Il Consiglio comunale di Como di lunedì 19 aprile 2010

Nella seduta di lunedì 19 aprile è ripresa la discussione sulla delibera di indirizzo per la Ca’ d’industria nel Consiglio comunale di lunedì 19 aprile. Una seduta, per la prima volta, ripresa con i mezzi del Comune e contestualmente proiettata in Sala stemmi per il pubblico accorso, una sessantina di persone, oltre alla ventina che è entrata nella sala consiliare.

Nelle preliminari Donato Supino, Prc, ha ripreso il presidente del Consiglio Pastore: «lei non si è comportato bene abbandonando l’aula per far mancare il numero legale nella seduta precedente».

«La scuola di via Sinigallia è in pieno degrado, ma dove stiamo finendo?» ha chiesto al sindaco un accalorato Mario Molteni, Per Como, che ha ricordato l’obbligo per l’amministrazione di mantenere in sicurezza le strade.

Sull’idea del sindaco di sviluppo turistico incentrato sui giardini a lago è intervenuto Luigi bottone, Per Como, «non ci sono neanche dei bagni pubblici nella zona», chiedendo proposte più circostanziate.

Marcello Iantorno, Pd, tornando alla Ca’ d’industria ha rimarcato il ritardo nella presentazione delle carte da parte della Fondazione e  chiesto lumi sull’appalto «si pagano 3 milioni in più, nel decennio, rispetto all’impresa arrivata seconda!».

Fatto l’appello la seduta ha ripreso i lavori da dove si erano interrotti ovvero il voto a scrutinio segreto del primo emendamento alla delibera di indirizzo proposta da Bruno Magatti, Paco, presentato da Supino che richiede la sfiducia del Consiglio di amministrazione di Ca’ d’industria.

Su 37 votanti, con 23 voti favorevoli (9 della maggioranza) e 14 contrari, Arturo Arcellaschi, Pdl, non ha partecipato al voto, la proposta è passata.

Supino ha quindi ritirato i due successivi emendamenti proposti. Il primo per chiedere le dimissioni del rappresentante delle minoranze nel Cda, ormai superata data la sfiducia dell’intero Consiglio.

Il secondo per cambiare lo Statuto della fondazione per permettere la presenza dei consiglieri comunali nel Consiglio della Fondazione. Una proposta che non è piaciuta alla maggioranza, ma neanche agli altri gruppi di minoranza «non sono convinto si possa a termini di legge fare» ha dichiarato Luca Gaffuri, Pd, di qui il ritiro.

Ritirato anche l’emendamento proposto da Bottone che chiedeva anch’esso la sfiducia del Cda.

Si è così passati, dopo una prima sospensione “tecnica” chiesta dal Pdl per mettersi d’accordo, all’emendamento proposto dal sindaco che cambiava diversi punti della delibera.

Lo stesso primo cittadino ha presentato la proposta di taglio volta a eliminare i riferimenti alla struttura come pubblica e alla revisione delle scelte inerenti all’esternalizzazione, con un’aggiunta: «la tutela della qualità del servizio e la tutela dei posti di lavoro».

«È indecente sabotare e capovolgere il senso della delibera» è stata la reazione di Mario Lucini, Pd. Accuse di viltà alla maggioranza, rea di esprimersi liberamente solo con voto segreto sono arrivate da Vincenzo Sapere, Gruppo misto, e Gianni Imperiali, Pd.

La proposta ha comunque permesso di entrare nello specifico dell’appalto dato a Fms. Forte la perplessità sulla garanzia dei posti di lavoro «si dice che Fms è garantita da Serist, ma quest’ultima ha 481 dipendenti in mobilità di cui 13 in provincia di Como!» ha detto Gaffuri. «Il sindaco ha parlato di delibera veterocomunista, poi però l’appalto è stato dato per un periodo decennale, come gli accordi fra Che Guevara e l’Urss per la vendita dello zucchero!» ha affermato Alessandro Rapinese, Area 2010.

