positive esperienze fin qui fatte.

Come procedura di partecipazione per le associazioni e le singole persone è stata presentata una “scheda” di suggerimenti e proposte che chiunque potrà compilare e sottoporre agli organizzatori tramite il sito disponibile da oggi. Come ha detto l’assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, quanto più le proposte saranno dettagliate, tanto meglio si potrà valutarle ed eventualmente includerle nel programma (lunghezza massima della spiegazione: 500 caratteri).

L’obiettivo finale è ovviamente quello di costruire un dossier (60 cartelle in tutto) che possa vincere la competizione. La candidatura della città di Como a Capitale italiana della Cultura è sostenuta e condivisa dai Comuni di Cernobbio e Brunate, dall’Amministrazione Provinciale di Como e dalla Camera di Commercio di Como.

 

  1. Intorno alla candidatura: detto e non detto

Riassunto nei suoi contenuti essenziali, il percorso verso la seconda fase della competizione sembra assodato, ma il lavoro da fare sarebbe molto e non è chiaro esattamente quale siano gli obiettivi: mettere insieme un calendario di eventi, più o meno coordinati? oppure fare qualcosa di più? e chi precisamente ha in mano le leve decisionali?

Poiché l’incontro/conferenza stampa non è stato “rituale”, ma uno scambio franco – e a volte anche ruvido – di opinioni e giudizi contrastanti, qualche elemento aggiuntivo è possibile fornirlo.

Il tavolo delle decisioni politiche è ovviamente centrato sul Comune di Como (il ruolo dei due Comuni “sostenitori”, Cernobbio e Brunate, appare sinceramente assai subordinato; l’Amministrazione Provinciale viene da tutti considerata ormai una pura parvenza istituzionale; d’altronde la Camera di Commercio che pure viene continuamente associata ai promotori della candidatura sembra essere poco considerata); il braccio organizzativo è Fondazione Volta; ma il vero significato di questa operatività “oscilla” a seconda dei momenti e delle risposte, e se a volte sembra ridotto a mera “esecutività”, altre si espande fino a comprendere le decisioni nel merito.  Del resto, è il presidente di Fondazione Volta a dire in modo chiaro che in questa fase l’obiettivo è “vincere la competizione”, tutto il resto verrà poi, e quel che è stato prima va messo da parte; a questo scopo non è nemmeno fuori luogo un po’ di “riserbo” sulle vere idee alla base del progetto (non si possono mica scoprire tutte le proprie carte?!).

Il tempo che resta davanti è poco e – nonostante le reiterate affermazioni che comunque vada la competizione, questo processo è ormai avviato e porterà comunque degli effetti positivi – dalla presentazione del primo dossier ad oggi ben poco è stato fatto, anche e soprattutto nella direzione del coinvolgimento della città e delle associazioni. Su questo processo è lecito in effetti nutrire qualche dubbio. Nessuna “consultazione” è stata avviata, nessuna verifica operativa. Il tanto sbandierato “processo partecipativo”, se si limita a scheda da compilare on-line, appare poco più che un simulacro di se stesso. Il rischio è quello che ci si accontenti di poche “eccellenze” ormai date per scontate. L’appello a fare squadra rischia in questo modo di essere puramente formale: il tipo e le modalità di gioco sembrano decisioni già prese.

C’è poca chiarezza anche sulla questione delle “strutture” a cui pure il bando ministeriale annette molta importanza. A una mia domanda precisa in questo senso, l’assessore Cavadini ha risposto riproponendo i nomi del Politeama e dell’ex Casa del Fascio. Se è questo che si intende con un rafforzamento delle strutture culturali della città, sarebbe più onesto ammettere che l’intenzione è quella di rimandare tutto alle calende greche: tempi e costi di una ristrutturazione del Politeama sono fuori di qualsiasi ipotesi praticabile (anche astraendo dall’assoluta incertezza sulla sua possibile destinazione: anche a questo potrebbe servire la partecipazione, cioè a sondare esigenze e bisogni e ipotesi progettuali); mentre il recupero dell’ex Casa del Fascio a una migliore fruibilità è un problema annoso, che non si è ancora riusciti a sbrogliare e che comunque avrebbe un impatto probabilmente marginale sulla “quotidianità” culturale cittadina.

