Mese: Ottobre 2009

Il Consiglio comunale di lunedì 12 ottobre 2009

cernezziAccantonato il discorso sul muro del lungolago, che riprenderà la prossima settimana, il Consiglio comunale di lunedì 12 ottobre ha affrontato il Piano casa.

«Quando sarà il rinnovo del Cda della Ca’ d’industria? – ha chiesto nelle preliminari Donato Supino, Prc – si impegnerà il sindaco per trovare una soluzione alla trattativa in corso?». Il consigliere comunista ha aggiornato i presenti sulla vertenza in corso e l’incontro che si terrà fra direzione della struttura e rappresentanti sindacali dal prefetto anche facendo riferimento alle affermazioni del presidente Domenico Pellegrino in Consiglio comunale quando aveva detto che sarebbero stati stabilizzati tutti i lavoratori, cosa non ancora fatta, mentre i sindacati denunciano una carenza di organico.
«Chi è responsabile per il Piano di governo del territorio? – ha chiesto invece Silvia Magni, Pd – Sarà approvato entro il 30 marzo 2010 come da proroga?».
Giampiero Ajani, Lega, ha invece chiesto se c’è difformità fra quanto realizzato e quanto si sarebbe dovuto realizzare in piazza Verdi per sapere «se l’articolo apparso su un giornale locale ha un fondamento di verità». Il consigliere leghista ha inoltre resa pubblica la disponibilità del presidente uscente dell’ordine degli ingegneri, Manlio Cantaluppi, ad entrare in una possibile Commissione consultiva per temi come le modifiche da apportare a quanto realizzato per il progetto paratie sul lungolago.
Roberta Marzorati, Per Como, è intervenuta duramente contro il primo cittadino: «i rimpasti di Giunta sono l’unico movimento di un’amministrazione per il resto stagnante. Tutto viene bloccato e quando si fa riferimento ad un assessore questo viene o rimosso o non nominato» impedendo quindi alla macchina comunale di funzionare correttamente.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha esortato la Giunta a non perdere le occasioni poste dal Giro di Lombardia.
«Si è concluso il percorso di riduzione della Giunta da 11 a 9 assessori con l’accettazione delle formali dimissioni di Cattaneo – ha esordito il primo cittadino Stefano Bruni – e la revoca dell’assessore Rallo di cui si è completato l’iter». «Le deleghe sono tutte rientrate al sindaco che se ne farà carico ancora per qualche giorno» ha aggiunto chiarendo poi che per l’ex assessore Rallo è stato attuato un provvedimento di revoca perché non è riuscito a rintracciarlo per avere le sue dimissioni.
Il sindaco ha quindi esposto all’assemblea la legge regionale di applicazione del Paino casa, «una legge straordinaria che non si consolida come procedura», ha tenuto a precisare.
Per Bruni il Comune si è attivato per tutelare ulteriormente il centro storico e le zone contigue al lago, «premettendo un aumento volumetrico solo all’intenro del patrimonio esistente», escludendo limitazioni alla legge regionale solo per i quartieri periferici come Ponte Chiasso e Sagnino a nord e quasi tutti i quartieri sud, da Prestino a Albate, salvo i centri storici degli stessi tutelati già dalla legge stessa.
La Commissione urbanistica non ha espresso un parere formale essendo stata convocata d’urgenza senza avere avuto il tempo di documentarsi completamente ed ha quindi espresso per bocca del suo presidente Mario Lucini, Pd, una mera «presa di coscienza».
«La legge dello stato e della regione sono l’ennesimo pasticciaccio , con intrecci di competenze e profili di incostituzionalità – ha spiegato Lucini nel suo intervento come consigliere – l’Accordo stato regioni, che prevedeva la tutela dei centri storici è stata disattesa dalla regione». Un provvedimento che arriva poi in una città in cui «il Piano regolatore apre margini di edificabilità devastanti». «Non possiamo pensare di rilanciare sempre l’economia mangiando il territorio» ha quindi aggiunto il consigliere democratico lanciando una stoccata al sindaco che l’aveva messo come uno dei punti a favore del provvedimento.
Nello specifico poi forti sono state le perplessità di Lucini sulla perimetrazione delle aree tutelate essendo escluse Lora e i «triangolino bianchi» nell’area dell’Oasi del Bassone. «Lora è oggettivamente non problematica per il Piano regolatore» è stata la risposta del sindaco.
Nel dibattito aperture sulla possibilità di un voto congiunto sono venute dalle minoranze con Dario Valli, Area 2010, e Vincenzo Sapere, Gruppo misto, finché non è stata chiesa una sospensiva per mettersi d’accordo sugli emendamenti da proporre.
Elaborate 8 proposte di modifica, da sottoporre al giudizio tecnico degli uffici, data l’ora la seduta è stata sciolta ed aggiornata per mercoledì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Consiglio murato

occhio neroIl dibattito sulle mozioni presentate contro il muro proseguirà, dopo le serate del 19 e 20 ottobre, lunedì 26 ottobre ma a porte chiuse. Per il presidente del Consiglio Mario Pastore va applicata la norma dello Statuto comunale che prevede sedute segrete visto che Donato Supino vuole si parli di licenziamento del direttore dei lavori e dell’assessore responsabili della costruzione del muro del lago di Como. Per assicurare l’effettiva segretezza certamente finestre ancora chiuse e forse qualcuno proporrà una seduta subacquea che sarebbe indubbiamente adeguata al tema lacustre.

