Mario Lucini

Il prefetto fa gli auguri al territorio, relaziona sull’operato degli uffici e assicura che l’allarme sui furti è fuori luogo

Poco prima della fine dell’anno il prefetto di Como, Bruno Corda, ha voluto raccogliere a villa Olmo rappresentanti dell’amministrazione pubblica, del mondo associazionistico, sindacale, imprenditoriale, ecclesiastico, delle forze di polizia e della cittadinanza in generale per fare il punto della situazione sull’operato della massima rappresentanza dello Stato sul territorio e intanto formulare i propri auguri alla città e al territorio.

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Molta parte dell’intervento del prefetto è stato dedicato al tema della sicurezza, dando conto della grande attività dei vari corpi dello Stato e fornendo anche uno sguardo statistico, non edulcorato, sulla consistenza dei vari fenomeni. La provincia di Como, dal punto di vista criminologico, è abbastanza tranquilla, e in una ideale classifica del territorio italiano è – fortunatamente! – molto in basso; fa eccezione, per la verità, il settore dei furti nelle abitazioni dove, per quel che riguarda il 2014, Como risale non pochi posti in classifica, mettendo in evidenza problemi di sicurezza e di “allarme sociale”. Ma è stato proprio il prefetto, nel proseguire la sua analisi, a sottolineare come tra 2014 e 2015 si sia registrato, dati alla mano, un sensibile calo dell’attività criminosa, in tutti i settori (tutti in decrescita di oltre il 10%) e in particolare in quello delle rapine che hanno visto un decremento di oltre il 20%. Il prefetto ha così sottolineato come sia del tutto fuori luogo, nonostante la gravità di questi reati e la loro “odiosità”, calcare la mano sull’allarme sociale, e ha anzi invitato i mezzi di comunicazione ad avere particolare attenzione nell’usare le “parole” riguardo a questi avvenimenti. “Una volta instillata la paura – ha ripetuto più volte – poi è molto difficile estirparla. E la paura non ha ragione d’essere in questo caso”.

Un’altra parte dell’intervento ha riguardato l’attività per contrastare la grande criminalità organizzata e mafiosa. A questo proposito, pur dando conto di una sostanziale capacità di tenuta del territorio e di una grande collaborazione da parte di tutti i corpi sociali, è stato però anche elevato l’allarme su alcuni segni di cedimento da parte di alcuni settori imprenditoriali, pur attualmente estremamente minoritari, disponibili a venire a patti con la criminalità pur di ottenere alcuni risultati…

Il prefetto si è anche diffuso sulle attività ispettive nei grandi cantieri delle opere pubbliche che hanno interessato e interessano anche il territorio provinciale comasco, attività svolte in collaborazione con gli enti amministrativi dei territorio contigui e che vedranno all’inizio del prossimo anno ulteriori rafforzamenti e nuovi strumenti operativi.

Un importante passaggio del rapporto è stato dedicato alla questione dei profughi e dei richiedenti asilo (circa 1200 attualmente presenti in provincia); l’accoglienza a queste persone è stata garantita grazie alla collaborazione della Caritas diocesana, e a numerose cooperative, ma anche grazie a un crescente coinvolgimento delle amministrazioni locali.

Dopo il prefetto, è stata la volta del sindaco di Como, Mario Lucini, e della presidente della provincia, Maria Rita Livo; entrambi hanno fatto il punto sui problemi attuali (molti) e sulle prospettive future (non rosee), dando conto del grande impegno delle rispettive amministrazioni, ma non nascondendo nemmeno una certa amarezza; al sindaco di Como che ricordava che a volte si è costretti “a far nozze coi fichi secchi”, la presidente della provincia ha risposto che loro spesso sono costretti “a fare a meno anche di quelli”.

L’intervento del vescovo di Como, Diego Coletti, più vivace degli altri, si è chiuso ricordando le due parole centrali del giubilo angelico sopra la capanna di Betlemme: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”; “gloria” è la notizia delle buone pratiche che si possono divulgare e “pace” è opera di giustizia, non semplicemente assenza di guerra. E questo dovrebbe essere, più che un augurio, un impegno.

