Il Consiglio comunale di Como di lunedì 21 marzo

Quasi approvata la ratifica dell’accordo per la Cittadella sanitaria nell’area dell’ex S. Anna. La bandiera bistrattata

Tralicci

Nelle preliminari al Consiglio comunale di Como di lunedì 21 marzo Roberta Marzorati, Per Como, è tornata sulle concessioni per Radio K e Lattemiele, «il Comune ha dato dei permessi a trasmettere che sono praticamente tutti uguali in fotocopia» ha denunciato aggiungendo «il proprietario di Radio K sapeva cosa stava facendo infatti aveva chiesto i permessi agli uffici giusti riconoscendo la presenza dei vincoli», mentre il Comune ha seguito un altro iter.

 

Paratie e mostre

«La invito a illustrarci nel più breve tempo possibile la situazione del cantiere delle paratie» è stato il commento dell’autonomista Pasquale Buono all’indirizzo del sindaco, dopo il cedimento della darsena, che ha quindi attaccato l’assessore Gaddi sulla grande mostra di Boldini: «Non mai venuto a dire nulla in Commissione, non si sanno ancora gli sponsor!». Sulle mostre è intervenuto anche il suo collega Luigi Bottone «come fa ad operare in questo momento Csu se non è stato ancora firmato un contratto?».

Alessandro Rapinese, Adesso Como, sempre sulle paratie, si è invece presentato con una maglietta con un’affermazione del sindaco «Comprendo la preoccupazione dei comaschi ma rassicuro tutti non ci saranno disagi» e il numero dei giorni dall’inizio del cantiere 1.168.

 

Vergogna!

Al grido di «Vergogna!» ha quindi attaccato Bruni «dopo aver aumentato il costo dei posteggi ai normali cittadini lei non solo posteggia in Comune la propria auto ma anche lo scooter, meno male che non ha un aereo!» ed ha aggiunto «lei la volta scorsa ha votato un Piano a favore del suo testimone di nozze il numero due del Pdl [Patrizio Tambini], avete detto che non c’era un grado di parentela ma un testimone di nozze è più di un fratello, lo si sceglie infatti».

 

Lavori socialmente utili

«Perché non utilizzare la possibilità che dà il nuovo Codice della strada di utilizzare chi, trovato in stato di ebbrezza alla guida, può al posto della pena pecuniaria svolgere dei lavori di pubblica utilità» ha chiesto Mario Molteni, Per Como, che ha annunciato un’interrogazione sulle buche nelle strade, seguito sugli Lsu dal consigliere democratico Marcello Iantorno.

 

Bandiera italiana e Unità

Una difesa della bandiera italiana è stata fatta da Vittorio Mottola «a Ponte Chiasso ne ho esposta una di 8 metri» simbolo nazionale e di Pace per il consigliere democratico «in cui vengono avvolte le bare dei nostri soldati caduti per la Pace all’estero». Una difesa del simbolo nazionale dopo l’assenza degli esponenti del carroccio dalla commemorazione dell’Unità d’italia tenutasi in Comune nella settimana precedente, «per questo la voglio regalare ad un esponente della maggioranza» ha annunciato con il drappo in mano dirigendosi verso l’assessore leghista Peverelli. «Io rispetto il suo pensiero ma se la porta qui gliela sbatto in faccia, lei non deve provocare» la risposta dell’assessore furioso che alle parole ha prontamente fatto seguire i fatti, dopo che Mottola aveva appoggiato il drappo sul banco della Giunta davanti a Peverelli. «Chiediamo le scuse per la mancanza di rispetto nei confronti della bandiera» è stata la reazione di Bottone a nome degli autonomisti raccogliendo gli applausi di alcuni dei suoi e delle minoranze, mentre il socialista Vincenzo Sapere urlava all’indirizzo del presidente della seduta Pastore «lei è il presidente di una Consiglio comunale italiano non può lasciare offendere la bandiera!». «Tutti amiamo la bandiera, ma non si può sfruttare la situazione» la difesa d’ufficio dell’ex capogruppo Pdl Marco Butti dopo l’uscita del capogruppo leghista Giampiero Ajani «Io giovedì scorso ho lavorato» che ha aggiunto, dopo le affermazioni del sindaco sul federalismo, «contro il centralismo romano gli voglio regalare una tessera della Lega gliela compilo subito». «Mi dissocio dall’utilizzo della bandiera a scopo provocatorio, ma mi dissocio ancora di più dal gesto di reazione alla provocazione» la risposta del primo cittadino che ha cercato di smorzare i toni ricordando la commemorazione di giovedì 17 marzo e ringraziando gli intervenuti (per l’Unità l’autonomista Arturo Arcellaschi ha regalato a tutti i consiglieri un portachiavi commemorativo). «Manifestazioni – quelle per l’unità nazionale – «che non condivido, ma che neanche critico» la difesa del giorno dopo dell’assessore Peverelli che si è detto impegnato a lavorare il giorno dei festeggiamenti e ha chiesto scusa solo «per non essersi saputo controllare», rilanciando, con una qualche contraddizione rispetto all’ostentata fedeltà “padana”, contro Mottola reo di essere stato «irrispettoso nei confronti del simbolo Nazionale fatto oggetto come strumento  di provocazione» (la lettera di scuse).