Una modalità prevista al comma 1 dell’articolo 48 dello Statuto: «Le sedute del Consiglio comunale sono pubbliche, fatti salvi i casi previsti dalla legge e dal Regolamento del consiglio». Quest’ultimo recita al comma 1: «L’adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza o vengono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone».
Il presidente del Consiglio Pastore ha quindi ritenuto che il consigliere del Prc Donato Supino abbia richiesto valutazioni morali e professionali al punto 2 della mozione per l’abbattimento del muro in cui chiede al sindaco il «licenziamento del direttore dei lavori e le dimissioni dell’assessore alla partita» e al 3 «verificare se vi sono i presupposti per risarcimento danni».
L’assemblea di Palazzo Cernezzi si riunirà così in forma segreta e potranno prendervi parte, come da comma 4 del citato articolo 48 del Regolamento, «oltre ai componenti del Consiglio, della Giunta e al segretario generale, il vice segretario ed un addetto all’ufficio di Segreteria, vincolati al segreto d’ufficio».
Porte chiuse alla stampa ed al pubblico che non potranno, grazie a una modalità che non è stata applicata da tempo, conoscere gli apprezzamenti in merito al comportamento dell’assessore più controverso degli ultimi anni.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 8 ottobre 2009

cernezziSeconda seduta sul muro del lungolago a Palazzo Cernezzi giovedì 8 ottobre. L’assembla è stata messa in onda da Etv ed è stata seguita “dal vivo” oltre che dai 15 “palchettisti” nella sala del Consiglio anche su grande schermo nell’attigua Sala stemmi.