C’è  altrettanta poca chiarezza sulla sostenibilità economica delle varie iniziative, e del progetto in generale: “il milione” di euro promesso dal bando (ma è solo un ipotetico tetto massimo) non serve certo a risolvere i molti problemi sul tappeto, mentre ipotesi alternative e complementari faticano a farsi strada (nemmeno le esplicite domande in questo senso sono riuscite ad acquisire elementi utili).

Se l’appuntamento per la verifica (reale e non solo virtuale) con la città è fissato il 29 agosto è evidente che non c’è nessun interesse ad aprire un confronto vero.

Su tutto aleggia l’invito a “guardare avanti”, a “non perdersi in polemiche” (che ovviamente sono sempre “sterili”) sul passato, a “cogliere un’occasione” che si è resa disponibile.

Il rischio, però, è quello che una flebile speranza nasconda i reali problemi della città e della sua cultura.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Via per Civiglio: proteste e lavori

civiglioUna delegazione di cittadini è andata a Palazzo Cernezzi per sollecitare i lavori di sistemazione della principale strada che conduce alla frazione comasca. L’amministrazione annuncia «è in corso l’aggiudicazione dei lavori» ed è già stato «concordato con l’impresa l’avvio degli interventi nel mese di agosto».

Una trentina di cittadini della frazione collinare di Como, la cui strada di accesso principale è bloccata a causa di una frana, si sono presentati in Comune lunedì 20 luglio. La seduta è stata sospesa e il sindaco Mario Lucini si è confrontato con loro, che hanno distribuito un volantino in cui spiegavano i motivi della loro protesta.

«Ci scusiamo per l’intrusione e per il disturbo recato ai lavori consiliari – si legge –, ma a distanza di ben 9 mesi dall’evento della frana, non essendo accaduta nel frattempo nulla di significante per quanto concerne il ripristino della viabilità e della messa in sicurezza, ci vediamo costretti un’ennesima volta a chiedere spiegazioni su cosa stia succedendo, sui provvedimenti che dovrebbero essere presi e sui tempi della loro realizzazione».

Infatti Palazzo Cernezzi aveva assicurato come termine dei lavori di ripristino l’inizio del prossimo anno scolastico, per ora la strada è chiusa agli automezzi e una scala in ferro è stata posata per accedere in sicurezza a via alla Grotta, ma denunciano i residenti la «tempistica largamente disattesa».

«Crediamo che dobbiate riconoscere che gli abitanti di Civiglio in questo frangente si siano dimostrati molto, troppo pazienti – proseguono i residenti –. Adesso siamo davvero stanchi». Anche la linea del bus che collega Civiglio al centro città il quartiere è stata deviata e non fa più capolinea in piazza degli Alpini e infatti per scendere in centro è stata garantita la possibilità di salire sull’autobus per Ponzate al bivio Civiglio. Se qualcosa non si risolve i residenti minacciano in proposito a qualche forma di protesta come quella di non pagare il biglietto.

«L’aggiudicazione, provvisoria, dei lavori di messa in sicurezza di via per Civiglio è in corso e l’amministrazione ha già concordato con l’impresa l’avvio del cantiere nel mese di agosto – ribatte il Comune nel proprio Notiziario di ì 21 luglio –. La migliore offerta presentata è stata scartata nei giorni scorsi: il ribasso era eccessivo e l’impresa non ha potuto giustificare a norma di legge tale sconto; la commissione di gara ha così proceduto alla verifica della seconda offerta; trattandosi anche in questo caso di un’offerta anomala, sono state ripetute le necessarie verifiche. I giustificativi, questa volta, ci sono e pertanto si potrà procedere con l’aggiudicazione provvisoria. Una volta ottenuti tutti i documenti (prima della firma del contratto servono il via libera di Questura, Procura, Agenzia delle entrate, Ispettorato del lavoro) l’aggiudicazione sarà giudicata definitiva».

