Spazio Officina

Arte/ La grafica di Enzo Cucchi allo Spazio Officina di Chiasso

La nuova mostra dello Spazio Officina di Chiasso è dedicata a Enzo Cucchi, uno dei maestri dell’arte italiana degli ultimi decenni, con una doppia prospettiva: da una parte rinsaldare il suo legame con le terre ticinesi (tra i suoi lavori è molto noto l’intervento nella cappella di Santa Maria degli Angeli sul Monte Tamaro, progettata dall’architetto Mario Botta) e dall’altra approfondire il versante propriamente grafico della sua opera.

Per quest’ultimo aspetto l’esposizione di Chiasso è una novità assoluta, ed è organizzata attorno a due poli fondamentali, costituiti dalle nuove 21 incisioni appositamente realizzate per questa occasione dallo Studio Lithos di Como – collocate in sequenza sulla parete che fa da ingresso – e dalla “scala” su cui sono presentati molti dei suoi innumerevoli libri d’artista – posta come centro prospettico di tutta l’esposizione sulla parete di fondo. Ad articolare il percorso dall’uno all’altro capo diverse altre decine di opere, tra cui sei sculture qui presentate al pubblico per la prima volta.

L’allestimento è, come ormai consuetudine dello Spazio Officina, di estrema chiarezza, e nient’affatto affollato, il che consente di cogliere al meglio le caratteristiche dei diversi lavori e, più in generale, l’evoluzione del linguaggio artistico di Cucchi, che a prima vista appare di facile lettura, ma che poi mostra, a una più meditata analisi, tutta la sua ricchezza di sintassi e di significati, anche in rapporto alle differenti dimensioni (si va da fogli quasi miniaturizzati a superfici grandissime, e nel campo dei libri d’artista da formati classici a strisce lunghe e quasi infinite).

La mostra è quindi un catalogo di sperimentazioni, «non tutte perfettamente riuscite» come ha sinceramente ammesso il figlio dell’artista, Alessandro, che da tempo ne cura l’archivio, ma tutte tese al raggiungimento di particolari obiettivi espressivi.

In attesa del catalogo, che costituirà la schedatura completa delle grafiche del maestro, e che quindi garantirà una analisi scientifica della sua opera, ci  si può abbandonare al piacere di abbracciare, sinteticamente, con uno sguardo, cinquant’anni di storia dell’arte moderna.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Enzo Cucchi

Cinquant’anni di grafica d’artista

10 giugno – 23 luglio 2017

Chiasso, Spazio Officina, via Dante Alighieri 4 

Orari: martedì venerdì 14-18; sabato-domenica 10-12, 14-18; lunedì chiuso

Info: http://www.centro culturalechiasso.ch

Ingresso: intero CHF/euro 7; ridotto CHF/euro 5; scolaresche CHF/euro 5.

 

Arte+musica/ A Chiasso un secolo di jazz

La musica è da ascoltare, ma spesso anche da vedere. Il jazz, in particolare, ha una fortissima valenza visiva, determinata non solo dalla potenza delle performances dei vari musicisti sui palco, ma anche da tutti gli aspetti comunicativi connessi a questa forma di espressione sonora.

Non ci si può quindi stupire se, tra tutti i generi musicali, il jazz è forse quello a cui più frequentemente sono dedicate esposizioni.

Questa è la volta dello Spazio Officina di Chiasso che celebra il centenario della prima incisione discografica di un’orchestra dixieland proponendo un’ampia selezione di immagini e oggetti: fotografie, copertine di dischi, manifesti, filmati e documentari, fonografi, giradischi e qualche strumento musicale. La varietà della proposta visiva è forse la caratteristica saliente della mostra, che stimola diverse riflessioni proprio secondo i materiali presentati.

La parete d’ingresso, per esempio, è dedicata al centenario della prima incisione discografica, realizzata a New York dall’Original Dixieland Jass Band, un complesso di New Orleans guidato dal trombettista italo-americano Dominic James “Nick” La Rocca. E il fatto che il primo documento registrato di questo genere musicale considerato l’espressione più alta della cultura afroamericana sia opera di un’orchestra bianca (così come bianchi sono tutti i musicisti ritratti nelle fotografie che aprono la mostra di Chiasso) non può non suscitare qualche riflessione. Il jazz, in effetti, è musica meticcia per eccellenza, in cui gli apporti di tutte le culture importate nel continente americano (e non solo quelle “deportate” dall’Africa) svolgono un ruolo significativo; ma non si deve nemmeno dimenticare che questa musica, da subito immessa nel e condizionata dal circuito discografico-commerciale, si è spesso dovuta confrontare con dinamiche di esclusione che hanno fatto sì che fino a tempi recenti le più dirette espressioni della cultura popolare (afroamericana in particolare) siano state marginalizzate a vantaggio delle versioni un po’ più “educate”. Non è quindi un caso che la prima incisione jazz sia “bianca” e che il primo film sonoro The Jazz singer metta in scena la passione di un “bianco” per il jazz fino al punto da travestirsi da “nero”. D’altra parte questa musica ha generato una grande fascinazione sulla cultura europea, con numerosi esempi di incontro fra tradizione “classica” e modelli musicali jazz. E, ancora, ha intrattenuto con la cultura afroamericana una relazione dinamica, fino al punto che alcuni musicisti avrebbero voluto abbandonare la dizione “jazz” per adottare quella di “great black music”.