Scema l’interesse popolare costruito intorno alla vicenda dell’ecomostro di Como. Solo un’ottantina i presenti al Consiglio dell’8 ottobre che però, nonostante le porte e finestre chiuse, volute così da Pastore sin dalle preliminari, sono riusciti ogni tanto a far sentire la loro approvazione o disapprovazione rispetto agli interventi del dibattito consiliare.
Della serata ha anche approfittato la Fiamma tricolore per distribuire volantini contro il sindaco di fronte al Palazzo comunale.
Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, è ritornata sull’accorpamento di due Circoli scolastici in città ed ha chiesto un minuto di silenzio per il ragazzino di 11 anni che si è tolto la vita a Breccia.
«A che punto siamo con quanto deliberato per i terremotati dell’Abruzzo?» ha chiesto Giampiero Ajani, Lega, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rendere pubblica la lettera che Multi ha spedito al Comune.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha precisato che la Commissione biblioteca, di cui è membro da 10 mesi, non si è mai riunita.
«Tutta la città chiede di sapere come si esprimerebbero i consiglieri sul sindaco» ha detto Mario Molteni, Per Como, chiedendo ad almeno un consigliere di maggioranza di firmare la mozione di sfiducia al sindaco presentata e firmata dalle minoranze, 15 consiglieri, a cui servirebbe una sola altra firma per poter essere discussa.
Marcello Iantorno, Pd, ha domandato se le annunciate dimissioni di Caradonna, rifiutate dal sindaco, siano state protocollate dato che negli uffici non ce n’è traccia. Una prima risposta gli è arrivata da Pastore «Caradonna non è stato revocato e non si è dimesso». Il sindaco ha poi precisato «sono state delle dimissioni verbali e dato che siamo entrambi galantuomini il problema di averlo scritto non si pone». «Per le paratie le deleghe sono coperte da me – ha precisato il primo cittadino comasco – le altre verranno ridistribuite».
Appena insediato il Consiglio ha rispettato il minuto di silenzio e poi è iniziato il dibattito.
Il primo a prendere la parola è stato Mottola che ha definito come «argomento mondiale» quello trattato e, stimolando le proteste di Pastore, ha mostrato un cartellone con i nomi di quanti della maggioranza avevano espresso la propria contrarietà alla discussione in aula delle paratie nel 2003, «dovete andare a casa, questo è l’invito della città!» ha concluso.
«Il muro va abbattuto, va ridata la vista alla città» ha affermato Piercarlo Frigerio, Pdl, che, dopo aver spiegato come il capoluogo lariano sia fra l’incudine delle società idroelettriche a monte e il martello delle chiuse di Olginate e della distribuzione di acqua per usi agricoli e industriali a valle, ha chiesto «un accordo di programma con il Consorzio dell’Adda per la realizzazione e gestione delle paratie» anche per i futuri costi di manutenzione.
Proprio sulla manutenzione è tornato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, che ha ricordato come l’ex sindaco Pigni, accortosi di una variazione ad un progetto fatta dagli uffici si dimise: «Lei invece ha un atteggiamento di superbia e arroganza». Il consigliere socialista si poi espresso contro lo scippo dell’opera da parte della Regione, «se accade sarò anch’io sulle paratie!». Il sindaco però ha tenuto a tranquillizzare gli animi definendo positivo il clima con Regione Lombardia.
Marco Butti, capogruppo del Pdl, ha quindi presentato la mozione della maggioranza in cui si chiede l’abbattimento del muro e che d’ora innanzi venga comunicato lo stato di avanzamento dei lavori, mantenendo comunque il richiamo alla necessità della valorizzazione del lungolago. «Chiediamo anche scusa alla città» ha poi aggiunto il consigliere.
Bruno Magatti, Paco, coperto inizialmente in televisione dalla pubblicità provocando le urla di protesta dei cittadini presenti in Sala stemmi, ha riepilogato il percorso di iniziative approntate dal suo movimento contro le paratie. Come fare a sapere cosa vogliono veramente i cittadini si è chiesto: «Qualcuno ha pensato di andare alle urne». Ma non è la soluzione migliore per il consigliere della rondine che ha lanciato l’idea di un referendum ed ha presentato una delibera in tal senso chiedendo agli altri consiglieri di condividerla.
Massimo Serrentino, Pdl, ha lodato gli interventi più pacati rispetto alla serata precedente seguito da Dario Valli, Area 2010, che ha denunciato «l’assalto alle colline della città», raccogliendo gli applausi del pubblico, e ha precisato «l’abbattimento del muro è uno slogan», chiedendo di uscire dall’impasse con «consulenze esterne. Necessarie e economiche» rispetto a quanto fatto dagli uffici comunali.
«Votammo contro la presentazione in Consiglio del progetto – ha spiegato Stefano Rudilosso, Pdl – perché ci fu detto che il Consiglio era incompetente al riguardo, dato che era un ambito di pertinenza dei tecnici». Gli stessi che hanno permesso la variante del progetto del 5 per cento facendo il muro «ma non si può solo vedere delle paratie la quantità di cemento da gettare e non il contesto», difendendo. Il consigliere, dopo aver difeso il sindaco stigmatizzando i manifestanti che si sono recati sotto casa sua due domeniche fa, erano trasferiti ha poi proposto di chiedere aiuto al Politecnico di Milano per trovare soluzioni al progetto paratie.
Luca Gaffuri, capogruppo Pd, ha quindi, in maniera accalorata, parlato di retromarcia della maggioranza che non è per lui in grado di governare la città affidandosi al detto «portem a ca’ i dané queiscos farem» così sulle paratie, l’autosilo di Valmulini. «Non avete mai fatto vedere i rendering di piazza Cavour, non si parla delle bitte che impediranno di vedere il lago – ha affermato in un crescendo – nessuno ha parlato della barriera verde a S. Agostino». Un affondo per la Lega «come Ponzio Pilato» e un altro per Caradonna «bisogna smetterla con l’arroganza di chi dice di guardare i muri di casa propria e che aveva già detto di svegliarsi prima e di spazzarsi la neve!». Raccogliendo gli applausi del pubblico ha quindi terminato l’intervento chiedendo le dimissioni di Caradonna e Bruni.
«Non difenderò questo progetto – ha esordito Stefano Molinari, Pdl – deturperà irrimediabilmente la nostra passeggiata». «Ho sbagliato a votare contro la proposta di parlarne in Consiglio – ha aggiunto – mi sono fidato del sindaco». Molinari ha quindi attaccato il primo cittadino chiedendo conto della secretata della multi, della cittadella dello sport e della Borgovico bis: «Serve una guida che sappia riportare il centrodestra nel cuore dei comaschi». «Sono pronto a dimettermi sia per il bene del Pdl e per la città!» raccogliendo gli applausi del publbico e l’appoggio di Franco Fragolino, Pd, che ha chiesto uno scatto d’orgoglio da parte della maggioranza.
Gianni Imperiali, Pd, ha domandato al sindaco di chiedere scusa alla città, senza sortire risultati. Roberto Tenace, Pdl, ha chiesto di chiarire le responsabilità definendo quanto accaduto come improvvisazione progettuale.
La serata si è conclusa con la consigliera Marzorati che ha chiesto al sindaco le dimissioni. La discussione, data l’ora, è stata interrota e riprenderà sullo stesso argomento lunedì e martedì 19 e 20 ottobre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Pd invita gli esponenti della maggioranza ad azioni concrete per far cadere Bruni

pdNel Comunicato che riportiamo integralmente il Pd di Como conferma la disponibilità ad ogni soluzione per determinare la caduta di Bruni e della sua Giunta.