«È in corso l’aggiudicazione provvisoria e l’impresa ha già dato disponibilità a lavorare subito, anche nel mese di agosto – dichiara Pietro Gilardoni, dirigente del settore Reti e strade del Comune di Como –. La situazione della frana ha richiesto un lungo lavoro di indagine prima e poi di predisposizione del progetto, tempi a cui vanno aggiunti quelli necessari per bandire e aggiudicare la gara».

«Non ci siamo dimenticati di Civiglio e non ci siamo dimenticati dei disagi legati alla chiusura della strada – prosegue l’assessora Daniela Gerosa –. L’importo stanziato per i lavori è di 700mila euro e questo rende conto, anche se solo in parte, della complessità dell’intervento da realizzare. Adesso siamo finalmente arrivati in fondo, ci vorrà ancora un po’ di pazienza perché comincino i lavori, è vero, ma ci siamo». [md, ecoinformazioni]

Addio papà Lucini/ Funerali il 22 luglio alle 14,30

neroFunerali mercoledì 22 luglio alle 14,30 nella Chiesa parrocchiale di Muggiò. Si è spento il 21 luglio all’età di ottantasei anni, Umberto Lucini, padre del sindaco di Como Mario Lucini. Geometra molto conosciuto e stimato, aveva anche lavorato per anni all’ufficio tecnico del Comune di Como. Un abbraccio da tutta l’Arci.

L’albero potenziale è diventato reale

Sul suo profilo facebook Mario Lucini, sindaco di Como, riprende un vecchio articolo di ecoinformazioni (22 agosto 2013) su un’aiuola di fronte alla stazione di Como Borghi che avrebbe potuto ospitare un albero, e segnala che adesso quell’albero è diventato realtà.

Siamo contenti.

Speriamo resista!

 

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Goletta dei laghi/ criticità sul Lario

È il decimo anno che la Goletta dei laghi di Legambiente tiene sotto controllo le acque interne italiane: lo scopo è quello di completare il quadro dei rilevamenti delle ASL rispetto alla balneabilità e in particolare di verificare alcune situazioni critiche segnalate dai vari circoli locali di Legambiente.

Sul Lago di Como il monitoraggio ha riguardato 8 punti, di cui 5 sono risultati fuori dai limiti imposti dalla normativa di legge in Italia (ovvero il Dlgs 116/2008 sulla gestione della qualità delle acque di balneazione) e 3 di questi addirittura “fortemente inquinati”. Entro i limiti sono i prelievi eseguiti a Gravedona (presso la foce del torrente Liro), Como (Tavernola, presso lo scarico del Centro di Gestione Navigazione Laghi), Lezzeno (presso la foce del Rio Torto); inquinati i prelievi di Argegno (presso la foce del torrente Telo) e di Cernobbio (presso la foce del Breggia); fortemente inquinati i prelievi di Dongo (presso la foce del torrente Albano), Menaggio (presso la foce del torrente Senagra) e Como (presso lo sbocco del canale depuratore al Tempio Voltiano).

 

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Alla presentazione dei dati della Goletta dei laghi; da sinistra: Bruno Magatti, Michele Marciano, Mario Lucini, Lorenzo Baio.

 

La situazione è quindi risultata peggiore dell’anno scorso (anche se forse nel 2014 i controlli erano stati “favoriti” dalla forte diluizione degli agenti inquinanti dovuta alle ingenti piogge), nonostante il miglioramento di alcuni settori, certificato anche dalla possibilità di balneazione concessa dall’ASL, e quindi il responsabile del settore acqua di Legambiente Lombardia, Lorenzo Baio, ha sottolineato i gravi rischi connessi a un atteggiamento di attesa a fronte della disponibilità dell’Europa a “concedere tempo” per uniformarsi alle proprie direttive. Anche se non è possibile, in base a questi rilevamenti, individuare con precisione le cause dell’inquinamento, Legambiente invita “a cambiare passo”, sopratutto per quel che riguarda i corsi d’acqua secondari, che ancora scontano i ritardi nel collettamento dei reflui fognari e da cui probabilmente derivano buona parte dei problemi del lago. È anche importante che il comune capoluogo si faccia parte attiva per l’insediamento del gestore unico delle acque; e a questo proposito il sindaco di Como, Mario Lucini, presente all’esposizione dei dati, ha dichiarato che alcuni concreti passi in avanti sono stati fatti e che tra settembre e ottobre  si dovrebbe procedere all’affidamento alla neocostituita società Comoacque del Servizio Idrico Integrato.