Dopo i discorsi c’è stata la consegna di riconoscimenti ad alcuni esponenti della lotta di liberazione, tra cui il comandante partigiano Mario Tonghini, e ad alcuni esponenti della società civile impegnati nel mondo del lavoro e dell’assistenza. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Il prefetto con i tre premiati con la medaglia “della Liberazione”

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Il comandante partigiano Mario Tonghini con la medaglia “della Liberazione”

ecoinformazioni on air/ Liu Xiaobo Nobel comasco

logo ecopopIl servizio del 18 novembre di Gianpaolo Rosso per Radio popolare. Ascolta Metroregione.  Como, città Messaggera di Pace e sede del Monumento alla Resistenza europea, estende il suo impegno di politica internazionale. Il 16 novembre nella manifestazione Como con Parigi il sindaco Mario Lucini, in una piazza San fedele piena, non si è limitato al cordoglio affermando che non è il tempo della rabbia e della vendetta ed è invece quello di soluzioni diverse da quelle fallimentari della guerra preventiva e dell’esportazioni della democrazia.

Giovedì 19 novembre per porre l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Cina, e stimolare una riflessione sulla situazione dei diritti umani nel mondo, il sindaco in una cerimonia che si svolgerà alle 18 nella sala consiliare di Palazzo Cernezzi consegnerà a un rappresentante di Amnesty international la cittadinanza onoraria al dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la Pace.

Si concretizza la scelta del Consiglio comunale comasco che accogliendo nel 2012 una proposta dell’allora minoranza oggi al governo della città chiede alle autorità cinesi di rilasciare Liu Xiaobo e tutti i prigionieri di coscienza e difensori dei diritti umani. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni Como].

Como con Parigi: contro il terrorismo per la Pace

2 WFRANCEAncora una volta, a dimostrazione di quanto sia
preziosa nella società la rappresentanza dei lavoratori, a chiamare a raccolta cittadini e cittadine sono stati prima di tutti i sindacati. Ma immediatamente la città ha risposto con tutte le sue rappresentanze culturali, sociali, politiche e naturalmente con l’istituzione comunale. Più di trenta i soggetti che hanno reso possibile la manifestazione, molto differenziati politicamente, dalle destre (Lega esclusa) al centrosinistra, mentre il M5s non ha aderito formalmente all’iniziativa.
(altro…)

13 novembre/ Punto unico di cottura

cernezziAssemblea con il sindaco Mario Lucini, la vicesindaca Silvia Magni, le assessore Daniela Gerosa e Savina Marelli, i dirigenti dell’Edilizia pubblica Antonio Ferro e delle Politiche educative Massimo Patrignani, venerdì 13 novembre alle 20.30 al Centro civico di Camerlata, in via Varesina 1/A.

«L’incontro, promosso dall’amministrazione, sarà l’occasione per presentare alla città l’atto di indirizzo con cui la giunta ha deliberato di avviare l’iter per la realizzazione di un’unica struttura a servizio delle mense scolastiche – sottolinea il Comune di Como, mentre si sono già levate alcune proteste –. L’ipotesi è stata valutata perché consente di raggiungere una serie di obiettivi che interessano la gestione del personale, l’organizzazione del servizio di ristorazione, l’utilizzo degli edifici scolastici comunali. Per caratteristiche strutturali e localizzazione, è stata individuata la scuola di via Isonzo, i cui alunni potrebbero essere trasferiti nel vicino edificio in via Picchi».

«L’incontro di venerdì ci consentirà di presentare la proposta, spiegandone i motivi e gli obiettivi – afferma Magni –. Avremo modo di raccogliere osservazioni e considerazioni e di incontrarci nuovamente per fornire i chiarimenti e le risposte dovute. Per quanto riguarda la scuola di via Isonzo è previsto un incontro specifico con i genitori e gli insegnanti, per confrontarci insieme sull’accorpamento con la scuola di via Picchi. Tutti abbiamo a cuore il benessere dei bambini e proprio per questo insieme ai genitori e agli insegnanti valuteremo le soluzioni migliori». [md, ecoinformazioni]

Mantova capitale della Cultura

como-cap-cultura-copComo in lizza per il 2017 per Lucini: «Il progetto di Como fabbrica della creatività va avanti e ne daremo un assaggio nel 2016».

«Il sogno di Como capitale della Cultura non svanisce oggi con l’assegnazione del titolo a Mantova, a cui vanno tutti i nostri complimenti – dichiara sindaco di Como Mario Lucini –. Siamo ancora in gara per il 2017 e in ogni caso l’anno prossimo daremo un assaggio del nostro progetto di Como fabbrica della creatività. Il lavoro di squadra che è stato fatto con Cernobbio e Brunate è stato ottimo e rappresenta un metodo di lavoro destinato a contraddistinguere il futuro».