Ovviamente, tutti questi discorsi, e altri ancora, restano sottotraccia nell’esposizione di Chiasso, ma possono effettivamente fare da sfondo alla visione delle centinaia di copertine di dischi e delle decine di fotografie. In particolare, le copertine meritano una considerazione che non si limiti al compiacimento estetico (alcune, peraltro, sono davvero di una straordinaria qualità) ma ricerchi gli elementi espressivi dell’incontro di tante culture e tante esigenze diverse. Ci si può applicare per esempio a trovare i punti di incontro tra le avanguardie musicali e visive (Josef Albers, tra gli altri, sperimentò in più di un progetto grafico una sorta di trascrizione visuale del ritmo musicale), ma anche quelli tra culture popolari (tra i grafici italiani è nota l’opera di Guido Crepax, più conosciuto dal grande pubblico per le sue storie a fumetti, dove peraltro spesso sono distribuiti richiami al jazz che evidentemente l’architetto-disegnatore amava moltissimo), oppure ancora tra esigenze commerciali e aspirazioni culturali. Ma non bisogna mai dimenticare che queste immagini sono le “copertine” delle musiche, e quindi ci si può divertire a cercare i rapporti tra generi musicali e grafici (alcuni artisti e alcune collane discografiche, per esempio, decisero una propria linea particolarmente individuabile).

Di fronte alle copertine e ai manifesti sono presentate le immagini fotografiche di Roberto Polillo (collaboratore del padre Arrigo, uno dei più noti critici jazz italiani) e di Maurizio Ruggeri: anche qui la varietà degli approcci e degli esiti è notevole.

Per finire una piccola raccolta di documenti sonori-visivi e di strumenti musicali, tra cui non mancherà di suscitare interesse la fisarmonica di Gorni Kramer, notissimo per le sue esibizioni televisive dei decenni passati, ma altrettanto importante per la sua opera di promozione del jazz in Italia (e non si dovrebbe fare a meno di chiedersi qualcosa sul rapporto ideale tra questo strumento così poco “africano” ma così tanto popolare e la musica jazz).

In mostra c’è quindi un pezzo significativo della cultura della contemporaneità, assai meno estemporanea di quanto il titolo potrebbe far credere.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un secolo di jazz. La creatività estemporanea
Spazio Officina
Chiasso, via Dante Alighieri 4

19 marzo – 30 aprile 2017

Orari: martedì-venerdì ore 14.00-18.00, sabato-domenica 10.00-12.00 14.00-18.00, lunedì chiuso
Ingresso: CHF/Euro 7.-, ridotti CHF/Euro 5.-

Informazioni: http://www.centroculturalechiasso.ch

Donazioni: in mostra a Chiasso percorsi di creatività contemporanea

È visitabile dal 12 novembre 2016 fino all’8 dicembre la nuova mostra del centro culturale di Chiasso, allestita allo spazio officina e dedicata – per la prima volta – alle proprie collezioni museali.

Il centro museale di Chiasso è giovane, fondato sulle due realtà del m.a.x.museo e dello Spazio Officina: risale al 2005 l’iniziativa della Fondazione Max Huber-Kono poi raccolta nel 2010 dall’amministrazione comunale di Chiasso. L’intenso lavoro, soprattutto espositivo, di questi anni ha prodotto i suoi frutti: molti artisti hanno riconosciuto nei piccoli e attivi musei di Chiasso un possibile approdo, soprattutto nel campo della grafica, che è uno dei terreni di elezione del m.a.x.museo, nato per valorizzare la memoria e sviluppare le relazioni culturali di Max Huber, uno dei grandi esponenti della cultura grafica del Novecento.