«Il gruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Como, concorda unanimemente sia sull’obiettivo politico da perseguire in questo delicatissimo passaggio della vita amministrativa di Como, sia sul netto e immodificabile giudizio di fallimento attribuito alla giunta Bruni. Le gravissime responsabilità appartengono al sindaco, all’assessore, alla giunta e alla maggioranza che hanno irrimediabilmente offeso la città, la sua storia, il suo sentire più profondo, il suo ambiente, la sua bellezza. Il problema di Como non sono l’Ulivo o il Pd, che tenacemente e coerentemente da sempre esprimono il loro dissenso nei confronti di un’opera – le paratie – ritenuta inutile, dispendiosa, sproporzionata, sbagliata. Il problema è questa giunta che da anni dà prova di un’incapacità di cui ormai dovrebbe prendere atto. Il gruppo del Pd è unanimemente disponibile a ogni soluzione utile alla caduta del governo cittadino e allo scioglimento del consiglio comunale. Si facciano avanti coloro che all’interno della maggioranza lo sono altrettanto, senza calcoli o ipocrisie. Gruppo consiliare Pd Como»

La bufala delle dimissioni

RondinePaco-SIn un comunicato che riportiamo integralmente il movimento della rondine spiega le ragioni delle proprie scelte.

Dopo le battaglie di 15 anni di opposizione Paco non ci sta a passare per una stampella della maggioranza. Leggiamo dalla stampa che Paco e il suo Consigliere Comunale, Bruno Magatti, sarebbero improvvisamente diventati una stampella per la maggioranza e trasaliamo!  Paco è stato il primo a sottoporre ai consiglieri di minoranza in una riunione giovedì scorso (1 ottobre) a margine del consiglio comunale una mozione di sfiducia al sindaco: come da comunicato stampa inviato mercoledì sera (30 settembre) agli organi di informazione.  Abbiamo dichiarato successivamente che preferivamo questo strumento all’ipotesi delle dimissioni di massa perché vorremmo inchiodare politicamente in aula i responsabili dello sfacelo delle paratie e gli esponenti della maggioranza che si sono dichiarati improvvisamente contrari. Stiamo tuttora facendo fatica a raccogliere le 16 firme necessarie per presentare la mozione di sfiducia al sindaco: si tratta quindi di una Bufala la possibilità di raccogliere 21 impegni formali per una dimissione di massa  Il gruppo di PACO era presente ieri sera in consiglio comunale tra il pubblico che gridava vergogna al sindaco e gli chiedeva di dimettersi. • Non accettiamo quindi che si costruiscano operazioni di diffamazione del nostro movimento dei suoi rappresentanti nelle istituzioni solo per pura esigenza di immagine di alcuni consiglieri comunali.  Paco ha sempre svolto con coerenza il mandato dei cittadini dichiarandosi contrario alle paratie fin dal 1996 con manifestazioni, convegni, atti, votazioni in tutte le sedi pubbliche e istituzionali. Paco non ha quindi assolutamente salvato la sedia del sindaco, è anzi impegnato per far sì che venga sfiduciato dal Consiglio comunale per le gravi responsabilità in merito alla costruzione del muro sul lungolago che riteniamo essere un insulto ai cittadini comaschi, oltre agli altri ben noti misfatti perpetrati ai danni della città. Ma ciò senza improvvisati, maldestri e inconcludenti colpi di teatro. Paco Progetto per Amministrare Como I portavoce: Ermanno Pizzotti, Luigino Nessi, Paolo Sinigaglia Il consigliere comunale: Bruno Magatti»

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 5 ottobre 2009

cernezziOccasione televisiva per il Consiglio comunale di Como lunedì 5 ottobre. Il pubblico che voleva seguire la seduta è stato bloccato da un ampio schieramento di forze dell’ordine impegnate a tenere libero dalla folla il set. Per i cittadini è stata allestita Sala Stemmi dove hanno potuto seguire le riprese del Consiglio di Etv compresi stacchi pubblicitari e telegiornale. Inciontentabili molti si sono rifiutati di star buoni davanti alla tv e alcuni di loro hanno persino urlato contro Bruni e la sua Giunta. I diritti democratici non sono però argomenti interessanti per chi governa a Palazzo Cernezzi.