La città vincitrice del titolo per il 2017 sarà indicata lunedì 25 gennaio. [md, ecoinformazioni]

Cittadella/ Lucini convochi un incontro per farla davvero

cittadellasaluteIl Comitato Cittadella della salute si impegna da un anno per la riqualificazione dell’area ex Ospedale Sant’Anna di Como, ma l’inerzia e le resistenze hanno determinato che fino ad ora  il processo non sia ancora concretamente in moto mentre contro la salute dei cittadini si prospettano anche gli effetti deleteri della pasticciata riforma sanitaria lombarda frutto di una competizione per il potere clientelare tra le diverse “anime” del centrodestra. Il Comitato chiede quindi al sindaco di Como, primo responsabile politico della salute dei cittadini e delle cittadine, un incontro: «Convinti che le proposte sulle quali è nata la rete Comitato Cittadella della Salute vadano nell’interesse degli abitanti di una città che ha perso il suo ospedale pubblico di riferimento, che vede la contrazione dei servizi offerti dal Valduce e la totale mancanza di medicina territoriale in grado di legare l’intervento ospedaliero alle famiglie, Le chiediamo un  incontro, alla presenza degli assessori competenti (Sociale, Urbanistica, Mobilità), per concordare un piano di interventi sul tema in questione. Nello specifico Le chiederemo di promuovere un incontro con i soggetti che hanno firmato l’accordo di programma per dare seguito agli intenti sottoscritti: attraverso convenzioni specifiche su temi ambientali, urbanistici e di mobilità; con un piano sanitario cittadino condiviso tra istituzioni e con la definizione dei tempi e dei modi per realizzare la Cittadella della Salute che i cittadini chiedono da tempo». Leggi la lettera inviata al sindaco di Como.

Palazzo Cernezzi con l’Anac

lungolago comoLucini: «Ci siamo conformati alle indicazioni di Anac e abbiamo approvato una proposta per rimodulare la terza perizia di variante. Gli uffici dovranno rielaborarne il progetto tenendo presente le indicazioni avute». Ridimensionati quello che non è opera idraulica e la sorpresa geologica.

Il Comune di Como ha inviato ulteriori comunicazioni all’Autorità nazionale anticorruzione da cui ora ci si aspetta una nuova risposta. «L’ente, a conclusione dell’attività istruttoria avviata sul cantiere del lungolago, ha trasmesso lo scorso luglio a Palazzo Cernezzi le risultanze dell’indagine, muovendo rilievi critici sulla progettazione originaria e sulle conseguenti soluzioni giuridico-amministrative prospettate dalla perizia di variante – ricorda Palazzo Cernezzi –. I termini per presentare le controdeduzioni scadevano ieri 5 ottobre. E ieri il Comune ha trasmesso la propria documentazione, scegliendo, appunto, di “conformarsi” alla linea indicata».

«I tempi? Stiamo facendo in modo che i tempi siano stretti ma non posso fare previsioni – dichiara il primo cittadino Mario Lucini –. Dal primo giorno del mio mandato, ogni giorno il lungolago è il primo pensiero e quello che ho messo davanti a tutto è sempre stato l’interesse collettivo e pubblico».

Entrando nei particolari: «Il percorso di adeguamento prevede da un lato uno stralcio più cospicuo delle lavorazioni non direttamente inerenti gli aspetti idraulici e strutturali da appaltare a parte (per un ammontare di circa tre milioni di euro) e una diversa allocazione delle voci di variante con un significativo ridimensionamento di quelle originariamente attribuite alla “sorpresa geologica”». «Con le modifiche previste intendiamo recepire le indicazioni volte a rispettare i limiti quantitativi e qualitativi previsti dalle norme per le perizie di variante» precisa Lucini.

Gli errori progettuali sono sempre un punto centrale e la loro entità «sarà meglio definita nel percorso di rielaborazione della perizia». «Nei confronti della società che aveva validato il progetto sono già state intraprese le debite iniziative – precisa Lucini –. Per i progettisti ed eventuali altri soggetti, l’attivazione di azioni di responsabilità è rinviata a successivi e separati provvedimenti dopo l’approvazione della variante».