 

Cittadella sanitaria

Il Consiglio ha quindi affrontato la discussione sull’Accordo per la cittadella sanitaria nell’area ex S. Anna fra la Provincia di Como e i Comuni di Como, Montano Lucino e S. Fermo della Battaglia con Regione Lombardia, azienda ospedaliera S. Anna e Infrastrutture lombarde.

Il sindaco ha presentato la delibera precisando che i 30mila metri quadri destinati all’Azienda sanitaria locale e Ospedale saranno ripartiti in 10mila per la seconda (destinati ad uno scopo ambulatoriale) e i rimanenti 20mila per uffici.

Verranno abbattute alcune strutture collaterali mentre rimarranno gli edifici fronte strada, il cosiddetto monoblocco e le strutture subito a monte dello stesso. Di tutta l’operazione non farà parte l’area del G.B. Grassi in piazza Camerlata.

Sotto il Baradello oltre ad attività commerciali, nuove residenze, alcune dedicate all’housing sociale ha voluto sottolineare il primo cittadino, verrà quindi creata nei prossimi anni una Cittadella sanitaria, ma la scuola infermieri finirà molto probabilmente al S. Martino. I soldi della vendita delle aree destinate al commercio e alla residenza serviranno a pagare il nuovo ospedale a S. Fermo.

Nei prossimi anni per ristrutturare e rendere funzionale la nuova struttura l’Asl dovrà vendere le proprie altre strutture in città con un processo che per Bruni «comincerà probabilmente con via Pessina». Un processo che per il primo cittadino vedrà la piena collaborazione fra i dirigenti di Asl e Ospedale S. Anna.

Bruno Magatti, Paco, ha chiesto preliminarmente di sapere se l’atto di donazione di Teresa Rimoldi non possa comportare dei problemi per il cambio di destinazione di parte dell’area e se esista effettivamente un vincolo demaniale per la zona vicina al S. Carpoforo dove passava una strada, «non so di nessun vincolo» ha risposto Bruni.

Una critica a come si è svolta la vicenda preliminare di tutta l’operazione è arrivata dai banchi della maggioranza, per Butti l’accordo è «una rivincita su Infrastrutture lombarde che non ha voluto confrontarsi con il Consiglio e per la sfacciataggine con la quale ci ha trattati allora».

Modifiche alla delibera sono state proposte dagli autonomisti che hanno chiesto, con un emendamento, «l’inizio dei lavori entro la fine dell’anno», una proposta poi bocciata dalla maggioranza. Approvato invece un ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pd Mario Lucini perché il Piano di intervento nell’area sia unico sia per la componente pubblica che privata. Data l’ora la seduta è stata aggiornata con lo stesso argomento al lunedì successivo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

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