«Anche questa estate il problema delle zanzare e delle zanzare tigre è stato segnalato da diversi cittadini» ha esordito nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 5 ottobre Luca Gaffuri, Pd, chiedendo quindi al Comune di segnalare le zone maggiormente interessate dal fenomeno all’Asl.
Donato Supino, Prc, ha chiesto e ottenuto di rispettare un minuto di silenzio per le vittime dell’alluvione in provincia di Messina a cui si è associato Francesco Pettignano, Pdl, una richiesta accolta dal presidente dell’assemblea.
Arturo Arcellaschi, Pdl, ha riferito della tradizionale trasferta a Marzabotto in rappresentanza del Comune da cui ha portato un pubblicazione data in omaggio a tutti i consiglieri.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto nuovamente di trovare una soluzione per l’area di via Quasimodo, cintata da un privato, e annunciato che «dopo le 800 firme raccolte per il ripristino di una linea dei bus che colleghi Ponte Chiasso con Sagnino e Tavernola, dovrebbe passare anche una mozione in tal proposito in Circoscrizione 8».
«I lavori del muro stanno continuando – così si è espresso Alessandro Rapinese, Area 2010, anticipando l’argomento della serata – guardando il contratto sembra che non si possano interrompere i lavori se non pagando una penale». Il consigliere ha poi proseguito «per supplire alle mancate dimissioni del sindaco ho cercato di organizzare le dimissioni di massa dei consiglieri» senza riuscirci perché avrebbe trovato resistenze nelle minoranze, che hanno prodotto «l’ennesima mozione che chiede le dimissioni del sindaco» per cui ha chiesto l’appoggio dei consiglieri di maggioranza Simone, Martinelli e Tenace, che avevano bocciato Bruni sulla stampa locale.
Data l’importanza dell’argomento il Consiglio comunale è stato trasmesso in diretta su Etv e per i 200 accorsi a Palazzo Cernezzi in Sala Stemmi con un megaschermo. Un modo per permettere ai cittadini di essere vicini allo svolgimento dei lavori senza disturbare il manovratore, salvo i 15 che sono riusciti a entrare per primi e ad accaparrarsi le poche sedie disponibili per il pubblico nella sala del Consiglio.
A difesa della sala e per mantenere l’ordine pubblico erano schierati poliziotti, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani, che hanno fatto un muro umano quest’ultimi per bloccare l’ingresso alla sala del Consiglio alla gente che, nell’atrio sopra lo scalone d’onore del cortile antico, premeva per assistere di persona allo svolgimento dell’assemblea e non voleva essere confinata davanti alla televisione nell’attigua Sala stemmi.
Il primo atto del Consiglio è stata la surroga del dimissionario Enrico Gelpi, Pdl, con Nadia Tettamanti, avvenuta all’unanimità.
Prima di incominciare il dibattito il presidente del Consiglio Pastore ha letto l’articolo 48 del Regolamento comunale sulle adunanze segrete che al primo comma recita: «L’adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza o vengono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone».
Mario Lucini, Pd, ha preso così la parola per spiegare la mozione di cui è primo firmatario, subito sono partite e urla e fischi da parte del pubblico che voleva intervenie in aula, mentre Pastore face chiudere le finestre e le porte della sala per non far arrivare il baccano in aula.
Il presidente della Commissione urbanistica ha riepilogato la nascita del progetto delle paratie e le modifiche intercorse fino all’attuale cantiere aiutandosi anche con la proiezione di alcune immagini. «Il primo lotto doveva essere finito in 14 mesi e siamo già a 23!» ha sottolineato entrando nello specifico del progetto rilevando alcune incongruenze nelle quote, differenti su alcune tavole di 30 centimetri. Lucini ha concluso chiedendo di segnare la quota di 130 centimetri per vedere effettivamente come sarà alto il muro e auspicato la possibilità di utilizzare delle simulazioni in legno per vedere l’impatto che avranno sul paesaggio i futuri interventi, ricordando che si passerà in piazza Matteotti dove verranno costruiti altri muri.
Applausi sono arrivati dall’esterno e Gaffuri è intervenuto chiedendo di lasciar passare i cittadini «come è già successo in altre serate», raccogliendo il diniego di Pastore.