Per il futuro: «Per poter ripartire dovremo aspettare la chiusura dell’istruttoria. Gli uffici da oggi possono cominciare ad apportare le modifiche prospettate ad Anac ma è evidente che prima di approvare la perizia di variante dovremo aspettare le loro indicazioni – aggiunge il sindaco comasco –. È importante distinguere due aspetti: il primo è legato alla risoluzione del problema e al riavvio dei lavori, l’altro è legato alla questione giuridica su quanto è avvenuto nel passato. Meno si sovrappongono le due cose meglio è. La fondatezza, correttezza e necessità dei contenuti tecnici da noi apportati è riconosciuta da Anac. Azzerare tutto e ripartire da zero era meglio? Nell’interesse della città non sarebbe stata la scelta giusta. Azzerare tutto avrebbe, infatti, comportato un aumento di costi e tempi. A parità di scelte, legittime, era ed è nell’interesse pubblico individuare un percorso per chiudere quanto prima i lavori». [md, ecoinformazioni]

Renzo Pigni: i suoi primi novant’anni

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Festa in Comune per i 90 anni di Renzo Pigni, storico – si può ben dire – rappresentante politico della città: parlamentare e sindaco, tra le altre cose.

A fare gli onori di casa, il sindaco attuale, Mario Lucini, che ha ricordato il ruolo fondamentale svolto per molti decenni da Renzo Pigni nella vita politica e sociale di Como. In effetti – come ha ricordato lo stesso Pigni – la sua presenza sugli scranni di Palazzo Cernezzi è durata per ben 42 anni, dal 1951 quando giovane socialista ventiseienne si sedette per la prima volta sui seggi di consigliere comunale, fino al dicembre 1993 quando discese le scale come sindaco dimissionario, dopo un paio d’anni alla guida della città.

Nel suo discorso di ringraziamento (breve per i suoi standard… qualcuno ricordava oggi che i suoi interventi in consiglio duravano spesso più di un’ora) ha tenuto a sottolineare quanto sia cambiata la città, e quanto – forse – sia ancora più difficile governarla oggi rispetto a ieri, ma ha anche ribadito che ci sono alcuni valori imprescindibili, che non cambiano: tra gli altri, la necessità di “avere le mani pulite”, e quella di tenere viva la lotta antifascista e quegli ideali per cui settant’anni fa fu intrapresa la lotta di liberazione, ricordata proprio a Como dal Monumento alla Resistenza Europea, a cui Renzo Pigni è particolarmente legato.

Numerosi gli aneddoti, i ricordi, le battute, sui tanti anni spesi per il “superiore bene” della città, a dimostrazione che, nonostante i tanti anni sulle spalle, non sono venute meno né la lucidità di giudizio né il gusto del discorso.

Il brindisi poi è stato particolarmente caloroso e divertito. Con l’augurio di ritrovare Renzo a raccontare altri pezzi di vita ancora tra molti anni. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Renzo Pigni con il sindaco Mario Lucini.

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Renzo Pigni durante il suo discorso di ringraziamento.

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I fotografi alle prese con la foto di gruppo.

Como capitale cultura: il dossier c’è

Il dossier per la seconda fase della candidatura a “Capitale italiana della cultura” è stato presentato. Una conferenza stampa nell’ora del mezzogiorno lo ha ufficialmente annunciato oggi, il giorno dopo.

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Titolo dell’operazione: Estro armonico: le stagioni del lago (per chi non lo sapesse, ma sono veramente pochi, L’estro armonico è il titolo della raccolta di concerti di Antonio Vivaldi che contiene anche Le quattro stagioni).

Questa notizia è stata l’occasione per un ripasso dei punti ritenuti salienti dalle tre amministrazioni (Como, Cernobbio, Brunate), dagli altri soggetti pubblici (Camera di Commercio) e dalla squadra di tecnici (Fondazione Alessandro Volta ed esperti collegati) che hanno lavorato alla sua preparazione.

Mario Lucini sindaco di Como, Luigi Cavadini assessore alla Cultura dello stesso Comune, Violetta Bedendo consigliera delegata alla Cultura dal sindaco di Brunate, Marco Galimberti vicepresidente della Camera di Commercio, Paolo Furgoni sindaco di Cernobbio e Salvatore Amura direttore della Fondazione Alessandro Volta hanno ribadito in modo pressoché unanime che: la preparazione della candidatura è stata un’ulteriore spinta a costruire una rete di relazioni; l’obiettivo è quello di costruire un sistema integrato per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale; l’obiettivo è quello di valorizzare le iniziative esistenti, integrandole in un progetto più ampio e – in prospettiva – magari convogliarlo verso un tema comune; si è fatto tesoro di tutto quanto è stato fatto in questi ultimi anni; in questi ultimi anni (due o tre, secondo le interpretazioni) Como ha conosciuto un rinascimento culturale; è la conferma che Como crede nella cultura come fattore di sviluppo economico; è stato fatto un grande lavoro di squadra; è stato un percorso educativo per tutti. Eccetera.

