Il Consiglio comunale di Como di lunedì 4 luglio

Approvata per un soffio la proposta della Giunta sul Cube, Belcastro e Martinelli rimangono alla Castellini

Nelle preliminari al Consiglio comunale il socialista Vincenzo sapere ha attaccato l’amministrazione sui lavori svolti in via Nino Bixio «si è bloccata la città, si potevano almeno togliere i buchi dalla strada! Vi invito a venire a visitare i buchi». Sempre per la stessa via il leghista Giampiero Ajani ha chiesto di rendere meno rumorosi i tombini, soprattutto per le ore notturne.

Sul lungolago è intervenuta l’esponente di Per Como Roberta Marzorati «con l’estate e l’apertura provvisoria abbiamo visto come potrà essere in maniera definitiva, non c’è ombra e non si possono piantare piante di alto fusto, si potrebbero pensare dei pergolati come in piazza Volta».

Sull’edificazione selvaggia, con un affondo contro il presidente dell’Ance comasca, ha parlato il democratico Andrea Luppi che ha chiesto di «ripensare radicalmente gli interventi edilizi».

«Ci sono due pesi e due misure in questo Comune – ha detto Vittorio Mottola, Pd – perché due società sportive hanno avuto il rinnovo delle concessioni e le altre, così come i chioschi, sono bloccate?»

«Dopo la nostra denuncia del degrado a Villa Olmo, non è successo nulla» ha dichiarato Mario Molteni, Per Como, e per questo ha annunciato che per strappare le erbacce dalla fontana del parco potrebbero provvedere a breve gli esponenti della sua lista civica.

Marco Butti, Pdl, ha chiesto all’Amministrazione di preparare le carte per acquisire l’area dell’ex distributore di Ponte Chiasso, che è demaniale, «se no rischiamo rimanga solo un tratto di terreno sterrato così come è adesso».

Il consigliere si è quindi scagliato in una accorata difesa delle forze di polizia dopo i fatti in Val di Susa per cui ha espresso solidarietà contro gli «idioti, incivili, vandali». «Posto che la protesta possa sempre esserci quanto accaduto ieri è surreale così come che un leader politico abbia definito eroi coloro che hanno preso d’assalto la polizia» ha concluso lanciando una frecciata contro Beppe Grillo.

«La fontana di Villa Geno è ancora chiusa, bisogna smettere di farci prendere in giro» ha esclamato Alessandro Rapinese di Adesso Como.

Cube

Dopo un minuto di raccoglimento per la morte del caporal maggiore Gaetano Tuccillo la seduta è ripresa sulla spinosa questione del Cube.

Data la mancanza del numero legale nella seduta precedente il Consiglio ha ricominciato, uscite le minoranze dell’aula, dal voto del primo punto all’emendamento alla delibera proposto da Rapinese, una approvata modifica di una parola, bocciati gli altri punti della proposta dell’esponente di Adesso Como.

Dopo le dichiarazioni di voto all’approvazione o meno del deliberato è mancato, nonostante la seconda convocazione, il numero legale. Solo in 13 erano presenti in aula (delle minoranze Bruno Saladino, che presiedeva la seduta, e Dario Valli, Area 2010). Dopo i 15 minuti da regolamento, uscito Saladino, sopraggiunto il presidente Mario Pastore, arrivati un poi di esponenti del Pdl, tra cui il sindaco, con 15 presenze, 6 favorevoli, 5 contrari e 4 astensioni la delibera è passata.

A voto concluso il capogruppo del Pdl ha chiesto al presidente Pastore se il Regolamento comunale preveda una qualche forma di censura nei confronti di quei consiglieri che in dichiarazione di voto espressa la propria indicazione di voto al voto stesso cambino poi idea, riferendosi a Rapinese, che per prendere la parola nelle dichiarazioni di voto aveva detto di astenersi e poi è uscito dall’aula per non far raggiungere il numero legale. «Verificheremo, anche se mi sembra sia più una questione di etica» la risposta di Pastore.

Fondazione Castellini

La discussione si è così spostata su una delibera, presentata dal’esponente del Pd Marcello Iantorno, sull’incompatibilità dei consiglieri comunali Nicola Belcastro, Pdl, e Guido Martinelli, Lega, (assenti in aula) nel Cda della Fondazione Castellini. Un tema caro all’avvocato democratico che aveva già sollevato in alcune preliminari e per cui le nomine non sono a norma di legge perché nel Cda controllato e controllore (il Comune) si trovano ad essere lo stesso ente.

Anche il sindaco ha ammesso «una zona grigia nella legislazione». «Ci sono perplessità e pareri contrastanti – ha aggiunto Bruni, che ha anche letto un parere della segreteria generale sul’argomento – ma abbiamo cercato di non fare niente di più di quello che dice la norma».

«Quel parere non dice nulla! – è sbottato Sapere – a noi alla Presentazione sono state chieste le dimissioni e le abbiamo subito date».

Rapinese ha quindi attaccato il sindaco e le aderenze e passaggi fra enti e partecipate degli esponenti dello stesso milieu politico e amicale. «Sembra che la casta cerchi di occupare tutti gli interstizi» il commento di Luppi.

Dopo discussioni tecniche sulle modalità di voto e una sospensione chiesta dal Pd al voto, con i soli voti favorevoli del Partito democratico e di Adesso Como, la delibera non è passata ed è stata bocciata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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