Presa la parola Marcello Iantorno, Pd, dopo cinque minuti, si è avuto il primo stacco pubblicitario di Etv, che ha provocato le urla di protesta delle persone accorse in Sala stemmi che si sono precipitate contro l’ingresso della sala del Consiglio difesa dai vigili. Il consigliere democratico ha addossato la responsabilità del muro all’ingegnere Viola e a Caradonna ed ha concluso esortando i consiglieri tutti «per rispetto alla città a censurare Bruni».
Donato Supino, Prc, ha presentato la propria mozione che chiede, al primo punto, l’abbattimento del muro, ma non ha potuto affrontare i due seguenti, il licenziamento del direttore dei lavori e dell’assessore competente e la verifica di eventuali presupposti per risarcimento danni perché suscettibili di incorrere nelle more del famoso articolo 48 del Regolamento.
Il consigliere comunista ha ricordato la sua appartenenza a Territorio precario e la manifestazione contro il muro che la rete aveva fatto nel marzo 2008 e ha chiesto le dimissioni di Caradonna per aver detto che i cittadini si devono occupare dei muri di casa loro. Una stilettata anche alla Lega «il partito del’ordine che non rispetta le leggi attaccando manifesti abusivi», che gli hanno fatto raccogliere applausi, in sordina, da parte del pubblico.
Alle mozioni delle minoranze ha risposto il primo cittadino che ha lodato lo svolgimento dei lavori del cantiere, ha ricordato la presentazione del progetto in più sedi, ha rimarcato la bontà dello stesso ma ha ammesso la sua «modalità di difficile rappresentazione», insistendo che «si deve tenere conto del risultato a fine cantiere quando tutti i livelli saranno a posto» paragonando la situazione attuale a quella di una persona che vede il muro da dentro una buca. Sotto i fischi e gli inviti ad andare a casa del pubblico fuori dalla sala ha definito poi come terrorismo quanto apparso sulla stampa locale, mentre Pastore incitava a chiudere le finestre sul cortile antico, che qualcuno per il caldo aveva aperto.
Sono così iniziati gli interventi dei consiglieri, per primo Bruno Saladino, Pd, che ha ricordato come ci siano precise responsabilità e citato muri famosi e una poesia di Kavafis, poi Luigi Bottone, Gruppo misto, a chiesto che le modifiche e l’abbattimento non vengano dati alla stesa ditta costruttrice ma venga fatto un nuovo appalto, mentre su Etv veniva eclissato dal telegiornale e la folla esterna, anche per questo, rumoreggiava.
Mario Molteni, per Como, ha chiesto l’abbattimento del muro e fatto un excursus dei fallimenti della attuale Giunta dal Campus universitario, alla fusione Acsm-Agam, che non ha portato alla riduzione delle bollette, alla Ticosa.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «una dichiarazione di responsabilità di colpa», oltre alla rimozione di Caradonna, riconoscendo gli errori fatti per poter camminare a testa alta per la città.
Rapinese ha fatto un discorso più in generale sulle promesse elettorali del centrodestra, efficientismo, buona gestione dei fondi pubblici, e la sua disillusione a Como come elettore, cominciando una serie di affondi contro la Giunta e i suoi esponenti, fino ad arrivare all’’ex assessore ora presidente di Acsm-Agam D’Alessandro, sul quale è stato fermato da Pastore sempre in base all’articolo 48 e alla pertinenza all’argomento trattato.
Per ultimo è intervenuto Gianluca Lombardi, Pdl, che ha magnificato il «progetto per la riqualificazione del lungolago, che darà lustro alla nostra città – ha proseguito – si fa un errore e non si vede più l bene fatto». Per il consigliere tutti i presenti hanno operato per il bene della città mentre è dubbio che possano intervenire «i peregrini che non sanno dov’è il lago, che vivono in periferia», scatenando le proteste delle minoranze.
Data l’ora il Consiglio è stato aggiornato a giovedì prossimo e l’assemblea è stata sciolta, mentre il pubblico ha atteso, invano, il sindaco all’uscita della sala. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Un incontro per dimettersi: a Como le opposizioni divise sulla strategia contro Bruni