Per quel che riguarda il “calendario” della “capitale”, l’ipotesi è articolata intorno al 2016 ed è sostanzialmente la ridistribuzione/razionalizzazione dell’esistente (ma solo delle “eccellenze”) lungo le quattro stagioni. Il nuovo “evento” previsto per rinvigorire la stagione morta sarà ovviamente centrato su Volta e la Luce: 8208 Volt, Lake Como Light Design. Messe sostanzialmente da parte, almeno in questa fase, le tanto sbandierate proposte venute dalla “partecipazione popolare”.

Per quel che riguarda i luoghi, il “waterfront” (cioè il lungo lago, in italiano nel testo) è considerato il biglietto da visita culturale della città. In questo contesto, risulta centrale il ruolo del Tempio Voltiano, per il quale si ipotizza un intervento di valorizzazione/rinnovamento (grazie alla sponsorizzazione privata), di Villa Olmo, per la quale si convoglia nel dossier di candidatura anche la congrua dotazione di Fondazione Cariplo per lavori di adeguamento non ancora avviati (5 milioni di euro, ovvero quasi la metà del budget ipotizzato nel dossier) e del chilometro della Conoscenza. Cancellati invece gli interventi già più volte sbandierati per il Politeama e l’ex Casa del Fascio, per ovvia impossibilità a realizzarli (ma non era difficile saperlo fin dall’inizio).

Il dossier – conclude Salvatore Amura – è «la fotografia di un territorio in movimento».

Fine della prima parte, ovvero della comunicazione.

Seconda parte, ovvero dell’incomprensione.

A sedere in platea non c’è solo “la stampa”, ci sono anche molte persone di quelle associazioni, organizzazioni, gruppi e varie altre amenità che in questi anni per la cultura si sono spese. Quando cominciano le domande si tocca con mano lo scollamento tra quel dossier (che, per quanto d’ora in poi disponibile, nessuno ha ancora ben capito cosa contiene) e la realtà, o meglio “le” realtà, anche quelle che hanno bene o male partecipato all’elaborazione. Le domande puntano a capire cosa ci sia “veramente” dietro, più ancora che dentro, il dossier, quali siano i reali obiettivi e le reali possibilità di trasformare quest’“occasione” in una realtà. Non pare che ci sia grande compatibilità tra le diverse visioni dall’una e dall’altra parte del tavolo. A un certo punto, tra gli astanti si prova a sintetizzare la situazione così: forse quella fotografia di un territorio in movimento è riuscita sfuocata, e le teste e le mani sono rimaste fuori.

Si agitano, per altro, a volte, dietro le domande e le risposte, questioni mal poste e mal concepite: il calendario “unico”, la “governance culturale”, la promozione “centralizzata”, il “tema” e via discorrendo. Questioni che avrebbero evidentemente bisogno di una messa a punto, prima di avviare la discussione sul programma, e che invece in questa fase sono state messe da parte. A tratti si ha l’impressione che quel lavoro di percorso partecipato, sempre proclamato come essenziale, sia tutto da costruire, anzi addirittura da concepire.

Col rischio che, nel frattempo, si vada verso una sorta di “oligarchia culturale” in cui solo chi ha guadagnato visibilità avrà il diritto di cittadinanza.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Leggi Il testo word del dossier di candidatura.

Scarica la versione pdf del dossier di candidatura.

 