Dopo un paio di subemendamenti (uno passato ed uno no), l’emendamento è stato votato per punti che sono stati tutti approvati dalla maggioranza, qualche volta anche con il voto contrario di Liberi per Como.

Il sesto emendamento, proposto dalla Lega e presentato da Giampiero Ajani, che chiedeva di congelare «l’atto assunto dal Cda di Ca’ d’industria» per permettere di acquisire documentazione è stato ritirato dal proponente ma recuperato da Magatti. Ai voti solo le minoranze e Liberi per Como lo hanno sostenuto mentre la stessa Lega lo ha bocciato, mentre il pubblico rumoreggiava urlando: «Vergogna!».

Passato invece, dopo la decisione di proseguire il Consiglio ad oltranza, con un paio di modifiche, il settimo emendamento presentato da Guido Martinelli, Lega, che chiede rimangano «intatte le peculiarità di struttura espressione della generosità ed efficienza del territorio comasco», «la presenza di idonei punti cottura in ogni singola struttura» e «una continuità di personale nell’assistenza agli anziani».

Approvata, con l’astensione della maggioranza, anche la proposta di Magatti di progetti sociali che aiutino gli anziani al di fuori delle strutture della Ca’ d’industria per ridurre le modalità d tipo ospedaliero; «sono in via generale favorevole anche se il tema dell’assistenza agli anziani non è riconducibile solo alla Ca’ d’industria» ha motivato l’astensione il sindaco Bruni.

Il nono emendamento presentato da Bruno saladino, Pd, voleva rafforzare il primo ma è stato bocciato, mentre il decimo ed ultimo chiedeva anch’esso sostanzialmente la sfiducia del Cda ed è stato ritirato dal proponente Iantorno.

Da qui la serata è entrata in una impasse durata ben due ore sulle modalità di voto.

Dopo aver appurato che la votazione dell’elaborato finale, risultato dalle modifiche alla deliberazione proposta inizialmente, non sarebbe stata fatta a voto segreto il Consiglio si è trovato di fronte a due parti, la prima votata a scrutinio segreto e approvata, e la seconda, l’elaborato, da votare.

Le minoranze hanno quindi più volte e in modi differenti chiesto se il voto contrario alla seconda parte avrebbe di conseguenza annullato la prima senza ottenere una risposta chiara dal presidente e dal segretario generale Fabiano. Quest’ultimo, nonostante i tentativi di sdrammatizzare con alcune “salaci” battute, ha ripetuto più volte una perifrasi che non ha soddisfatto, data la confusione, a volte rivendicata come prerogativa dallo stesso segretario, né i consiglieri di opposizione, né il pubblico.

Un teatrino che si è protratto fin dopo le due del mattino quando, dopo anche una riunione della Presidenza del Consiglio, Fabiano non ha trovato di meglio che rileggere l’intera delibera così come emendata, senza però chiarire nulla sugli eventuali esiti del voto.

Superato lo stallo Marco Butti, Pdl, ha precisato «non ci sarà alcuna fuga [come aveva deciso il suo gruppo nella seduta precedente] sono però costretto a chiedere 5 minuti di sospensione per poterci consultare». Un boato si è alzato dal pubblico data l’ora, le tre del mattino. Dopo un quarto d’ora di riunione Arcellaschi è uscito dalla riunione sbattendo la porta, mentre dal pubblico è partito un coro che scandiva: «a casa! A casa!».

Dopo 20 minuti il gruppo del Pdl è rientrato in aula e per bocca di Butti si è espresso per l’astensione: «Non possiamo approvare l’indirizzo compreso nella delibera di revoca dei membri del Cad della Ca’ d’industria».

Alle 3.28 è stata così approvata dalle minoranze, più Lega, Liberi per Como e Arcellaschi, e l’astensione del Pdl, la delibera comprendente la sfiducia del Cda della Ca’ d’industria fra gli applausi del pubblico. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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