La politica che vogliamo, Andrea Bagni a Villa Gallia

Nell’incontro del 5 aprile a Villa Gallia organizzato dal Circolo Rosa Luxemburg della Sinistra europea La politica che vogliamo Andrea Bagni dell’associazione Per una Sinistra unita e plurale di Firenze ha dichiarato: «Nella campagna elettorale per la Sinistra l’Arcobaleno invito a votare per il progetto futuro, non certo per la semplice alleanza dei quattro partiti. La scommessa sarà quella di riuscire ad inventare nuove forme della politica».

«L’associazione Per una Sinistra unita e plurale – ha introdotto, parlando a una trentina di partecipanti all’incontro, Andrea Bagni, esponente dell’associazione – nasce a Firenze dopo l’esperienza del G8 di Genova del 2001. Nasce per volontà di una serie di persone con storie e professionalità diverse che rifiutando il meccanismo della delega hanno deciso di partire da se stesse per intraprendere nuovi percorsi politici. La nostra scommessa sta nel tentativo di far incontrare chi si era impegnato nei Social forum con i partiti politici di sinistra. La strategia che adottiamo è quella di coniugare una forma di vitalità e un aspetto informale che derivano dalle esperienze dei movimenti con uno statuto molto articolato che permetta alle varie anime di lavorare insieme. La nostra non è un’organizzazione militante pura o strettamente gerarchica come quella dei partiti, che non avrebbe più senso in un quadro di crisi della rappresentanza politica. Le decisioni sono prese solo a largo consenso e preferiamo lavorare sui temi che ci accomunano, prendendo tempo per discutere delle questioni più delicate».
Citando il libro di Marco Revelli, Sinistra destra. L’identità smarrita, Bagni ha tracciato un quadro generale. «Una prima causa è da ricercare nella crisi delle basi del pensiero “di sinistra”. Le teorie ambientaliste hanno smantellato il mito dello sviluppo, i movimenti femministi hanno introdotto nuove forme politiche. Tutto questo mentre venivano persi i concetti classici di classe e Stato. Lo spazio pubblico una volta garantito dallo stato nazione si sta privatizzando provocando una profonda scomposizione sociale che abbandona le persone nella loro solitudine globale.
È quindi normale che le persone affidino il loro voto e le loro speranze a figure come Silvio Berlusconi o Walter Veltroni, perché è venuto a mancare il tessuto associativo che una volta dialogava con le istituzioni.
Ci sono certo delle differenze tra i messaggi politico commerciali di Berlusconi, che ha fondato un partito in franchising senza indire nessun congresso in 14 anni, e il linguaggio di Veltroni che coniuga pragmatismo e ideali di sfondo. Ma entrambi i leader rappresentano la semplificazione della politica e l’uomo forte a cui affidarsi».
Esiste allora un’altra possibilità? Una proposta moderna e non nostalgica? Si è chiesto l’esponente fiorentino. «Ad esempio – ha continuato Bagni – non credo che si possa combattere il precariato riproponendo il modello di lavoro dipendente salariato a vita. Per molti sarebbe una condanna».
«Negli anni in cui si è acuita la crisi della politica, dal 2001 ad oggi, hanno trovato spazio esperienze politiche limitate o circoscritte in un territorio, come i Social forum o le comunità in lotta. Queste esperienze sono una risposta alla crisi, producono nuovi modelli politici circolari dove se anche qualcuno ha più autorità non deriva dall’alto ma dalle relazioni che si creano tra le persone. Le relazioni sono il nocciolo della questione. Occorre creare luoghi in cui le persone possano relazionarsi, che diventino dimensione costituente delle nuove forme politiche.
Garantire questi spazi significa anche non imporre una linea politica, ma creare percorsi aperti dove anche gli ideali si mettano in gioco, come i giovani di Rifondazione fiorentini che due anni fa occuparono a pagamento un parcheggio in centro, riempiendolo con scene di vita quotidiana, dalla casalinga alla vecchietta che lavora a maglia.
In contrasto con l’idea di una politica come amministrazione dell’esistente che ha assunto una dimensione professionistica, bisogna inventare strutture democratiche che sfruttino anche i nuovi mezzi tecnologici, ma che siano all’altezza della crisi. Altrimenti risulterà difficile coinvolgere altre persone».
L’esponente della sinistra fiorentina ha concluso con un’analisi del nuovo soggetto politico La Sinistra l’Arcobaleno. «Quando faccio campagna elettorale invito la gente a votare per il progetto futuro, non certo per la semplice alleanza dei quattro partiti. La scommessa, indipendentemente dall’esito delle elezioni, sarà quella di riuscire ad inventare nuove forme della politica. Ma se La Sinistra l’Arcobaleno rimarrà solo un’alleanza elettorale segnerà la fine del rapporto tra le persone e le istituzioni. Bisogna intendere l’azione politica anche come felicità personale e non solo come militanza, rilanciando alti orizzonti senza nostalgia».
Nel dibattito che è seguito, coordinato da Celeste Grossi con interventi di Anna Sacerdoti, Grazia Villa, Massimo Patrignani, Giuseppe Calzati, Marco Lorenzini, Domenico Caccavari, Enzo Arighi, Alessio Binda sono emerse ampie convergenze con il discorso del relatore e la convinzione che dopo le elezioni debba svilupparsi il percorso fondativi dell Sinistra l’Arcobaleno. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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