muro e io pagoDuecento persone per la seconda manifestazione contro il muro a lago edificato dalla giunta Bruni hanno fatto da sfondo ad una sorta di riunione aperta nella quale i molti esponenti delle minoranze in consiglio comunale presenti si sono confrontati sulle prospettive per mandare a casa il sindaco e la sua giunta. Forse decisivo tra dimissioni e sfiducia l’incontro di domenica 4 alle 21.

Si terrà tra poche ore, domenica 4 ottobre alle 21, una riunione fortemente voluta da Luca Corvi, segretario provinciale del Pd di Como, e da Luca Gaffuri, già candidato sindaco del centro sinistra opposto a Bruni, che si dicono convinti dell’esistenza di una possibilità che un numero di consiglieri sufficienti sottoscriva le proprie dimissioni rendendo automatico lo scioglimento del Consiglio e della Giunta di centro destra.
Ma su tale proposta oltre che gravare i dubbi sulla reale disponibilità di esponenti della maggioranza alla fronda pesano anche seri dubbi sulla convergenza dei consiglieri di minoranza. Infatti Bruno Magatti, capogruppo di Paco ed esponente storico della lotta che da anni si svolge contro l’ecomostro delle paratie a lago, ritiene lo strumento delle dimissioni un modo inadatto a raggiungere lo scopo voluto e ribadisce la possibilità invece di usare la già proposta mozione in Consiglio comunale di sfiducia sulla quale chiede l’adesione di tutti coloro ritengono necessario mandare a casa Bruni. Per Paco inoltre sarebbe opportuno che ci fossero prese di posizione più chiare anche nelle minoranze sul dopo muro, sull’intera questione delle paratie e su come liberarsene definitivamente. Perplessità vengono d’altra parte espresse anche da altri consiglieri di minoranza preoccupati come Iantorno di consegnare ad un commissario il governo della città e convinti che tocchi all’opposizione svolgere il suo compito indicando le vie concrete per risolvere i diversi problemi e misfatti compiuti dalla Giunta Bruni.
Intanto ali Giardini a lago nella manifestazione sono intervenuti diversi esponenti politici che hanno ribadito le molteplici ragioni non solo della necessità dell’abbattimento del muro quanto della complessiva follia e pericolosità ambientale dell’intero affare paratie imposto dalle amministrazioni di centrodestra alla città.
Tra gli interventi un richiamo alla laicità che è venuto da Giulia Parini Bruno che ha ricordato che essere di centro sinistra non vuol dire non cogliere i tanti danni fatti dalla legge Bassanini e che ha ricordato che proprio leggi che mortificano il ruolo delle minoranze insieme alla scelta dei cittadini di dare alle destre maggioranze bulgare hanno reso possibili provvedimenti amministrativi contrari all’interesse della città.
E alla descrizione di tanti altri scempi che accompagnano l’ecomostro delle paratie il consigliere provinciale Renato Tettamanti, eletto nelle liste del Prc, ha aggiunto la denuncia dell’intenzione di realizzare a Villa Erba un porto per 150 barche che rovinerà ancora il paesaggio lacustre nello specchio d’acqua particolarmente pregevole tra Villa Erba e la sponda di Villa Geno.

Meglio sfiduciare Bruni che dimettersi

RondinePaco-SMeglio la Mozione di sfiducia delle dimissioni di massa. Nella nota, che riportiamo integralmente, la presa di posizione di Paco che conferma l’intenzione  di sostenere la mozione di sfiducia al sindaco Stefano Bruni.

«Apprendiamo a mezzo stampa dell’intenzione dei consiglieri di minoranza a Palazzo Cernezzi di dimettersi in massa con l’obiettivo di arrivare allo scioglimento del consiglio comunale e di conseguenza a nuove elezioni in primavera. Paco ritiene di preferire a questa prospettiva quella della Mozione di sfiducia al Sindaco, già annunciata alla stampa, si spera possano confluire le firme dei consiglieri di minoranza e su cui si dovrebbero incalzare i consiglieri di maggioranza che si sono pubblicamente dichiarati contrari al cantiere delle paratie, in primis gli esponenti della Lega. L’opposizione ha il dovere politico di dichiarare il fallimento di questa amministrazione nel gestire e portare a compimento parti importanti del suo programma (Ticosa, Ospedale, Fisac, cinema multisala, appalto rifiuti, muro e paratie a lago) e di farlo nel Consiglio comunale. La mozione di sfiducia permette di inchiodare la maggioranza davanti alle proprie responsabilità, permette lo svolgimento in Consiglio comunale, davanti ai cittadini, di un dibattito sull’operato della Giunta e delle opposizioni che hanno osteggiato fin dal 1996 l’assurdo progetto delle paratie a lago, permette di consolidare la minoranza come possibile alternativa al governo della città, permette infine di innescare dinamiche politiche nella maggioranza che potranno portare alcuni consiglieri a sfilarsi e a sfiduciare il Sindaco. L’operazione delle dimissioni di massa non consente di realizzare nessuno di questi obiettivi e quand’anche dovesse funzionare lascerebbe i cittadini disorientati, senza aver capito la manovra di palazzo e dando probabilmente il merito della caduta della giunta ai pochi consiglieri di maggioranza determinanti. Per questi motivi Paco ritiene di dover percorrere la strada della mozione di sfiducia e non quella delle dimissioni di massa dei consiglieri comunali per mandare a casa l’attuale amministrazione».

Più di quattrocento a Porta Torre a Como per la libertà di stampa

STAMPA MAN 3Centinaia di persone hanno partecipato dalle 15,30 alla manifestazione La stampa serve, non serva, indetta in contemporanea con quella di Roma per difendere la libertà di stampa sabato 3 ottobre a Porta Torre a Como. Centinaia di cappelli fatti con fogli di giornale hanno simbolicamente dimostrato l’attenzione dei comaschi ad uno dei pilastri della nostra democrazia.
Quattrocento firme per l’appello sulla libertà di stampa in più raccolte solo nel pomeriggio di oggi.