In conclusione, Michele Marciano, responsabile comasco di Legambiente ha caldeggiato un maggiore interessamento per tutti gli aspetti del lago, fondamentale non solo dal punto di vista della salute, ma anche da quelli della qualità della vita e di una diversa e più sostenibile mobilità. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Io sono cultura/ presentazione a Como

IoSonoCultura2015-01 Unico studio in Italia che “quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale”, il rapporto Io sono cultura è stato presentato a Como nel pomeriggio di venerdì 10 luglio 2015 in una sala di Villa del Grumello, alla presenza di un pubblico non vastissimo, ma – come si usa dire – sicuramente qualificato.

Il tema è il rapporto tra cultura ed economia, ed Ermete Realacci presidente della Fondazione Symbola “per le qualità italiane”, che ha elaborato il rapporto, lo spiega in una quarantina di minuti che tra divagazioni a base di citazioni (tra gli altri: Proust, Galilei, Churchill, Galbraith, Bob Marley, La Pira, Gandhi – ma sicuramente qualcuno è sfuggito…) definiscono come fondativo appunto questo rapporto. Tuttavia, la domanda che aleggia è: “cosa si intende per cultura?” Realacci non lo spiega a voce e rimanda al materiale consegnato in cartella, dove tra le altre cose è contenuto un breve dossier con la stampa delle slides di presentazione (che non verranno mostrate “perché tanto le avete già stampate”…). Qui effettivamente si enuncia “il perimetro del sistema produttivo culturale” che comprende: “Industrie culturali: film, video, radio-tv, video giochi e software, musica libri e stampa”; “Patrimonio storico-artistico: Musei, biblioteche e archivi, luoghi e monumenti storici”; “Industrie creative: Architettura, comunicazione e branding, design, produzione di beni e servizi creative driven”; “Performing arts e arti visive: Rappresentazioni artistiche, spettacoli e manifestazioni, convegni e fiere”; a margine – non si capisce se in posizione subordinata o “fuori dal giro” – “Pubblica amministrazione (biblioteche, musei, teatri pubblici) e “Non profit (Fondazioni e associazioni)”. Si intende che così definito “il sistema produttivo culturale” (con questo piccolo, ma significativo slittamento semantico rispetto alla “cultura” tout-court) ha il suo peso nell’economia nazionale: il 5,4% del valore aggiunto, il 7,3% delle imprese, il 5,9% dell’occupazione.

Di questo si discute, della cultura della produzione; mentre della produzione della cultura (cioè, al di là della battuta, delle condizioni che permettono un reale, concreto e ideale, sviluppo della cultura, ovvero – tra l’altro – della scuola e della ricerca) non mette conto parlarne.

Se – come è stato ribadito con forza – l’affermazione “con la cultura non si mangia” è una solenne sciocchezza, risulta per me poco convincente anche la sua reciproca secondo cui “cultura è solo quello che permette di mangiare”. Detto in altre parole: definire la cultura (anzi, la Cultura, perché come è stato affermato ieri è la Cultura con la C maiuscola che conta) come il supporto immateriale della produzione appare francamente riduttivo. Solo il sindaco di Como Mario Lucini ieri si è spinto ad affermare che la cultura ha un “riflesso civile” oltre che economico (ho apprezzato, ma mi è sembrato un po’ poco).