Europa+Resistenza: una giornata importante a Como

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La giornata di studio “Europa+Resistenza: memoria e progetto in 70 anni dalla Liberazione” di sabato 12 settembre è stata davvero un momento importante di riflessione politica e storica sul periodo trascorso da quel 25 aprile che segna per l’Italia la conquista della democrazia.
Organizzata dall’Anpi (Comitato provinciale di Como e Comitato regionale della Lombardia) con la collaborazione dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” e il patrocinio del Comune di Como (che ha concesso l’uso della Sala degli Stemmi in Municipio), ha visto la partecipazione di un folto pubblico: più di 100 persone nel corso della mattinata; qualcuna meno alla ripresa del pomeriggio; ma ancora alle conclusioni di Alessandro Pollio Salimbeni, vicepresidente nazionale dell’Anpi, dopo quasi 7 ore di lavori, in sala c’era una quarantina di persone.
Avendo partecipato intensamente all’organizzazione di questa giornata, è per me impossibile darne una cronaca distaccata, e perciò preferisco limitarmi a sottolineare alcuni aspetti che mi sono sembrati salienti.
Il primo è ovviamente relativo al successo dell’iniziativa; quel centinaio di persone attente per un programma così impegnativo deve far riflettere sia sull’opportunità di non fermarsi alle facili proposte di “consumo” culturale, cui tutti a volte cediamo, sia sull’esigenza di lavorare seriamente alla promozione degli incontri (in questo caso il lavoro fatto dall’Anpi di Como è stato davvero capillare) per non sprecare occasioni.
Il secondo riguarda la qualità degli interventi; anche su temi assai praticati come quelli in campo (“Europa” e “Resistenza”, con i loro annessi e connessi) è possibile ascoltare riflessioni non rituali, approfondimenti non scontati e – soprattutto – rimandi interdisciplinari in grado di sollecitare un ulteriore lavoro fecondo di risultati dal punto di vista politico e storico. Mettere insieme nella stessa giornata, le questioni relative all’economia, alle migrazioni (e l’attenzione a questo tema è stato deciso mesi fa, avendo ben presente l’importanza del tema a livello europeo, ma non sull’onda emozionale dell’attenzione mediatica ai fatti degli ultimi giorni), al neofascismo, affiancandole con approfondimenti sulla storia e la memoria e la comunicazione, dovrebbe aver reso evidente anche alle persone più disattente che la complessità della situazione attuale non può che essere affrontata con una pluralità di strumenti. Costretto a limitare le mie note per l’evidente inadeguatezza delle mie competenze su molti argomenti (sinceramente mi risulta difficile entrare nel merito di alcune argomentazioni proposte ieri), mi piace mettere in evidenza come l’intervento del professor Gianni Perona di Torino abbia contribuito con chiarezza esemplare a dare un nuovo contesto significativo agli stessi concetti di “Europa” e di “Resistenza”, ricollegandole entrambe alle correnti di pensiero europee (che noi troppo spesso, vittime di un inconsapevole provincialismo, ignoriamo); basterebbe l’excursus sull’origine del diritto alla “resistenza” nella Rivoluzione francese a rendere utile la “lezione” di ieri. Allo stesso modo nel pomeriggio l’approfondimento sul Monumento alla Resistenza Europea (con l’intervento di Renzo Pigni e il mio) ha condotto all’apertura internazionale dedicata ai monumenti “per difetto”, su cui Adachiara Zevi ha fornito uno scorcio affascinante, a partire dal memoriale delle Fosse Ardeatine di Roma (un «vero capolavoro» troppo poco valorizzato, ha detto, come del resto il monumento comasco o quello milanese dedicato ai deportati, realizzato su progetto dello studio BBPR).
Il terzo aspetto ci riporta prepotentemente all’attualità, anche locale. L’intervento sui movimenti neofascisti, centrato sulle loro espressioni “istituzionali” e condotto con precisione da Anna Colombo, si è ricollegato idealmente con quello di Saverio Ferrari in serata a Cantù, organizzato per protestare contro il “festival” di Forza Nuova accolto dal sindaco canturino Bizzozzero. Entrambi gli interventi hanno reso evidente che una certa acquiescenza nei confronti dei movimenti neofascisti, neonazisti e genericamente razzisti deriva molto spesso da una ignoranza di fondo sui loro veri connotati e sulla loro reale storia e penetrazione. Nei fatti, anche le vicende recenti dimostrano come l’antifascismo non sia un “vecchio arnese” ormai inutile nel mondo globalizzato, ma si rispecchi viceversa nell’esigenza di affinare le conoscenze e le risposte a una galassia di gruppi e associazioni intenzionati a riportare l’Europa intera a condizioni predemocratiche.
L’incontro di sabato si è proposto come uno sfaccettato tassello di questo complesso processo. Questo primo sforzo è stato premiato da molta partecipazione. Serve, adesso, proseguire.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Guarda anche sul canale di ecoinformazioni i video dell’iniziativa.

La galleria degli interventi

 

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Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale Anpi, e Mario Lucini, sindaco di Como.

 

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Filippo Giuffrida Rèpaci e Tullio Montagna, presidente regionale Anpi.

 

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Luca Michelini.

 

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Gianni Perona.

 

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Carlotta Gualco.

 

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Renzo Pigni.

 

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Adachiara Zevi.

 

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Giuseppe Calzati, presidente Istituto di Storia Contemporanea, e Anna Colombo.

 

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Alessandro Pollio Salimbeni.

 

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