Sono così arrivate a Chiasso, come Donazioni (è il titolo della mostra), molte opere di personalità artistiche contemporanee, a volte a seguito di mostre tenutesi proprio al m.a.x.museo (come per Dario Fo e Gillo Dorfles) ma in molti altri casi sono semplicemente un segno di affetto e di interesse.

Nella mostra soni esposti oltre cento esemplari, appartenenti tanto ai linguaggi figurativi e quanto a quelli astratti (sia geometrici che informali), fondati tanto sul rapporto bianco-nero quanto sui colori; sono rappresentate molte scelte stilistiche dall’arte povera allo spazialismo, dal graphic design alle contaminazione con la fotografia.

Il catalogo ha l’originale forma di un “raccoglitore di schede, con l’intento di rendere evidente sia il lavoro di “schedatura” e di “accumulo” del materiale, sia la sua provvisorietà nella speranza di ampliare continuamente le collezioni.

L’ampio e sobrio ambiente dello Spazio Officina valorizza l’esposizione, pensata per un pubblico curioso, non necessariamente di addetti ai lavori.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento della conferenza stampa di presentazione

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Alcune vedute dell’esposizione

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Donazioni I. Percorsi della creatività dal Novecento al nuovo Millennio

a cura di Luigi Sansone e Nicoletta Ossanna Cavadini

Spazio Officina

via Dante Alighieri 4

Chiasso

12 novembre 2016 – 8 dicembre 2016

 

Orari: martedì-venerdì ore 14.00-18.00, sabato-domenica ore 10.00-12.00 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 7.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 5.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Entrata gratuita ogni prima domenica del mese.

12 ottobre/ Nona Biennale dell’immagine a Chiasso

Si inaugura nel pomeriggio di domenica 12 ottobre la nona edizione della Biennale dell’immagine, importante rassegna culturale centrata a Chiasso ma ormai diffusa in tutto il territorio ticinese del Sottoceneri e con una propaggine anche al di qua del confine a Como.

L’esposizione di maggiore richiamo è sicuramente quella dedicata a Werner Bischof, fotografo svizzero di fama internazionale attivo a cavallo delle seconda guerra mondiale fino alla sua prematura scomparsa nel 1954; allestita negli spazi del m.a.x. museo, presenta molte immagini (alcune delle quali inedite) dei suoi reportages in Svizzera, Ticino (molto interessanti le foto poco note dei profughi italiani a seguito del secondo conflitto mondiale), Italia, Asia e America Latina. Se alcune delle fotografie scattate da Bischof sono entrate nell’immaginario collettivo (famosissima quella del bambino indio che suona il flauto), molte altre meriterebbero di entrarci per la potente carica narrativa ed emotiva. L’esposizione è articolata in otto sezioni organizzate cronologicamente intorno ai soggetti delle immagini, ma costituisce in realtà un unico grande fluente documentario sull’umanità.

La sezione ospitata nel vicino Spazio Officina punta l’attenzione sul tema delle Trasformazioni, ovvero le grandi opere che, a partire dalla galleria del Gottardo, hanno infrastrutturato il territorio ticinese. È una riflessione a tutto campo, con materiali tanto d’epoca quanto d’attualità, evidentemente sollecitata dal controverso ruolo che le grandi opere continuano a svolgere nel mondo contemporaneo (e l’allusione, nemmeno tanto implicita, è anche alla realizzazione milanese di Expo 2015). Una installazione di Beat Streuli è dedicata a Chiasso città di confine.

La Biennale dell’immagine, come già negli anni scorsi, si apre poi a una miriade di mostre diffuse sul territorio, con la partecipazione di gallerie private, musei, spazi pubblici, associazioni culturali: da Lugano a Mendrisio, da Rancate a Riva San Vitale, dalle Gole del Breggia a Stabio sono una ventina i luoghi coinvolti, con una varietà di proposte e sollecitazioni davvero degne di nota; nella kermesse è coinvolta anche la Camera di Commercio di Como che ospita la metà italiana della doppia mostra Visioni parallele.

Non manca nemmeno una sezione di cinema, anch’essa dedicata alle Trasformazioni, che si inaugura il 19 ottobre al cinema teatro di Chiasso con la proiezione del documentario San Gottardo realizzato nel 1977 dal regista svizzero di lingua italiana Villi Hermann.

Per le informazioni http://consarc.ch/bi/bi.htm

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Anonimo, Strade nazionali, 31.05.71, Archivio di Stato del Canton Ticino, Bellinzona, Fototeca della Sezione delle strade nazionali.

 

 

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L’allestimento della mostra di Werner Bischof al m.a.x. museo.

 

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L’allestimento della mostra Trasformazioni allo Spazio Officina.

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