Tutto ciò non significa che il ragionamento sull’importanza dell’“industria culturale” non sia centrale, e che sapere che la provincia di Como è in Italia quinta per numero di imprese “culturali” e decima per produzione di “ricchezza” a base culturale non sia fonte di soddisfazione. Questi significativi risultati sono stati ovviamente presentati con il ripetuto intercale di “bellezza” (non mi pare – ma potrei essermi distratto – che i termini arte e storia siano mai stati pronunciati) e di “ricchezza”. Alla fine, è sembrato che tra le due a contare veramente sia solo la seconda. Con un significativo corollario: nello scontro “di civiltà” (non è stato detto, ma si capiva) con i nuovi fondamentalismi, l’“identità” (altro concetto fondamentale) occidentale – ma più specificatamente italiana – dovrebbe costituirsi attorno a questa “ricchezza”.

In chiusura, due suggerimenti da parte mia. Uno: provare a dare a qualche studio del settore creativo l’incarico per individuare un nuovo brand che distingua una volta per tutte la “cultura” dalla “cultura per la produzione” (così si evitano inutili discussioni e articoli). Due: cambiare il titolo del rapporto Io sono cultura, e – parafrasando Luigi XIV, il Re Sole, che pure di cultura se ne intendeva – passare a La cultura sono io (così è più sincero). [Fabio Cani, ecoinformazioni]

IoSonoCultura2015-02

Ermete Realacci

Per vedere il rapporto 2015 clicca qui

Per i dati del precedente rapporto clicca qui

Lucini chiede di rivedere il Fondo di solidarietà

Lucini02«I criteri sono inspiegabili, ingiusti, insostenibili. Siamo il secondo capoluogo in Lombardia e il sesto in tutta Italia per contributi versati» afferma Lucini ritenendola una sperequazione inaccettabile.

Il sindaco di Como Mario Lucini ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, trasmessa per conoscenza anche a Roberto Scanagatti, sindaco di Monza e presidente Anci Lombardia, e ai parlamentari comaschi, sul Fondo di solidarietà. Tutto nasce dalla richiesta di 11,3 milioni al capoluogo lariano, mentre città con una popolazione simile pagano molto meno come Varese, con 6,7 milioni.

«La nostra non è una guerra ma è una richiesta di aiuto – dichiara il sindaco di Como Mario Lucini –. L’attuale sistema alla base del fondo di solidarietà va rivisto, i criteri sono inspiegabili, ingiusti, insostenibili. È una questione urgente e che mette a rischio la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini ancor più del patto di stabilità che pure andrebbe rivisto. In più sedi abbiamo presentato le nostre perplessità ma senza grandi risposte e non sapendo più a chi rivolgermi ho scritto ieri al presidente del Consiglio».

«Mi sono preso la briga insieme al consigliere Marco Tettamanti [capogruppo di Como civica] di mettere in fila tutti i comuni capoluogo – prosegue il primo cittadino –. I criteri di ripartizione sono oscuri e si richiamano a voci relative a Imu/Tasi probabilmente riferiti a dati storici. La leggibilità dei dati e dei criteri è difficile e i risultati incomprensibili. Il 20% delle entrate tributarie i cittadini comaschi le girano allo Stato. Mi piacerebbe capire perché i valori Imu di Varese e Bergamo siano così diversi da quelli di Como e questo comporti che i comaschi contribuiscano di più al fondo rispetto a Varese e Bergamo».

«Como con 133,28 euro per abitante è la seconda città in Lombardia dopo Milano (183,95 euro) a versare più contributi al fondo – precisa una nota di Palazzo Cernezzi –. Dopo Como si trovano Lecco (128,48 euro), Lodi (107,13 euro), Monza (104,36 euro), Brescia (103,16 euro)».

«A livello nazionale Como è al sesto posto dopo Olbia, Siena, Milano, Padova, Roma – aggiunge Lucini –. Non metto in discussione il principio del fondo, è logico ridistribuire le risorse per ridurre le sofferenze dei comuni più deboli ma è inaccettabile la sperequazione che esiste con i comuni vicini e con una storia simile come Varese e Busto Arsizio» (il confronto con altre città). [md, ecoinformazioni]

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