Più di quattrocento persone presenti, un successo molto al di là di qualsiasi previsione danno la misura della sensibilità delle cittadine e dei cittadini comaschi che hanno sottoscritto l’appello del Comitato promotore, nato dall’indignazione di Bruno Saladino, Alessandro Tarpini, Marcello Molteni per gli inverecondi attacchi in corso alla libera espressione e ormai forte anche dell’adesione di venticinque organizzazioni (associazioni, sindacati, movimenti, partiti).
In una via Cesare Cantù animata dalla presenza del popolo dell’art. 21 della Costituzione italiana il banchetto allestito dagli organizzatori ha dovuto subire la pressione di centinaia di persone che volevano mettere anche la propria firma sotto l’appello. Circa 400 le firme raccolte solo nelle tre ore della presenza in piazza che si vanno ad aggiungere a quelle già arrivate prima della manifestazione. Esiste quindi anche nel nostro territorio la volontà e la capacità di mobilitarsi su temi di grande valore ideale e civile, lontani da modesti interessi personalistici. E sull’universalità dei valori in gioco si sono espressi tutti gli interventi svolti in piazza che hanno ribadito l’estrema gravità della situazione italiana caratterizzata dall’anomalia della concentrazione di buona parte dell’informazione sotto il controllo di un’unica persona e la necessità di difendere e sostenere la stampa che se non è libera non è stampa. Come nello slogan della manifestazione: La stampa serve, non serva.

Domenica 4 ottobre alle 17 manifestazione contro il muro

murosoloDomenica 4 ottobre dalle 17 i comaschi nuovamente in piazza ai Giardini a lago contro il muro.

La manifestazione è organizzata e promossa da Arci Como, la Città Possibile, i Verdi di Como, il Comitato Autorganizzato Pandora, l’Associazione per la Sinistra di Como, l’On. Chiara Braga, la Federazione Provinciale del Partito Democratico, i circoli PD della città di Como, Rifondazione Comunista Federazione di Como, il Partito dei Comunisti Italiani Federazione di Como, Paco, il gruppo consiliare del PD, il gruppo consiliare della Lista per Como, i consiglieri comunali Alessandro Rapinese, Vincenzo Sapere e Donato Supino.
I promotori della manifestazione hanno deciso di non portare le bandiere dei propri partiti per sottolineare la portata trasversale della protesta. A essere invitati in piazza non sono solo coloro che aderiscono ai singoli partiti e associazioni, ma tutti i cittadini che con la costruzione del muro ritengono sia stato fatto un danno alla città di Como, di cui chi amministra dovrebbe assumersi la responsabilità. I partiti e le associazioni promotori hanno sottoscritto un comunicato in cui vengono spiegate le motivazioni per cui, a una settimana dalla prima manifestazione contro il muro, hanno deciso nuovamente di scendere in piazza, a fianco dei cittadini.
Il testo del Comunicato:
«L’annuncio del proposito di abbattere il muro, sorto davanti al Lungo Lario Trento, non cancella le responsabilità di una amministrazione che ha costruito, per sua stessa ammissione, un “ecomostro”. Prima fu chiesto di aspettare la fine dei lavori per giudicare, successivamente fu promesso che il muro sarebbe stato abbassato di un’altezza variabile dal mezzo metro al metro e mezzo, a seconda di chi veniva interpellato. Infine lunedì mattina il sindaco in una dichiarazione di poche righe ha proclamato che il muro sarà abbattuto, affermando che i costi della demolizione e del nuovo progetto verranno sostenuti insieme  a Regione Lombardia, mentre l’assessore alla partita rimetteva le deleghe ma non il mandato, rimanendo in Giunta. I media nazionali insieme a quelli locali si sono interessati alla questione: per una settimana la città di Como è stata sotto i riflettori in quanto città del muro che nasconde il lago. Se vengono giudicati rilevanti i danni economici e di immagine causati alla città, deve essere considerato ancora più grave il danno ambientale, vista anche la manifesta inutilità dell’opera. Ancora una volta l’amministrazione non è stata capace di assumersi le responsabilità delle proprie azioni. A queste responsabilità intendiamo richiamare gli amministratori attuali, chiedendone le dimissioni, ed anche gli amministratori che in passato hanno deciso quest’opera: non si tratta solo di responsabilità politiche e morali, ma anche di scandaloso sperpero di denaro pubblico per un’opera sulla quale fin dall’inizio forte e qualificata era stata l’opposizione di molte forze politiche, di tecnici, di semplici cittadini: tutto ciò esige un risarcimento. Il sindaco ha asserito di ascoltare i cittadini, sconfessato i propri assessori senza prendere decisioni definitive ed è passato al secondo rimpasto di giunta in un anno. La città intanto langue: dal colosso vuoto dell’ex Trevitex, al cassetto dove è tenuta chiusa l’ultima lettera dell’impresa che si è aggiudicata l’appalto sul terreno, ancora da bonificare, dove per oltre venti anni è sorto lo scheletro della tintostamperia Ticosa. Per questo insieme di motivi invitiamo tutti i cittadini a partecipare a una nuova manifestazione che si terrà domenica 4 ottobre, a partire dalle 17.00. presso i Giardini a lago (di fronte al cantiere)». Per ulteriori informazioni: 031260311.

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