Waldorf

Scuola Waldorf/ Educatori degni

MariagraziaAlla Feltrinelli di Como, venerdì 28 marzo, Mariagrazia Diano, insegnante della scuola steineriana di Trecallo, ha tenuto una conferenza sull’adolescenza: La gioia di imparare nei pre-adolescenti. Un pubblico intimo e interessato, composto prevalentemente da genitori, si è dimostrato curioso di conoscere approcci più squisitamente umani, volti a migliorare la relazione con i ragazzi. Se è vero che alcuni insegnanti sono in grado di lasciare quel famoso segno nella vita di quelli che un giorno saranno adulti, è probabile che quegli stessi insegnanti siano a loro volta adulti degni di essere imitati. La maestra Mariagrazia ha riflettuto su alcune caratteristiche degli insegnanti capaci di quel segno. La prima dovrebbe essere la sua competenza, quel sapere, l’aver studiato per se stesso ma anche per gli alunni, una competenza che si fa dono per la formazione di altri. Il secondo elemento è la passione: per quello che insegnano e per l’insegnamento; la passione evoca l’immagine del calore del fuoco che, se all’inizio accende, in seguito contagia. L’elemento che tiene insieme tutto è il rispetto per i ragazzi del presente, che saranno gli adulti del domani. Capire chi sono e cosa potranno diventare significa comprendere in quale momento della loro crescita si trovano e dare il possibile non per creare copie di se stessi nel mondo, ma perché divengano uomini molto più preparati alla vita, che superino davvero il maestro che li ha accompagnati. L’esercizio è quello dell’autoeducazione per ascoltare l’altro e riconoscerlo. Capire i cambiamenti di un 12 enne, in questa società che ha perso molti riti di passaggio, non è semplice, ma essere coscienti di quello che accade aiuta a farsi trovare preparati. Quel passaggio ha una natura che inizia a manifestarsi nel fisico, nel femminile si nota di meno, è un mutare in modo armonico, mentre nel maschile i cambiamenti sono più evidenti. La voce che si abbassa, gli arti che si allungano, le ossa si rafforzano: si assume una costituzione diversa. C’è una forza nell’adolescente che deve essere impiegata, egli va spronato a fare e non abbandonato a far passare inutilmente il tempo. La sua forza dovrebbe essere impegnata in modo sano, come ad esempio nella scuola steineriana, dove il lavoro fisico si sperimenta nel laboratorio di falegnameria. Vengono allenate forza, esercizio, impegno e volontà per creare un oggetto che abbia senso, capace di attivare soddisfazione. La nostra società è molto meno faticosa che in passato, dal punto di vista fisico, ma il genitore può chiedere al figlio di fare fatica e non si deve sostituire a lui, perché altrimenti quella forza non avrebbe modo di manifestarsi. Non deve mai venire meno l’idea che i ragazzi possano farcela: rappresenta un’iniezione di fiducia che rinforza l’autostima. Il rimescolamento di emozioni porta gli adolescenti ad estremizzare il pensiero, e alta è l’identificazione con il gruppo. A tal proposito, la scuola Waldorf propone lo studio delle biografie, focalizzandosi nel momento in cui il personaggio noto aveva la stessa età degli studenti, al fine di rendersi conto che i personaggi mitizzati avevano gli stessi dubbi e le loro stesse fragilità. Come per i poeti, i musicisti e gli artisti che hanno trovato la forza di trasformare il dolore, una storia che parla di altri aiuta il processo di analisi capace di generare cambiamento nell’adolescente. Lo stesso vale per il teatro, che accompagna il percorso scolastico di tutte le classi: essere protagonisti permette di capire che non si può stare sempre dalla parte degli spettatori, ed essere attori è una metafora della vita.
Per entrare in relazione con l’altro è importante essere curiosi di quello che gli accade, di quello che piace senza essere imprigionati nel pregiudizio. Un interesse reale e reciproco è stimolo di conversazione e di scambio. La forte tentazione dell’adulto è quello di lasciarlo andare, quando sembra non aver più bisogno di cure o di essere indirizzato. Il ragazzo ha invece un forte bisogno di un adulto che sia degno di essere imitato, serio e coerente nel fare. Che lo contenga con poche regole chiare, che saranno infrante per capire se si ha di fronte un adulto veramente degno. Un adulto che sappia praticare anche umorismo, perché ridere fa bene e crea contesti piacevoli per tutti. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Insegnare attraverso l’arte

Silvano Strazzari WaldorfIl 24 gennaio, alla Feltrinelli di Como, Silvano Strazzari, maestro della scuola Waldorf di Como, ha parlato di Insegnare attraverso l’arte un linguaggio universale per sviluppare le competenze e le qualità dei bambini. Un nutrito pubblico di educatori, genitori e curiosi ha partecipato all’incontro e con fatica ha lasciato la libreria al termine. Troppo spesso l’elemento artistico presentato ai bambini ha un ruolo marginale: si associa a tempi morti, a orari infelici e come strumento capace di portare silenzio. Cosa significa portare l’elemento artistico al centro di un percorso educativo? L’approccio all’arte è come il primo giorno di scuola, serve un contesto accogliente che favorisca la sua massima espressione.
L’arte può essere un linguaggio privilegiato, capace di diminuire la distanza tra maestro ed allievo e di creare uno spazio in cui apprendimento e fantasia si sostengono. È un percorso che richiede tanta fantasia e voglia di donare all’altro un’esperienza positiva, da conservare come un ricordo squisito della propria infanzia. L’arte è del narrare, le nostre immagini mentali si arricchiscono ascoltando storie: la nostra curiosità ci porta a cercare storie nei libri, sul grande schermo, nella vita di chi ci è vicino. Le parole iniziano a portare dentro di noi infiniti mondi, che potranno trovare la loro espressione nel dipingere, nel disegnare e nel modellare. Creare, usare le proprie mani e poter dire «questo l’ho fatto io» è un esercizio di volontà importante. Allargare la capacità di esprimersi è concedere ad un bambino la possibilità di sperimentare sé stesso, stando però attenti a non cadere nell’errore del mero giudizio estetico. Quanto è inutilmente difficile valutare se un disegno è bello oppure no. La sfida è quella di costruire un dialogo sulle scelte operate: lo spazio, i colori, i dettagli, le emozioni e le perplessità. Favorire un disegno capace di crescere e trasformarsi, ed accoglierlo per quello che è: il sentimento dell’altro.
Il maestro Silvano ha colorato l’atmosfera mostrando i lavori dei suoi alunni e ricordando quanto i materiali utilizzati possano influenzare l’esperienza diretta. I colori a cera, così vivi, possono portare su carta quello che un bambino immagina, ad esempio, dell’africa: un giallo che più giallo non si può. Poco usate, nelle scuole Waldorf, sono le matite, che possono costituire un’impalcatura; ma è il colore, il tratto, la scelta di muoversi dal basso all’alto o viceversa che può dare struttura. Si è dato spazio alle pitture, che possiedono una propria unicità, nella quale il colore segue il temperamento individuale e trova il suo posto sul foglio.
Anche le materie scientifiche, che per troppe persone sono segnate dal rigore e prive di fantasia, possono entrare nella vita dei bambini, attraverso una modalità artistica appositamente pensata per coinvolgere. L’esempio portato è stato quello di una mago formidabile: il mago Doppio, colui che, con la sua bacchetta magica, raddoppia le cose. Due mele diventano presto quattro e così via: questo per dare inizio alla lezione sulla moltiplicazione.
Tanto può essere fatto. Tutto questo è attenzione, e favorisce un’esperienza che è centrale e significativa. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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