Genova, 10 anni dopo quell’«eclisse della democrazia»

Un libro difficile da scrivere, per ammissione diretta di uno dei due autori, Vittorio Agnoletto. L’eclisse della democrazia, scritto a quattro mani con il giornalista Lorenzo Guadagnucci, è il frutto di un lavoro iniziato più di un anno fa, un lavoro d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova e soprattutto sui processi che ne sono seguiti, e di elaborazione del percorso del movimento dei movimenti, cominciata prima ancora del 2001. Alla Feltrinelli di Como una cinquantina di persone hanno partecipato alla serata di presentazione del volume, giovedì 23 giugno. Per ricordare Genova e pensare al prossimo luglio, alle iniziative per il decennale di quella pagina buia, forse la più buia, della nostra storia recente.

Dieci anni fa in Italia si sospendeva la democrazia. Carlo Giuliani, un ragazzo, veniva ammazzato e da allora nessuno è stato nemmeno processato per il suo omicidio. Oggi ricordare, capire e analizzare quanto successo a Genova, al G8, e soprattutto quanto è accaduto dopo, nei processi che hanno seguito le violenze da parte delle forze dell’ordine, non è semplice per chi ha vissuto in prima persona quelle “giornate cilene”. Ci hanno provato Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum (Gsf) ai tempi del G8 del 2001 e Lorenzo Guadagnucci, giornalista, tra le persone massacrate di botte alla scuola Diaz, la notte del 21 luglio 2001, con il libro «L’eclisse della democrazia – le verità nascoste sul G8 2001 a Genova», appena pubblicato da Feltrinelli. Il testo è stato presentato da Agnoletto a Como giovedì 23 giugno, in una serata moderata dal nostro Fabio Cani e promossa, oltre che da ecoinformazioni, da Arci provinciale, Noerus, Babylon e la Feltrinelli di Como.

«E’ stato difficile scrivere il libro?» ha chiesto Fabio Cani. «Sì, lo è stato molto – ha risposto Agnoletto – ma non è difficile raccontare quello che è successo a Genova, è complicato raccontare quanto è successo dopo». Non a caso Agnoletto, proprio nelle pagine del libro, racconta l’incontro con un rappresentante dei vertici dei servizi segreti, il quale gli avrebbe appunto consigliato di stare attenti e di preoccuparsi. Non è una novità: ogni volta che si toccano alcuni nomi eccellenti dei livelli più alti delle nostre forze dell’ordine la questione diventa delicata (per usare un eufemismo)…Ma torniamo al libro: «lo stile narrativo, quasi da saggio storico – ha aggiunto Agnoletto – è una conseguenza di quello che abbiamo voluto raccontare, abbiamo voluto mettere accanto, uno dopo l’altro, i fatti. I fatti sono sufficienti, parlano da soli. Vorremmo che fosse letto anche da chi non era a Genova, nel 2001, e anche da chi non condivide le nostre idee». Affinchè tutti, indipendentemente dalle idee politiche, possano capire «il livello di impunità» imperante, evidentemente garantito a tutti coloro che si sono macchiati di reati anche gravissimi nel corso del summit del luglio 2001. È quanto emerge, ad esempio, dalle parole del pm Enrico Zucca, titolare dell’inchiesta contro i poliziotti, che, come ha voluto sottolineare Agnoletto all’incontro comasco, ha parlato di «una richiesta esplicita (da parte della polizia, ndr), una sorta di patto: voi rinunciate ad andare a fondo nelle inchieste sulla polizia, noi facciamo altrettanto nelle indagini sui manifestanti», proposta rispedita al mittente. Ma di episodi del genere è pieno il libro di Agnoletto e Guadagnucci: «noi facciamo tutti i nomi, ed emerge il paradosso di magistrati che usano la polizia per indagare sulla polizia, poliziotti per indagare i loro stessi superiori, e che a loro volta – pur essendo indagati, in alcuni casi – indagano sui manifestanti!». Un solo poliziotto, per l’ex portavoce del Gsf, ha ammesso le colpe della forza dell’ordine che rappresenta: «Montalbano! Solo che non esiste…Purtroppo nessuno ha mai criticato dall’interno la gestione di quelle giornate e anzi, ad esempio nel caso delle molotov il comportamento di alcuni membri della polizia potrebbe essere scambiato per quello di una banda. Ma se è difficile riconoscere la dialettica interna al corpo della polizia è ancora più difficile, praticamente impossibile, comprendere quanto accade nei carabinieri: non ci sono stati interlocutori che raccontassero la loro versione o le loro critiche o considerazioni, per questo sono state importantissime le intercettazioni per i pm e per la loro libertà d’azione».

Ma a Genova è stato colpito – oltre, sia fisicamente che moralmente, alle persone – un intero movimento. «Oltre alla decisione politica di repressione fortissima del movimento – ha continuato Agnoletto – ci sono stati meccanismi di gestione di quella repressione molto complicati perché i rapporti tra polizia e carabinieri sono complessi» e le dinamiche successive al G8 altrettanto difficili, finchè la polizia e i suoi vertici diventano «inamovibili» per anni. Ciò nonostante, resta una grande eredità, non solo per il movimento, a dieci anni da Genova. «Per quanto riguarda la politica, va detto che fino a quando i magistrati hanno cercato i responsabili materiali della mattanza hanno avuto contro la destra, ma quando sono saliti “ai piani superiori” hanno avuto contro anche il 90 per cento del centrosinistra: la commissione d’inchiesta sui fatti del G8 non la voleva nemmeno il centrosinistra! D’altra parte il movimento globale (altro che no global!) alternativo al liberismo non rappresenta le posizioni del centrosinistra, a livello europeo e mondiale».

Ma c’è ancora spazio per agire…«Il movimento ha patito la repressione, certamente, ma si sta ricostruendo, anche per le iniziative del decennale la rete con fatica è tornata a funzionare. E nel Sud del mondo, intanto, in Africa e Latinamerica, c’è spazio per sperimentare modelli realmente altri rispetto all’attuale globalizzazione: ci sono le condizioni per grandi cambiamenti della storia, che difficilmente potranno avvenire invece “da questa parte del mondo”. A “noi”, al Nord o all’Occidente spetta il compito di fare da diga, di offrire una sponda ai movimenti del Sud. Come Cassandra il movimento ha visto lontano, ha seminato e sta raccogliendo ora i suoi germogli». Tornare a Genova è necessario. Per informazioni sul ricco programma delle iniziative per il decennale: www.genova2011.org. Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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