Formigoni sostiene la sua legge sull’acqua a Roma
«La legge regionale deve essere sospesa!» la risposta dei promotori referendari
«Il governo ci ha impugnato la legge. Questa non l’ha capita neanche lui. La proprietà dell’acqua rimane pubblica – così il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni a margine del convegno Acqua, bene pubblico e servizi di qualità di Roma martedì 8 marzo – Abbiamo chiesto ai Comuni di costituire società patrimoniali, integralmente pubbliche, per il possesso delle reti, per svicolare così dal patto di stabilità per permettere ai Comuni virtuosi di essere proprietari di alcune infrastrutture».
«La verità è che la legge regionale sull’acqua, votata a dicembre dalla Regione Lombardia e impugnata dal Governo, obbliga a privatizzare l’acqua: occorre ora sospendere l’applicazione della legge e aspettare l’esito del Referendum per l’acqua pubblica» la risposta di Rosario Lembo, presidente Contratto Mondiale sull’acqua, e Roberto Fumagalli, referente regionale del Comitato referendario “2 Sì per l’acqua bene comune”.
«Il rilievo di costituzionalità opposto dal Governo nazionale rispetto al mantenimento in essere delle società patrimoniali, era già stato oggetto di contestazione da parte della Corte Costituzionale sulla precedente legge regionale del 2006 – ricordano i due sostenitori dell’acqua pubblica –, accogliendo i rilievi mossi dal Governo Prodi. Alla luce degli obblighi imposti dal decreto Ronchi (obbligo della messa a gara o cessione di almeno il 40% delle società di gestione) non si capisce quale possa essere il ruolo che le società patrimoniali possono svolgere se non quello di mettere a disposizione dei privati i soldi per garantire gli investimenti».
«Solo la vittoria del Referendum potrà riaffidare ai Comuni la facoltà di scegliere le modalità di affidamento previste dalla giurisprudenza europea, tra cui la gestione totalmente pubblica, salvaguardando in tal modo la gestione diretta dei servizi idrici – precisa il comunicato stampa – Chiediamo pertanto alla Regione Lombardia di sospendere l’efficacia della legge regionale n. 21/2010, e contemporaneamente diffidiamo i presidenti di tutte le Province della Lombardia onde non dare applicazione alla pessima norma regionale».

